sabato 30 novembre 2013

BASILICA DI SAN PIETRO (Church of St. Peter) - Perugia

 San Pietro - Chiostro maggiore (sec. XVI) Perugia 
   
La Basilica di San Pietro a Perugia è una basilica cattolica che si trova a Perugia, in fondo al Borgo XX Giugno e sviluppatosi fuori porta S. Pietro e inglobato nell'ampliamento quattrocentesco delle mura. Il complesso benedettino fu fondato, secondo la tradizione per volontà del nobile Pietro Vincioli, alla fine del X secolo su un'area cimiteriale etrusco-romana e su un preesistente tempio paleocristiano, che si vuole sia la primitiva cattedrale perugina. 
Il monastero (ora della Facoltà di Agraria), che incorpora la basilica di cui sono ancora riconoscibili le strutture primitive, è I'esito di più fasi costruttive protrattesi dal Medioevo al Settecento.
  
Campanile di San Pietro - Perugia
      
Il cortile d'ingresso, costruito nel 1614 da Valentino Martelli e Lorenzo Petrozzi, è dominato dal possente campanile, dodecagonale fino al giro di beccatelli, poi esagonale con alte bifore gotiche e una trabeazione rinascimentale sulla quale si alzala slanciata cuspide, che sovrappone forme di epoche diverse; la cella campanaria è opera di Giovanni di Betto e Puccio di Paolo (1463-68), su disegni di Bernardo Rossellino. 
Nel lato del cortile opposto a quello dell'ingresso è I'entrata all'ex convento; in fondo al lato sinistro si trova un ricco portale del '500 che dà accesso alla basilica: nella lunetta, la Madonna e due angeli di Giannicola di Paolo. 
Sulla parete del portico a fianco del portale sono stati rimessi in luce alcuni affreschi del Maestro Ironico, appartenuti alla facciata originaria della chiesa. 
A destra dell'ingresso sono visibili i resti del primitivo torrione di base in pietra sbozzata del campanile, identico a quello raffigurato da Benedetto Bonfigli (Traslazione del corpo di S. Ercolano alla chiesa di S. Pietro) nell'ex cappella dei Priori.


INTERNO DELLA BASILICA

D'impianto basilicale, è a tre navate divise da 18 antiche colonne sormontate da capitelli ionici di tarda età imperiale di marmo grigio e di granito orientale: la prima colonna sinistra è però romanica e le ultime due, a destra e a sinistra, sono corinzie rinascimentali: I'abside è profonda.
L'originaria struttura medievale si coniuga con la ricchezza dell'intervento decorativo eseguito tra la metà del '500 e l'inizio del '600, che connota vigorosamente la semplice architettura originaria. 
La seconda colonna sinistra, detta "miracolosa", reca dipinta la figura di S. Pietro Vincioli
In controfacciata , Trionfo dell'Ordine benedettino, dell'Aliense. 
Ai lati della porta d'ingresso, ci sono quattro affreschi staccati di Orazio Alfani (S. Pietro guarisce lo storpio..., Liberazione di S. Pietro) e di Leonardo Cungi (S. Paolo a Malta..., S. Paolo sul mare in tempesta)
  
                            
NAVATA CENTRALE, con ricco soffitto ligneo a cassettoni intagliati, dorati e colorati di Benedetto di Giovanni di Pierantonio (1564). 
Alle pareti, 10 grandi tele dell'Aliense (1592-94) aventi per tema scene della vita di Cristo. 
La serie comincia a destra: 
2) Natività e, in secondo piano, Isacco che benedice Giacobbe.
3) Disputa coi dottori e, in secondo piano, La regina di Saba davanti a Salomone.
4) Battesimo di Gesù e Naman guarito dalla Lebbra
5) Nozze di Cana e Convitto d'Abramo
6) Gesù a cena dal Fariseo e David rimproverato da Nathan.
7) Resurrezione di Lazzaro e Il figlio della vedova risuscitato da Elia.
8) Cacciata dei mercanti dal tempio e Mosè che spezza le tavole della Legge.
9) Entrata di Gesù in Gerusalemme e David vincitore di Golia
10) Crocifissione e Isacco sul M. Moria.
11), Risurrezione e Giona restituito dalla balena.
  
