venerdì 12 aprile 2013

DUOMO DI ORVIETO - The cathedral of Orvieto

Facciata del Duomo di Orvieto
  
Dal mezzo della piazza, su una gradinata di sette scalini alternatamente bianchi e rossi, si leva il Duomo di Orvieto, un mirabile edificio, trofeo di gloria della fede, che con un miracolo d'arte celebra il miracolo per il quale sorse.

Nel 1263 un prete boemo, in viaggio da Praga a Roma, che aveva del dei dubbi sulla sulla verità della transustanziazione (conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del sangue di Cristo), mentre celebrava messa all'altare della tomba di Santa Cristina in Bolsena, vide stillare sangue dalI'Ostia consacrata e bagnare il corporale e i lini liturgici.Questi furono portati in festante processione a papa Urbano IV, che dimorava in Orvieto nel Palazzo Vescovile. Egli l'11 agosto 1264 promulgò la bolla che istituiva la festa del Corpus Domini della città che fino allora era stata infestata dai Patarini neganti il sacramento dell'Eucaristia e, per celebrare il prodigio si volle, specialmente da Francesco di Bagnorea vescovo d'Orvieto, innalzare un tempio di uno splendore mai visto.
   


       
Il 13 novembre 1290, in uno dei punti più elevati della città, dove già erano stati un tempio etrusco e poi la cattedrale di Santa Maria e la chiesa di S. Costanzo, il papa Nicolò IV, benediva la prima pietra. Si è fatto il nome di Arnolfo di Cambio come primo architetto. Certo è che la chiesa fu iniziata in forme romaniche, forse su disegno, certamente sotto la direzione di fra' Bevignate da Perugia (1295-1300).
Il progetto primitivo fu quello di una basilica romanica a tre navate, iniziandola dall'abside., che fu semicircolare. Ai capitelli lavorarono Banco di Paganello, fra' Guglielmo da Pisa e maestri comacini e d'oltralpe.
Il 9 dicembre 1300 a fra' Bevignate successe Giovanni di Uguccione da Orvieto, che continuò la costruzione in forme ogivali, coprendo la parte costruita con volte a crociera anzichè con travature, si che i muri dettero segni di instabilità. Fu ricercato il consiglio di Lorenzo Maitani da Siena (1305 circa), che consolidò le mura con 4 archi rampanti esterni, coprì I'interno, rifece in forme gotiche e a pianta quadrilatera l'abside con una grandiosa quadrifora e fece il progetto della facciata, iniziandola (1310-30). Gli successero, nella direzione dei lavori, il figlio Vitale, poi Nicola di Nuto (1331-35), Meo di Nuto (1337-39), di nuovo Nicola (1345-47), Andrea Pisano (1347-48), Nino Pisano (1349), forse Matteo di Ugolino da Bologna (1352-56), Andrea di Cecco da Siena (1356-59), Andrea Orcagna (1359), cui si deve la rosa, quindi molti altri, specialmente senesi (ricordo Sano di Matteo nel 1406-10 e 1425 e, più tardi, Pietro del Minella), il maggiore dei quali Antonio Federighi (1457-56), col quale entrò il Rinascimento.
Verso il 1350 si era cominciata la Cappella del Corporale, nel 1408 si iniziò la Cappella Nuova, entrambe ricavate negli spazi fra gli archi eretti dal Maitani, trasformando la pianta basilicale in croce latina. 
   
 Pavimentazione e gradinata esterna del Duomo di Orvieto



   
Nel 1422-25 si fece la gradinata esterna. Fu in seguito a lunghe incertezze e discussioni sulla terminazione della facciata che si chiamò il Federighi: nel disegno del Maitani il frontone mediano triangolare si impostava direttamente sulla cornice della rosa, con uno sgradevole effetto di schiacciamento; il Federighi vi interpose 12 edicole rinascimentali (1452-58). Nel 1462-80 si costruì su disegno di Giovanni di Meuccio da Siena, in fondo alla navata sinistra, l'oratorio della Madonna della tavola, che fu distrutto al principio del '600; nel 1483-92 si lavorò attorno al coro, che era nel mezzo della navata maggiore, ponendovi un rivestimento marmoreo rinascimentale, che fu distrutto nel 1538. 
Nel 1513-32, essendo capomastro Michele Sammicheli (1509-25), fu costruita la cuspide mediana; la destra fu innalzata nel 1516 e 1533-34. Lo stesso Sammicheli rifece la Cappella dei Magi (1514); Antonio da Sangallo il Giovane il pavimento.

Nel 1546-53 fu capomastro Simone Mosca, cui successe il figlio Francesco detto il Moschino (1553-58), poi Raffaele da Montelupo (1558-67). 
Nel 1557-77 si costruirono nelle navate laterali degli altari di stucco alternativamente di ordine ionico e corinzio, che furono distrutti negli ultimi restauri. Essendo capomastro Ippolito Scalza (1567-1 617), su disegno di lui, Curzio Testasecca compi (1590) la cuspide angolare destra della facciata, con la brutta finestra barocca, e, ai primi del '600, l'analoga sinistra e così la facciata fu compiuta. 
Nel 1619, minacciando rovina due colonne, fu chiesto il consiglio di C. Maderno e di architetti di Firenze e di Genova e le colonne vennero cerchiate. Nella notte del 10 dicembre 1795 dei fulmini colpirono la facciata, che fu restaurata da Giuseppe Valadier 11797-7806), il quale rifece la guglia alta destra. 
Lunghi più recenti restauri hanno liberato dalle aggiunte del '600 I'interno, ritornandolo alla primitiva semplicità.
Le fondamenta e l'ossatura della costruzione sono in tufo, il rivestimento dell'esterno, salvo la facciata, è a filari isometrici di travertino e basalto; nell'interno i filari sono quasi tutti dipinti.

