martedì 15 gennaio 2013

AREZZO - Toscana (Tuscany, Italy)




Arezzo è a forma di ventaglio, sul dolce pendio di un poggio, allo sbocco di due valli popolose (Casentino, Val di Chiana), nel Valdarno medio e in rapporto diretto con l'alta Valle Tiberina, a poco più di 6 km. dall'Arno e a circa 4 km dalla Chiana…, è città attiva che si gloria di pregevoli opere d'arte e di essere stata in ogni tempo madre di nobilissimi ingegni.
  
Panorama di Arezzo


   

CENNO STORICO

Località abitata dall'uomo preistorico fin dall'archeolitico, poi probabilmente dagli Umbri, Arezzo fu una delle più potenti lucumonie etrusche e discendeva allora dal Colle di S. Cornelio alla Porta di Colcitrone. Fu poi avversaria, quindi alleata fedele dl Roma ed oppose strenua difesa contro i Galli Senoni invadenti l'Etruria.
‘Arrétium’ fu importante stazione militare sulla via Cassia. Parteggiò per Mario, ma, grazie all'eloquenza di Cicerone (pro Caecina), fu salva dall'ira di Silla, il quale tuttavia le tolse i diritti di cittadinanza romana e vi mandò una colonia militare ed un'altra vi mandò più tardi Cesare, sì che i cittadini si distinsero in Arretini Veteres (Etruschi), Arretini Fidentes (coloni di Silla), Arretini Julienses (coloni di Cesare).
La città ebbe anfiteatro, teatro, terme, templi, basiliche, che i barbari distrussero. Fu  quindi sotto i Longobardi ed i Franchi, fece parte del marchesato di Toscana ed ebbe il dominio dei suoi vescovi-conti (1052). Si innalzarono allora il Duomo primitivo a sudovest della città, distrutto nel 1561, e la chiesa di S. Donato sul modello di S. Vitale di Ravenna. Ma verso la fine dell’XI secolo sorgeva il Comune (nel 1098 v'era già il Console) e dal 1192 si cominciò ad eleggere un podestà forestiero. Le città fu ben presto scissa dalle lotte di parte tra le famiglie Ubertini, Guidi, Tarlati, che dettero i tre vescovi guerrieri più famosi, Guglielmino Ubertini, Ildebrandino Guidi, Guido Tarlati da Pietramala (ad essl risale il privilegio, concesso dal Papa e durato sino al 1800, di tenere sulI'altare  la spada e I'elmo). È il periodo eroico della città ghibellina. L'Ubertini (1248-89) vinse Cortona, assoggettò Chiusi, Montepulciano, Buonconvento e molti castelli. Nel 1287 Fiorentini e Senesi uniti assediavano Arezzo, ma, vista l'inutilità dell'assedio, si allontanarono. I Senesi, raggiunti dagli Aretini alla Pieve al Toppo, furono disfatti (Dante, Inf.  XIII, 121). Ma nel 1289, l'11 giugno, nella pianura di Campaldino, gli Aretini, soverchiati dai Fiorentini, vennero sconfitti e vi fu ucciso anche l'Ubertini. Guido Tarlati (1312-27) cinse di nuove mura la città, ne risollevò la fortuna e portò la repubblica al massimo splendore con la conquista di molti castelli. Scomunicato nel 1326 da Papa Giovanni XXII, nel ‘27 si recò a Milano per incoronare Lodovico di Baviera, poi, di ritorno dall'assedio di Pisa, morì improvvisamente il 21 ottobre '27 a Montenero in Maremma. Dopo di lui cominciò la rapida decadenza della repubblica. Il fratello suo, Pier Saccone, ne ebbe il valore in guerra ma non il senno politico e, nel 1330, vendette la città ai Fiorentini per 40 mila fiorini d'oro. Anche Arezzo provò la tirannide del Duca d’ Atene, dal quale fu libera insieme con Firenze. Ma nuove discordie dei cittadini condussero Carlo di Durazzo (1380) e di Enguerand de Coucy (1384), soldato di ventura al soldo di Lodovico d’Angiò, che prese la città per tradimento, la saccheggiò poi la vendette (1884) ai Fiorentini, pure pure per 40 mila fiorini.
Arezzo tentò più volte ma invano di sottrarsi al dominio odiato di cui seguì le sorti. Nel 1800 si oppose alle truppe francesi, ma fu presa e saccheggiata e offrì poi i migliori dei suoi figli alla causa del Risorgimento italiano.
  
