martedì 26 febbraio 2013

GOLE DEL TARN (Gorges of the Tarn) – Pirenei / Linguadoca Rossiglione, Francia


Gole del Tarn

Il Tarn, che nasce dal monte Lòzere e si unisce alla Garonna non lontano da Moissac, è un fiume sottile e molto lungo.

Il suo flusso e l’erosione delle rocce calcaree dei Grands Causses hanno formato alcune delle gole più belle della Francia.
  
Gole del Tarn

  
I Causses si sono formati da quello che 120 milioni di anni fa era un ampio golfo del Mar Mediterraneo.

Si tratta di bizzarre formazioni rocciose scolpite dagli elementi nel corso dei millenni.
  
Rocher de Capluc


   
I geologi le considerano formazioni carsiche – nome che deriva da Carso, la regione delle alpi orientali tra Italia, Slovenia e Croazia che presenta simili strutture rocciose – ovvero terreni in cui l’acqua ha esercitato un’azione corrosiva delle rocce.

Forse la parte più affascinante delle gole del Tarn è un tratto lungo una sessantina di chilometri tra Florac e Le Rozier.
  
Rocher de Capluc


    
Partendo da Le Rozier il sentiero migliore da percorrere è quello che prende il nome da una formazione rocciosa locale, il Rocher de Capluc.
  
 La Malène


   
È possibile effettuare delle gite sul fiume utilizzando le barche dal fondo piatto che partono dal villaggio di La Malène.
  
Falco pellegrino


   
Sono numerose le specie di uccelli che nidificano sulle scogliere che dominano il fiume, tra cui l’aquila reale, il gufo reale e il falco pellegrino.
  
Causses a Nimes-le-Vieux


   
Uno dei Causses più interessanti si trova vicino a Nimes-le-Vieux, a nordest di Meyrueis.


Questo sito è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO
  


domenica 24 febbraio 2013

ARTIDE - La scoperta del Polo Nord (Arctic - The discovery of the North Pole)



    
Con il termine Artide si intendono le terre incluse nel Circolo Polare Artico, ossia le zone più settentrionali dell'Europa, dell'Asia e dell'America e il gruppo delle molte isole sparse nel Mar Glaciale Artico. Le terre polari europee comprendono l'isola di Jan Mayen, le SvalbardSpitzbergen, la Terra di Francesco Giuseppe (Franz Josef Land) e la Novaja Zemlja; le terre polari asiatiche comprendono gli arcipelaghi della Severnaja Zemljal'isola della Solitudine, le isole della Nuova Siberia, l'isola di Wrangel; le terre polari americane comprendono la Groenlandia, che appartiene politicamente alla Danimarca, e l'arcipelago artico canadese.
  
Cartina del Circolo Polare Artico
  
Il clima è rigido: le medie annuali sono comprese fra i - 10° e i - 20 °C, con minime di - 50° nella Siberia orientale, dove si registrano le temperature più basse. Tuttavia d'estate, dove non c'è ghiaccio perenne, le temperature superano a volte anche i 20 °C.
Le stagioni si riducono a due: l'estate con 186 giorni d'insolazione e l'inverno con 179 giorni di buio. La flora è limitata alle latitudini più basse ed è formata da tundre, salici nani, muschi; la fauna è presente con un numero notevole di specie.
Nella tundra prevalgono gli animali da pelliccia e la renna; i carnivori sono rappresentati dall'orso bianco, lupi e volpi polari; nel mare si trovano trichechi, foche, balene, narvali.
La popolazione delle regioni artiche non è numerosa: è composta di eschimesi nelle terre artiche americane, le cui risorse sono rappresentate dalla caccia e dalla pesca; di lapponi e samoiedi, nelle tene artiche europee ed asiatiche, che formano gruppi nomadi dediti anche all'allevamento delle renne. 
Il sottosuolo è ricco di carboni fossili, giacimenti auriferi, criolite, piombo, petrolio e ferro. Lo sviluppo economico è legato a quello delle vie di comunicazione: i fiumi, che possono essere utilizzati durante l'anno per un periodo di tempo molto limitato, non permettono grandi servizi di comunicazione con la Russia, mentre l'aviazione locale contribuisce enormemente alle comunicazioni fra le zone isolate.
  
