sabato 26 gennaio 2013

ALHAMBRA, Qalʿat al-ḥamrāʾ, il giardino di Spagna (The garden of Spain -El jardín de España) - Granada

Panorama di Alhambra







   
L’Alhambra, il simbolo della raffinatezza, dello scintillio, e della vastità dell’arte moresca, è un complesso palaziale andaluso a Granada. Etimologicamente, Alhambra in arabo è "al-Ḥamrā'" (la Rossa, الحمراء), dal momento che il suo nome intero era Qalʿat al-ḥamrāʾ (Cittadella rossa).
  
Palazzo di Alhambra


   
Ci alziamo presto per visitarla, questa è l’attrazione turistica più vista al mondo. Siamo fortunati, c’è ancora poca gente e nessun pullman. La decorazione – interna ed esterna – mostra l’intera gamma dell’arte moresca. Il complesso, ingrandito e migliorato nell’arco di due secoli, era nato come una cittadella, al-Sabikah, che in seguito incluse scuderie , caserme, alloggi della servitù e uffici amministrativi.

La gemma più squisita, rimane il palazzo reale dei Nasridi: i cortili, i bagni e le stanze incantate, insieme ai giardini che si estendono fino al Generalife, i famosi e splendidi giardini dell’Alhambra.

Camminiamo come vissero gli antichi abitatori del luogo, accompagnati dal gorgoglio dell’acqua, così dolce per noi e per le orecchie della gente del deserto. Verde e ancora verde, gli alberi rigogliosi e le rose di un rosa cupo dovevano rasserenare i Nasridi.
  
Il palazzo dei Nasridi
  
I soffitti con l’intricata decorazione a stucco, le pareti tappezzate di piastrelle in stile mudéjar con epigrafi scritte in bella calligrafia sui bordi, i mihrab con gli archi a ferro di cavallo, le pareti decorate con complicati disegni vegetali e geometrici in filigrana d’oro, malgrado tutto questo splendore, le stanze conservano una dimensione umana.

Qualche tappeto, una pila di cuscini, un braciere e saremmo pronti a sciacquarci le mani con acqua profumata di fiori d’arancio, rilassarci e accingerci a banchettare con tagine d’agnello, melanzane ripiene e cavoli insaporiti con coriandolo e cannella, conserva di limoni, ceci allo zafferano e pasticcio di piccione.

Anche il bagno raffinato mostra che i Nasridi sapevano apprezzare i piaceri della vita.
Una balconata per i poeti e i suonatori sovrasta la piscina piastrellata. I reali potevano bagnarsi ascoltando una musica soave che scendeva dall’alto. Gli archi, le gallerie e le trabeazioni che adornano molte stanze sono sostenuti da colonne

Le stanze sono più vaste delle grandi tende berbere che i loro antenati piantavano nella sabbia? Forse l’ampio uso di colonne deriva dai pali delle tende. Ai visitatori le centoventiquattro colonne che sostengono i pannelli decorati del Cortile dei Leoni rammentavano le palme. La fontana centrale simboleggiava l’oasi del deserto.
   
Cortile dei Leoni



   
Che meraviglia questa fontana…. I dodici leoni – associati ai segni dello zodiaco – gettano acqua in canali che si diramano in tutto il giardino. Hanno una storia più antica di questo giardino. Le loro forme misteriose, levigate s’irradiano dalla vasca piatta sormontata da uno zampillo centrale. Mi è sempre piaciuto il termine latino “hortus conclusus”, giardino chiuso da mura.

Nell’antico testamento un giardino del genere è associato con “mia sorella, mia sposa” del Cantico dei Cantici. Accostamenti successivi tra Maria e il giardino chiuso rispecchiano la purezza e la bellezza del corpo inviolato.

Ma in precedenza, la radice etimologica di paradiso significa “giardino chiuso”. I giardini chiusi islamici hanno influenzato profondamente i giardini occidentali nel Medioevo. Le piante a croce dei monasteri seguivano giustamente l’iconografia cristiana, ma prima il disegno rifletteva il concetto islamico di paradiso con quattro fiumi che fluivano da un’unica fonte in direzione dei quattro punti cardinali. Chissà se hanno pensato anche alle quattro cavità del cuore. Come ho potuto vivere tanto a lungo senza sapere quello che ho appreso da questo viaggio?
  