La Facciata (larga m.40, alta 52), organismo completamente distinto dal resto della chiesa, meravigliosa per la chiarezza, l'equilibrio delle linee, per l'armonia tra lo slancio architettonico e la prodigiosa policromia , è un gigantesco trittico ogivale, nel quale l'architettura, la scultura marmorea e bronzea e il mosaico si fondono in un effetto trionfale. È dubbio se essa sia concetto originale del Maitani o elaborazione di un progetto anteriore. Ne rimangono due disegni, uno tricuspidale, ritenuto concordemente del Maitani, l'altro monocuspidale, attribuito da alcuni ad artista anteriore, forse Arnolfo di Cambio, da altri pure al Maitani.
Comunque€, l'opera, iniziata dall'artista senese, fu continuata da Andrea Pisano (1347) e da Andrea Orcagna (1354), cui si deve la stupenda rosa, compiuta solo al principio del'600. Dei tre portali, il mediano è a pieno centro; i laterali, ogivali e in parte occupati da finestre. Quando il sole da occidente illumina in pieno la facciata d'oro, essa sembra avvolta da un incendio, così vivo e fulgente è il riflesso della luce dai mosaici, dalle statue, dai bassorilievi e dai marmi. 

In relazione con lo schema, descrivo le varie parti
  
  

A - S. Pietro Parenzo, marmo di ignoto

B - S. Maria Maddalena, marmo di ignoto, forse del XV secolo

C - (doppia guglia) Maria,€ S. Giuseppe, marmi di ignoti

D - (doppia guglia, quella rifatta dal Valadier), Ss. Brizio e Costanzo, marmi di Vincenzo Pacetti, romano

E - S. Barbara, marmo di Vincenzo Pacetti

F- S. Martino Vescovo, marmo di ignoto

G - S. Michele, bronzo di Matteo di Ugolino da Bologna (1356), su modello di Andrea di Cecco da Siena (?)

H - Agnus Dei, bronzo  di Andrea di Cecco da Siena  (1352)

I - Angelo, marmo verniciato in color bronzo, di ignoto

L - Angelo (simbolo di S. Matteo), bronzo di Lorenzo Maitani (1329)

M - Leone (simbolo di S. Marco), bronzo di Lorenzo Maitani  (1329)

N - Madonna col Bambino, gruppo marmoreo di Andrea Pisano (1347), sotto padiglione in bronzo, di cui 6 Angeli, pure di bronzo, sollevano i lembi, opera del Maitani (1325)

O - Aquila (simbolo di S. Giovanni), bronzo del Maitani (1330)

P - Toro (simbolo di S. Luca), bronzo del Maitani (1329), spezzatosi in seguito a caduta, nel 1835, restaurato da Cristoforo Ravelli (1889).
  
Incoronazione della Madonna (Cuspide centrale)



      
MOSAICI 

Sono quasi tutti rifatti. Nel 1785-89 alcuni dei più antichi e dei più belli furono tolti e spediti  a Roma in omaggio a Pio VI e sostituiti da opere di mosaicisti romani dell'epoca, i quali restaurarono quelli rimasti.

1 - Sposalizio di Maria, rifatto da Gabriele Mercanti orvietano (1012), su cartone di Antonio Circignani.

2 - Vi era un tempo la Risurrezione, su cartone di Cesare Nebbia (1584), la quale, nel 1714, fu sostituita dall'Incoronazione di Maria, su cartone di Lodovico Mazzanti, orvietano, riproduzione del quadro di eguale soggetto, di Giovanni Lanfranco. L'Incoronazione attuale è dei mosaicisti romani Raffaele Cocchi, Raffaele Castellini e altri (1842-47) su disegno di Giovanni Bruni senese da affreschi di Sano di Pietro nel Palazzo Pubblico di Siena.

3 - Presentazione di Maria, di Giuseppe Ottaviani (1760-63), su cartoni più antichi, probabilmente di Antonio Circignani, restaurata nel 1837 da Cocchi, Castellini e Kibel e al posto di un mosaico di eguale soggetto, di Pietro di Puccio (1388) 

4 - S. Agostino, di Pietro di Puccio (1388) molto restaurato

5 - S. Gregorio Magno, di Pietro di Puccio

6 - S. Girolamo, di Pietro di Puccio

7 - S. Ambrogio, di Pietro di Puccio

Nel quadrato attorno alla rosa, 52 teste di Santi, entro quadrilobi, quindi, ai lati, 6 per parte, entro doppie nicchie in 3 ordini (opera di Petruccio di Benedetto orvietano, 1372-88), 12 Profeti, statue marmoree XIV-XIV secolo (una di Ippolito Scalza, altra di Vico Scalza, una terza del Moschino); al disopra, entro le 72 nicchie binate, aggiunte dal Federighi, Santi Apostoli, statue marmoree (1555-69) del Moschino; di Vico Scalza,  di Ippolito Scalza, di Raffaele da Montelupo, di Fabiano Toti e di altri; le statue di S. Giacomo Maggiore e di S. Giovanni furono rifatte da Vincenzo Pacetti

8 - Gabriele, del 1659

9 - Annunciata, di Ippolito Pierazzi (1649)

10 - Battesimo di Gesù, su disegno di Cesare Nebbia (1584), rifatto da Paolo Rossetti e Francesco Scalza

11 - 6 Apostoli e, sotto, un vescovo

12 -  6 Apostoli e, sotto, Amos

13 - Assunta, formante un'unica composizione con gli Apostoli, di fra' Giovanni di Buccio Leonardelli (1366) con l'aiuto di Nello di Giacomino romano, molto restaurata

14 - S. Gioacchino, di Jacopo da Bologna, restaurato nel 713 e 1786


15 - S. Anna, di Gabriele Mercanti, restaurata nel 1713 e 1786

16 - Natività di Maria, di fra' Giovanni Leonardelli (1364-65), con l'aiuto di Ugolino di Prete Ilario, imitando il trittico di Pietro Lorenzetti al Museo dell'Opera in Siena, restaurata nel 1713 e 1786.
   
