martedì 22 gennaio 2013

ZANZIBAR - Tanzania, Africa



Zanzibar - Tanzania
  
Prendete un blocco di corallo lungo 85 km e largo 20, rivestite la parte occidentale con della terra talmente fertile che potrebbe far germogliare un bastone, spargete sulle coste finissima sabbia corallina bianchissima, magari calcando un po’ la mano su quella settentrionale e orientale. Ora prendete il tutto e adagiatelo a circa 40 km al largo delle coste di uno dei paesi più interessanti del mondo, nelle acque turchesi dell’Oceano Indiano. Ora è giunto il momento di dargli un nome, magari che comincia con la “Z” ed ecco pronto il prototipo dell’isola tropicale. Peccato solo che a Zanzibar non ci sono montagne, a parte dolci colline dell’interno….ma non si può pretendere di avere tutto, no?
  
Pemba


    
Zanzibar è indubbiamente un’isola “magica”, in tutti i sensi. A Pemba, che con Unguja (questo è il nome locale di Zanzibar) e altre piccole isole costituiscono l’arcipelago, la magia bianca e nera sono molto conosciute e praticate, sembra addirittura che arrivino da Haiti, gli aspiranti guaritori,  per imparare tecniche segretissime.

Politicamente, dal 1964,  l’arcipelago pur essendo amministrato da un presidente e da un ministro propri, fa parte della Repubblica Unita di Tanzania. Oggi la vita politica, dopo anni di sultanato, nonostante qualche turbolenza sembra orientata al multipartitismo e il turismo contribuisce per oltre un terzo alle entrate del Paese. Il problema con Zanzibar è che non sempre corrisponde a quello che ci si aspetterebbe guardando i cataloghi dei tour operator.
Ma inizierò parlandovi della storia di luogo:
  
Dhow


    
ZANZIBAR IERI

Uno dei principali motivi di interesse di questo luogo fascinoso è la sua  storia. Tra il IX e X secolo giunsero sul litorale africano, a bordo dei tradizionali dhow, mercanti arabi e indiani che sposando le donne africane del posto che parlavano il bantu, diedero origine alla lingua e alla civiltà swahili. Nel corso dei secoli le isole diventarono importanti città-stato perennemente in lotta tra loro.

Nel 1948 i conquistatori portoghesi  presero brutalmente  possesso dell’arcipelago. Meravigliati di trovare una cultura islamica tanto progredita e soprattutto attratti dall’oro e dalle spezie, non esitarono a usare le armi per affermare la loro superiorità occidentale razziando i ricchi depositi swahili. Zanzibar non soffrì gravi danni ma i suoi abitanti compresero l’andazzo e capirono che era più conveniente cooperare, finché nel 1668 gli arabi omaniti non li scacciarono dalle isole diventandone i nuovi signori.
   


    
Quando nel 1832 il sultano Said salì al trono, dopo aver pugnalato il cugino di suo padre, (cosa normalissima a quei tempi), decise di trasferire la sua corte da Mascate a Unguja e trasformò il sultanato in una sorta di Dubai del XIX  secolo grazie al mercato di noci di cocco, chiodi di garofano e avorio, ma soprattutto grazie agli schiavi neri che venivano deportati dal continente africano.

Verso la metà del XIX secolo più dei tre quarti della popolazione di Zanzibar era costituita da schiavi che venivano in gran parte venduti nel Golfo Persico e nel resto del mondo, mentre le donne più belle e giovani, sorvegliate da eunuchi barbaramente castrati, allietavano gli harem dei sultani e intrattenevano i ricchi mercanti arabi e swahili.
   
Mtoni Palace


   
Le grandi famiglie dei sultani abitavano in sfarzosi palazzi che affacciavano sul mare. Lo Mtoni Palace era circondato da un enorme giardino dove fenicotteri, pavoni e antilopi si aggiravano tra cascate di gelsomini, frangipani e oleandri. Era qui che la principessa Salme passava il suo tempo ammirando il mare punteggiato di imbarcazioni le cui ciurme sembravano uscite dalle pagine di “Simbad il marinaio”. Che cosa romantica vero? Certo, ma a condizione di non essere né un marinaio né uno schiavo.

La “città di pietra”, di cui facevano parte i palazzi di Stone Town e le residenze dei consiglieri del sultano, dominava il fronte del porto che sarebbe diventato uno dei più importanti del mondo. Il misterioso labirinto di vicoli costeggiato da alte case arabe dagli interni sontuosi, i bazar pullulanti di vita e le moschee, esprimevano la matrice multiculturale della città.
  
Stone Town

     
ZANZIBAR OGGI

Oggi come allora i bazar traboccano di piccoli negozi che vendono ogni cosa, dai colorati e profumatissimi cestini di spezie agli orologi, sopra i negozi, chiusi in vetrate multicolori, gli elaborati balconi in legno sono il segno di riconoscimento delle origini indiane dei commercianti. Ma per quanto apolide Stone Town è principalmente araba, con le case e i palazzi che sorgono attorno alle splendide porte scolpite e rese preziose da archi, parapetti turriti e architravi in pietra corallina. Dalle strade laterali si sentono le preghiere dei muezzin dalle moschee e i richiami dei venditori di caffè.