Navata centrale di San Pietro - Perugia

NAVATA DESTRA - Madonna col Bambino e i Ss. Maddalena e Sebastiano (12), tavola già attribuita a Eusebio da San Giorgio..., Assunzione di Maria Vergine (13), probabilmente di Orazio Alfani..., tra il primo e il secondo altare (14), Mìracolo della colonna di Giacinto Gimignani (1679)..., al secondo altare (15), Miracolo di S. Mauro di Cesare Sermei..., tra il secondo e il terzo altare (16), David sceglie i tre castighi minacciati dall'angelo di Ventura Salimbeni (1602)..., al terzo altare (17), S. Benedetto tra S. Placido e S. Mauro consegna la regola ai monaci, attribuita a Eusebio da San Giorgio, del quale verosimilmente è la sola predella, con scene del martirio di S. Cristina. 
Segue (18) la Processione di S. Gregorio Magno per la cessazione della peste di Ventura Salimbeni. Quindi, la Cappella di S. Giuseppe (19): nell'interno, decorato dal Bruschi (1855), sopra la porta, Madonna col Bambino e quattro santi di scuola perugina del principio del secolo XVI..., all'altare, Sacra Famiglia, copia da Raffaello..., alla parete destra, Sacra Famiglia di scuola toscana. 
Uscendo dalla cappella, alla parete destra (20), Sansone di François Perrier..., di fronte (21), Pietà di scuola di Sebastiano del Piombo. 
Sopra la porta seguente (22), Madonna col Bambino, S. Giovannino e una santa, un bel quadretto attribuito a Bonifacio Veronese, e ai lati, i Ss. Placido e Mauro, copie del Sassoferrato dal Perugino. 
Di fronte (23), la Vergine lattante di Giovanni Domenico Cerrini. 
Quindi a destra (24), Resurrezione, tavola di Orazio Alfani (1553). 
Subito dopo, sopra la porta (25) de]la sa€restia, S. Flavia del Sassoferrato e Ss. Apollonia e Caterina, copia dal Perugino dello stesso.
Alla parete di fronte, il Battista del Cerrini.
    
 Interno della basilica San Pietro - Perugia
   
La SAGRESTIA, (26), edificata nel 1451, ha la volta affrescata con storie dell'Antico Testamento, attribuite a Scilla Pecennini o ad artista con influssi nordici e fiamminghi..., nell'alto delle pareti, storie sacre di Girolamo Danti (1574)...., armadi di Giusto di Francesco d'Incisa e Giovanni di Filippo da Fiesole (1472) con tarsie di Mariotto da Pesaro. 
Pregevole il pavimento in maiolica, opera del derutese Giacomo Mancini (1563-64). 
Alla parete d'ingresso, cinque quadretti (S. Costanzo, S. Pietro abate, S. Ercolano, S. Placido, S. Scolastica) del Perugino, già nella predella della tavola dell'Ascensione dello stesso (1496), una delle sue opere migliori, asportata dai Francesi e ora al Museo di Lione. 
Sopra, S. Francesca Romana e l'angelo dello Spadarino. 
Alla parete destra: testa di Cristo, attribuita al Dosso..., Sacra Famiglia, di scuola del Parmigianino..., Gesù Bambino e S. Giovannino, dl scuola del Perugino. 
Alla parete di fondo: altare con dorature di Francesco di Guido di Virio (1487), su cui Crocifisso in bronzo di Alessandro Algardi..., sulle due porticine, David e Isaia, copie dal Perugino..., all'angolo a sinistra., Madonna col Bambino, forse del Garofalo. 
Alla parete sinistra: Madonnaa col Bambino e S. Giovannino di Sebastiano Conca..., Gesù alla colonna,bozzetto caravaggesco, dipinto su rame, probabilmente per un più grande lavoro mai eseguito. Inollre, armadio di Giusto di Francesco d'Incisa e Giovanni di Filippo da Fiesole (1472).