 Rosone dell'Orcagna



   
BASSORILIEVI

Sono tavole bronzee applicate ai pilastri.
Si incominciò a collocarle nel 1321 e la loro esecuzione dev'essere del 1320-30 circa, durante la sopraintendenza del Maitani, che probabilmente diede i modelli, mentre l'esecuzione è molto discussa, ma probabilmente (Venturi) si deve allo stesso Maitani, al figlio Vitale, a Nicola e a Meo Nuti.

I - Scene Bibliche dalla creazione a Jubal; 6 serie di bassorilievi tra girari di una pianta di edera, i cui rami dividono le scene principali. Il non perfetto adattamento dei bassorilievi inferiori allo spazio ha fatto credere ad alcuni che essi siano anteriori alla venuta del Maitani in Orvieto. 
Prima zona dal basso e da sinistra; Creazione dei pesci, degli uccelli e delle piante; Creazione dei mammiferi; Creazione dell'uomo alla presenza di 2 Angeli.
Seconda zona: Dio infonde la vita ad Adamo; gli estrae la costola; crea Eva alla presenza di 2 Angeli. 
Terza zona: la prima coppia condotta nell'Eden; Peccato originale; Condanna Divina.
Quarta zona: Cacciata dall'Eden; Adamo zappa ed Eva fila. 
Quinta zona: Offerte di Caino e di Abele; Caino uccide Abele. 
Sesta zona: Noemi, insegna a leggere ad un fanciullo; Jubal inventa i suoni; uno dei figli di Adamo disegna con un compasso.

II - Seguito delle scene bibliche, specialmente profezie messianiche: due serie verticali di bassorilievi tra girari di acanto, imitati dall'antico. In basso, Adamo o Abramo dormiente e, lungo la linea mediana, i Re di Giuda... David, Salornone, Roboamo, Abia, Asa, Giosafat, poi Maria e Cristo; ai lati delle scene, i Profeti con le loro tabelle. Le scene rappresentano: Balaam, la Vocazione di Giosuè, il Miracolo di Gedeone, Davide unto Re, la Presentazione di Samuele ad Elia, I fanciulli d'Israele in Egitto; il pane e il vino preparati da Melchisedech ad Abramo, ecc., e, in ultimo, la Crocifissione.

III - Storie Evangeliche: due serie verticali di bassorilievi tra girari di acanto. In basso, Adamo (o Abramo o Giacobbe) dormiente e, lungo la linea mediana, dei Profeti; ai lati delle scene, Angeli adoranti. Le scene sono dal basso e da sinistra a destra: Annunciazione e Visitazione.; Natività ed Epifania; Presentazione al tempio e Fuga in Egitto; Strage degli Innocenti, e Disputa nel Tempio; Battesimo e Miracolo di Gesù; Entrata in Gerusalemme e Bacio di Giuda; Flagellazione e Crocifissione;  Maria al Sepolcro e Noli me tangere.

IV - Giudizio Finale: Scene tra rami di vite in 5 Zone. 
Prima zona superiore: Cristo Giudice tra Angeli, Profeti, Apostoli, Maria, il Battista, gli strumenti della Passione e gli Angeli che chiamano i morti al Giudizio. 
Seconda e terza zona: Gli eletti condotti alla Beatitudine celeste. 
Quarta zona: La divisione degli eletti dai reprobi.
Quinta zona: la Risurrezione dei Morti e la cacciata dei reprobi nell'Inferno.
   
Pianta del Duomo di Orvieto



I FIANCHI DEL DUOMO

Il Fianco destro del Duomo è a filari isometrici bianchi e neri. Nel risvolto della facciata, la graziosa Sibilla Libica, statua marmorea di Fabiano Toti (1588). Dal fianco sporgono 5 cappelle semicircolari. Fra seconda e terza e cappella, la Porta di Postierla, con un magnifico portale ogivale di tipo pisano, che si ritiene anteriore alla fondazione del Duomo e, da alcuni, proveniente dalla demolita chiesa qui esistente di S. Maria del Vescovado; per altri, opera di Arnolfo di Cambio per la Cattedrale, della quale quindi e€gli sarebbe il primo architetto. Nell'architrave bronzeo, Cristo e gli Apostoli, debole bassorilievo di Rosso Padellaio da Perugia.
Nel braccio destro della crociera osservare i colossali archi di sostegno eretti dal Maitani.


Il Fianco sinistro del Duomo è simile al destro. Nel risvolto della facciata, la Sibilla Eritrea, statua marmorea del'400. Fra la terza e la quarta cappella, la Porta di Canonica, portale ogivale, nella cui lunetta, Madonna col Bambino adorata da 2 Angeli, affresco di Andrea di Giovanni orvietano (1412). Dopo la quinta cappella, la Porta del Corporale così detta perchè per essa, secondo la tradizione, fu introdotta nel Duomo la reliquia. È un portale ogivale, che fu murato nel XVI secolo. riaperto nel 1891, nella cui lunetta, Cristo e 2 Angeli adoranti, statue marmoree di Andrea Pisano (1348), provenienti dal Museo dell'Opera. L'architrave bronzeo col miracolo di Bolsena è fusione di Al. Nelli (1889) su modello di Adriano Cozza orvietano. Notare nel braccio sinistro della crociera gli archi di sostegno, del Maitani.
  
Interno del Duomo di Orvieto



     
INTERNO DEL DUOMO

L'interno del Duomo di Orvieto (lungo m. 89,33, largo 32,75, alto 34) è a croce latina a tre navate divise da 10 colonne e 2 pilastri con dei bei e ricchi capitelli (alcuni di fra' Guglielmo da Pisa), sorreggenti archi a pieno centro. II pavimento si eleva dalla facciata all'abside e il livello dei capitelli si va abbassando, allo scopo di dare l'illusione di una lunghezza della chiesa maggiore della reale. La crociera è un poco obliqua all'asse della navata mediana. Le travature del tetto sono scoperte e dipinte. La dicromia (i filari sono dipinti), la nobiltà o la grandiosità delle forme romaniche, l'altissima luminosa navata mediana, lo slancio della crociera ogivale, la luce che entra attraverso le lastre di alabastro e i vetri colorati delle finestre, specialmente della grande quadrifora absidale, danno all'insieme una serena maestà.