Archi nel patio dei leoni - Alhambra



   
Molti sovrani si sono identificati con il sole, ma l’arroganza dell’iscrizione incisa nello stucco nella Sala  degli Ambasciatori, dove i Nasridi accoglievano i loro subordinati, non ha uguali. Entrado in questa sala, un emissario che era venuto a spron battuto dalla Costa Tropical con un rapporto, doveva rimanere attonito di fronte al soffitto decorato con profondi cassettoni a forma di stelle intrecciate e intarsiate, le finestre alte che disegnavano una fila di antichi archi luminosi sul pavimento e i miradones con gli schermi di legno intagliato finemente come un pizzo. Ma mentre aspettava avrebbe finito per concentrare la sua attenzione sull’immancabile citazione incisa in caratteri cubici vicino al trono:

"Da me sei accolto mattina e sera con parole di benedizione, .prosperità, felicità e amicizia… Tuttavia io possiedo eccellenza e dignità più di tutti quelli della mia razza. Certo facciamo tutti parte dello stesso corpo; ma io sono come il cuore in mezzo al resto e dal cuore scaturisce tutta l’energia dell’anima e della vita. È vero, i miei compagni qui possono essere paragonati ai segni dello zodiaco nel cielo e della cupola, ma io posso vantare quello che a loro manca: l’onore di un sole, dato che il mio signore,il vittorioso Yusuf, mi ha adornato con le vesti della sua gloria ed eccellenza senza infingimenti e ha fatto di me il trono del suo impero. Possa la sua eminenza essere sorretta dal Maestro della Gloria Divina e del Trono Celestiale."

La calligrafia ritmica può essere artistica, ma il tono dice molto: mellifluo, accompagnato da un sorriso accogliente, nasconde una volontà ferrea.

Quando l’emissario usciva dalla Sala de los Embajadores, poteva rinfrescarsi nel Cortile dei Mirti, vicino a una lunga vasca e a un bacile di pietra pieno di acqua gorgogliante. Le fontane e i cortili invitavano a passeggiare leggendo Rumi e sorseggiando tè al gelsomino. La loro luce rimbalzava nelle stanze circostanti,  smaltando le piastrelle e chiazzando le pareti di ombre danzanti.

Per quelli che trascorrevano qui la loro vita quotidiana, la luce, la temperatura, persino la pelle venivano modificate dai riflessi acquerellati delle fontane e dei canali. In questa architettura l’acqua ha una funzione modificatrice. Quando guardo una pianta dell’Alhambra, mi accorgo che l’acqua era un materiale edile e veniva considerata parte integrante della costruzione, come gli archi e le pareti. I giardini dell’Alhambra sono paradisiaci, non mi è difficile immaginare questo luogo come l’aldilà.
  



    
Nel negozio di souvenir dell’Alhambra siamo gli unici clienti. Mentre sto sfogliando un libro avverto la penetrante dolcezza della musica di sottofondo. "Che cos’è questa musica meravigliosa?"...chiedo alla ragazza dietro il banco.
"Angel Barrios, naturalmente". Mi guarda come se le avessi fatto una domanda assurda. Non avevo mai sentito nominare Angel Barrios. Scegliamo parecchi libri sull’architettura e i giardini e due cd. Naturalmente, uno è la musica ammaliante di Angel Barrios che aleggia nel negozio e mi ritempra in questo giorno in cui sono venuta finalmente a Granada e ho visto l’Alhambra.L’altro cd è “Noches en los jardines de Espana” di Manuel de Falla, il più bel titolo e le più tenere sequenze mai scaturiti dalle dita di un compositore spagnolo.

Tornato in camera, li ascolto entrambi. Sono elettrizzato da Barrios, cado in trance, estasiato dall’Alhambra e dalla musica. So che ascolterò Barrios per il resto dei miei giorni.
  

    
























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