Piazza Grande di Arezzo



     
CENNO STORICO-ARTISTICO

Fin dall'epoca etrusca vi fu fiorente la scultura in bronzo. Si trovò nel 1541 la bellissima Minerva, nel luogo di un  tempio dedicato alla dea in fondo a un pozzo presso la chiesa ai S. Lorenzo, e nel 1553 la celebre Chimera, nel fondare il bastione di S. Lorentino, ora entrambe al Museo Archeologico di Firenze, e il famoso specchio di bronzo c on la nascita di  Minerva del Museo di Bologna e altri bronzi.
Al tempo di Roma le officine di Arezzo produssero in breve tante armi e utensili da caricare 40 navi in aiuto di Scipione in Africa. Ai tempi di Silla cominciò a sorgervi una gentile arte figulina, approfittando della fine argilla dei dintorni per riprodurre in terracotta le forme dei vasi d'argento e d'oro che Mario aveva portati dal saccheggio di Atene. Queste riproduzioni furono i vasi aretini, celebrati   nell'antichità da Virgilio, Persio, Marziale, Giovenate, Plinio; leggerissime, finissime, di perfetta eleganza e di insuperabile senso decorativo di color corallo o fior di pesco o nero, molti con bassorilievi rappresentanti divinità, eroi, geni, baccanti, canefore, suonatori, putti alati, cacce, sacrifici, scheletri, strumenti musicali, ecc.
  
La Chimera di Arezzo


    
Nel  periodo più fiorente (fine I secolo a. C.) vi erano più di 20 fabbriche, quasi tutte situate fuori della città romana, ma vicinissime alle mura da nordovest ad ovest e sud, cioè nel semicerchio da San Domenico a Sant’Agostino. Le fabbriche più pregiate erano quelle di M. Perennio, C. Memmio e Soci, L. e C. Annio, soci, C. Rasinio; gli operai erano fatti venire dalla Grecia, ed hanno lasciato sui vasi i loro nomi. La fabbricazione durò circa 150 anni; già all’epoca di Nerone, quando si diffusero i vasi di vetro, cominciò a decadere. Nel XIII secolo, allorché cominciarono ad apparire negli scavi dei frammenti di questi vasi, essi, a dire del cronista ser Ristoro,  furono giudicati opera della divinità. Se ne vedono numerosi al museo, insieme agli stampi. L’associazione Aretina Ars ha risuscitato quest'arte, adoperando la medesima fine argilla figulina e servendosi degli stessi stampi.
  
Vaso aretino


    
L'architettura romanica o romanico-gotica (XI-XIV secolo) produssero in Arezzo  grandiosi e interessanti edifici; lo stile di transizione gotoico-rinascimentale, la deliziosa facciata del Palazzo della Fraternità; il rinascimentale dell'Annanziata, ma si affermò specialmente col Vasari. Nel campo della pittura Arezzo non ebbe una continuità di arte, ma dette numerosi artisti a cominciare da Margaritone (1216 circa - 1290), ancora di maniera bizantina è che fu pure scultore e architetto, per venire a Spinello di Luca detto comunemente Spinello Aretino (1333-1410) e  al  figlio Parri e a Forzore, altro figlio di Spinello, a Lorentino d'Arezzo, discepolo di Pietro della Francesca a Domenico Pecori, discepolo di fra’ Bartolomeo della gatta, a Giorgio Vasari m(1511-74), che, oltre ad essere pittore di prodigiosa fecondità, fu anche architetto, ed è notissimo come storico dell’arte con le sue “Vite”.
In epoca più recente, P. Benvenuti (1769-1844), pittore a Firenze. Degli scultori, Nicola Lamberti (XIV-XV secolo) e Leone Leoni (1509-90), discepolo di Michelangelo.
  
Facciata della chiesa della Santissima Annunziata - Arezzo
    
LA CULTURA

Lo spirito della classicità non fu mai spento ad Arezzo, al quale fu la prima fra le città italiane medioevali ad avere uno Studio pubblico, che ebbe grande fama fin dall'VIII  secolo e durò fiorente per tutto il '300. Terra feconda di sottili ingegni (“Aretini, cervelli fini”), Arezzo dette C. Cilnio Mecenate (8 a. C.), amico d'Augusto e protettore dei poeti Orazio e Virgilio e- degli artisti; Guido Monaco (992-1050), inventore del moderno sistema di notazione musicale; fra' Guittone (m. 1294); uno dei primi poeti in volgare; Francesco Petrarca (1304-74) figlio del fuoruscito fiorentino ser Petracco, principe della lirica italiana: Leonardo  Bruni (1369-1444) segretario della Repubblica fiorentina e storico; C. Marsuppini (1399?-1453), pure segretario di Firenze e letterato; Antonio Roselli (1380?-1467) giurista ed oratore detto “monarca della sapienza” e Licurgo o Solone del suo tempo; Bernardo Accolti (m. 1534), celebre poeta estemporaneo detto “Unico Aretino”; Francesco Accolti (m. 1483) detto il “principe dei giureconsulti”; Pietro Aretino, della famiglia Bacci (1492-1557), argutissimo ingegno e poeta noto per la maldicenza (“flagello dei principi”); Andrea Cesalpino (1519-1603), medico, botanico e fisiologo, primo sistematore della botanica e precursore di Guglielmo Harvey nella scoperta della piccola circolazione del sangue; Francesco Redi (1626-97), insigne naturalista, medico, archeologo e giocoso poeta; Vittorio Fossombroni (1754-1844), matematico e idraulico che condusse le bonifiche della Val di Chiana.
  