NAVATA MEDIANA -  A destra, una ricca e fine acquasantiera (1 nella pianta), di ignoto scultore romano (1485). A sinistra, sotto il primo arco, la fonte battesimale (2) di stile gotico, in marmo bianco, salvo una cornice in basso e la vasca di marmo rosso, sostenuta da 8 leoni accosciati, opera cominciata da Luca di Giovanni senese (1390), continuata da Pietro di Giovanni da Friburgo (1402), aiutato da un Cristoforo teutonico, compiuta da Jacopo di Pietro Guidi (1403). Al disopra, una piramide ottagonale, di Sano di Matteo (firmato e datato 1407), sormontata da una statua del Battista in gesso, di Donatello (1424; qualcuno ha creduto che l'opera di Donatello sia una statua in bronzo, ora al Museo di Berlino, qui sostituita da un modello o da una copia). 
Una parte del pavimento della navata è ad ottagoni coi gigli farnesiani di Paolo III, di marmi bianchi e rossi, disegno di Antonio da Sangallo il Giovane.

NAVATA DESTRA - A sinistra del portale, graziosa acquasantiera (3) stile Impero, di Camillo Cardinali, orvietano. Le 5 cappelle semicircolari, rimossi gli altari di stucco del '600, hanno rivelato avanzi di antichi affreschi. 
Prima cappella - S. Romualdo, della metà del XIV secolo; San Sebastiano, principio XV secolo; Madonna col Bambino (1474).
Seconda cappella - Ss  Antonio abate e Rocco (1399), S. Bartolomeo, XIV secolo.
Terza cappella - Frammento di Crocifisso e Battista, principio XV secolo; frammento di Annunciazione, seconda metà del XIV secolo.
Quarta cappella - Frammento  di Madonna col Bambino, e Santa, fine XIV secolo.
  
Interno del Duomo di Orvieto


   
Passando per un cancello in ferro battuto (altro simile nella navata sinistra) di Conte di Lello e suo figlio Giacomo (1337-38), si salgono 2 scalini al piano della crociera; nel braccio destro di questa la CAPPELLA NUOVA o DELLA MADONNA Dl S. BRIZIO, ricavata tra gli archi di rinforzo del Maitani e incominciata nel 1408. Notare la grandiosità della crociera, degli archi romanici di accesso a questa cappella, a quella del Corporale di faccia, e dell'arco trionfale del presbiterio. L'arco di accesso alla Cappella Nuova è sormontato da una grande rosa gotica doppia, chiusa da lastre di alabastro e da un lunettone con coppie di Angeli (altre simili nelle lunette laterali), fiancheggiato a destra dalla statua di Eva (4), a sinistra dalla statua di Adamo (5), marmi di Fabiano Toti (entro nicchie di marmi bianchi e rossi, di Simone Mosca), chiuso in basso da una cancellata in ferro, di Gismondo da Orvieto (1516), a imitazione di quella della cappella del Corporale.
  
Cappella di San Brizio - Prevalentemente affrescata da Luca Signorelli




     
CAPPELLA NUOVA o DELLA MADONNA Dl S. BRIZIO
Vedi pianta del Duomo (A)

Cappella Nuova - Schema degli affreschi di Luca Signorelli
  
INTERNO - L'interno (è speciale al mattino per la  miglior luce) è celeberrimo per la decorazione pittorica, una delle glorie dell'arte italiana. La cominciò nell'estate del 1447 l'Angelico, con l'aiuto di Benozzo Gozzoli, di Giovanni d'Antonio fiorentino e di Giacomo De' Poli, ma, eseguite due vele della volta, interruppe l'opera, chiamato a Roma da Nicolò V. Il Gozzoli si impegnò di continuare il lavoro e nel luglio 1449 ritornò, per riprenderlo, ad Orvieto, decorando i costoloni delle vele; ma la sommossa finita con l'uccisione di Arrigo Monaldechi della Vipera, fece troncare il lavoro. Nel 1479 si pensò ad una ripresa degli affreschi e si chiese un saggio a Pier Matteo d'Amelia, che non soddisfece; nel 1489 fu impegnato il Perugino, che lavorò solo per qualche giorno nel 1490; finalmente il 5 aprile 1499, Luca Signorelli si impegnava, per la somma di 180 ducati, di terminare la volta e la decorazione dei costoloni, degli archi e dei peducci. Iniziò il lavoro il 25 maggio, restaurando gli affreschi dell'Angelico; il 25 novembre, avendo compiuta metà della volta, ebbe l'incarico di preparare i disegni per l'altra metà; il 27 aprile 1500 ebbe la locazione delle pitture delle pareti cui attese ininterrottamente, salvo un viaggio a Cortona nella seconda metà del 1502 e qualche probabile sfuggita a Roma, sì che I'opera gigante, per la quale ebbe I'aiuto del figlio Polidoro e di Mariotto e Francesco di Urbano da Cortona, era compiuta nella primavera del 1501, salvo alcune parti secondarie. Con esse (il pittore ricevette 575 ducati) il Signorelli superò tutti i predecessori, annunciando la grandezza di Michelangelo, il quale, per il Giudizio Universale della Cappella Sistina a Roma, si ispirerà a quest'opera dell'insigne Cortonese, la quale ha la forza avvincente del poema dantesco, dallo strazio del finimondo e dalla  disperazione dei dannati agli splendori sereni paradisiaci.
Nel 1510-12 un nipote di Luca mise oro e colori nelle grotte che rimaste incomplete e che intanto erano state eseguite su cartoni di Luca e del figlio Polidoro.
Nel 1666 Salvi Castellucci rifece in parte il Cristo giudice e alcuni angeli dell'Angelico; nel 1667 tutti gli affreschi furono ripuliti da Luca Danielli.
Spostandoci  fin presso l'altare e cominciare dalla VOLTA, divisa in 8 vele, limitate da fasce decorative a fogliami e con circa 150 testine delicate come miniature. 

