venerdì 31 maggio 2013

MENFI - Egitto (Memphis - Egypt)

Il sito di Menfi


    
DA QUESTA PRESTIGIOSA CAPITALE NACQUE IL NOME EGITTO

 Menfi (latino Memphis) era una città dell'antico Egitto, alla sinistra del Nilo, di cui rimangono le rovine 35 km a sud del Cairo. Esistente già nell'età preistorica come fortezza, e divenuta in seguito residenza di faraoni (III-VI dinastia), venne abbellita con sontuosi edifici.
Occupata dagli Assiri, poi dai Persiani e infine dai Romani, mantenne il suo grande splendore fino al tardo Impero. Decadde con l'occupazione degli Arabi.
  
Le rovine del tempio di Hathor di Menfi


   
A breve distanza dal Cairo, in direzione sud, sulla riva sinistra del Nilo, il piccolo villaggio di Mitrahina ospita quel che resta delle vestigia dell'antica Menfi, disseminate in un vasto palmeto. 
Gli autori greci attribuiscono a Menes, mitico creatore dell'Impero egizio 29 secoli prima di Cristo, la costruzione della fortezza del Muro Bianco, situata al confine tra Alto e Basso Egitto nei pressi dell'odierna Mitrahina, attorno alla quale in seguito si sviluppò un villaggio.
In realtà, sembra che la fortezza sia stata fatta edificare da Agib, faraone della I dinastia, come baluardo a guardia delle città del Delta da poco conquistate.
  
Scultura di Ramses II
   
Fin dai tempi più remoti, l'architettura civile nella valle del Nilo usava come materiale da costruzione il limo, trasformato in mattoni fatti seccare al sole. Per questo, anche palazzi e ricche dimore non duravano a lungo, sottoposti com'erano all'erosione naturale. A tale riguardo, è inoltre importante precisare che i re dell'Antico Regno non avevano l'abitudine di stabilirsi in una città per farne definitivamente la loro capitale.
Era perciò consuetudine, per i re dell'Antico Regno, farsi costruire in fretta un nuovo palazzo in un altro luogo, scelto in base a criteri di opportunità politica o di necessità economica, o anche soltanto per un personale mutamento del gusto del sovrano. Peraltro, le motivazioni all'origine degli spostamenti delle diverse capitali non sempre ci sono chiare: ignoriamo, per esempio, perché i faraoni della IV dinastia abbiano trasferito la loro capitale sull'altopiano di Giza.
  
Rovine della sala colonne di Ramses II 




      
Piramide a gradoni a Saqqara

    
I faraoni della V dinastia spostarono la loro capitale a sud, mentre quelli della VI dinastia la riportarono nella regione di Saqqara. Qui, Pepi I, sovrano della VI dinastia, si fece costruire la propria piramide e le diede il nome - ogni piramide ne aveva uno - di Menoffré (dal nome della dea che impersona Menfi e che significa "bellezza stabile"). Tale nome fu tradotto dai Greci in Memphis e divenne il nome della capitale.
   
Il colosso di Ramses II, scoperto in posizione distesa


  
Il colosso di Ramses II è intagliato in pietra silicea ed è alto 10,3 metri


    
La città perse la sua posizione preminente durante il periodo di anarchia che seguì la fine dell'Antico Regno, e durante il Medio Regno, quando la capitale fu spostata a Tebe. 
Nel corso del Nuovo Regno, Menfi fu sede della residenza del visir del Nord, ma fungeva anche da presidio per l'esercito destinato al controllo dei confini del Delta; era inoltre un porto importante di scambi commerciali con l'Asia e il Mediterraneo. Questo ruolo internazionale caratterizzò la città fino alla fine dell'epoca greca, cioè fino all'inizio della nostra era, quando tale ruolo venne gradualmente assorbito dal Cairo. 
Agli occhi dei Greci Menfi sarebbe peraltro rimasta, con Babilonia, il modello della grande metropoli orientale.
  