Nell’aria si mescolano prepotentemente gli odori delle spezie, su tutti spicca il gradevole profumo dei chiodi di garofano che pervade tutta l’isola. A nord di Stone Town, nelle piantagioni di noci di cocco si coltivano frutti dai nomi esotici che eccitano la fantasia, o se non altro le papille gustative. Oltre alla frutta viene coltivata in grande quantità anche la noce moscata, che gli uomini si Zanzibar aggiungono alla minestra della donna amata per “farle dire” o presumibilmente fare “la cosa giusta”

Prima di venire sopraffatti dai profumi esotici e dal imperscrutabile charme delle suonatrici di oud, rese ancor più voluttuose dalla noce moscata, vorrei ricordare alcuni dei più celebri esploratori passati di qui. Il britannico sanguigno Richard Burton, che certamente non brillava per diplomazia  avendo paragonato le sue amanti zanzibarine a “scimmie pelate”, eppure qualcosa sul sesso orientale doveva saperlo, avendo tradotto libri come “Arabian Nights”, “Kama Sutra”, e “Perfumed Garden”. Livingstone, più rigoroso e indignato dal mercato degli schiavi, non si fece incantare dal profumo dei chiodi di garofano e lamentò che l’isola avrebbe dovuto chiamarsi “Stinkibar” (dall’inglese stink, cattivo odore). Henry Morton Stanley descrisse le isole “profumate di vento e chiodi di garofano, sudore e liquame”.

Calmi calmi…non affrettatevi a cancellare Zanzibar dalle vostre mete future…. e non perché le cose siano cambiate nel frattempo, per molti aspetti sono rimaste le stesse, ma se grandi sultani, commercianti ed esploratori ci sono andati, anche voi con un po’ di fantasia e un po’ di informazioni potrete seguirne le tracce. Anzi, direi che dovete, anche perché molto del fascino di Zanzibar sta nella sua storia. Coraggio allora.
  
Barriera corallina



   
Certo, se quello che cercate sono strade immacolate e senza cattivi odori la vostra meta ideale è Berna, ma se volete assaporare in un unico viaggio l’Arabia, l’India, l’Africa e la storia, Zanzibar è il posto che fa per voi. E qui troverete anche bellissime spiagge, scenografiche barriere coralline e incredibili luoghi per immersioni e pesca grossa.
  
I vicoli di Stone Town



   
Non trascurate Stone Town però, e non limitatevi a guardare da lontano i famosi bazar per paura di essere truffati. Lasciatevi coinvolgere e girate tra le bancarelle piene di mercanzie. A meno che siate completamente sprovveduti, o molto sfortunati, la cosa peggiore che vi capiterà è essere molestati da finte guide turistiche. Se andare da soli vi crea qualche timore, fatevi indicare una guida dal vostro albergo, oppure unitevi a uno dei tanti gruppi di turisti. Ma andate.
  
Vecchio Dispensario

   
Naturalmente vi consiglio di visitare anche tutti i posti ovvi: il Vecchio Dispensario, l’antico palazzo del sultano, la Chiesa di Cristo anglicana che sorge su quello che era l’antico mercato degli schiavi, il Vecchio Forte e la Casa delle Meraviglie.

Se vi piace l’architettura, non perdetevi il tribunale e il Museo della Pace di John Sinclair, il Bharmal Building e il vecchio ufficio postale. Gironzolate sul lungomare, fermatevi nei bazar, scoprite tutti gli angoli della città vecchia e non perdetevi il vecchio porto dei dhow.
  
La Casa delle Meraviglie


   
Verso il tardo pomeriggio fate una passeggiata fino a Shangani per vedere il vecchio consolato britannico, questo era un passaggio obbligato per ogni esploratore  che si accingeva a partire alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Il palazzo adiacente è il Tembo Hotel, ovvero l’ex consolato americano che ospitò Stanley, non troppo distante vi può vedere la casa del suo vecchio compagno di safari, il trafficante di schiavi Tippu Tip.

Al tramonto non rinunciate a un aperitivo sulla terrazza dell’Africa House Hotel o sulla veranda del Tembo. Di sera, girate tra le bancarelle di pesci e crostacei appena pescati di Forodhani che si trova tra la Casa delle Meraviglie e il mare. Non limitatevi a guardare ma servitevi, e non tralasciate di assaggiare il “pane di Zanzibar”, deliziosamente gommoso.
  

   
Fuori città vengono organizzati gli “Spice Tours”, i tour delle spezie, che permettono di visitare, oltre a diverse piantagioni, anche i Bagni persiani di Kidichi, che il sultano Said fece costruire per sua moglie Shahrazade. Sulla strada fermatevi alla casa di Livingstone. Ma optate per un’escursione che comprenda il pranzo cucinato dalle donne di uno dei villaggi servito in una capanna aperta e consumato stando seduti sul pavimento come facevano i sultani. Il cibo è semplice, ma le spezie renderebbero commestibile qualsiasi cosa.
  
Chumbe Island



   
Noi abbiamo passato anche un paio di notti a Chumbe Island, premiata per la sua barriera corallina e la tutela dell’ambiente. A Kizimkazi, sulla costa meridionale, si può nuotare con i delfini, è facile vederli nella baia inseguiti dalle barche dei turisti. E sempre a Kizimkazi, nella Foresta Jazani, c’è una piccola moschea, dove il vecchio guardiano che fa anche da guida vi farà incontrare le simpatiche scimmie rosse di Zanzibar.
   
Le spiagge bianchissime di Zanzibar


    
E prima di finire questa mia lunga descrizione, come non parlare delle spiagge….distese bianche di finissima sabbia corallina frangiata da palme e lambita da un mare dalle acque cristalline in cui sembra che una flotta di dhow affondata durante una tempesta, abbia riversato in mare il suo prezioso carico di zaffiri, acquemarine, turchesi, lapislazzuli e tanzaniti.

Sembra uno slogan pubblicitario?
Non importa, perché è la verità.
  
L'incredibile mare di Zanzibar

    
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