I - (vedi schema) Cristo giudice in gloria di Angeli. Si indicano le vele seguenti con le scritte che vi si leggono.
II - Prophetarum laudabilis nurnerus. Queste due vele sono dell'Angelico e del Gozzoli; tutto il resto è del Signorelli. 
III - Gloriosus Apostolorum Chorus. 
IV - Signa iudicium indicantia. 
V - Martyrum canididatus erercitus.
VI - Nobilis Patriarcharum cetus. 
VII - Doctorum sapiens ordo. 
VIII - Castarum Virginum chorus.
  
Signorelli e Beato Angelico, scena della Predica e fatti dell'Anticristo - PIETA'


    
PARTE SUPERIORE DELLE PARETI -  Cominciando dalla parete d'ingresso e girando da sinistra. 

A - Al sommo dell'arco d'ingresso, 4 puttini alati tengono una targa con iscrizione a caratteri bianchi su nero, dove ormai a stento si legge la firma dell'artista; più in alto, un altro putto alato tiene un disco con croce e la sigla O.P.S.M. Intorno all'arco, la scena della Fine del mondo: il sole oscurato, circondato da tetro alone, la luna, un ardente vaglio vuoto; cadono gocce di fuoco dal sole, cadono le stelle, rovinano per terremoto i palazzi a destra, uomini e donne guardano atterriti, una sibilla squaderna i libri dei vaticini, un profeta indica al popolo I'evento finale; a sinistra  irrompono dal cielo, soffiati dai demoni, getti di sangue o di fuoco; uomini e donne si danno a pazza fuga, barcollano, piombano al suolo.

 B - Predicazione e fatti dell'Anticristo. In primo piano e un poco a destra della linea mediana, sopra un piedistallo presso cui sono gli oggetti sacri strappati al tempio, sta predicando l'Anticristo, simile a Gesù nella veste e nell'aspetto, più torvo lo sguardo e al quale il demonio alle spalle suggerisce le parole. Intorno stanno cavalieri, popolani, donne, vecchi, in due gruppi,
uno a destra, uno a sinistra. Verso I'estremità del gruppo a sinistra l'uomo in seconda linea, veduto di profilo verso destra e con capelli ricciuti e barba bionda sarebbe Gian Paolo Baglioni o Cesare Borgia; il vecchio presso l'Anticristo, di fronte e sbarbato, è, secondo alcuni, Cristoforo Colombo. Nel gruppo di destra, in seconda linea, la testa di Dante di profilo verso sinistra; sotto è una testa calva in profilo a destra che non può essere, come si dice, quella di Pandolfo Petrucci, perchè si vede ripetuta altre volte; il giovane accanto a sinistra riccamente vestito e con le mani sui fianchi sarebbe un Monaldeschi. 
Nel fondo a destra, è un tempio rinascimentale a pianta quadrata, con atrio in ogni lato e sormontato da cupola. Davanti al tempio profanato, varie figure sparse e tre gruppi; in quello di destra ai piedi dell'Anticristo, ripetuto in piccolo, i carnefici uccidono gli innocenti; in quello di mezzo, due frati leggono le predizioni; in quello di sinistra l'Anticristo risuscita un morto su una bara. 
Nella parte sinistra dell'affresco, in fondo un paesaggio; in primo e secondo piano, un uomo è strangolato, terra coperta di cadaveri, cavalli che s'impennano, la folla fuggente sotto la pioggia di fuoco che cade dal cielo, donde precipita, fulminato dall'arcangelo Michele, l'Anticristo. All'angolo sinistro, due figure in piedi, un bel vecchio dignitoso che fissa l'osservatore, I'autoritratto energico del Signorelli; I'altro, in veste di domenicano, si crede che sia il ritratto dell'Angelico. 

C - Chiamata al Cielo degli Eletti: sulla terra gli uomini, gli stupendi nudi, si levano e vengono incoronati dagli Angeli; due Angeli gettano loro rose; altri 9 Angeli, disposti ad areo sulle nubi, fanno musica. 

D - Gli Angeli guidano gli Eletti in Paradiso: in basso, un gruppo di eletti che Angeli gioiosi guidano in alto, dove sono altri Angeli musicanti librati a volo. 

E - Gli Angeli cacciano i Reprobi nell'Inferno, traduzione pittorica dell'Antinferno dantesco. Nel cielo vegliano due Arcangeli; in basso è la "trista riviera d.'Acheronte", lungo la quale anime disperate e un gruppo d'ignavi che corre dietro "un'insegna" portata da un demonio; sull'Acheronte traghetta la barca di Caronte; al di qua, Minosse che giudica e demoni che acciuffano i dannati.

F -  I Dannati all'Inferno quando diventano preda dei demoni; groviglio tumultuoso terrificante dei corpi rosei dei dannati e dei corpi gialli. violacei, verdi dei demoni villosi con ali
di pipistrello e corna caprine; all'estremità sinistra è la bocca dell'Inferno.
Nell'alto, a destra sulle nubi, tre Angeli armati, sereni giustizieri; a sinistra precipitano tre dannati e un demonio; nel mezzo la meretrice dell'Apocalisse, a cavalcioni sul dorso di un demone volante. 

G - Resurrezione della carneDue Angeli in alto danno fiato alle trombe; in basso avanza da destra un gruppo di scheletri; dalla terra escono faticosamente teschi, scheletri, corpi torpidi.
Quasi tutti i risorti, tutti giovani e nudi, sono già in piedi; due donne si stringono ad un uomo, altri si abbracciano.