Mappa del Mar di Barents



   
CENNI STORICI
   
Le esplorazioni dell'Artide ebbero inizio per rispondere a due esigenze: trovare una strada dall'Atlantico al Pacifico lungo le coste delle terre artiche asiatiche (passaggio di nord-est) o delle terre artiche americane (passaggio di nord-ovest). Molti furono i tentativi per la ricerca del passaggio di nord-est: sir Hugh Willoughby si spinse fino al Mar Bianco negli anni 1553-1554; nel 1586 Willen Barents scoprì l'isola degli Orsi e le Spitzbergen; Vitus Bering, via terra, raggiunse la penisola dei Ciukci nel 1725; finalmente nel 1878-79 Adolf Nordenskjold effettuò il passaggio dello stretto di Bering.
Per la ricerca del passaggio di nord-ovest, ricordo i viaggi di John Davis (1585), Henry Hudson (1609) e William Baffin (1616); nel 1789 Alexander Mackenzie esplorò il bacino del fiume omonimo; negli anni 1850-54 Robert J. McClure effettuò il passaggio dello stretto di Bering da ovest. 
Negli ultimi anni dell'800 i tentativi si diressero verso il raggiungimento del Polo: ricordo le spedizioni di Fridtjof Nansen nel 1895 e del capitano Cagni nel 1900, che si spinsero oltre l'86° latitudine nord; nel 1909 Robert E. Peary raggiunse per primo il Polo; nel 1983 l'italiano Ambrogio Fogar tentò invano di emularne l'impresa, servendosi di una slitta. 
Il primo a sorvolare il Polo fu Roald Amundsen, col dirigibile Norge, comandato da Umberto Nobile, nel 1926; nel 1958 il sommergibile a propulsione nucleare americano Nautilus compì la prima traversata per via sottomarina dell'Artico e nel 1959 entrò in servizio il rompighiaccio atomico sovietico Lenin
Durante la seconda guerra mondiale Ia regione artica ebbe molta importanza per i rifornimenti bellici anglo-americani all'URSS. Dopo il 1945 queste regioni furono considerate importanti sia dagli Americani sia dai Sovietici come via più breve di collegamento tra le coste americane e quelle euro-asiatiche. In seguito agli accordi del Patto Atlantico è stato completato il sistema difensivo artico con l'allestimento di linee radar; sono pure stati installati equipaggiamenti speciali d'ogni genere per ovviare alle difficoltà dovute al clima molto rigido.


PERSONAGGI CELEBRI
        
Willem Barents

  
(Isola di Terschelling, 1550 - Mar di Kara, 1597). Uomo assai deciso, conosciuto in Olanda come esperto cartografo, aveva una naturale propensione all'avventura. Barents spese tutta la sua vita nella ricerca di un passaggio fra il Mare Glaciale Artico e I'Oceano Pacifico, passaggio che avrebbe permesso una rapida comunicazione di natura commerciale, fra i due mondi. Nel 1594 egli si vide affidare il comando della prima spedizione, ma questo tentativo non riuscì. Infatti I'esploratore, giunto con due navi all'altezza del Capo di Ghiaccio, all'estremo nord dell'isola russa di Novaja Zemljadovette retrocedere respinto dai ghiacci che gli impedivano il passaggio. Uguale sorte toccò a un nuovo tentativo, compiuto da Barents l'anno seguente, anche se questa volta I'esploratore volle costeggiare I'isola di Novaja Zemlja a sud: le sette navi che componevano la sua flotta furono nuovamente respinte dai ghiacci e Barents non poté far altro che invertire la rotta. Finalmente nel 1596 un'impresa commerciale olandese volle investire nuovi fondi in questa spedizione e affidò naturalmente il comando a Barents, che già conosceva in modo approfondito questi luoghi inospitali. Partito dunque nel maggio dello stesso anno, I'esploratore olandese giunse nel mare di Groenlandia dove scoprì I'isola degli Orsi, proseguendo poi verso nord-est. Dopo una settimana di navigazione avvistò un gruppo di isole costituite da aspre e scoscese montagne, e battezzò questo piccolo arcipelago con il nome di Spitzbergen. Grazie a questo lungo giro, poté evitare I'ostacolo costituito dall'isola di Novaja Zemlja ed entrare direttamente nel Mar di Kara. Purtroppo il veliero di Barents fu improvvisamente attorniato dai ghiacci e non poté più avanzare né retrocedere. Barents si trovò così nella necessità dl svernare tra i ghiacci. Con I'arrivo della primavera, quando la salvezza pareva a portata dl mano, I'esploratore si accorse che i ghiacci avevano gravemente  danneggiato la nave, impossibilitata ormai a riprendere il viaggio. La decisione di affrontare il mare aperto con le scialuppe di salvataggio fu fatale per Barents, che morì il 20 giugno 1597.