La sfinge di alabastro trovata al di fuori del tempio di Ptah 


    
II prestigio di Menfi deriva anche dal fatto che essa era la città del dio Ptah. Gli Egizi la chiamavano col nome del suo santuario, "Hut-ka-Ptah", ed è appunto dalla trascrizione babilonese di tale nome che i Greci coniarono l'appellativo di "Aegyptos". 
Per la sua aura di dio creatore, Ptah era considerato dal popolo il patrono degli artigiani. Nella teologia menfita era infatti conosciuto come il dio primordiale, che concepì il mondo con la sua intelligenza e lo creò con la parola. 
Dopo il mondo, egli fu anche creatore del kau (plurale di ka), elemento incorporeo della personalità individuale. gli dei generati da questa divinità non erano che ipostasi, ossia parti costituenti del suo essere. Queste concezioni della teologia menfita sembrano prefigurazioni del neoplatonismo.
  
Necropoli di Menfi





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sabato 25 maggio 2013

ARCHITETTURA ITALIANA TRA LE DUE GUERRE (Italian architecture between the wars)

 Bergamo -  Il centro piacentiniano con la Torre dei Caduti




   
L'architettura italiana

Il discorso sull'architettura italiana del primo dopoguerra non può essere, purtroppo, che il discorso sui limiti ad essa imposti dalla particolare situazione politica. Già il ritardo nello sviluppo industriale rispetto agli altri paesi aveva tagliato fuori l'architettura italiana dalle prime elaborazioni urbanistiche a livello europeo tendenti a configurare una città costruita a misura del lavoratore dell'industria. In secondo luogo, il regime privato dei suoli e la speculazione immobiliare - tare congenite dell'Italia moderna - non lasciavano margini a esperimenti e proposte che non corrispondessero a precisi calcoli di profitto.


Il manifesto dell'architettura futurista era rimasto allo stato di pura esercitazione teorica:  l'avvento del regime fascista, repressivo e incolto, aveva poi finito con l'allontanare del tutto ogni prospettiva di ricerca nel campo dell'edilizia pubblica. Col fascismo, I'architettura dovette fare i suoi conti in maniera ben più difficile di quanto non fosse toccato alla letteratura (un libro può tranquillamente restare nascosto e invenduto nelle librerie, mentre è impossibile occultare un edificio o un quartiere .

In questo quadro va comunque menzionata l'iniziativa del Gruppo 7 e, successivamente, del MIAR (Movimento italiano per l'architettura razionale) di cui fu portavoce Adalberto Libera (1903 -1963). La battaglia del MIAR indusse il massimo esponente dell'architettura fascista, Marcello Piacentini (1881-1960) a cercare la via del compromesso e ciò aprì qualche esiguo spiraglio per realizzazioni dignitose, come ad esempio la stazione ferroviaria di Firenze, opera di un gruppo di giovani architetti.

Ma non molto più di questo. Le costruzioni "alla Piacentini" vennero inesorabilmente imposte, monumentali e retoriche, così come esigeva l'ideologia del 'fascio'. Si insisté, naturalmente, con la tecnica degli sventramenti, per allontanare gli strati meno abbienti dal centro storico e confinarli in quelle borgate e baraccopoli di periferia di cui rimangono ancor oggi abbondanti testimonianze. 
Per il resto, ciò che si può segnalare è un certo impegno di lotta da parte di gruppi che si mossero attorno alla rivista Casabella, che fu centro di dibattito e di raccolta di quelle giovani forze dell'architettura che saranno le protagoniste della ricostruzione all'indomani della seconda guerra mondiale.





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domenica 19 maggio 2013

URBANISTICA, ARCHITETTURA, DISEGNO INDUSTRIALE TRA LE DUE GUERRE (Urban planning, architecture and industrial design between the wars)




   
Premessa

Al pari e forse più della letteratura, l'attività artistica, nel periodo tra le due guerre, si presenta ricchissima di idee e di opere, tanto da non poter essere ricondotta sotto un'unica definizione. Alcuni studiosi, comunque, adottano per questi anni, l'espressione di "epoca del funzionalismo" perché nelle arti (e nell'architettura in particolare) l'esigenza più avvertita sembra essere quella di operare in funzione della vita associata, della città, dell'ambiente che in essa si è formato.


