domenica 31 marzo 2013

TEMPLO MAYOR - La grande piramide azteca (Great Aztec pyramid) - Città del Messico

Tenochtitlàn




   
La scoperta del Templo Mayor, la grande piramide azteca che si alzava al centro della capitale Tenochtitlàn (dove oggi sorge Città del Messico), rientra nelle migliori tradizioni di casualità che tanta parte ha avuto nella storia dell'archeologia.
    
Coyolxauhqui, sorella lunare del dio Huitzilopochtli, uccisa e smembrata dal fratello dopo una battaglia sulla collina di Coatepec.
  

All'alba del 21 febbraio 1978, un operaio della compagnia elettrica che stava lavorando in una trincea scavata per la costruzione della metropolitana interruppe il lavoro gridando: 
"Ho trovato il braccio di una dea!". 
Nel giro di poche ore gli archeologi accorsi sul posto scoprirono un grande disco di pietra del diametro di 3,25 metri su cui era scolpita in altorilievo una divinità femminile decapitata con braccia e gambe staccate dal torso: era Coyolxauhqui, la sorella lunare del dio Huitzilopochtli uccisa e smembrata dal fratello durante una mitica lotta fra i due.
  
Fotomontaggio del Templo Mayor a Città del Messico


    
Recinto del Templo Mayor

   
Gli archeologi si resero subito conto che lo scavo della metropolitana aveva incontrato proprio il Templo Mayor, la grande piramide dell'antica capitale azteca. Da sempre si sapeva che l'edificio doveva trovarsi in quell'area, e già nel 1900 alcuni lavori stradali avevano intaccato parte delle strutture sepolte. Le stesse cronache dei conquistadores erano così precise nella descrizione della zona centrale di Tenochtitlàn, che si sapeva esattamente come doveva presentarsi la grande piazza con gli edifici sacri e il palazzo di Montezuma. 
  
Tlaloc (o Nuhualpilli) era il dio della pioggia e della fertilità
   
Si sapeva anche che la piramide più grande di tutto il complesso cerimoniale era dedicata a Tlaloc dio della pioggia, e a Huitzilopochtli dio solare della guerra, i cui templi sorgevano affiancati sulla sommità della piramide tronca alta 30 metri e formata da quattro piattaforme sovrapposte.
   
Raffigurazione di Huitzilopochtli dio solare della guerra
  
Questa la situazione ai tempi dei conquistadores. Ma i resti individuati dall'operaio dell'azienda elettrica facevano parte di un edificio più antico di quello che videro i soldati di Cortés..., la piramide descritta dai conquistadores era infatti il quinto e ultimo ampliamento di una struttura già esistente da tempo. Le cinque piramidi erano quindi sepolte una dentro l'altra, come una gigantesca scatola cinese, e la statua scoperta dall'operaio apparteneva al terzo edificio.
  
Plastico del Templo Mayor


   
L'intera struttura dell'ultima piramide copriva un'area di metri 100 per 90 e sulla facciata aveva due scalinate di 114 gradini ciascuna decorate alla base da sculture raffiguranti teste di serpenti. Un impianto simile, sebbene di dimensioni più piccole, pare avessero anche le piramidi precedenti erette da Itzcoatl, Montezuma I e Ahuitzotl, predecessori di Montezuma.
  
 Fusione in bronzo di Itzcoatl (by Jesus Contraras)
Giardino della Triplice Alleanza - Centro storico di Città del Messico
   
Subito dopo la scoperta casuale del grande disco scolpito venne deciso di affrontare una volta per tutte il problema del recupero archeologico del Templo Mayor. I lavori vennero affidati all'archeologo Eduardo Matos Moctezuma (incredibile coincidenza di nomi!), che in anni di scavi ha ritrovato le parti inferiori delle antiche strutture e migliaia di oggetti votivi, anche provenienti dalle regioni tributarie degli aztechi, che chiariscono l'identità degli dèi a cui era dedicata la piramide. Sono conchiglie autentiche o gigantesche imitazioni in pietra, modellini in pietra di barche, monili a forma di pesci, rane di madreperla e di corallo; tutte immagini relative al culto di Tlaloc, il dio della pioggia di cui sono state scoperte anche numerose effigi sotto forma di vasi o di maschere.
  
Rappresentazione di Tlaloc  nel  Museo del Templo Mayor


    
Assenti invece le raffigurazioni del dio guerriero Huitzilopochtli che, comunque, era drammaticamente rappresentato dai resti delle vittime sacrificali (animali o umane), crani decorati, coltelli sacrificali in pietra e anche un'offerta di quarantadue teschi di bambini.
A ciascuna divinità le sue offerte, che ora fanno la gioia degli archeologi e rivelano gli aspetti profondi dell'assetto sociale e delle esigenze fondamentali del popolo azteco. 
Aspetti che sono materialmente rappresentati nella struttura stessa della piramide coi suoi due templi sulla sommità che simboleggiano il compromesso di potere tra la casta sacerdotale e quella guerriera, indicate rispettivamente dagli dèi Tlaloc (della pioggia) e Huitzilopochtli (della guerra).
   