Fridtjof Nansen

  
(Store Froen, 1861 - Lysaker, 1930). Laureato in scienze naturali e specializzato in zoologia, il norvegese Fridtjof Nansen sperimentò un nuovo metodo di navigazione, che consisteva nel lasciarsi trascinare con la nave dai ghiacci galleggianti del Mare Glaciale Artico, abbandonandosi così alla deriva. Quando nel 1890 rivelò alla Società Geografica Norvegese la sua intenzione di attuare questo progetto, fu sostenuto da calorosi incoraggiamenti. Per poter affrontare le asperità dei ghiacci, I'esploratore norvegese non esitò a progettare anche un'apposita nave, particolarmente robusta, che sapesse opporre un'adeguata resistenza a qualunque impatto. La nuova imbarcazione venne chiamata Fram. La grande e coraggiosa avventura di Tridtjof Nansen ebbe inizio il 23 giugno 1893 e, non appena giunta a nord-est del Capo Celjuskin, il 25 settembre, il gelo strinse nella sua morsa la FramNansen rimase così per ben diciotto mesi in balìa del lento spostarsi dei lastroni di ghiaccio tra cui la sua nave era incastrata. 

In seguito Nansen fu alla testa di una spedizione esplorativa della zona di mare compresa tra la Norvegia e I'arcipelago delle Svalbard, dedicandosi a importanti rilievi oceanografici dei fondali. Si occupò inoltre di politica, divenendo ambasciatore per la Norvegia a Londra, e successivamente si prodigò per la creazione della Società delle Nazioni. Fermamente ostile alla guerra, nel 1922 gli venne conferito il premio Nobel per la Pace.


L'impresa di Umberto Nobile

   
Nella nuova epoca delle ricognizioni aeree dei Poli, Umberto Nobile (Avellino 1885 - Roma 1978) fu uno dei pionieri più coraggiosi ed importanti. Egli ideò e fece attuare un tipo dl dirigibile atto a sorvolare il polo, che lo rese famoso non solo per la sua abilità di pilota, ma anche per il suo ingegno di progettista.
Egli compì la sua coraggiosa impresa per ben due volte, la prima nel 1926 e la seconda nel 1928.
I preparativi per la prima impresa iniziarono nel 1924 e si protrassero per due anni; delle diciassette persone che parteciparono al volo, solo undici riuscirono a sorvolare il Polo.
Dei 10.000 km di volo, oltre 3.500 furono percorsi sopra i ghiacci. Complessivamente la trasvolata del Mar Glaciale Artico, dalla Kings Bay a Teller in Alaska, ebbe una durata dl 69 ore e 50 minuti.
Nobile volle ritentare I'impresa due anni dopo con un altro dirigibile cui diede il nome Italia. Anche questa volta il dirigibile sorvolò il Polo Nord.
Ciò che distingueva la nuova impresa dalla precedente era I'inversione della rotta che si volgeva all'esplorazione di una zona della calotta polare ancora sconosciuta. Ma questo viaggio fu senza ritorno per l'Italia.
Il dirigibile fu investito da violentissimi venti contrari ed ulteriormente ostacolato da impenetrabili cortine di nebbia e banchi di ghiaccio. A soli 180 km di distanza dalla base, l'Italia andò a schiantarsi contro i ghiacci. Nove uomini sopravvissero (tra questi era anche Nobile, ferito in modo piuttosto grave), gli altri sei perirono. I nove superstiti attesero I'arrivo dei soccorsi, cercando disperatamente di resistere grazie alle scorte, a una radio portatile e alla famosa tenda rossa. L'S.O.S. intercettato ad Arcangelo diede il via alla spedizione di soccorso che doveva trarre in salvo il pilota e quanti erano rimasti dell'equipaggio. Durante questo periodo, morirono i due piloti dell'Italia, e Roald Amundsen, partito per cercare Nobile e i suoi compagni. Così I'impresa di Nobile rimase per sempre offuscata dal ricordo delle gravi perdite subite.
  
