giovedì 31 gennaio 2013

PARCO NAZIONALE DEL SERENGETI – Tanzania, Mara, Arusha, Shinyanga

Parco nazionale del Serengeti






    
“Abbiamo camminato per svariate miglia in una terra riarsa, poi ho visto gli alberi verdeggiare lungo il fiume, ho percorso ancora due miglia e mi sono ritrovato in paradiso”

Ecco quello che annotò nel suo diario Steward Edward White nel 1913 inoccasione di una sua spedizione verso sud partita da Nairobi.

La sua entusiastica descrizione si riferisce, quasi senza ombra di dubbio, a quella che oggi è la più famosa riserva forestale del mondo, il Parco nazionale del Serengeti.
  
Cartina della Tanzania
    
Questo parco è un’immensa distesa di pianure ondulate che, insieme alla Riserva Ngorongoro e a quella del Masai Mara oltre il confine con il Kenia, ospita la più grande e varia popolazione faunistica del pianeta.

Serengeti in lingua Masai significa “il luogo dove la terra non ha fine”....

La compresenza di diversi habitat favorisce una straordinaria abbondanza di animali selvatici, e si è calcolato che nelle pianure del Serengeti vivono tre milioni di animali di grossa taglia.
  
Antilope alcina


   
Dikdik
   
Impala
    
Gazzella
   
Tra questa incredibile varietà di animali sono presenti anche grandi mandrie di antilopi, tra cui antilopi alcine, dikdik, gazzelle e impala.
  
Ippopotamo

  
Giraffe




     
Elefante
    
Rinoceronte
    
 Ghepardi
   
 Leone
    
Leopardo


   
 Iena
    
Ma non mancano animali più grossi come rinoceronti, giraffe, elefanti e ippopotami, così come predatori quali leoni, ghepardi, leopardi e iene.

Le specie di uccelli documentate sono oltre 500.
  
Zebre


    
Gnu
   
Gazzella di Thomson
    
Uno degli eventi più spettacolari del mondo, al quale ho avuto il privilegio di assistere, è la grande migrazione, dove centinaia di migliaia di gnu, zebre e gazzelle attraversano le sterminate pianure seguendo le piogge, in cerca di pascoli.

Una volta che gli animali sono partiti niente può fermare la loro precipitosa corsa; non i predatori e neppure l’ampio fiume Mara, dove centinaia di gnu annegano o sono preda di famelici coccodrilli.

Dopo che i primi cacciatori professionisti ebbero decimato la popolazione di leoni, nel 1921 l’area fu dichiarata riserva faunistica.


Lo status di parco nazionale verrà riconosciuto nel 1951.


Il parco non è propriamente abitato, sebbene nella periferia orientale vivano ancora dei pastori Masai, e una popolazione di agricoltori in rapida espansione risieda nella periferia occidentale.

La caccia di frodo ha rappresentato un serio problema in passato, cui si è in parte ovviato coinvolgendo la popolazione locale nella gestione del parco e mettendola a parte degli utili.

Gli sforzi tesi alla conservazione del patrimonio naturale, compresa la creazione di zone cuscinetto amministrate a livello locale, hanno conseguito ottimi risultati, ma la siccità, il pascolo eccessivo e le malattie incidono profondamente sul fragile ecosistema del Serengeti.


CHIESA DEI SS. GIOVANNI E PAOLO (San Zanipòlo) - Venezia


SS. Giovanni e Paolo (San Zanipòlo) 
  
SS. Giovanni e Paolo (San Zanipòlo) è una grandiosa chiesa gotico attardato, eretta dai Domenicani dal 1246 al 1430. Nella facciata incompiuta, ha un portale marmoreo gotico-rinascimentale di Bartolomeo Bon (1400 circa)..., bello il fianco destro e grandiosa l'abside poligonale trecentesca, a due ordini di eleganti finestre.
     
Interno della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo 


    
L'interno è vasto, a tre navate, è simile nella solenne e slanciata struttura gotica alla chiesa dei Frari, e come quella racchiude monumenti di dogi, capitani e personaggi illustri dell'antica Repubblica, dal XIV a XVII secolo. Delle numerose opere d'arte si ricordano le principalissime. 
Facciata interna: tre monumenti Mocenigo, tra i quali bellissimo quello del doge Pietro Mocenigo, capolavoro di Pietro Lombardo (1485).
  