 Spaccato del Templo Mayor


   
"In questa ripartizione dell'area più sacra del tempio - ha scritto Eduardo Matos Moctezuma - è simboleggiata I'alleanza politica tra i sacerdoti e i guerrieri. Il doppio tempio, come tipo di monumento, è presente nel Messico già nel XII secolo e nei secoli successivi lo troviamo in diverse località, ma ritengo che questo modello architettonico si sia affermato come risultante della lotta per il potere tra le due fazioni emergenti tra il 300 e il 900 dopo Cristo, in quello che viene indicato come Periodo Classico. Lo scontro fra questi due gruppi potrebbe essere sfociato in un compromesso tra i due sistemi di potere. È possibile, per esempio, che nella città-stato di Tenochtitlàn vi sia stata una forma di governo in cui i sacerdoti detenevano il poter e grazie all'appoggio dei militari. Quest'alleanza tra sacerdoti e guerrieri era simboleggiata nel doppio sacrario sulla piattaforma più alta del più grande tempio della città e i due aspetti erano incarnati nella persona del sovrano, il tlatoani, che era sia il sommo sacerdote sia il capo militare."
  
 Eduardo Matos Moctezuma


    
I due sacrari erano contemporaneamente il punto focale della cosmogonia azteca e la rappresentazione palpabile del potere religioso-militare che reggeva una società dipendente dai raccolti (Tlaloc - la pioggia - i sacerdoti) e dalla riscossione dei tributi (Huitzilopochtli - le armi - i guerrieri). 
  
Serpente sulle scale del Templo Mayor 


    
Ma la piramide era anche il  " teatro" dove avevano luogo i   Eduardo Matos Moctezumaaffinché il sangue degli uomini nutrisse gli dèi che assicuravano la vita. I prigionieri salivano le scalinate del Templo Mayor fino agli altari sacrificali dove i sacerdoti spaccavano loro il petto per offrire cuori alle divinità. Poi i corpi dei disgraziati venivano fatti a pezzi e mangiati dai fedeli.
  
Altare dei rospi del Templo Mayor 



   
Una feroce comunione fra terra e cielo che fece inorridire i conquistadores; che per questo, in nome di un altro dio, sterminarono un popolo intero.
  
Monoliti portatori del Templo Mayor - Gli sfiduciati dal dio Huitzilopochtli 




         

sabato 30 marzo 2013

SELCIATO DEI GIGANTI (Giant’s Causeway) – Antrim – Irlanda del Nord




   
In Irlanda del Nord, sulla costa della Country Antrim, le colonne esagonali della Giant’s Causeway (Seciato dei Giganti) sembrano alle rovine di un vetusto monumento creato dall’uomo, queste insolite architetture sono in realtà del tutto naturali. 
  



   
Quando l’America e l’Europa cominciarono a staccarsi, circa 60 milioni di anni fa, l’attività vulcanica produsse della lava basaltica che si depositò in quelle che oggi sono la Scozia e l’Irlanda del Nord, formando così quello che oggi è il più grande altopiano basaltico d’Europa. La roccia raffreddata e contratta, in seguito è stata frantumata dalla glaciazione e poi erosa dal mare.
  


   
Le colonne del Selciato dei Giganti che sono all’incirca 40.000, in certi punti raggiungono un’altezza di  2 metri e sono composte da pile di blocchi di basalto simili a enormi pasticche. Il ghiaccio e la forza dell’oceano hanno eroso  i punti più deboli tra i blocchi e l’attività vulcanica che si è manifestata in vari punti  ha formato la struttura a gradoni che oggi si vede. 
  



   
Il Selciato dei Giganti sembra un’enorme scalinata che scende verso il mare, e a questo è dovuto il suo nome, legato alla figura del gigante Finn MacCoul. 


   






venerdì 29 marzo 2013

PENYAL D’IFAC – Comunidad Valenciana, Spagna





   
Notevole punto di riferimento sulla Costa Blanca, a est del paese, il Penyal d’Ifac è un blocco di roccia che si innalza improvvisamente dal mare a metà strada tra Benidorm e Dénia, ed è collegato alla terraferma da uno stretto istmo sabbioso.
  


   
Il luogo veniva chiamato dai mori la “rocca settentrionale”, per distinguerlo dalla sua  controparte meridionale, Gibilterra, ed era usato come punto di osservazione da sentinelle che accendevano fuochi sulla sommità per scoraggiare i pirati in avvicinamento.
  


   
Nonostante le pareti verticali, la salita alla sommità è relativamente semplice e nelle giornate limpide si viene ricompensati dalla splendida vista sulle Isole Baleari.

Il Penyal d’Ifac ha attirato l’attenzione dei botanici per l’abbondanza di piante specifiche della zona attorno a Dénia, tra cui l’Hippopcrepis valentina, la Centaurea rouyi, la Silene hifacensis dai fiori rosa e il raro eliantemo testa di micio.
   
Falco pellegrino


   
Tra gli uccelli che si riproducono sulle rupi di Ifac si incontrano i rondoni pallidi, le monachelle nere e i falchi pellegrini.