PRESBITERIO (27) - La conca absidale originaria, a pianta semicircolare, venne abbattuta nel secolo XIV dopo I'arcone della navata centrale, per far posto al grande vano, con volte e costoloni gotici, dove furono collocati i due organi, il coro e I'altare maggiore. L'arco trionfale è decorato con scene di mietitura e vendemmia, attribuite a Giovanni Fiammingo (1592)...,  la volta del presbiterio, le lunette e i costoloni recano Virtù teologali e cardinali, di Scilla Pecennini e Pietro d'Alessandro (1594), mentre a G.B. Lombardelli della Marca spettano la Consegna delle chiavi a S. Pietrola Conversione di S. Paolo (1591) sopra il coro..., Benedetto Bandiera dipinse il grande baldacchino e i quattro Evangelisti della volta.
All'ingresso, due pulpiti poligonali, di Francesco di Guido da Settignano..., balaustra del 1592. 
L'altare maggiore fu rifatto con marmi preziosi e pietre dure da Valentino Martelli (1592-1608)..., il ciborio, di diaspro e verde antico, è del carrarese Sante Ghetti (1627)..., l'altare racchiude la tomba di san Pietro Vincioli ed è ornato da un paliotto bronzeo moderno. 
Ai lati del presbiterio, seggi intagliati di Benedetto di Giovanni e Benvenuto da Brescia (1555-56). 
Il coro ligneo, nobilissimo per eleganza e finezza dell'intaglio e delle tarsie, iniziato nel 1526 da Bernardino Antonibi con la collaborazione di Nicola di Stefano da Bologna, fu ripreso nel 1535 da Stefano Zambelli con aiuti. 
La porta nel fondo ha quattro tarsie (Annunciazione..., Mosè salvato dalle acque...., teste dei Ss. Pietro e Paolo) di fra' Damiano da Bergamo (1536), fratello di Stefano Zambelli..., essa da su una loggetta, sporgentesi come sospesa nello spazio (panorama). 
Nel mezzo dell'abside, leggio di Battista Bolognese (1535-37), con l'aiuto di un maestro Ambrogio francese e di un maestro Lorenzo.
   
 Coro ligneo - San Pietro - Perugia
  
NAVATA SINISTRA -  In fondo (28), Pietà e Ss. Girolamo e Leonardo (1469), probabile opera giovanile dl Fiorenzo di Lorenzo. 
Sotto è la pietra tombale del vescovo Ugolino da Montevibiano (m. 1319) e, a sinistra, Gesù nell'orto, tela di Giovanni Lanfranco. 
Segue la Cappella Vibi (29), opera di Francesco di Guido da Settignano: all'altare, tabernacolo marmoreo attribuito a Mino da Fiesole (1473) con Gesù Bambino benedicente fra quattro angeli e i Ss. Battista e Girolamo
Nella lunetta al di sopra, Annunciazione, affresco di G.B. Caporali (1521), autore anche dei fregi ad affresco..., alla parete destra, Madonna col Bambino, copia del Sassoferrato dallo Spagna..., alla parete sinistra, Visitazione di Polidoro di Stefano (1530). 
Alla parete fra le due cappelle (30), Deposizione, copia del Sassoferrato da Raffaello. 
Nella Cappella Ranieri (31), pure di Francesco di Guido (1505): volta affrescata da Annibale Brugnoli (1863)..., alla parete destra, Incontro di Gesù con la Veronica di Francesco Gessi..., alla parete sinistra,Gesù nell'orto di Guido Reni. 
Fuori della cappella, Giuditta con la testa di Oloferne del Sassoferrato. 
Ai muri di contro alle cappelle (32 e 33), S. Pietro e S. Paolo del Guercino. 
Si passa nella Cappella del Sacramento (34): sull'altare, attorno alla Madonna del Giglio di scuola perugina (principio secolo XVI), i Ss. Pietro e Paolo di Jean-Baptiste Wicar (1825). 
Alla parete destra Il  profeta Eliseo e Il miracolo della mensa fiorita a S. Benedetto, due tele del Vasari (1566)..., alla parete sinistra, S. Benedetto manda S. Mauro in Francia di Giovarmi Fiammingo e Nozze di Cana del Vasari. 
Fuori della cappella, al muro (35), Adorazione deiMagi di Eusebio da San Giorgio (1508). 
AI terzo altare (36), Assunzione della Vergine di Orazio Aìfani. AlIa parete seguen-
te (37) , Annunci,azione, copia del Sassoferrato da Raffaello. 
Al secondo altare (38), Crocifisso ligneo del 1478...,  alla parete seguente (39), Pietà, opera tarda del Perugino, già nella chiesa di S. Agostino..., dopo il primo altare (40), scene della vita dei Ss. Mauro e Placido di Giacinto Gimignani. 
Nella vicina Cappella di S. Sebastiano (41), quattro corali con miniature di Pierantonio di Niccolò del Pocciolo (1471), Giacomo Caporali (1475), Giovanni e Francesco Boccardi (1517-18). 
Al di sotto dell'abside sono visibili strutture del VI-IX  secolo, un tempo non ipogee, relative a un Martyrium adattato a cripta dai Benedettini attorno al 1002.
   
