lunedì 18 febbraio 2013

BRUNELLESCHI e l'architettura classica (The classical architecture)


   

Brunelleschi e la riscoperta dell'architettura classica


Si può affermare, generalizzando, che lo stile rinascimentale nasce per i mercanti e i banchieri di Firenze, finanziatori di principi e monarchi di mezza Europa. Infatti è grazie alla loro disponibilità economica e alla loro apertura mentale che lo stile si afferma con successo a Firenze per circa una trentina d'anni prima di diffondersi nel resto dell'Italia e nel continente. Ma il fenomeno non può essere spiegato solo con l'esistenza di favorevoli condizioni economico-sociali; si tratta anche di una predisposizione della cultura toscana e della sua tradizione storica. L'attenzione ai diversi aspetti della cultura classica trova le sue ragioni da un lato nello spirito pratico, chiaro e attivo del ceto mercantile fiorentino, dall'altro nella tradizione poetico-filosofica di uomini come Petrarca, Boccaccio e Bruni (traduttore di Platone) e in quella architettonica del romanico toscano, già impostato su schemi compositivi di rigore e nitidezza.

Il primo artista che dà forma concreta alle teorizzazioni sulla visione prospettica e la centralità della figura umana - intesa cioè come unità di misura a cui rapportare gli spazi pittorici e architettonici - è Filippo Brunelleschi (1377-14446). A lui spetta l'elaborazione, nei primi vent'anni del Quattrocento, del metodo scientifico per una corretta rappresentazione prospettica. Il problema che si poneva a Brunelleschi consisteva nella misurazione razionale dello spazio reale e della sua rappresentazione "in scala", rispettando cioè la diminuzione proporzionale delle dimensioni in profondità. Il sistema prospettico che egli mette a punto può essere considerato come un insieme di norme che consentono di rappresentare su un piano bidimensionale (la superficie del dipinto) la realtà tridimensionale, in modo che l'immagine raffigurata corrisponda a quella della visione diretta. Egli concretizza le sue ricerche in due tavolette sperimentali, dimostrative del suo metodo, che raffigurano due edifici fiorentini, e traduce le sue teorie in architetture basate sulla modularità delle strutture, dove le singole parti sono legate fra loro da precisi rapporti geometrici. A ciò arriva anche attraverso una appassionata e approfondita indagine sulle forme e sui procedimenti tecnici dell'architettura antica, intesa come esempio dell'esatta misurabilità dello spazio e della possibilità di sottoporre lo spazio architettonico a rigorose formule matematiche. Non manca poi di tener presente la tradizione medievale toscana. 
   
 Chiesa di Santo Spirito - Firenze

Pianta della chiesa di Santo Spirito - Firenze
   
Le sue opere più importanti, tutte fiorentine, sono: l'Ospedale degli Innocenti (dal 1419), la Sagrestia Vecchia di San Lorenzo (1422-1428), San Lorenzo (1419), Santo Spirito (1428), la Cupola di Santa Moria del Fiore (1420-1436), la Cappella Pazzi (1430-1444 ca.).
  
Ospedale degli Innocenti



    
La prima opera in cui Brunelleschi applica i modi compositivi e le proporzioni dell'architettura classica è l'Ospedale degli Innocenti, un orfanotrofio commissionatogli dall'Arte della Seta, iniziato nel 1419. L'edificio presenta uno schema planimetrico molto chiaro - un porticato rettilineo che dà accesso a un cortile quadrato con due edifici rettangolari di uguali dimensioni sui lati -, ma il suo aspetto più rivoluzionario è la facciata. Essa presenta un porticato scandito da archi a tutto sesto retti da colonne corinzie. Al piano superiore si dispongono con regolarità le finestre rettangolari con timpani triangolari, collocate in asse con gli archi sottostanti. 
L'edificio ha anche un alto valore urbano giacché il portico, collegato allo piazzo mediante una scalinata, diviene il luogo in cui si saldano il volume dell'ospedale e lo spazio della piazzo.
  
La basilica di San Lorenzo

  
La basilica di San Lorenzo -  Sullo sfondo, il grande Organo Serassi
     
Pianta e sezione  della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo 
   
I lavori del vasto complesso della chiesa di San Lorenzo vengono affidati a Brunelleschi prima da Giovanni de' Medici - nel 1419 - e poi dal figlio Cosimo; dopo la rapida costruzione della sagrestia si arrestano, per essere ripresi solo nel 1442 e terminati nel 1470, dopo la morte dell'architetto. La chiesa si presenta a tre navate fiancheggiate da cappelle laterali con pianta a croce latina e una cupola posta all'incrocio dei due bracci. Il suo spazio è organizzato secondo limpidi rapporti geometrici - basati sulla ripetizione di moduli quadrati e rettangolari - e secondo le leggi della visione prospettica.
  
  
Nel concorso indetto per la realizzazione della Cupola di Santa Maria del Fiore Brunelleschi e Ghiberti vinsero a pari merito, ma la soluzione del problema tecnico che la costruzione comportava fu trovata da Brunelleschi. Si trattava di far fronte alla mancanza di maestranze specializzate capaci di affrontare le grandi armature lignee fisse che avrebbero sorretto la cupola durante la fase dei lavori. L'architetto elaborò al loro posto un sistema di impalcature mobili e una disposizione dei mattoni a spina di pesce che permetteva di equilibrare le spinte senza bisogno di altri sostegni. Anche I'adozione della doppia calotta della cupola rispondeva alla necessità di autosostenersi, oltre ad ottenere la suddivisione dell'enorme peso. 
  


   
Con questa cupola Brunelleschi inventò una forma che rinnovava profondamente I'edificio e che si impose con perentorietà nel profilo di Firenze.    



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1 commento:

sergio celle ha detto...

...ciao Loris, un'altra gemma di post..mandi, mandi...:-)