Monumento di Marcantonio Bragadin  - Vincenzo Scamozzi
   
Nella navata a destra c'è un altare con Madonna e Santi, di Francesco Bissolo (?)..., alla parete seguente, c'è  il monumento di Marcantonio Bragadin (il glorioso difensore di Famagosta), attribuito a Vincenzo Scamozzi..., nel secondo altare, troviamo il polittico di San Vincenzo Ferreri, di Giovanni Bellini(1465). 
  
Polittico di San Vincenzo Ferreri - Giovanni Bellini
   
Al termine della navata s'apre la fastosa cappella di San Domenico (1716), sul cui ricco soffitto, ammiriamo la Gloria di San Domenico, di Giacomo Piazzetta (1727).
  
 Gloria di San Domenico - G.B. Piazzetta
   
Nel transetto a destra c'è una pala (Sant'Antonio e supplicanti) di Lorenzo Lotto (1542)..., poi ammiriamo un grande finestrone gotico a vetrate dipinte (Gian Antonio Licino da Lodi - XV secolo)..., nel secondo altare, un Cristo e Santi, di Rocco Marconi. 
  
Monumento funebre del doge Andrea Vendramin
  
Nel presbiterio, dalla luminosa abside poligonale, fra le varie tombe alle pareti da notare, a sinistra, il monumento del doge Andrea Vendramin, di Pietro e Tullio Lombardo (XV secolo), e il gotico monumento del doge Marco Corner, con le statue della Madonna e di quattro Santi di Nino Pisano.
   
Cappella del ,Rosario
  
In fondo al transetto a sinistra, sotto il monumento al doge Antonio Venier, di Pier Paolo Dalle Masegne, è l'ingresso alla cinquecentesca Cappella del Rosario, che fu devastata con le sue opere d'arte (sculture del Vittoria..., dipinti del Tintoretto, Bassano e altri) da un incendio nel 1867..., nel ricostruito soffitto, ci sono quattro stupende tele del Veronese..., nel presbiterio, ricomposto con quanto fu salvato dal'incendio, ci sono varie statue e due candelabri in bronzo di Alessandro Vittoria e rilievi settecenteschi. 
  
 Tomba del doge Tommaso Mocenigo
   
Nella navata a sinistra, sotto l'organo, c'è un trittico di Bartolomeo Vivarini..., poi la sagrestia su disegno di Vincenzo Scamozzi..., fra i vari monumenti, da notare quello del doge Tommaso  Mocenigo, opera di artisti toscani del 1423, e quello del doge Nicolò Marcello, di Pietro Lombardo (dopo 1474)...,  al primo altare, osserviamo con piacere la statua di San Girolamo, di A. Vittoria.
  


   

  




CASCATE DI MEGHALAYA (Falls of Nohkalikai, Kshaid Dain Thlen, Crinoline, Elephant, Imilchang Dare) – India

Cascate Nohkalikai




    
Il clima nello Stato di Meghalaya è così piovoso che non è sorprendente trovare tante cascate spettacolari.

Qui ci sono due dei luoghi più umidi della terra: Cherrapunji (noto anche come Sohra) e Mawsynram .

Le cascate Nohkalikai (tra le cascate più alte del mondo), vicino Cherrpunji, cadono da un precipizio roccioso in una gola profonda.

Poco lontano si trovano le cascate Nohsngithian e le cascate Kshaid Dain Thlen, dove la tradizione vuole che sia stato ucciso Thlen, il mitico mostro della leggenda Kasi.

Si dice che i graffi sulle rocce siano i segni dell’ascia che fece a pezzi il mostro.

Le cascate Crinoline si trovano vicino alla città di Shillong, adiacente al Parco Lady Hydari.

Cascata dell'Elefante
(Elephant Falls)




   
12 chilometri da Shillong c’è la spettacolare cascata dell’Elefante, dove un torrente di montagna precipita in vallette rocciose ricoperte di felci.