PARTE INFERIORE DELLE PARETI -  È occupata da una finta decorazione architettonica, formata da un basamento, su cui uno zoccolo diviso in campi da pilastrini ornati di candeliere e, sopra, un'alta trabeazione. Nel basamento sono figure di Ninfe, Tritoni, cavalli marini, putti a grafito e a chiaroscuro. I campi dello zoccolo sono dipinti a finti cuoi colorati, con arabeschi, fogliami, sfingi, figurine e animali in campo d'oro e con medaglioni o riquadri, entro i quali, filosofi dell'antichità, e poeti, che si passerà ad esaminare muovendo ancora dalla parete d'ingresso. 

1 (vedi schema) - Medaglione quasi perduto, dove si crede fosse rappresentato Orfeo

2 - Medaglione con Empedocle (il quale predisse il ritorno dell'universo nel caos), che si sporge a guardare la Fine del mondo. Al disopra due targhette con la sigla L.S. 

3 - Riquadro con Omero, intorno al quale sono tre tondi con scene a monocromato che si credono tolte dall'Iliade. 

4 - Riquadro con Dante, attorno al quale sono quattro tondi con scene del Purgatorio dantesco in monocromato, cioè, tondo inferiore, Incontro di Dante e Virgilio con Catone (I canto); tondo sinistro Arrivo dell'Angelo al Purgatorio (il Signorelli ha equivocato nel significato del vasello dantesco e ha messo in mano all'Angelo un piccolo vaso), la meraviglia delle anime nel vedere un vivo, Casella che si trae innanzi per abbracciare Dante (II canto); tondo superiore, Incontro con Manfredi, (III canto): tondo destro, Difficile salita del monte, spiegazione della posizione del sole a sinistra, i neghittosi (IV canto). 

5 - Riquadro con Virgilio e attorno quattro tondi con altre scene del Purgatorio, cioè tondo inferiore, Virgilio certifica le ani'me del secondo balzo che Dante è vivo (V canto; in questo tondo, come nei precedenti, anche Virgilio e le anime gettano ombra, in contrasto col testo dantesco); tondo sinistro, Incontro con Sordello che indica la via più spedita  (VI canto); tondo superiore, Riconoscimento di Virgilio, la valletta dei Principi (VII canto); tondo destro, due Angeli a guardia, la biscia, Nino della Gallura e Corrado Malaspina (VIII canto). Fra i rabeschi
del finto cuoio, in piccoli cammei, Quattro fatiche di Ercole. 

6 - Tondo tra due quadrilunghi. Nel quadrilungo superiore, l'aquila che rapisce Dante, il suo destarsi; si getta ai piedi dell'Angelo (IX canto); tondo, Dante e Virgilio entrano nella porta del Purgatorio; i bassorilievi della parete (Annunciazione, David,, Traiano e la vedova, i superbi; X canto); quadrilungo inferiore, Dante, Virgilio e tre superbi, (Umberto Aldobrandeschi, Oderisi d'Agobbio, Provenzan Salvani; XI canto). 

7 - Quadrilungo, Venere appare ad Enea ramingo nella selva e manda Cupido, in sembianze d'Ascanio, a innamorare Didone. Nel tondo al disopra, la Carità che abbatte i'Invidia; tondo
inferiore distrutto. 

8 - Quadrilungo, Ocone ucciso dai figli d'Ippocoontenel tondo superiore, Ercole uccide il Centauro; tondo inferiore distrutto.

9 - Tondo, Orfeo chiede la liberazione di Andromeda; nel quadrilungo superiore, Lotta dei demoni coi dannati; quadrilungo inferiore, Banchetto nuziale di Perseo e Andromeda. 

10 - Riquadro con Ovidio e, attorno, quattro tondi, cioè, tondo inferiore, Plutone sulla biga tra le rupi e le fiamme dell'Etna; tondo sinistro, Disperazione di Cerere e Cupido che la mette sulle tracce di Plutone; tondo superiore, Diana e Pallade con Proserpina tentata da Cupido; tondo destro, Ratto di Proserpina. 

11 - Riquadro con Orazio e, attorno, quattro tondi, cioè, tondo inferiore, Discesa di Orfeo nel Tartaro per redimere Euridice; tondo sinistro, Euridice trattenuta dai demoni; tondo superiore, Enea alla bocca dell'Averno davanti a Cerbero e la Sibilla Cumana che presenta il ramo d'oro a Caronte; tondo destro, Ercole libera Teseo schiacciando Cerbero. 

12 - Riquadro con Lucano; nel tondo superiore, Eccidio dei Pompeiani; nel tondo destro, Uccisione di Pompeo (argomenti della 'Farsaglia'). 


ALTRI OGGETTI D'ARTE - All'ingresso della cappella i pilastri sono dipinti con candeliere monocrome e a grafito dai bizzarri intrecci di nudi. Alla parete destra, sotto la risurezione, si apre una nicchia, la Cappellina dei Corpi Santi, nel cui fondo, Pietà con Ss. Faustino e Pietro Parenzo (questo, di nobile famiglia romana, fu podestà di Orvieto nel 1199, tenne la città quasi legato del papa quando più fortemente vi infieriva l'eresia e fu, sereno martire del dovere, ucciso dai Patarini; la sua morte, accompagnata da miracoli, ridestò una grande fede nel popolo orvietano; il corpo di lui e di S. Faustino furono dapprima sepolti in questa cappella, donde il nome); nella strombatura, 2 tondi a monocromato col loro martirio, anche oggetti, affreschi del Signorelli (1504). Davanti all'ingresso della cappellina, la Pietà (6 nella pianta), mirabile gruppo marmoreo di 4 flgure in un solo blocco di marmo, di Ippolito Scalza (1579), di profonda intensità drammatica (Maria e Cristo sono ispirati alla Pietà di Michelangelo a S. Pietro in Vaticano). L'altare barocco è di Bernardino Cametti (1714-17) e coltiene, protetta da tendina, una tavola bizantina del XII secolo, con Madonna col Bambino in trono, testa di Cristo e serafini, detta la Maestà della tavola o Madonna di S. Brizio perchè si esponeva la festa di S. Brizio (13 novembre). Nella strombatura della finestra, al disopra, Angeli del Signorelli.
Nel muro seguente alla Cappella Nuova è la CAPPELLA DEI MAGI  (7 nella pianta), incominciata da Pietro da Como (1503); rifatta dal Sammicheli (1514), compiuta da Simone Mosca (1546). È in realta, un ricco e stupendo altare marmoreo, scolpito nella flnissima parte decorativa un poco leziosa da Sammicheli, da G. B. da Siena e dal Mosca su disegno del primo. La scena dell'Epifania è di Raffaele da Montelupo; i 3 Angeli osannanti in alto e altri bassorilievi sono di suo figlio giovanissimo, Francesco. 
Quasi di contro, presso il pilastro, pulpito (8) ligneo intagliato, a pianta ottagonale, e di buone forme rinascimentali, disegno di Gabriele Mercanti orvietano (1622), che probabilmente eseguì le belle statuette degli Evangelisti.