Monumento a Francesco Petrarca - Arezzo



     
ASPETTO DELLA CITTÀ

Dal declivio di un poggio, Arezzo, nei suoi ampliamenti, discese sempre più al piano, ampliamenti facilmente riconoscibili nella pianta in parte a raggiera. Le vie sono generalmente rettilinee. I numerosi palazzi cinquecenteschi, col tetto molto sporgente, conferiscono alla città carattere di nobiltà dignitosa. Tuttavia vi è anche ricchezza di avanzi medioevali in alcune vie e piazze e nel quartiere presso la barriera di Colcitrone. La città è per solito tranquilla e silenziosa, salvo nelle vie principalissime, ma si anima nei giorni di mercato, per la festa di S. Donato (7 agosto) e nelle fiere di settembre. Alcuni angoli delle vie si chiamano ‘canti’, come a Firenze.
  
Festa di San Donato - Arezzo


    
Un giorno è appena sufficiente alla visita. Avendo poche ore, mi sono limitato a visitare la chiesa di S. Francesco (Costruzione gotica del XIII-XIV secolo, manomessa in seguito e restaurata. La fronte rimase incompiuta, salvo nel basamento che ha un rivestimento in pietra della fine del '300. La torre campanaria è del ‘500.
  
Basilica di San Francesco - Arezzo


    
L'interno, dove la visita alla basilica trova il suo più alto interesse, è a una navata coperta da tetto a capriate, grandiosa nelle sue nude forme gotico-francescane.
Nel rosone della facciata, è bella vetrata a colori di G. de Marcillat (1524).
La parete destra è ornata di edicole gotiche e rinascimentali e di numerosi affreschi, in parte guasti e mutili, dei secoli XIV e XV; si può ammirare un'Annunciazione di Spinello Aretino, dopo la quinta edicola.
La cappella a destra della maggiore è rivestita di affreschi di Spinello Aretino (circa 1400) e ha sull'altare un trittico di Niccolò di Pietro Gerini.
Nella cappella maggiore è il famoso ciclo di affreschi della Leggenda della Croce, che Piero della Francesca eseguì tra 1453 e il 1464 circa ispirandosi alla “Leggenda Aurea” di Iacopo da Varagine. È l'opera d'arte più insigne di Arezzo e una delle più alte creazioni per rigore di stile e preziosità di colore che vanti il Rinascimento italiano. Nella cappella a sinistra: alla parete destra, c’è la Crocifissione, di Spinello Aretino; all'altare, Annunciazione, tavola di Neri di Bicci; alla parete sinistra, un affresco (Annunciazione) attribuito alla giovinezza di L. Signorelli o altra prima attività di Bartolomeo della Gatta. Nella sesta cappella sinistra, si trova il monumento Rosselli, attribuito a Michele da Firenze (XV secolo) ; nella terza cappella, Crocifisso con S. Francesco, attribuito al Maestro di S. Francesco (seconda metà del XIII secolo).
Sotto la basilica si svolge una notevole chiesa inferiore, a 3 navate della fine del ‘200 – inizi ‘300.).
  
Santa Maria della Pieve - Arezzo


   
Poi Santa Maria della Pieve, la più bella chiesa medioevale di Arezzo e uno degli esempi più notevoli del romanico in Toscana, iniziata dopo il 1140, continuata con inserimenti di motivi gotici fino ai primi decenni del '300, manomessa più volte dal '500, poi restaurata. L'austera facciata, romanica con influenze pisano-lucchesi (XIII secolo), è formata da cinque arcate cieche e da un triplice  ordine di loggette, profonde d'ombra, terminanti con un coronamento orizzontale. Da notare il ricco portale mediano con rilievi (1216) nell'architrave e nella lunetta, e la raffigurazione dei Mesi nell'archivolto, di scultore che risente influssi antelamici. Un altro portale coevo, ornato di intagli, è sul fianco destro, ove, all'angolo, si leva la poderosa torre campanaria (1330), alta 59 metri e aperta da quaranta bifore abbinate, per questo viene detta anche il campanile dalle cento buche.
L'interno, semplice e severo, è a tre navate con tetto a capriate, e ha grandi arcate leggermente ogivali; il presbiterio, sopraelevato sulla cripta, è la parte più antica, con archi a pieno centro e una galleria a bifore in alto. All'altar maggiore, Madonna e Santi, maestoso polittico di P. Lorenzetti (1320). Tra le altre opere d'arte notare: nella facciata interna, un bassorilievo bizantineggiante con l'Epifania (XI_XII secolo), formella di un pulpito smembrato; nella cappella del Sacramento (a sinistra), un'busto-reliquiario di S. Donato, in argento del 1346;  Madonna in terracotta policroma, di Michele da Firenze; nella navata sinistra, Presepio, bassorilievo del XIII secolo.
  