Persino gli arbusti che crescono alla base ospitano specie come la sterpazzola di Sardegna, la sterpazzolina, la magnanina e l’occhiocotto.
   





















IL VOLGA e Astrahan (Astrakhan) - Волги и Астрахани

Cartina del Volga

   
Il Volga (3.531 km) nasce dal Rialto del Valdaj e sfocia a delta nel Mar Caspio. Esso rappresenta la maggiore via di comunicazione fluviale russa, navigabile per 2.700 km dalla città di Kalinin fino alla foce. Inoltre numerosi canali artificiali permettono di collegare il Volga con il Mare d'Azov e il Mar Nero a sud, con il Mar Bianco e il Mar Baltico a nord. 
   
Canale Lenin


    
l più importanti sono il "canale Lenin", che unisce il Volga al Don, consentendo il passaggio dal Mar Caspio al Mar Nero; la rete dei "canali Maria", che permette di raggiungere il Mar Baltico; il "canale di Mosca", che unisce il Volga alla capitale russa (il canale di 128 km ha un sistema di chiuse, due delle quali si trovano a Mosca).
  
Canale di Mosca


   
Lungo il suo corso, l'uomo ha creato, per mezzo di enormi dighe, grandi laghi artificiali le cui acque sono sfruttate sia per risolvere i problemi di irrigazione sia per la produzione di energia elettrica. Questi laghi sono così estesi che i russi talvolta Ii chiamano mari. 
  
Ponte Presidenziale a Ulyanovsk - Costruito nel 1980 in metallo sopra il fiume Volga (Kuibyshev Reservoir). Collega la riva destra e la riva sinistra della città di Ulyanovsk. Il ponte (5.825 metri) ha una lunghezza totale di 12.970 metri. Lunghezza della campata è di  220 metri. La larghezza del ponte (livello superiore) di 25 metri. Altezza 11 metri dalla riva sinistra fino a 60 metri dalla riva destra. l ponte sul fiume Volga a Ulyanovsk iniziato nel 1980


   
Ma la presenza di questi sbarramenti artificiali costituiva un tempo un ostacolo ai pesci che non potevano più risalire il fiume. Questo problema è stato risolto con l'installazione di ascensori speciali che sollevano acqua e pesci e di apposite imbarcazioni che Ii trasportano attraverso le chiuse. 
  
Il Volga a Tver


   
L'intensissimo traffico di merci ha fatto sorgere lungo le rive del fiume molte industrie, nuove città, grandi porti e numerosi ponti autostradali che collegano le due opposte rive. 
  
 Il Volga a Nižni Novgorod 


      
 Il Volga a Samara 

    
 Il Volga a Saratov 


   
Le principali città sono Tver, Nižni Novgorod (dove si immette il fiume Oka, il maggiore affluente), Kazan, Samara, Saratov e Volgograd. 
   
 Il Volga a Kazan (Kremlin)
    
 Il Volga a Volgograd


    
Oltre alla produzione di energia idroelettrica, il sottosuolo del Volga e delle zone che esso attraversa e ricco di petrolio e di gas naturale: nella zona fra Kazan e Volgograd vi sono numerosi pozzi di petrolio.
  
Il Volga a Astrakhan


    
L'ultima città del Volga è Astrahan (Astrakhan), sorta sulle isolette dell'immenso delta, considerata la capitale della lavorazione dei prodotti della pesca.
  
Agnello di pura razza Karakul - Astrakhan
   
Astrakhan è situata su un'isola del Volga a 50 km dalla sua foce nel Mar Caspio, una zona ricca di piante esotiche. E' un importante centro commerciale da cui si esportano pellicce che prendono il nome della città (astrakan), pelliccia pregiata, dal pelame nero, bruno o grigio, lucido, profondo, che si ricava da agnelli di razza Karakul della regione o provenienti da località limitrofe, spesso dall'Iran
   
Storione 


     
Altra merce d'esportazione è il petrolio, il pesce del Volga (storione e salmone), il caviale di Russia, che è il migliore del mondo. Mercato di transito di spezie, sete, oro, tappeti, droghe e grano che l'Asia scambia con cotone, cuoio, sale, zucchero.
  
Monastero di San Giovanni Battista a Astrakhan


    
L’antica Astrakahn, conquistata dai Tatari nel XIII secolo, era sulla riva destra del Volga. Caduta l’Orda d’Oro, si formò in questa regione un regno di Astrakhan, unito nel 1557 alla Russia. In quel periodo il luogo fu abbandonato e costruita nel sito odierno la nuova città, che nel XVII secolo, specie per il commercio della seta, divenne uno dei principali mercati della Russia zarista.
   
Cattedrale del  Principe Vladimir, uno dei simboli della città di Astrakhan
  
Cattedrale dell'Assunzione - Astrakhan
  
Monumento a Pietro il Grande -  Astrakhan (2007)
   
Teatro di Astrakhan







    
Santa Maria Assunta (Notre-Dame de L'Assomption) Chiesa cattolica romana  (1778)