domenica 30 giugno 2013

UNA GITA A VARSAVIA (A trip to Warsaw)

Chiesa di Santa Croce

   
VARSAVIA è la capitale della Polonia e capoluogo del voivodato omonimo. Principale centro economico della Polonia, si estende sulle due rive della Vistola, a monte della confluenza del Bug, al punto d'incontro di importanti vie di comunicazioni terrestri, aeree e fluviali provenienti dall'Europa occidentale e orientale.
  
Cattedrale di San Giovanni
  
Varsavia è un importante mercato agricolo ed è anche sede di industrie meccaniche, tessili, elettrometallurgiche. È un grande nodo ferroviario; possiede un aeroporto (Okecie) ed è sede universitaria. La città, ricca di monumenti e palazzi in gran parte opera di architetti italiani, fu grandemente danneggiata nel corso della seconda guerra mondiale. E' stata ricostruita alternando quartieri industriali a zone residenziali.
  
Palazzo Krasinski
   
Tra gli edifici conservati: la chiesa di Santa Croce; il Castello Belvedere (X\/II-XIX secolo), il Palazzo Krasinski (XVII secolo), la Cattedrale di San Giovanni; notevole anche il Palazzo Lazienki con il suo grande parco.
  
Palazzo Lazienki

   
Menzionata la prima volta come villaggio (Stare Miasto) nel 1224, dal 1609 fu residenza dei re di Polonia. Contesa a lungo tra Polacchi, Sassoni, Svedesi e Russi, venne assegnata alla Prussia nel XVIII secolo. Nel 1806 fu occupata dai Francesi e divenne capitale di un ducato napoleonico che, nel 1814, fu unito al Regno di Polonia, allora soggetto alla Russia.
Dopo la prima guerra mondiale divenne capitale della Repubblica Polacca. 
  
La sirena, simbolo di Varsavia
   
Nel corso della seconda guerra mondiale subì l'invasione dei Tedeschi, preceduta da un bombardamento (settembre 1939), che la sconvolse quasi completamente. Gli occupanti nazisti adottarono verso gli abitanti della città una politica terroristica ed eseguirono (aprile 1943) la distruzione totale del ghetto, dove centinaia di migliaia di Ebrei avevano organizzato una resistenza armata. Il 1° agosto del 1944 l'armata nazionale polacca, comandata dal generale Bor, insorse: la repressione tedesca fu feroce. I cittadini resistettero accanitamente, ma il 20 ottobre furono costretti alla resa. I nazisti tedeschi deportarono tutti gli abitanti e completarono la distruzione della città. Solo il 17 gennaio 1945 truppe sovietiche entrarono in Varsavia e la occuparono.
  
Statua di Chopin - Palazzo Lazienki


   
La fisionomia di Varsavia si articola in una ricca gamma di soluzioni architettoniche, che testimoniano l'avvicendarsi delle epoche e degli stili. Tra la produzione edilizia recente, spicca il Palazzo della Cultura e della Scienza.
   
Palazzo della Cultura e della Scienza
  
Originariamente la città di Varsavia sorgeva in posizione sopraelevata, seguendo nel suo sviluppo la direttrice parallela alla riva sinistra della Vistola. A partire dal XVIII secolo la città si è estesa trasversalmente rispetto al corso del fiume.
  
La sirena di Varsavia sulla Vistola 


   

Il centro storico di Varsavia fu raso al suolo nel 1944, durante l'occupazione tedesca della Polonia. In seguito, venne ricostruito con cura. In mancanza di altri riferimenti, gli architetti hanno preso spunto dai dipinti di un pittore veneziano, Bernardo Bellotto detto il Canaletto, morto a Varsavia nel 1780, che decorò una sala del palazzo reale con 23 minuziose riproduzioni del centro storico.
  
Castello Belvedere





   
VEDI ANCHE . . .

VARSAVIA - Nei dipinti di Bernardo Bellotto detto il Canaletto

PALAZZO LAZIENKI - Varsavia


venerdì 28 giugno 2013

ITACA - L'isola di Ulisse (Ithaki - The island of Ulysses)

Itaca - L'isola di Ulisse
   
Se qualche dubbio o molti dubbi sono sorti nel tentativo di identificare alcune isole ionie nominate da Omero, quali Dulichio, Same, Cefallenia, certa appare invece l'identificazione dell'antica Itaca con l'odierna isola di Ithaki
  


   
Rocciosa, lunga circa 24 km. e larga da 5 a 6 è separata a ovest dall'isola attuale di Cefalonia (antica Same?) da un canale largo da 2 a 4 km. Una strozzatura rocciosa larga un chilometro la divide in due parti.
  