La splendida cascata Imilchang Dare si trova vicino alla strada Tura-Chokpot, nel distretto occidentale delle Colline di Garo.

Qui il torrente scorre attraverso un angusto crepaccio che improvvisamente si allarga e cade in un’ampia voragine.

Il grande lago alla base della cascata è una meta molto popolare.
  
Imilchang Dare Falls
   
Mappa di Meghalaya 
  



mercoledì 30 gennaio 2013

CASTEL DI TORA - RIETI

Castel di Tora - Rieti
    
I borghi storici italiani hanno sempre avuto un grande fascino per me, per questo quando parto per una vacanza o una gita mi informo sempre se nei paraggi c’è qualche borgo antico da visitare. Durante una vacanza nel Lazio ho potuto vederne alcuni di bellissimi. Oggi vorrei parlarvi di questo borgo medievale dominato dal monte Navegna da cui, nelle limpide giornate primaverili, è possibile scorgere il cupolone della basilica di San Pietro di Roma.
  
Castel di Tora - Rieti


    
Castel di Tora fino al 1864 veniva chiamata Castel Vecchio, ecco perché ancora oggi gli abitanti sono chiamati castelvecchiesi.
Il borgo con il castello nacque nell’alto Medioevo e per alcuni anni dovette dipendere dall’influente abazia di Farfa. Passò poi allo Stato Pontificio e successivamente alle potenti famiglie feudatarie della zona, i Brancaleoni, gli Orsini, i Maneri e infine i Borghese, fino a quando Napoleone abolì i feudi. Dopo l’Unità d’Italia venne unificata alla provincia di Perugia e dal 1927 alla appena nata provincia di Rieti. Dopo la costruzione, negli anni trenta, del lago artificiale e della diga di Turano, i terreni più fertili vennero sommersi, gli abitanti subirono un grave tracollo economico che li costrinse ad emigrare riducendo così la popolazione locale a poco più di 300 anime.
   
Castel di Tora - Rieti


    
Camminando per le strette e silenziose vie del centro tra i vicoli e le scalinate di Castel di Tora si ammirano le casette di pietra con portali in marmo e portoni di legno.
  
Scorcio Torre Castel di Tora
   
Assolutamente da visitare il convento di Santa Anatolia che un tempo era la residenza estiva del Collegio Pontificio greco-ortodosso.
In piazza San Giovanni si può ammirare la bella Fontana del Tritone e la deliziosa chiesa di San Giovanni Evangelista che conserva affreschi del Cinquecento.
  
Fontana del Tritone - Castel di Tora


   
Ogni prima e ultima domenica del mese la pro loco di Castel di Tora organizza una interessante visita guidata ad Antuni , borgo del XV secolo che sorge su una minuscola penisola che si allunga sul lago unita alla terraferma da un istmo. Su un versante del rilievo del borgo, a precipizio sul lago sorge l’eremo di San Salvatore, una grotta che conserva alcuni referti archeologici e un dipinto realizzato dall’asceta nel XVII secolo raffigurante un Cristo.
  
Panorama di Castel di Tora



    
Naturalmente non si può venire da queste parti senza fermarsi ad assaggiare le specialità del luogo, noi abbiamo mangiato il polentone, una polenta cotta in un calderone sul fuoco a legna e tagliata a fette con uno spago imbevuto in olio e condito con sugo di baccalà, alici, tonno e aringhe, che qui viene generalmente preparato per il pranzo del primo giorno di quaresima. Altre golosità della zona i fagioli a pisello, i formaggi, i tartufi, i funghi porcini e pesci di lago.
  
Riserva Naturale monte Navegna 


    
Da segnalare che a pochi passi dal borgo è stata creata la Riserva Naturale monte Navegna e monte Cervia. Tale istituzione è nata per conservare la ricchezza della fauna e dei boschi. Il lupo, il gatto selvatico, lo sparviero e l’aquila reale sono alcuni degli animale che popolano questa meravigliosa terra. Mentre nei boschi crescono rigogliosi castagni e querce, aceri e faggi, e nel sottobosco si trovano orchidee, anemoni, violette e narcisi. Numerosi sono i percorsi della riserva, identificati con paletti di legno colorati a seconda della difficoltà del sentiero. Molto bella la passeggiata che conduce alla cascata delle Vallocchie percorrendo un sentiero adatto a tutti.
  