Interno della basilica di San Pietro - Perugia




sabato 9 novembre 2013

FIGINI e POLLINI - Architetti italiani (Italian architects)

Luigi Figini (Milano 1903 – 1984) con Gino Pollini (Rovereto, 19 gennaio 1903 – Milano, 25 gennaio 1991) costituì nel 1926 a Milano il Gruppo 7, che diede inizio al movimento razionalista italiano. 
Con i progetti presentati alla I Esposizione di architettura razionale nel 1928 a Roma, e con la villa-studio per un artista costruita alla V Triennale (1933), Figini e Pollini si rivelarono, insieme a Terragni, gli esponenti artisticamente più maturi della scuola lombarda. 
Nel 1934,realizzando le nuove Officine Olivetti a Ivrea, iniziarono con Adriano Olivetti una collaborazione che si protrasse fino al 1957 e che portò, sempre a Ivrea alla realizzazione di due quartieri residenziali (1936-37 e 1939-40), dell'asilo-nido (1939-41) e di un complesso di servizi sociali (1954-57).
Dalle limpide stereometrie di gusto purista del periodo anteguerra, Figini e Pollini sono giunti in opere successive a un'accentuazione espressiva (uso del cemento a vista) in parte consonante con le correnti formalistiche del dopoguerra. 

Opere più recenti sono: complesso industriale Ceramica Pozzi a Sparanise (1960-63); chiese
dei Santi Giovanni e Paolo a Milano (1964-68); concorso per il mercato dei fiori a Pescia (1972).


Principali opere e progetti

Abitazione “Casa del dopolavoro” (studio progettuale) - (1927)

Abitazione “Casa elettrica” alla IV Triennale di arti decorative dell'ISIA a Monza (in collaborazione con altri) - (1930)

Residenza “Villa-studio” per un artista alla V Triennale di Milano - (1933)

Fabbricato in via dell'Annunciata a Milano - (1933/34)


Abitazione detta palafitta al Villaggio dei giornalisti di Milano – (Luigi Figini 1933/35)
© AAF ARCHIVIO STORICO FIGINI


Sala dei Precursori all'Esposizione aeronautica italiana (1934)

Concorso per il Palazzo del Littorio (in collaborazione con altri; studio progettuale) – (1934)

Officine dell'industria Olivetti ad Ivrea – (1934/35)


Asilo nido (Part. interno) e abitazione popolare al Borgo Olivetti ad Ivrea – (1939/40)

Unità abitative per impiegati della Olivetti ad Ivrea – (1940/42)


Villa Manusardi a Cartabbia - (1942)

Fabbricato per unità abitative e direzionale uffici in via Broletto a Milano - (1947/48)

Edificio ad appartamenti di varia tipologia in via Dessiè a Milano - (1951)

Edificio religioso Chiesa della Madonna dei Poveri di Milano - (1952/54)