PRESBITERIO E ABSIDE (B) - All'ingresso a destra, Ecce homo (9), statua marmorea, ultima opera di Ippolito Scalza (1608) a 76 anni; a sinistra Cristo alla colonna (10), statua marmorea in posa teatrale, di Gabriele Mercanti (1627).
Grandioso Coro ligneo goticizzato intagliato e intarsiato, a 3 ordini di stalli, di Giovanni Ammannati da Siena (1331-40 circa), con l'aiuto di Lorenzo d'Accorso, Giovanni Talini, Meuccio Nuti, Lorenzo Corsi, Vannino Pini, Lippo di Bartolomeo ed altri maestri di legname di Siena. Era in origine nella navata mediana e nel 1483-92 fu coperto esternamente (come si vede tuttora nel coro di S. Maria dei Frari a Venezia) di un rivestimento marmoreo che nel 1489-91 fu dipinto dal Pastura, da Giacomo da Bologna e da altri. Queste aggiunte andarono distrutte quando nel 1541 il coro fu trasportato nell'abside. Esso ha subito restauri poco felici. 
AI disopra del seggio vescovile, intarsio dell'Incoronazione di Maria; ai lati, mezze figure di Santi, pure intarsiati.

Le pareti dell'abside furono affrescate da Ugolino di Prete Ilario orvietano (1370-84), con molti aiuti: nella volta, Gloria di Maria; alle pareti, La vita di Ilaria. 
La serie incomincia dalla parete sinistra in basso:

 I Zona - S. Gioacchino cacciato dal Tempio; L'Angelo promette fecondità al suo talamo; L'Angelo appare a sant'Anna; Incontro alla Porta Aurea; Presentazione di Maria e Maria accolta nel tempio; Sposalizio; Annunciazione; Visitazione; Visione di.Giuseppe; Giuseppe conduce la sposa in casa.

 II Zona - Presepio; Adorazione dei Pastori; Circoncisione; Epifania; Presentazione di Gesù: Fuga in Egitto e la Sacra famiglia al lavoro; La Sacra famiglia al. Tempio; Maria e Giuseppe cercano Gesù; Disputa coi Dottori; Maria e Giuseppe ritrovano Gesù 


III Zona - Nella parete di fondo, l'Angelo annuncia a Maria il transito; Transito. 

IV Zona -  Gli Apostoli portano Maria nel sepolcro; Resurrezione; nella lunetta, Assunzione.

Nell'alto delle pareti laterali e nelle lunette, i Dottori e gli Evangelisti, in parte perduti; parte di questi sono del Pinturicchio che restaurò (1492-97) le 4 scene dalla Sacra Famiglia davanti al tempio al ritrovamento di Gesù e nella prima delineò schematicamente la facciata del Duomo quale era nei primitivi disegni, non ancora compiuta e con un campanile ottagonale cuspidato, che forse si pensava di costruire e non lo fu. Il Pastura (1497-99) rifece l'Annunciazione e la Visitazione e ritoccò la Visione di Giuseppe. 
La vetrata della grande quadrifora ogivale (alta metri 16,30, larga 4,55,) con 48 quadretti (storie evangeliche, profeti, dottori, evangelisti), è di Giovanni di Bonino da Assisi (1325), compiuta nel 1334, restaurata più volte.
  
Cappella del Corporale 


    
Nel BRACCIO SINISTRO DELLA CROCIERA, alla parete destra, la CAPPELLA DELLA VISITAZIONE(11), un ricco altare marmoreo di Simone Mosca, e Raffaele da Montelupo (1547), a imitazione di quello dei Magi. Il bassorilievo della Visitazione è di Francesco da Montelupo; gli ornati di Simone Mosca, compiuti da Ippolito Scalza e Gian Domenico Berzugli (1554).