Kioni

   
La costa di Itaca sul canale è quasi rettilinea salvo la baia di Porto Polis; scendendo da nord a sud si incontra lo stretto istmo che separa il canale dal golfo di Molo, sulla costa orientale. Qui si alza il monte Aetos, sulla cui cima sorgeva I'antica cittadella di Alalcomenai, nella quale lo Schliemann, alle sue prime ricerche, credette a torto di scorgere il castello di Ulisse. 
L'estremità meridionale dell'isola è più bassa; vi si apre il porto di Sant'Andrea, dove probabilmente Telemaco e il suo equipaggio sbarcarono alle prime ore del mattino, nel viaggio di ritorno da Pilo.
  
Frikes


   
Risalendo la costa orientale si trova oggi il porto Ligia e la fonte Parapigadi. In questi pressi sorge l'antica pietra del Corvo e la fonte sarebbe la fonte Aretusa, nei cui pressi, più a sud, nel pianoro di Marathia sono state localizzate le stalle di Eumeo.
  
Vathy - Itaca


     
Si giunge finalmente all'odierno porto Vathy, individuato generalmente per il porto di Forco, nel quale la nave dei Feaci sbarcò Ulisse, ancora immerso nel sonno, nel suo ultimo tragitto verso la patria. Nei pressi di questo porto, ma più lontana di quanto non appaia nel poema dell'Odissea, si è creduto di individuare anche la grotta delle Ninfe, che si presenta oggi con una stretta imboccatura (m. 1,20 X m. 0,60) e nell'interno della quale, rischiarato da un buco sulla volta, appare anche il secondo ingresso, quello degli Immortali, secondo Omero.
  
Gidaki


    
La città di Ulisse, invece, doveva trovarsi nella parte nord dell'isola, accanto all'odierno villaggio di Stavros, in un bel pianoro che digrada fino al mare a Porto Polis, donde si scorge
nel canale I'isolotto di Daskalio, forse l'isoletta Asteride, presso la quale i Proci attesero invano il ritorno di Telemaco, per ucciderlo.
  
Porto Polis


   
Più a nord, verso il massiccio di Exoi (Exogi) si è voluta ubicare la fattoria di Laerte ed oggi, nei paraggi, sorge anche un piccolo museo contenente il materiale archeologico trovato nella zona.
  



mercoledì 26 giugno 2013

FILIPPO BRUNELLESCHI E LA CUPOLA DI SANTA MARIA DEL FIORE (Dome of Saint Maria of Flower)

Cattedrale Santa Maria del Fiore

    
Filippo Brunelleschi (1377-1446), il primo artista che dopo un attento esame delle rovine di Roma richiamò alla vita le forme architettoniche dell'antichità, donò a Firenze il suo capolavoro: la cupola della Cattedrale Santa Maria del Fiore.


Nella primavera del 1419 ci fu il concorso per il progetto della cupola della Cattedrale di Firenze. Vi concorsero genti di tutte le lingue; e ja, oui, yes, sì, alla grazia, yo vos digo...

Barbe, facce rase, cappucci, cappelloni, compassi, rotoli, scartoffie, modellini; e speranza, invidia, presunzione, rabbietta... Ad uno ad uno quei solenni ingegneri e architetti sono chiamati davanti alla commissione.

- Qual'è il vostro progetto per questa nostra grande opera ?

Se ne sentirono di tutti i colori. Uno voleva la cupola fatta di pietre spugnose per alleggerirla: una cupola di sughero, che il vento un bel giorno poteva anche portarsi via. Un altro proponeva una travatura che ci sarebbe voluto un bosco per costruirla. Un tedesco intendeva fare tutto un apparato di pilastri... Ci fu chi propose un pilastro nel mezzo e la cupola avvitata su quel perno immenso, come un fungo sul gambo!
  


    
Sentiti tutti quei sapientoni, i commissari erano un po' sconcertati da tante stravaganze.