Struttura a Fascia di servizi sociali - (1954/57)

Fabbricato direzionale ad uffici in via Ulrico Hoepli a Milano – (1955)


Fabbricato industriale della Ico ad Ivrea (in collaborazione con altri) - (1955/57)



Residenza in via Circo a Milano – (1956)


Fabbricati industriali della Manifattura ceramica Pozzi a Sparanise – (1960/63)


Struttura alberghiera e residenze in largo Augusto a Milano (in collaborazione con altri) - (1961)


Chiesa dei SS. Giovanni Battista e Paolo a Milano (1964)



Unità abitativa in fabbricato residenziale ad appartamenti di via Morigi, Milano - (1967/69)

Villa Guida a Guanzate - (1971)

Facoltà di Matematica, Fisica, e Scienze Naturali dell'Università di Palermo al parco d'Orleans (in collaborazione con altri) – (1972/82)

Unità abitative Iacpm a San Giuliano Milanese, Milano (in collaborazione con altri) – (1975)


venerdì 18 ottobre 2013

LE LAGUNE DI CABRAS e di THARROS - Sardegna (The lagoons of Sardinia)

Cartina delle lagune di Cabras e Tharros


    
Il golfo di Oristano, sulla costa occidentale della Sardegna, è una zona estremamente interessante dal punto di vista naturalistico per la rara bellezza e varietà del paesaggio, punteggiato da stagni e lagune dove nidificano uccelli acquatici come lo svasso maggiore, l'airone rosso, il tarabuso, il gobbo rugginoso, il falco di palude, I'avocetta, il cavaliere d'Italia e tanti altri. 

Tra Marceddì ed Oristano si trovava un tempo lo stagno di Sassu, il più grande stagno costiero della regione che venne prosciugato al tempo della bonifica della piana di Arborea (1919-1925). 
   
La penisola del Sinis


   
La penisola del Sinis, a nord del golfo, fra il mare aperto e I'ampio stagno di Cabras, è molto suggestiva sia per i numerosi stagni (Cabras, Mistras, Marceddì, Sale Porcus, Santa Giusta), sia per i resti archeologici (Tharros) che testimoniano delle civiltà che popolarono un tempo questa terra selvaggia. 
Centro principale è il villaggio di San Giovanni, con tipiche case in canna di palude, un tempo rifugio dei pescatori.
    
Torre del Porto di Cabras


    
Le località maggiormente suggestive sono lo stagno di Cabras e quello di Sale Porcus. 

Lo stagno di Cabras, alimentato dal Riu di Mare Foghe e comunicante col mare grazie ad un sistema di canali artificiali, è per estensione e per rilevanza della biodiversità una delle più importanti aree umide della Sardegna...., è solcato da caratteristiche imbarcazioni fabbricate con le canne della palude che ricordano le antiche barche di papiro. 
Fra i principali luoghi di interesse del centro abitato di Cabras vi è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, una costruzione barocca del XVII secolo dedicata alla santa patrona. A fianco ad essa si possono ancora trovare alcuni resti del castello di Casa di Regno (o Mar'e Pontis), che dopo l'utilizzo nel periodo giudicale andò rapidamente in rovina a partire dal XV secolo. Altra chiesa da segnalare è quella dello Spirito Santo, costruita nel 1601 con una sola navata e due cappelle laterali in stile tardo gotico.
   
Capo San Marco 



Lo stagno di Sale Porcus è completamente asciutto d'estate perché, non essendo alimentato né dal mare né dai fiumi, dipende dall'apporto delle acque piovane. 
Presso lo stagno di Sale Porcus nidificano e si riproducono numerose specie di uccelli acquatici, tra le quali alcune rare o in via di estinzione come la volpoca (Tadorna tadorna), la gru europea (Grus grus), il gabbiano roseo (Chroicocephalus genei) ed il pollo sultano viola (Porphyrio porphyrio). Ospita inoltre una colonia formata da oltre 3.000 esemplari di fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber). Durante il periodo delle migrazioni vi soggiornano numerose specie di anatre, aironi, trampolieri, sterne e gabbiani.