Urbanistica, architettura, disegno industriale

La guerra aveva determinato un imponente sviluppo della tecnologia e dato impulso nuovo ai movimenti migratori verso le città. I problemi, già molto seri, di fronte ai quali si erano trovati gli urbanisti prima del conflitto, assumono ora proporzioni macroscopiche. 
L'urbanistica che nella "belle époque" appariva ancora come una scienza di 'prospettiva', si presenta, nel dopoguerra come un impegno da assolvere subito e su vari piani: tecnico-costruttivo, politico, igienico sanitario.
L'architettura è subordinata alle linee della pianificazione urbanistica e quindi si deve esprimere col massimo della razionalità, rispettando esigenze di vario ordine: economia dei suoli, utilizzazione di una tecnologia industriale che punta sui prefabbricati (e quindi sulla standardizzazione) e che investe la produzione - già tipica dell'artigianato - degli oggetti attinenti alla vita d'ogni giorno, mobili, lampadari, stoviglie, ecc.

Questa necessità di razionalizzare è dunque il denominatore comune dei diversi orientamenti urbanistici e architettonici nella fase post-bellica. Francia, Germania, Olanda, Unione Sovietica, Paesi Scandinavi sono le nazioni in cui si affermano le 'scuole" più prestigiose, dalle quali di scende la moderna architettura. Vediamone sommariamente le caratteristiche.

Esponente del razionalismo urbanistico francese è Charles Edouard Jeanneret (1887-1965) universalmente famoso con lo pseudonimo di Le Corbusier, uno dei più grandi architetti e organizzatori di cultura del nostro tempo. 
L'idea da cui egli muove è che I'uomo deve essere Ia misura di tutto e su questa base definisce una formula architettonica che chiama "modulor".

"L'edificio non disturberà I'aperta natura ponendosi come un blocco ermetico; la natura non si fermerà sulla soglia, entrerà nella casa. . .  intesa come volume librato su pilastri (pilotis) in modo che sotto si circoli senza che il movimento della città venga interrotto dai blocchi massicci delle costruzioni né incanalato nei cunicoli soffocanti delle strade".

Tali concezioni saranno poi largamente seguite nella edilizia corrente e lo stesso Le Corbusier le applicherà nella progettazione dei piani urbanistici di molte città dell'Europa, del Sudamerica e della città indiana di Chandigar (l'unica interamente realizzata). Tra le opere più stupefacenti del geniale architetto francese sono le "unità di abitazione" di Marsiglia, vere e proprie città-case.


Nella Germania tragicamente sconvolta dalla guerra e dalla disfatta, lacerata da duri conflitti sociali (e dove già le classi dirigenti e le caste militari pongono le premesse per un tentativo di rivincita), si fa strada tra gli intellettuali il bisogno di una rinascita ideale e culturale della nazione, nel quadro di una pacifica sua collocazione tra i popoli del mondo. Di questa ansia è interprete Walter Gropius (1883-1969) il quale parte dal presupposto che compito primario di un artista debba essere quello di formarsi e di insegnare. 

Con questa idea ben precisa (che cerca di legare, sul piano politico, alla ideologia socialdemocratica) fonda a Weimar una scuola, detta Bauhaus (Casa della costruzione) radunando attorno a sé pittori, scultori, architetti. Gropius tenta di stabilire, tra l'arte e l'industria, un rapporto razionale che investa tutti gli aspetti della produzione destinata al consumo individuale. Un unico principio costruttivo deve perciò guidare I'artista nel delineare la forma dell'oggetto creato, sia esso una città o una poltrona. 
Nasce, con la Bauhaus, il moderno concetto di disegno industriale, come opera funzionale a un ambiente già studiato nelle sue  forme e dimensioni dai piani regolatori.



La Bauhaus esercitò - ed esercita tuttora - una influenza decisiva; autentica scuola d'arte essa ha legato il suo nome a molte delle forme che oggi ci sono abituali. Molti tipi di oggetti per la produzione industriale in serie che si sono poi. . .  largamente diffusi (per esempio i mobili in tubo metallico, i diffusori di luce, la nuova struttura della grafica pubblicitaria e dell'impaginazione) sono nati dalle ricerche analitiche della Bauhaus

Si precisa e teorizza il principio della forma standard: fondamentale, dal punto di vista tecnico, per la produzione meccanica in serie e importantissimo, dal punto di vista sociologico, per l'accordo che implica, da parte della massa dei consumatori, circa la forma più appropriata e più standardizzata di certi oggetti".