- E voi, messer Filippo, non avete niente da proporci?

- Io, per me, - disse pacatamente Filippo, - credo che la Cupola si possa elevare senza tante favole di legnami, pilastri e montagne di terra: e sarà anche facile da fare. Le armature se le tengano i Lanzichenecchi: per la Cupola bastano l'ardire e la vera conoscenza dell'architettura.

Queste parole suscitarono una tempesta di proteste fra i concorrenti.
Come poteva un omiciattolo di quello stampo schernire i progetti di tanti maestri titolati dell'arte ?

- Ridete pure, - disse infine Brunelleschi, - e tenetemi per sciocco. Ma io vi dico che c'è un solo modo di costruirla, la Cupola; ed è quello che tengo in questa mia umile testa, col vostro permesso. Sarà a sesto acuto, doppia, a due calotte, in modo che fra l'una e l'altra corrano le scale e si cammini: e gli otto spicchi saranno incatenati tra loro da morse di pietra che, viste dal di fuori, saranno i più snelli e gagliardi costoloni del mondo. Questa Cupola io la vedo così: la più alta, la più grandiosa fra quante esistano. Di dentro sarà come un cielo dorato di mosaici. Quando me la sogno di notte, vedo gli uccelli che roteano intorno alla lanterna  traforata come un gioiello, e le faville del sole che infocano i vetri.
  
 Spaccato della cupola di Santa Maria del Fiore
   
E l'incarico della Cupola, quell'incarico per cui è stato creato creato, per cui egli era vissuto, aveva tanto lottato e sofferto, venne dato finalmente a lui. Capomastro, governatore della Cupola! 
La Cupola sorse lentamente, piena di grazia nella sua maestà, di leggerezza nella sua forza, di freschezza nella sua linea purissima... 
La Cupola del Brunelleschi era diventata una città vera e propria, perduta nel regno delle colombe e delle rondini. Lassù si lavorava, si mangiava, si beveva e si dormiva. Aveva fatto aprire cucine e osterie, e l'odore della cipolla fritta e dell'arrosto si spandeva in quelle altezze vertiginose. La notte si cantavano canzoni e stornelli, sotto il cielo gremito di stelle; di giorno risonava la lieta sinfonia del lavoro, lo squillo degli scalpelli, il cigolio delle carrucole, il vociare degli operai. E dappertutto, quasi avesse il dono dell'ubiquità, quello sparutino, l'animatore, il genio bonario e arguto del miracolo: il Brunelleschi infaticabile, che respirava la gioia di veder sorgere quell'immenso lavoro, quella volta paurosa, senza l'aiuto d'una trave o d'un puntello!
E che pazienza, che scrupolo, e che cura materna nei minimi particolari della sua creazione colossale! Sceglieva i mattoni ad uno ad uno, per vedere se ci fosse un pelo o un'incrinatura!
La creazione della Cupola, durata dodici anni, dal 1425 al 1436, è cosa tanto mirabile che pone un po' nell'ombra le altre opere architettoniche di Filippo; la Facciata dell'Ospedale degli Innocenti a Firenze..., la Sacrestia vecchia..., il Chiostro e l'interno della chiesa di S. Lorenzo..., la Cappella de' Pazzi nel Chiostro di S. Croce..., la chiesa di S. Spirito..., e il Palazzo Pitti col ciclopico rivestimento di blocchi di macigno appena scalpellato.

Lo stile architettonico del Brunelleschi è quanto di più puro e di più elegante ci abbia dato  il  Rinascimento..., è veramente I'antico reso italiano, la severità romana sposata alla grazia fiorentina.
  
 Cupola di Santa Maria del Fiore

domenica 23 giugno 2013

LA SCOPERTA DELL'AMERICA - Cristoforo Colombo (The discovery of America - Christopher Columbus)

Ritratto di Cristoforo Colombo eseguito da Sebastiano del Piombo, 1519


Formazione delle grandi monarchie

I grandi Stati nazionali europei, del cui formarsi era stato testimone il XIII secolo, consolidano nel '400 la loro struttura e fisionomia.
Le monarchie, che si valgono dell'appoggio della borghesia e ne esprimono sostanzialmente gli interessi, vincono sul  terreno politico la lotta contro le ultime, grandi feudalità.