Nel fondo della crociera, si apre la Cappella del Corporale (C), essa pure, come la Cappella Nuova, ricavata dallo spazio tra gli archi di rinforzo del Maitani. Ai lati dell'ingresso, entro nicchie marmoree uguali a quelle della Cappella Nuova, a destra, statua di Maria (12), a sinistra, statua di Cristo risorto(13), di Raffaele da Montelupo (1563); al disopra, un colossale organo dorato, con una mostra di Ippolito Scalza; nelle lunette laterali, Angeli. Si entra nella cappella per un portale romanico chiuso da elegante cancellata a quadrilobi, in ferro battuto, cominciata da Matteo da Bologna (1352), compiuta da Giovanni di Michele da Orvieto (1866). 
La Cappella è a pianta trapezoidale, costruita nel 1350-61.
Nell'alto delle pareti laterali e nella parete di fronte, una loggetta con parapetto. A destra, entro un vano e nascosto da un confessionale, il sepolcro di Orsino e Rodolfo Marsciano, attribuiti dubitativamente, al Moschino (1561); a sinistra, il modesto e dignitoso sepolcro del vescovo Vanzi, di Ippolito Scalza (1571).
Le pareti furono tutte affrescate da Ugolino di Prete Ilario (1357-64), con l'aiuto di fra' Giovanni di Buccio Leonardelli, Petrucciolo di Marco, Antonio di Antonio Andreuccio, Pietro di Puccio; nella volta, i simboli, le profezie e la dottrina dell'Eucaristia (storie di Elia, Abramo, Melchisedec e Mosè nel deserto); nelle lunette, Ss. Gregorio magno, Basilio e Girolamo; nella parete di fondo, Crocifisso (firmato 1364); nella parete destra, storta del miracolo di Bolsena (il miracolo; il prete boemo ne da notizia al papa; questi commette al vescovo di Orvieto la ricognizione del miracolo; il vescovo osserva le macchie del sangue; il papa incontra il corporale e lo adora; lo stesso lo mostra al popolo; lo stesso ordina a Tommaso d'Aquino di scrivere l'Ufficio e la messa del SS. Sacramento; quasi tutte queste storie sono ispirate dalle scene del reliquiario; nella parete sinistra, miracoli dal Sacramento (i principali: S. Gregorio mostra l'Ostia visibilmente fatta carne; l'Ostia si cambia in fanciullo per convincere un anacoreta; un pesce restituisce l'Ostia ad un prete tre anni dopo che un pescatore gliel'aveva data da mangiare; S. Ugo respinge un'ostia non consacrata; il fanciullo ebreo che si era comunicato è trovato salvo in una fornace dove il padre l'aveva gettato; Cristo si palesa in forma di fanciullo nell'Ostia davanti a Cristiani e Saraceni).
Nella parete d'ingresso, Cenacolo. Questi affreschi furono quasi tutti ridipinti da Lais e Antonio Bianchini (1855-60). Vi sono scritte esplicative dettate (1362) da certo Ser Checco di Pietro, cappellano di S. Maria. All'altare, fiancheggiato da 2 graziose statue di Arcangeli, di Agostino Cornacchini (1729), è il Tabernacolo marmoreo del Corporale, disegno di Nicolò da Siena (1358), continuato sotto la direzione dell'Orcagna. Nell'interno è conservato il reliquiario del Corporale, che custodisce il corporale miracoloso e viene esposto nelle feste di Pasqua, e del Corpus Domini. 
Il reliquiario, ordinato dal vescovo Tramo Monaldeschi e dai Canonici, bulinato e smaltato da Ugolino di Vieri senese e soci (1337-38), è d'argento, alto m. 1,39, largo 0,63, pesante 400 libbre; costò 1274 fiorini ed è uno dei più insigni prodotti dell'oreficeria italiana.Ha la forma della facciata tricuspide della chiesa ed è forse disegno di Lorenzo Maitani; fu cominciato I'anno seguente della sua morte. Gli smalti, forse su disegno di Ambrogio Lorenzetti, rnagnificamente conservati rappresentano: nel cavetto, Annunciazione, Presepio, Epifania, Presentazione al tempio, Fuga in Egitto, Disputa coi Dottori, Battesimo di Gesù, Gesù tentato;.
Nella faccia anteriore, dall'alto e da sinistra, il miracolo nella chiesa di S. Cristina a Bolsena, Urbano IV ascolta dal prete boemo la narrazione del miracolo, lo stesso ordina a Giacomo vescovo di Orvieto di recarsi a Bolsena, il vescovo prende il corporale, lo porta ad Orvieto, Urbano IV gli muove incontro al Ponte di Riochiaro, lo stesso mostra al popolo il corporale, istituisce la festa del "Corpus Domini", Ingresso di Gesù in Gerusalemme, Cenacolo, Lavanda dei piedi, Istituzione dell'Eucarisfia.
Nella faccia posteriore, dal basso a sinistra, Orazione nell'Orto, Cattura di Gesù, Gesù davanti ad Anna, davanti a Caifa, davanti a Pilato, davanti ad Erode, di nuovo davanti a Pilato, Pilato che si lava le mani, Salita del Calvario, Crocifissione, Deposizione nel Sepolcro, Risurrezione.

NAVATA SINISTRA - Presso la Porta del Corporale, acquasantiera (14), del 1587, forse su disegno di Ippolito Scalza. 
Quarta Cappella: Ss. Antonio abate, Caterina e Santo monaco, affresco della metà XIV  secolo; presso la Porta di Canonica, altra acquasantiera (15), forse su disegno dello Scalza. Terza cappella: S. Giorgio (?), S. Anselmo e frammento di S. Sebastiano  e Crocifissione, affreschi del XIV secolo.
Seconda Cappella: Due Ss. Caterina, affresco del XIV secolo.
Prima Cappella: S. Elena, affresco della metà del XIV secolo e 2 frammenti di scene, forse di Ugolino; al principio della navata, Madonna col Bambino (16), affresco  di Gentile da Fabriano (1425); presso la Porta del Battesimo (sinistra della facciata), altra acquasantiera (17), forse anch'essa disegno dello Scalza.

Nelle SAGRESTIE - 2 Crocifissi lignei attribuiti a Nicola di Nuto e bell'armadio ligneo, a formelle quadrate, di Guglielmo da Venezia (1372-88); al disotto della cappella del Corporale, lo stanzone di S. Rocco, nel quale i Ss. Pietro Parenzo e Caterina, affresco del XIV secolo e Madonna col Bambino coi Ss Pietro, Paolo e Costanzo, affreschi della seconda metà del XIV secolo.
  
  















3 commenti:

Gnappa ha detto...

Complimenti! Preciso e dettagliato, è un piacere leggere post del genere :°)

Anonimo ha detto...

Fantastico! Great pictures also. Many thanks! Site is a good preparation for my vacation coming up soon.
Best regards, Sylvia

Anonimo ha detto...

Articolo incredibilmente dettagliato! Sto studiando questo capolavoro anche grazie a lei, che ha descritto nei particolari la struttura e le decorazioni. Visitato tanti anni fa, il Duomo di Orvieto rimane uno dei migliori esempi di gotico che abbia visto. Grazie di nuovo e complimenti.