 Palazzo della Fraternità dei Laici - Arezzo


   
L’elegante Palazzo della Fraternità dei Laici, gotico in basso (1377; ha un  bel portale), rinascimentale nel piano superiore (dovuto a B. Rossellino, dopo 1434, autore anche delle sculture), completato nel 1460 da Giuliano e Afgozzo da Settignano con la balaustra e la graziosa loggetta. Nel lato più alto, il grandioso palazzo delle Logge, a portico, del Vasari (1573).
  
 Cattedrale dei Santi Pietro e Donato - Duomo di Arezzo


   
Il Duomo di Arezzo, dedicato ai Santi Pietro e Donato, è un grandioso edificio gotico del XIII-XIV secolo, compiuto ai primi del'500. La facciata è rifacimento moderno; il fianco destro ha un bel portale trecentesco; accanto all'abside poligonale, dalle alte bifore, si leva il campanile (1859).
L’interno è  a tre navate di proporzioni maestose, caratterizzate dallo slancio ascensionale dei pilastri, degli archi e delle volte ogivali; bellissime le vetrate a colori, in gran parte opera di C. de Marcillat (XVI secolo).
Al principio della navata destra, il gotico sepolcro di Gregorio X (XIV secolo); in fondo, la cappella Tarlati (1334), con un affresco (Crocifisso e Santi) di un pittore aretino del '300, e un'urna marmorea del IV secolo. Sopra l’altare maggiore, l'arca di S. Dolato, gotica (XIV secolo).
Nella navata sinistra, presso la porta della sagrestia, c’è un prezioso affresco (la Maddalena) di Piero della Francesca, e accanto la grande tomba del vescovo Guido Tarlati, di Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura (1330). La vasta cappella della Madonna del Conforto, dell'ultimo '700, contiene terrecotte di Della Robbia (da ammirare il Crocifisso e i Santi sull'altare destro).
  
Museo Archeologico Mecenate - Arezzo


   
Il Museo Archeologico Mecenate occupa il cinquecentesco fabbricato del monastero di S. Bernardo, eretto sui ruderi dell’anfiteatro romano e ricostruito dopo l'ultima guerra. Al pianterreno accoglie in tredici sale materiale etrusco e romano (urne funerarie, marmi, statuette in terracotta, mosaici, frammenti di sarcofagi) e la preziosa serie di vasi corallini, decorati a rilievo (I secolo a. C. – I secolo d. C.).
Al piano superiore sono esposti materiale preistorico e oggetti etruschi e romani: statuette e utensili bronzei, sigilli per marcare prodotti in terracotta, specchi, oreficerie, monete, ceramiche, vasi villanoviani, greci, etruschi, romani, apuli e campani.
  
Anfiteatro Romano - Arezzo


   
Davanti al museo si estende l'Anfiteatro Romano della fine del Primo secolo-inizio Secondo secolo d.C., di cui restano parte della platea e ruderi degli ambulacri.
  
S. Maria delle Grazie - Arezzo


    
Nei dintorni, la chiesa di S. Maria delle Grazie, il santuario quattrocentesco tardo gotico sorge all'estremità sudest della città, e la si raggiunge uscendo per il viale Mecenate. La chiesa, eretta in sobrie forme gotiche verso la metà del '400, è preceduta da un'aerea loggia ad arcate su snelle colonne corinzie, elegante costruzione di Benedetto da Maiano (fine del XV secolo). Nell'interno è un pregevole altar maggiore in marmo e terracotta smaltata di Andrea della Robbia, che racchiude un affresco di Parri di Spinello.
  
Chiesa di S. Domenico - Arezzo
  
La chiesa di S. Domenico è una costruzione gotica del 1275-inizi del ‘300, con un bel portale romanico e un pittoresco campaniletto a vela sulla semplice facciata. Nell’interno le pareti della navata sono rivestite di affreschi di scuola aretina (Spinello e altri) e senese del '300 e '400. Alla parete destra, il gotico altare Dragomanni (1350). Nella cappella a destra del presbiterio, Madonna col Bambino, una bella statua di scuota senese del 1339. Il grandioso Crocifisso sopra l'altar maggiore è opera giovanile di Cimabue (1260-65).
  
Crocifisso di Cimabue -  S. Domenico - Arezzo

   

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