Incredibile scultura di un iceberg



FIUME e CASCATE MITCHELL (Mitchell River National Park) - Australia

Cascate Mitchell



    
Il Parco nazionale del Fiume Mitchell custodisce uno dei gioielli più inaccessibili della regione del Kimberley: le Mitchell Falls, chiamate “Punamii-unpuu" dagli aborigeni, una serie di cascate che si tuffano per 80 metri in un profondo lago d’acqua dolce.
   
Mitchell River National Park


    
Per la popolazione Wunambal dell’altopiano Mitchell si tratta di un’area sacra, in quanto ritengono che gli esseri sovrannaturali chiamati Wungurr (serpenti creatori), vivono nelle profonde pozze sotto le cascate, e per questo motivo non è permesso nuotarvi.

Per sensibilizzare l’intera popolazione sulle tradizioni dei gruppi aborigeni della zona è stato stipulato un accordo di cooperazione tra tali gruppi e le autorità locali.
  
Cascate Mitchell 


   
Le Cascate Mitchell sono alimentate dal fiume omonimo, che ha scavato gole e cascate nel Mitchell Plateau e sfocia nella Baia di Walmsley e nel Golfo dell’Ammiraglio.
  
Mitchell Falls


   
Macchie di foresta pluviale temperata crescono intorno ai confini dell’altopiano e delimitano alcune gole, insieme a fitti boschi di palme e felci e a giganteschi alberi kanuka, che emergono dall’acqua in un groviglio di liane.

Le cascate sono raggiungibili con una camminata di due o tre ore, ma vengono effettuate anche gite in elicottero.
  
Mitchell Falls





   

Pubblicato da Pinzimonio
   

venerdì 22 febbraio 2013

HVERFJALL (Mývatn) - Islanda




    
Hverfjall (noto anche come Hverfell ) è un cratere di  vulcano nel nord dell'Islanda , ad est di Mývatn.

L’Islanda è tuttora caratterizzata da uno splendore primordiale che la rende assolutamente unica.

L’isola si formò meno di 20 milioni di anni fa a causa dell’attività vulcanica proveniente dal fondo dell’Oceano Atlantico, e fu in seguito scolpita dai grandi ghiacciai dell’era glaciale.
  
Cratere Hverfjall 


    
Hverfjall è un cratere nato circa 2.800 anni fa durante un’eruzione breve ma potente.

L’area formava la parte più meridionale di una faglia eruttiva; il magma fuso è risalito attraverso di essa e ha incontrato la pressione delle acque di un lago, causando una esplosione freatomagmatica   che ha prodotto un ampio cratere di cenere e pomice.



    
Largo poco più di un chilometro e mezzo, il suo cono si eleva per 200 metri.

L’eruzione del 1720 e i fuochi vulcanici del 1970 hanno lasciato il terreno circostante cosparso di fumarole e di pozze di fango bollente: una terra appena formata, misteriosa e ancora fumante.

   
Lago Myvatn




   
Il cratere Hverfjall si trova a nord del quarto lago più grande del paese, il Myvatn, una vera oasi in un deserto di lava.

Tra le colate vulcaniche, i coni di cenere e i geyser, giungono ogni anno migliaia di uccelli selvatici dalle regioni circostanti.




giovedì 21 febbraio 2013

DA CUZCO A MACHU PICCHU - Sulle orme degli Incas (In the footsteps of the Incas)

Cusco - Plaza de Armas



   
Avventuroso itinerario verso Machu Picchu

Da Cuzco è possibile compiere l'itinerario più suggestivo e ricco d'emozioni per visitare le vestigia di un mondo ancora carico di fascino. Bisogna però saper scegliere una buona stagione - settembre - e prepararsi ad affrontare difficoltà e disagi che tuttavia hanno il pregio non solo di coinvolgere nell'avventura, ma piuttosto di permettere di cogliere anche il confronto con la natura, la fisicità della fatica, l'attenzione per le caratteristiche dei diversi ambienti.
Almeno una settimana deve essere dedicata a questo itinerario, che è anche di straordinaria bellezza paesaggistica. 
   