Assieme alle zone umide di Mistras, Pauli e Sali e con lo stagno di Sale Porcus forma un ecosistema palustre fra i più vasti d'Europa e protetto dalla Convenzione di Ramsar.
   
Tharros



Alla punta estrema di Capo San Marco si trovano le rovine semisommerse dal mare della città fenicia di Tharros, abbandonata nell'alto Medioevo a causa delle incursioni saracene.  
Si possono visitare i resti dei templi, delle terme, delle imponenti fortificazioni fenicie e della necropoli. L'area è attualmente un museo all'aria aperta e gli scavi vanno avanti portando alla luce maggiori notizie sul passato di questa città. 
   
Colonne di restauro fra le rovine di Tharros


Ciò che è possibile vedere risale soprattutto al periodo della dominazione romana o della prima cristianità. Tra le strutture più interessanti ci sono il tophet, le terme, le fondamenta del tempio e una parte dell'area con case e botteghe artigiane.

lunedì 7 ottobre 2013

LE ISOLE DELLA MADDALENA - Sardegna (The islands of Sardinia)


L'ARCIPELAGO DELLA MADDALENA

A nord della Sardegna, nella provincia di Sassari, separate dalla Corsica dalle Bocche di Bonifacio, sono situate le isole dell'arcipelago della Maddalena.

L'arcipelago, emerso dal mare prima del sistema alpino-appenninico e formato da rocce granitiche, è costituito dalle isole di La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Santa Maria, Spargi, Budelli e Razzoli, l'arcipelago offre spettacoli naturali di grande suggestione con belle spiagge, fondali pescosi e scorci pittoreschi.

Le isole dell'arcipelago erano già conosciute nell'antichità e vennero popolate dai pastori che le utilizzarono come pascolo per le pecore.
       
 La Maddalena


L'isola principale è La Maddalena, dove si trova anche la città capoluogo. 
Di forma vagamente triangolare, prevalentemente montuosa e ha coste frastagliate che si aprono in cale e calette.
Nota già ai romani, fu abitata stabilmente solo verso il XIII secolo.
Annessa dai Savoia alla sardegna nel 1767, per la sua posizione strategica fu importante base navale del 1882 sino alla II guerra mondiale.
L'isola della Maddalena ebbe una grande importanza strategica durante il periodo napoleonico e, fino alla seconda guerra mondiale, fu una delle principali piazze marittime d'Italia con La Spezia e Taranto.
La cittadina omonima, l'unica dell'isola, un tempo importante porto militare, oggi è una frequentata stazione balneare.
  
Statua di Garibaldi - Isola di Caprera


Da La Maddalena, attraverso il ponte che supera il passo della Moneta (un braccio di mare lungo circa 2 km), si giunge all'isola di Caprera, costituita da una massa granitica (monte Telaione, metri 212, raggiungibile salendo una lunga e ripida scala in granito, si può ammirare la costa nord-orientale della Sardegna, sino a Santa Teresa declinante verso sud e verso ovest. 
Il luogo è sterile, con magri pascoli e ristrette zone coltivate. 
L'isola di Caprera venne acquistata nel 1854 da Garibaldi  che l'abitò  fino alla morte  e vi fu sepolto (1880). 
Ceduta dagli eredi allo Stato Italiano, Caprera venne dichiarata monumento nazionale nel 1907. Vi si possono visitare la tomba e la casa dell'Eroe dei Due Mondi, ora Museo Garibaldino. 
Oggi l'isola di Caprera ospita un villaggio turistico del Club Méditérranée e un centro velico del Touring Club Italiano.
  
Isola di Santo Stefano


Tra Palau e La Maddalena si trova Santo Stefano, da cui Napoleone diresse i bombardamenti contro La Maddalena nel 1793. Quest'isola appartiene a privati, fatta eccezione del versante orientale su cui insistono insediamenti militari della Marina Militare e l'approdo per la nave appoggio per sommergibili nucleari americani. 
  