Lo Stato nazionale francese è definitivamente compiuto da Luigi XI che sconfigge, tra il 1476 ed il 1477, i feudatari.
Nel 1469, sotto Ferdinando d'Aragona, la Spagna è riunita, quasi per l'intera estensione del suo territorio, in un unico Stato.
Con il predominio della Casa dei Tudor si consolida la nazione inglese, mentre, in Portogallo, Enrico il Navigatore getta le fondamenta di un impetuoso sviluppo politico ed economico del suo paese.

Ciò che Comuni e governi autonomi delle città non riuscirono a fare, riescono a realizzarlo gli Stati nazionali: offrono alle borghesie una comune base d'interesse.

Dalla fine del secolo XV la scoperta dell'America e le grandi imprese dei navigatori rivoluzioneranno il mercato mondiale.

La borghesia italiana, che nel commercio con I'Oriente aveva costruito le proprie fortune, subisce un duro contraccolpo. Portoghesi e Spagnoli iniziano l'era della colonizzazione: comincia la spartizione del mondo tra le prime potenze che già possono definirsi capitalistiche. (capitalistiche: da capitalismo, sistema economico basato sull'impiego del capitale per ottenere "profitto". Nel sistema capitalistico, la proprietà dei mezzi di produzione è di coloro che hanno investito i capitali).

Da questa spartizione la borghesia italiana resterà completamente tagliata fuori.
  



Cristoforo Colombo

Verso la fine del XV secolo gli europei, per sottrarsi al predominio marittimo dei Turchi, che controllavano praticamente I'intero Mediterraneo e le rotte d'accesso all'Oceano Indiano, si misero alla ricerca di altre possibili vie di comunicazione. Tra i vari progetti, oltre quello sulla circumnavigazione costiera dell'Africa (realizzata poi da Vasco De Gama) ve ne era uno fondato sulla ipotesi di un "passaggio" verso Ovest, per raggiungere la Cina dalla parte opposta a quella tradizionale. Naturalmente tale progetto presupponeva la convinzione che la terra fosse sferica.

Per nulla turbato dalla descrizione dei probabili e terrificanti pericoli cui sarebbe andato incontro, un navigatore genovese, Cristoforo Colombo - nato nella città ligure il 1451 - si dichiarò disposto ad affrontare impresa e rischi.
Colombo non era certo uno scienziato, ma credeva nel la rotondità della Terra. A rafforzare i suoi convincimenti era intervenuto, con una lettera, il matematico e astronomo fiorentino Paolo Toscanelli (1397-1482).

Per dieci lunghi anni Colombo vagabondò, privo di mezzi, alla ricerca di appoggi: fu in Francia e in Inghilterra, in Spagna e in Portogallo. Il più delle volte fu trattato da pazzo e da scriteriato. Alla fine i sovrani spagnoli Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, concessero a Colombo iI minimo indispensabile per realizzare la fantastica impresa.

Con una nave da cento tonnellate e due "2 alberi" ancora più piccoli - le famose "tre caravelle", Nina, Pinta e Santa Maria - Colombo partì da Palos, presso Cadice, il 3 agosto 1492.

Dopo tre mesi di. durissima navigazione, il 12 ottobre 1492, le tre imbarcazioni presero terra sull'isola di Guanahani (oggi Watling) che Colombo battezzò San Salvador.
L'ammiraglio ignorava d'aver raggiunto un continente sino allora sconosciuto, né lo seppe mai. Era certo d'aver messo piede sul suolo asiatico: Nuove Indie, infatti, fu il nome dato a quelle terre.

Dopo questo primo, eccezionale viaggio, durante il quale Colombo toccò anche le isole di Cuba e di Haiti (chiamata Hispaniola dagli scopritori) iI navigatore genovese effettuò altre tre spedizioni sbarcando (1493-1495) nelle Piccole Antille e nella Giamaica, nella Penisola di Paria (1500) ed in Colombia (1502-1504).

Da queste imprese sensazionali Colombo - una personalità tra le più ricche di fascino della storia dell'umano progresso - non trasse che sventure. Povero e dimenticato, morì a Valladolid il 1506.
  