Rio Urubamba


   
La valle dell'Urubamba, da Ollantaytambo fino a Quillabamba e oltre, è un incredibile giardino scavato tra i picchi alpini, alla presenza delle fortezze, dei templi e dei villaggi incaici. 
  
Sacsayhuaman


    
L'itinerario può prendere inizio da Sacsayhuaman, poderosa fortezza incaica assai ben conservata, posta su una collina due chilometri a nord di Cuzco. Qui si svolse, durante la grande rivolta del 1536-1537 dell'Inca Manco, che i conquistadores volevano come fantoccio, una battaglia decisiva, durante l'assedio che fu posto a Cuzco da decine di migliaia di guerrieri. Sacsayhuaman si era rivelata la posizione chiave per rendere efficaci operazioni d'attacco, e lo stesso Francisco Pizarro - che a Lima dovette subire a sua volta un pesante assalto - ebbe il fratello Juan ucciso nei sanguinosi combattimenti per il suo controllo. 
      
Sacsayhuaman


   
Tre poderosi bastioni, su tre diversi livelli, corrono paralleli per 360 metri. La tecnica costruttiva è quella tradizionale inca, con grossi blocchi di pietra perfettamente incastrati gli uni negli altri, e da un immenso monolite è ricavato anche quello che viene considerato un trono, al centro di un'area circolare di fronte alle mura. Il complesso permette di apprezzare l'originalità e la forza dell'architettura incaica.
   
lnti Raymi


    
È da ricordare come in questo luogo tanto carico di memorie si celebri il 24 giugno, l'antica festa del Sole, l'lnti Raymi, festa che, seppure non autentica, possiede una indubbia suggestione emotiva.
  
Qenco


   
A pochi minuti di distanza, sulla strada per Pisac vi è Qenco: un complesso che comprende rovine di un tempio e una sorta di anfiteatro.
In un anfratto della roccia, tra enormi monoliti si riconosce un altare sacrificale. 

Puca Pucarà


    
A un'ora di marcia da Qenco, una fortezza preincaica, Puca Pucarà, domina la vallata e l'accesso a Cuzco.
  
Tambo Machay



Nei pressi di Puca Pucarà, è ancora ben conservata, a Tambo Machay, quella che poteva essere una residenza estiva dell'Inca, o, più probabilmente, un tempio per il culto di una sorgente.
  
 Sentiero per Pisac


   
Mentre il percorso precedente può essere effettuato anche con lunghe e soddisfacenti camminate, per Pisac, a 32 chilometri da Cuzco, è consigliabile un mezzo. 
Nei pressi della località moderna di Pisac, con una salita di due ore di sentiero, si arriva - se si vuole gustare anche il paesaggio con il versante della montagna interamente terrazzato in pietra - a una fortezza con postazioni protese a picco sulla valle e un tempio su una sella naturale: poco sotto è stato restaurato un antico villaggio.
   
Ollantaytambo


    
Da Pisac, lungo la valle dell'Urubamba si raggiunge Ollantaytambo, villaggio a 2800 metri di quota, che è un antico centro inca.
  
Baño de la Ñusta


    
Poco distante dal villaggio, ai piedi di una grandiosa fortezza, si può visitare il "bagno della principessa" (Baño de la Ñusta) in granito grigio, mentre la vegetazione comincia a rendere evidente la prossimità della selva amazzonica. 
   
Apprestamenti difensivi  - Ollantaytambo



    
I terrazzamenti e gli apprestamenti difensivi caratterizzano il luogo, che vide resistere i guerrieri dell'Inca Manco agli attacchi dei conquistadores. Sappiamo che il complesso fu voluto da Pachacutec e che i costruttori erano originari dell'area del Titicaca.
   