Isola di Spargi


Poco più avanti ci si presenta l'isola di Spargi, dalla forma tondeggiante, delimitata, nella parte orientale, da una spiaggia dalla sabbia bianca e finissima, che alcuni chiamano Boomerang. 
Tra le isole, Spargi è la più ricca di acqua e vegetazione. 
  
Isola di Budelli - La spiaggia rosa 


Più a nord si trova l'isola di Budelli (famosa per la spiaggia Rosa, che deve il suo caratteristico colore allo scheletro di piccolissimi animali, portati a riva dalle correnti; è stato lo splendido scenario di un film di Antonioni, oggi chiusa ai bagnanti), di Razzoli, dalle coste scoscese e accessibile solamente dalla parte occidentale, e di Santa Maria, pianeggiante e dal terreno fertile. 


Nel 1996 è stato istituito il Parco Nazionale dell’ Arcipelago della Maddalena, composto dalle isole dell'arcipelago stesso, che ospitano ancora oggi rare specie di flora e fauna. 
La flora, di tipo mediterraneo, si compone di 750 tipi di piante, tra cui corbezzolo, lentisco, mirto e rosmarino; ma non mancano pinete, leccete e boschi di ginepri. 
Nel parco nidificano uccelli di specie molto rare, come l'uccello delle tempeste, il marangone dal ciuffo e il gabbiano corso. 
Particolarmente ricca è anche la vita sottomarina, che può vantare la presenza dell'alga rossa incrostante Lithophyllum lechenoides (molto rara e protetta), e della gigante Patella ferruginea.
  
Uccello delle tempeste







Gabbiano corso


Marangone dal ciuffo 

domenica 29 settembre 2013

HIMALAYA - EVEREST - TIBET - IL TETTO DEL MONDO (The roof of the World)


L'Himalaya è un sistema montuoso che comprende le montagne più elevate e più imponenti della Tena. Limita a nord la pianura indiana e cinge a sud gli altopiani dell'Asia centrale.
Si estende tra l'Indo e il Brahmaputra per 2500 km, con una larghezza massima di 250-100 km. E' formato da una serie di catene a pieghe, simili a quelle alpine, che hanno un andamento per lo più parallelo; tra esse si interpongono delle valli (più chiuse di quelle delle Alpi, che si allargano talvolta in bacini) e degli altopiani. Numerose cime hanno altezze superiori a 8000 metri e una quarantina di picchi supera i 7300 metri. 
La catena principale, di rocce cristalline, culmina da ovest a est coi monti Nanga Parbat (8126 m), Nanda Devi (7817 m), Dhaulagiri (8172 m), Everest (8848 m), Kanchenjunga (8578 m), Namcha Barwa (7756 m). 
A sud si affianca per un tratto (nel Nepal e nel Kashmir) un'altra catena (3000-5000 m), detta Piccolo Himalaya, separata dalla pianura dai monti Siwalik, più bassi e di formazione più recente, costituiti di arenarie, chiamati anche Sudhimalaya. 
Altri rilievi si estendono a nord della catena principale (zona transhimalayana: da sud a nord Zaskar, Ladakh, Kailas, Karakorum, di origine tettonica analoga all'Himalaya, ma distinti da esso). 
  
 Monte Everest


    
Il rilievo principale, dovuto ai movimenti orogenetici alpino-himalaiani, risale alla fine dell'Eocene. L'erosione aveva in parte demolito le cime più alte, quando il rilievo è stato ringiovanito da un secondo periodo orogenico d'eta pliocenica. I frequenti terremoti sono un indice che la sistemazione dei terreni non è ancora ultimata. Il sistema si presenta asimmetrico (più inclinato a sud che a nord), percorso da valli longitudinali spesso molto larghe (con bacini colmi di alluvioni), che si aprono la via della pianura percorrendo forre selvagge. 
La zona più elevata è al di sopra del limite delle nevi permanenti e dà luogo alla formazione di numerosi ghiacciai, che occupano spesso con le loro lingue il fondo delle valli per molti chilometri. 
Il versante meridionale, battuto dal monsone, è assai più piovoso di quello settentrionale e quindi il limite delle nevi è più basso, più estesa la glaciazione, più rigoglioso il manto forestale (che si spinge a est fino a 4800 metri e a ovest a 4200 metri), mentre al di sopra è una fascia di pascoli. 
Le colture si spingono fino a 4650 metri.  
Malgrado I'altezza, l'Himalaya non costituisce un ostacolo insuperabile. A ovest il passo più frequentato è quello di Zoji-La (3529 metri), a est la via principale di comunicazione verso il Tibet è quella che passa per il Sikkim e supera due colli, alti 4300 e 4700 metri.
A est e nella parte centrale del rilievo la popolazione è in maggioranza d'origine tibetana, mentre a ovest sono risalite dalla pianura popolazioni indiane. 