Aquila reale (Aquila chrysaetos)



   

martedì 29 gennaio 2013

PASSERO REPUBBLICANO (Republican sparrow) - Sudafrica



   
Il passero repubblicano è un piccolo uccello che vive nel nordovest del Sudafrica.

Il suo aspetto passa generalmente inosservato, eppure conduce una vita sociale davvero insolita.

Vive in colonie comprendenti fino a 300 esemplari, che risiedono in un unico enorme nido comune.
  


   
Con incredibile perizia, questi uccelli costruiscono nidi che raggiungono i 7 metri di diametro, strutture complesse che arrivano a pesare un quintale.

In certi casi il nido diviene così pesante da spezzare il ramo che lo sorregge.

Queste “città” possono comprendere fino a 50 e più singoli nidi – grandi più o meno come un pugno – costruiti e delimitati con fili d’erba, peli di animali e materiali soffici reperiti nei campi circostanti.
  
Nido di passero repubblicano


   
I nidi sono anche provvisti di tunnel di ingresso sul retro in cui i fili d’erba sono disposti in modo da impedire l’accesso ai serpenti e agli altri predatori.

La costruzione dei nidi prosegue per tutto l’anno finché si trova in giro l’erba adatta.
  
  
I nidi sono realizzati in maniera talmente accurata che, anche grazie al clima particolarmente secco, sono in grado di rimanere intatti per oltre un secolo.

Spesso i nidi sono occupati da inquilini abusivi quali falchi pigmei, barbuti, sassicole e amatine testarossa.
  


CA' D'ORO - Venezia

Venezia - Palazzo Giusti e Ca' d'Oro


   
La Strada Nuova è un'ampia arteria aperta nel Ottocento per mettere in comunicazione Rialto con la stazione delle F.S. 
A sinistra, nella calle della Ca' d'Oro, è l'ingresso alla Ca'd'Oro.
  
Ponte di Rialto


   
La Ca' d'Oro è il capolavoro, insieme col palazzo Ducale, della fantasiosa architettura gotico-veneziana, opera di B. Bon e M. Raverti (1421-40). Il nome le deriva dalle dorature che ornavano la facciata sul Canal Grande.  Questa, tutta rivestita di marmi policromi, presenta un portico terreno su colonne, due aeree logge ad archi intrecciati, graziosi balconi e un'originalissima merlatura.
Il palazzo è oggi sede della Galleria Giorgio Franchetti.

  
Ca' d'Oro


   
Nello splendido cortile a portico, vera da pozzo di B. Bon (1427), e alle pareti marmi greci, romani e medioevali. La Galleria, distribuita al primo e secondo piano nelle 22 sale che fiancheggiano l'ampio portego, aperto da due logge sul Canal Grande, raccoglie dipinti, sculture, tappeti, mobili e medaglie.
Si segnalano le opere di maggior pregio.


Al primo piano: 
Carpaccio (Annunciazione, Morte di Maria)..., Tiziano (Giustizia)..., Giovanni Bellini (Madonna e devoto)...,  Mantegna (S. Sebastiano, 1506).
  
Carpaccio, - Annunciazione, 1504, Tela cm 127 x 139

  
Giustizia - Tiziano (1509 circa)


   
S. Sebastiano - Andrea Mantegna (1506)
Tempera su tela cm 213 × 95
   
Al secondo piano, a cui  si sale per una scala intagliata quattrocentesca: 
Van Dyck (Ritratto di gentiluomo)..., Filippino Lippi (Adorazione del Bambino)..., Pontormo (Ritratto di fanciulla)..., M. Giambono (Madonna)..., F. Guardi (La piazzetta di San Marco)..., Tintoretto (Ritratto di N. Priuli, 1545).

Tra le sculture:
bronzi del Briosco e dell'Antico..., busti in marmo di due giovinetti, di T. Lombardo...,  busti in terracotta di A. Vittoria..., bozzetti del Bernini...,  un bronzo (viandante) d'arte cinese del XV secolo..., esemplari del Pisanello, Matteo de' Pasti, Sperandio e altri.