Rovine di granai sulla collina sopra Ollantaytambo


   
Sul costone della montagna di fronte alle fortificazioni sono visibili alcuni edifici ancora intatti: uno dal quale si dice che venissero gettati i condannati a morte nel sottostante precipizio, e un tempio delle Vergini del Sole, tra i pochissimi non distrutti durante l'evangelizzazione.
  
 Valle sacra degòli Incas - Ollantaytambo


   
Da Ollantaytambo, con un po' di spirito d'avventura, si può intraprendere il "cammino degli incas", per raggiungere in quattro giornate Machu Picchu. L'itinerario è quello appunto precolombiano, e richiede qualche capacità di adattamento giacché il percorso è in alta quota, ma comunque offre aspetti di profonda emozione dal punto di vista paesaggistico ed archeologico.
  
Runquraquay


   
Dopo 20 chilometri da Ollantaytambo, si può lasciare la ferrovia e, attraversato l'Urubamba, si sale dolcemente costeggiando il rio Cusichaca per arrivare al villaggio di Huayllabamba, a 3400 metri di quota. Da questo centro il cammino si fa molto più ripido, per giungere ai 4200 metri del colle di Huarmihuflunca e quindi scendere al rio Paycamayo, arrampicandosi infine per un sentiero fino al colle di Runquracay (3800 metri). Durante la discesa vi è un passaggio naturale nella roccia, una sorta di tunnel.
  
Huinayhuayna


   
Durante quest'ultima parte del percorso è visibile l'originale lastricato della strada incaica. Il sentiero segue poi, in quota, la valle dell'Urubamba e tocca le rovine, ben conservate, di Phuyupatamatca, a 3630 metri; una lunga discesa permette di arrivare a Huinayhuayna, complesso incaico di una quindicina di case, con alle spalle una serie di terrazzamenti disposti ad anfiteatro, circondate da un alto muro e con un edificio a pianta semicircolare di una decina di metri di diametro, con le caratteristiche aperture rastremate.
  
Machu Picchu visto da Intipunku


   
Da qui si raggiunge Intipunku, che presenta una splendida apparizione del Machu Picchu e dello Huayna Picchu. L'area archeologica è ora abbastanza turistizzata - è la più visitata del continente - ed è raggiungibile da Cuzco anche con treni. Quindi, sebbene sia sotto il controllo dell'ente per la protezione del parco archeologico di Machu Picchu, qualche problema d'affollamento, con crisi di "atmosfera" è possibile, soprattutto per i visitatori meno disposti ad affrontare condizioni capaci di evitare il turismo consumistico e di massa.
  
Machu Picchu 




   
L'area è stata scoperta nel 1911 da Hiram Bingham, mentre era alla ricerca dell'ultima capitale degli incas, la mitica Vilcabamba, conquistata solo nel 1572. In realtà, le opinioni sul nome incaico e le funzioni di questo insediamento, cui è stato dato il nome di una delle cime adiacenti, sono assai discordi. Il complesso rivela aree distinte riservate a residenza: probabilmente, l'aristocrazia era separata dal resto degli abitanti; vi sono un tempio, con l'altare monolitico, un cimitero, una piazza centrale, posti di vedetta e terrazzamenti per colture orticole.
  
Machu Picchu  visto da  Huayna Picchu 
   
Un'escursione complementare è quella che conduce sullo Huayna Picchu da cui si domina la zona archeologica e che permette di visitare, presso la vetta, altre rovine in stupefacenti collocazioni.
  
Resti di Vilcabamba Vieja


   
Si può continuare questo straordinario percorso immersi in un mondo che a tratti sembra quello senza tempo della leggenda e del mito, partendo da Chaullay, sulla linea ferroviaria Cuzco-Machu Picchu, per raggiungere Vilcabamba Vieja, dove, nella vegetazione ormai tropicale, si possono vedere i resti dell'ultima capitale inca, o quelli che sono considerati tali da molti archeologi.
  
Quillabamba


   
Anche Quillabamba e Chinchero offrono itinerari di grande interesse, ma essenzialmente dal punto di vista paesaggistico.
  
I guardiani di Machu Picchu