Le cime più importanti sono state raggiunte nel decennio 1950-60; l'Everest il 29 maggio 1953, l'Annapurna nel 1950, il Nanga Parbat nel 1953, il Lhotse nel 1956.
   
Mahālangūr Himal - Himalaya del nord-est del Nepal 



  
L'Himalaya, insieme al Karakorum (sua naturale continuazione) costituisce di fatto il gigantesco confine naturale fra Pakistan, India, Nepal e Buthan (questi ultimi due completamente compresi nel suo territorio) da un lato e Cina dall'altro.
Accoglie alcune delle più alte montagne del mondo (Everest, Kalchenjunga, Dhaulagiri), con cime che raggiungono quote ben superiori agli 8000 metri. Data l'elevata altitudine media del suo territorio, l'Himalaya è anche noto con il nome di"tetto del mondo".


DIMORA DELLE NEVI ETERNE



Himalaya è un vocabolo sanscrito: significa "Dimora delle Nevi Eterne". Fin dalla più lontana antichità, i popoli che hanno vissuto sui suoi versanti hanno identificato questi monti come i pilastri del Cielo e la dimora degli dei. Ancora oggi, un'antica tradizione richiede alle spedizioni degli alpinisti di fermarsi a un metro dalla vetta, per rispettare la sacralità della cima, "alto luogo"di residenza della divinità.


I POPOLI DEL TIBET



I popoli che vivono nell'immenso territorio dell'Himalaya sono di stirpe indoeuropea o mongolica. Sono accomunati dalla forza, dalla passione, dalla paziente saggezza tipica di tutte le stirpi montanare. 
Fra questi, un posto di rilievo è occupato dal popolo del Tibet, la regione che rappresenta il cuore stesso dell'Himalaya. Principato buddista governato dal Dalai Lama, suprema autorità religiosa del buddismo cosiddetto tibetano, il Tibet è stato la patria di migliaia di monaci buddisti e di molti grandi maestri spirituali: il suo territorio è rimasto autonomo sino al 1959, quando fu inglobato nella Repubblica Popolare Cinese, che tuttora ne controlla territorio e abitanti.


LE PREGHIERE NEL VENTO


   
Per la tradizione buddista, I'Himalaya rappresenta I'essenza stessa della realtà religiosa. 
Le vette altissime che si innalzano su nubi e foreste, emergendo verso l'alto con nevi e ghiacciai perenni, rappresentano I'essenza stessa dell'idea di elevazione spirituale dell'uomo verso la divinità. Un'antichissima tradizione buddista invita a legare una all'altra numerosissime e colorate bandierine, e di distenderne il nastro colorato fra un edificio e l'altro o fra uno sperone roccioso e I'altro. Ogni sventolio di bandierina rappresenta una preghiera che sale fiduciosa dalla Terra verso il cielo.
E più in alto è collocata la bandiera, più presto e facilmente la preghiera raggiungerà la sua destinazione...


VERSO LASHA


Un monastero buddista fra le montagne del Tibet cinese: qui siamo a oltre tremila metri di quota, non lontano da Lhasa (il "trono di Dio"), capitale spirituale e politica del Tibet.




   
LAGHI D'ALTA QUOTA

Uno dei molti laghi salati che si trovano lungo il versante nord dell'Himalaya, nel Tibet cinese, a quota 2400 metri.




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