    
Le conseguenze della scoperta

La scoperta dell'America segna, di fatto, l'inizio di una epoca. Si deve tener conto che nello stesso periodo il portoghese Vasco de Gama raggiungeva l'India (1498) via mare, dopo aver doppiato I'estremità meridionale dell'Africa. 
I veneziani Giovanni e Sebastiano Caboto approdavano in Florida e nel Labrador, mentre Amerigo Vespucci (in suo onore iI nuovo continente sarà chiamato America) costeggiava il Messico.

II mondo stava per abbandonare le antiche strade; il Mediterraneo cessava di essere il ponte tra occidente e oriente.
Per effetto di queste scoperte assurgevano al ruolo di grandi potenze Spagna e Portogallo; Più ancora quest'ultima cui le imprese di Vasco de Gama avevano assicurato un enorme impero coloniale.

Le ricchezze delle Nuove Indie (o West Indies, Indie occidentali) fanno dell'Atlantico una nuova grande via di comunicazione e di traffico: tutti i porti situati sulle coste dell'Ovest europeo - Cadice, Lisbona, Londra, Amsterdam - acquistano un posto d'eccellenza nel commercio mondiale.

Le conseguenze delle scoperte geografiche saranno di incalcolabile portata sia nelle ripercussioni immediate di ordine politico ed economico che in quelle a più lungo termine, nei secoli a venire. Una nuova ripartizione del mondo è in atto.

Le Repubbliche marinare e le città italiane, già ricche e splendide, vanno incontro ad una fatale decadenza. L'Italia, divisa in numerosi piccoli Stati privi di difesa, è esposta al gioco politico ed economico delle grandi potenze europee. Si preparano lunghi secoli di asservimento allo straniero.
La crisi della società italiana non poteva non riflettersi, in prospettiva, sulla sua cultura e civiltà. Ma per tutto il 1400 e poi con l'età piena del Rinascimento l'Italia sarà il centro intellettuale e artistico dell'Europa intera
  

   
Lo sbarco di Colombo a Guanahani

Del viaggio di Colombo che si concluse con l'approdo sul nuovo continente esiste una ricostruzione fatta dal figlio Ferdinando (che fu a fianco del padre nella sua quarta spedizione) sulla base, evidentemente, del racconto e della testimonianza paterni. Di questa ricostruzione è andato smarrito l'originale in spagnolo (così come non si è trovato l'originale del diario di Colombo). Ne è rimasta una traduzione italiana fatta a Venezia nel 1571 e che ha per titolo: Historie di Fernando Colombo, nelle quali s'ha particolare e vera relazione della vita e de' fatti dell'Ammiraglio Cristoforo Colombo, suo padre.

La narrazione di Fernando comincia dalla partenza dell'ammiraglio dall'Isola della Gran Canaria e segue minuziosamente le vicende della traversata dell'Atlantico.
Alla sera deIl'11 ottobre del 1492 il marinaio Roderigo De Triana avvista per primo, da bordo della Pinta che s'era spinta avanti essendo più veloce delle altre, una scura striscia all'orizzonte e lancia il suo grido famoso: "Terra, terra". 
E' notte ormai e si decide di gettare le ancore e attendere il giorno per I'ultimo atto dell'impresa: lo sbarco. Ma ecco come descrive Fernando il grande momento:

"Venuto adunque il giorno videro che era un'isola di 15 leghe di lunghezza (lega: misura di lunghezza che varia, a seconda dei paesi, da  4 a 6 Km..., qui si deve però intendere lega marina, pari a 5 km e mezzo), piana, e senza montagne, piena di alberi molto verdi e di bellissime acque, con una gran laguna in mezzo, popolata da molte genti, che non con minor desiderio concorrevano alla marina tutti stupiti e maravigliosi per la vista dei navigli credendo che fossero alcuni animali; e non vedeano l'ora di saper certo che cosa fossero. Né i cristiani men fretta avean di saper chi essi fossero: iI desiderio de' quali tosto fu soddisfatto: perciocché di subito, messi i ferri (le ancore) nell'acqua, lo Ammiraglio dismontò in terra con la barca armata e con lo stendardo reale spiegato.
Il medesimo fecero i capitani degli altri due navigli, dismontando nelle loro barche con la bandiera dell'impresa, ch'era dipinta d'una croce verde con una F da una parte e dell'altra avea alcuni coronati (stemmi) per memoria di Ferdinando e di Isabella.
E, avendo tutti reso grazie a Nostro Signore, inginocchiati in terra, e baciatala con lagrime di allegrezza per l'immensa grazia ch'egli lor aveva fatta, lo Ammiraglio si levò su e mise nome a quell'isola San Salvatore. Poi con la solennità e parole che si ricercano tolse il possesso in nome de' Re Cattolici, presente molta gente della terra che vi si era ridotta: e per conseguenza i cristiani accettarno lui per Ammiraglio e Vicerè e gli giurarono ubbidienza, come a colui che già rappresentava la persona delle Loro Altezze, con tanta allegrezza e piacere quanto di così fatta vittoria era giusta cosa che avessero; chiedendogli tutti perdono delle ingiurie che per la lor paura e incostanza gli avevano fatte (allusione al malcontento e alla sfiducia che, durante la traversata, s'erano impadroniti dell'equipaggio). 
Alla qual festa e allegrezza essendo concorsi molti indiani e vedendo l'Ammiraglio che era gente mansueta, quieta, e di grande semplicità donò loro alcuni cappelletti rossi e corone di vetro le quali essi si mettevano al collo; e di altre cose di poca valuta, che da lor furono stimate assai più che se fossero state pietre di molto prezzo".
  



sabato 22 giugno 2013

IL VULCANO ETNA (Mongibello) - Sicilia


   
L'Etna, chiamato anche Mongibello (Mungibeddu o 'a Muntagna in siciliano), è situato sulla costa nord-orientale della Sicilia, a nord di Catania; è il vulcano più alto d'Europa (3.340 metri) ed è uno dei principali vulcani attivi della terra. Questo massiccio vulcanico nacque verso la fine del Quaternario nel luogo dove era un grande golfo marino e, nel corso dei millenni, assunse la caratteristica forma a cono piuttosto schiacciato, interrotto da coni avventizi e valli di schiacciamento (valle del Bove e valle di Calanna). 
Il cono terminale si alza a circa 2.900 metri dall'altopiano dell'antico cratere ed è formato da un insieme di crateri fra loro indipendenti. 
  
L'Etna, visto dalla campagna di Randazzo

  
La parte terminale è ricoperta di neve per buona parte dell'anno.
Alle quote più basse le falde del monte sono ricoperte da una ricca vegetazione e sono intensamente coltivate (agrumi, viti, peri e meli) fino ai 1.700 metri. 
A quest'altitudine si incontrano splendidi boschi di pini e larici. 
Verso i 2.000 metri il paesaggio subisce un brusco cambiamento dovuto alla diminuzione delle acque, abbondanti invece a quote inferiori. 
I pascoli e i cespugli di ginepro e di astragalo etneo (spino santo) scompaiono dopo i .2.400 metri. 
  


   
Fra le molte eruzioni dell'Etna ricordo quella del 475 a.C. 
E' legata alla leggenda secondo cui il filosofo Empedocle, che si era ritirato in meditazione sul vulcano (Torre del Filosofo), morì inghiottito dal cratere centrale. 
  


   
La maggiore eruzione fu quella del marzo-luglio 1669 che creò il gruppo dei Monti Rossi presso Nicolosi e si ebbe lo sprofondamento del cratere centrale: un mare di lava invase Catania e si inabissò nel mare. 
  


   
Fra le eruzioni più recenti cito quelle degli anni '70 e '80 del secolo scorso durante le quali si aprirono nuovi crateri e nuove bocche eruttive. 
Durante l'eruzione del 1983 si effettuò il primo esperimento di deviazione artificiale del flusso di lava e fu ripetuto, con tecniche diverse e con maggior successo, durante l'eruzione del 1992.
  
Parco dell'Etna - Zafferana Etnea


    
Nel marzo 1987 veniva istituito il Parco dell'Etna che si estende su una zona di 50.000  ettari comprendente 18 comuni e divisa in quattro zone. 

Una strada asfaltata e una funivia conducono a un osservatorio, situato a 2.942 metri, alla base del cratere centrale.
  