A Gropius  (dopo l'avvento del nazismo Gropius si trasferì prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti dove continuò, sia puro con minor rigore la sua opera), cui si devono tra l'altro la costruzione nel 1923 a Dassau, della sede della Bauhaus, capolavoro dell'architettura funzionale, si affiancò un altro insigne artista, Ludwig Mies Van Der Rohe (1886-1969) famoso per le progettazioni di grattacieli, visti come involucri di vetro sostenuti da una struttura metallica. 




Deve essere, infine, citato colui che, uscito dalla Bauhaus, doveva affermarsi come il più grande disegnatore industriale (o, come si usa dire oggi, 'designer'): Marcel Breuer (1902-1962).

Si devono appunto a lui i diffusissimi mobili in tubi metallici, considerati come vere e proprie strutture architettoniche.



In Russia, la nuova architettura sovietica ha un preciso punto di riferimento nel progetto per iI "Monumento alla Terza  Internazionale" (1919) esempio di ciò che verrà definito 'costruttivismo'.

 In breve, questa tendenza punta sul 'mescolamento' di tutte le arti, architettura, scultura a grandi dimensioni, scenografia, pittura.

Significativamente, proprio un architetto, pittore e grafico nello stesso tempo, ne fu il massimo esponente: El Lisitskij (1890-1941).

Una audacissima geometria sta alla base della concezione architettonica e figurativa del 'costruttivismo', ad esaltazione della razionalità rivoluzionaria e ad immagine di una società proiettata nel futuro.



A partire dal 1917 si afferma, in Olanda, un movimento di avanguardia, detto neo-plasticisrno (De Stijl). Ideologia di questa corrente è il rifiuto di una storia e di una tradizione che portano con sé il germe della guerra. Da qui la proposta di rimuovere dall'ambiente tutte le forme legate alla tradizione e di crearne di nuove. Nella pratica, i neoplastici utilizzano pezzi prefabbricati, usano i colori con lo stesso criterio col quale si impiegano i materiali edilizi, adoperano insomma tutto ciò che hanno a disposizione. Gli edifici sembrano seguire la logica delle costruzioni-giocattolo dei ragazzi, come se fossero realizzati, in libere forme, da coloro stessi che devono abitarli.

De Stijl - di cui i rappresentanti maggiori furono G. T. Rietveld (1888- 19641)..., J. P. Oud (1890-1963)..., Cornelis van Eesteren (Alblasserdam, 4 luglio 1897 – Aldaar, 21 febbraio 1988)  - occupa una posizione di chiaro prestigio nell'architettura moderna.


Se la natura è il luogo dove si vive, se è la sede del tempo e della storia, bisogna allora risolvere il problema del modo in cui gli uomini organizzano materialmente la loro esistenza, il loro rapporto con la natura stessa. Nessuno schema prefissato, dunque, ma interpretazione delle diverse realtà ambientali alle quali adeguare poi le soluzioni architettoniche.
Questo, in sostanza, il criterio che è alla base della nuova architettura dei paesi scandinavi, dalla quale emerge la figura del finlandese Alvar Aalto (1898), la cui opera vastissima ha una manifestazione di assoluto valore nella progettazione del piano regolatore della città di Rovaniemi (Finlandia).

La tendenza della giovane cultura americana a differenziarsi da quella europea e a proporre una propria scala di valori, si palesa anche in architettura soprattutto attraverso le geniali intuizioni di Frank Lloyd Wright (1869-1959).
Questi aveva esordito in polemica con il gigantismo che sembrava presiedere alla crescita delle metropoli statunitensi, proponendo la realizzazione di aree residenziali, armoniosamente inserite nell'ambiente naturale - la campagna, in modo specifico - per consentire agli abitanti un contatto non occasionale con la natura e il godimento di uno spazio sufficiente, affrancato dalla congestione dei quartieri urbani. Wright cioè rifiutava il condizionamento imposto dal vorticoso giro d'affari delle città e dalle pretese dei magnati dell'industria, preferendo accordare il suo interesse alle esigenze degli strati cittadini del ceto medio.
Egli concretò questa sua visione nelle Prairies Houses (case della prateria), tentando di risolvere il problema del rapporto tra forme architettoniche e ambiente naturale. In seguito le posizioni di Wright si evolsero, pesando su di lui molteplici influenze culturali (come quelle orientali, ad esempio, cui si ispirerà costruendo a Tokio l'Hotel Imperiale) che Io indurranno a sperimentare forme e metodi costruttivi nuovi.