Parco dell'Etna 


   
L'Unesco ha inserito l'Etna nel patrimonio mondiale dell'umanità definendolo come uno dei vulcani "più emblematici e attivi del mondo".
  



domenica 16 giugno 2013

RIJKSMUSEUM - Amsterdam



  
Il Rijksmuseum di Amsterdam

Il museo fu fondato nel 1808 ad Amsterdam da Luigi Bonaparte, che trasferì una raccolta di 225 dipinti dal National Museum dell'Aia e ne aggiunse altri provenienti da edifici pubblici. Nello stesso anno furono inoltre acquistati numerosi dipinti da collezioni private, che, insieme alla donazione di sette quadri da parte della città di Amsterdam, contribuirono ad aumentare il valore delle raccolte del Museo. 

ll primo catalogo fu pubblicato nel 1808 ad opera del direttore Cornelis Apostool. 
Nel 1885 le collezioni vennero trasferite nell'edificio che attualmente ospita il museo, eretto da P. J. H. Cuypers in stile neo-gotico. 

ll Rijksmuseum conserva le testimonianze più significative della pittura dei Paesi Bassi dalle origini al XIX secolo.
  
Adorazione dei Magi 
Geertgen Tot Sint Jans
Olio su tavola cm 91,6 x 71,8
   
Tra i primitivi troviamo opere di Geertgen Tot Sint Jans (1460 circa - 1488 circa)..., del Maestro della Vergine, di Luca di Leida, di Jan Mostaert, del Maestro di Alkmaar, di Dirk Jacobz. 
   
   
Isaak Abrahamsz Massa e Beatrix van der Laen 
Frans Hals (1622)
Olio su tela  cm 140 x 166,7

    
Ritratto di Maritge Voogt(1639) Frans Hals
Olio su tela cm 128 x 94,5
      
Ritratto di Lucas de Clercq(1635) Frans Hals
Olio su tela cm 126,5 x 93
Notevoli sono i ritratti di Fans Hals tra cui i più importanti sono i ritratti di Isaak Abrahamsz Massa e Beatrix van der Laen ..., Maritge Voogt..., Lucas de Clercq.




La sezione più ricca è quella riguardante i paesisti del '600 e comprende:
  
Mercante di pesci 
(1672) -  Adriaen van Ostade  
Olio su tela di canapa cm 36,5 x 39,5




      
Cascata (1660-1670)
 
Jacob van Ruysdael
Olio su tela cm 142,5 x 196

    
Pesaggio invernale  (1665-1670)
 
Jacob van Ruysdael
Olio su tela cm 42 x 49,7





   
Aelbert Cuyp

Paulus Potter ("Orfeo e gli animali")

Karel Dujardin ("Contadina di fronte alla fattoria")


  
RONDA DI NOTTE ( The Night Watch ) - Rembrandt (Vedi scheda)
  
 I sindaci dei drappieri 
(1662) Rembrandt
Olio su tela cm 191,5 x 279

    
Lezione di anatomia del Dottor Deyman  
(1656) Rembrandt
Olio su tela cm 100 x 134

Di Rembrandt il museo conserva numerose opere tra cui La Ronda di notte..., I sindaci dei drappieri..., Lezione di anatomia del Dottor Deyman..., La profetessa Anna..., Ruth e Booz...,  e alcuni ritratti del figlio Titus. 


Notevoli sono anche le opere dei seguaci di Rembrandt tra cui Ferdinando Bol, Karel Fabritius, Gerrit Don. 


  
La lattaia 
(1659 circa) - Jan Vermeer
Olio su tela cm 45,4 x 40,6
  
La lettera 
(1669) - Jan Vermeer
Olio su tela cm 44 x 38

Da ricordare sono inoltre alcuni dipinti di Jan Vermeer: La lattaia..., La lettera


   
Madonna col Bambino 
(1512-1517) - Cima da Conegliano
Olio su tavola cm 83 x 68
  
Giuditta con la testa di Oloferne
(1495-1500) - Sandro Botticelli

Tempera su tavola 
cm 36,5 × 20
   
Madonna con Bambino
(1490-1520) - Giovanni Bellini

Olio su tavola 
cm 23,5 × 19,5
   
Maria Maddalena
(1480-1490) - Carlo Crivelli 
Tempera e oro su pannello cm 152 x 49
L'arte italiana è rappresentata da Botticelli, Bellini, Filippo Lippi, Carlo Crivelli e altri.



Di grande importanza è infine il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, annesso al museo, che contiene più di quattrocentomila pezzi.