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mercoledì 15 maggio 2013

NICHOLAS GRIMSHAW - Architetto britannico (British architect)

Sir Nicholas Grimshaw


     
Sir Nicholas Grimshaw (Hove, 9 ottobre 1939) è un architetto britannico.
Grimshaw ha frequentato inizialmente l'Edinburgh College of Art, completando poi la sua formazione nel 1956, presso l'Architectural Association di Londra. Ha lavorato in società con Terry Farrell fino al 1980, anno in cui le loro strade si sono separate e Grimshaw ha fondato lo studio Grimshaw & Partners. 

Il progetto della Service Tower a Londra (1967), ha previsto lo trasformazione di sei caseggiati
senza servizi sanitari in una residenza studentesca. La soluzione ideata in questo caso è stata una torre di servizio cui si accede mediante una rampa di scale spiraliforme. 
   
Grand Union Walk a Camden, Londra


    
Nelle case a schiera sulla Grand Union Walk a Camden, Londra (1988) si registra un singolare
utilizzo della luce. Il lato sud delle abitazioni è senza finestre, mentre il lato prospiciente il canale presenta muri caratterizzati dal contrasto tra vetro e metallo, con lucernari circolari in grado di garantire che la luce filtri in abbondanza dentro gli edifici. 
   
Vitra a Weil am Rhein, in Germania 


    
Rilevanti progetti di architettura industriale sono stati elaborati per la ditta Miller a Bath, in Inghilterra (1976), per la ditta produttrice di mobili Vitra a Weil am Rhein, in Germania (1981), e per il Financial Times Printshop a Londra (1988). 

A Grimshaw si deve lo creazione del padiglione inglese per I'Expo '92 di Siviglia, progettato come una "cattedrale d'acqua", con una cascata, pannelli solari alla sommità del tetto e un interno futuristico che coniugava tecnologia d'avanguardia e suoni che riproducevano quelli naturali. 

Grimshaw impiega spesso strutture edilizie prefabbricate, lasciando a vista gli elementi portanti, come nel caso degli uffici centrali e dello stabilimento progettati per la lgus di Colonia, in Germania (1993). 
Componenti dello struttura del tetto sono appesi a due pilastri gialli a forma di banana che aggettano sullo facciata. 

Lo stesso anno Grimshow ha realizzato il palazzo della Western Morning News a Plymouth, in Inghilterra (1993), e ha disegnato l'ampliamento della stazione di Waterloo a Londra (1993). 

L'Eden Proiect in Cornovaglia, Inghilterra (1996-2001), è stato concepito come una mostra di botanica in cui le piante sono state esposte in "capsule", tipo serre, a clima controllato, con le intelaiature in acciaio inossidabile. Scopo del progetto era illustrare la dipendenza dell'uomo dalle piante e la loro varietà.


OPERE DI GRIMSHAW

1980 - Sede della BMW, Bracknell 
     


    



    
1988 - Centro ricerche Rank Xerox, Welwyn Garden City 
   


    
1988 - Stockbridge Leisure Centre, Liverpool

1989 - Bibliothèque Nationale de France, Parigi, Francia

1992 - Padiglione inglese all'Expo '92, Siviglia, Spagna
   
   

   
     
    
1994 - RAC Regional Headquarters, Bristol 
   


     

    


    

1998 - Terminal 3, Aeroporto di Heathrow 

1998 - North Woolwich pumping station, London Docklands

1999 - Bilbao Bus Station, Bilbao, Spagna
  
       


   
     
   
2001 - National Space Centre, Leicester
  
2003 - 25 Gresham Street, London 
   
  


   
      
   
2006 - Caixa Galicia Art Gallery, La Coruña, Spagna
     



  

     
2007 - University College London Cancer Institute