giovedì 6 giugno 2013

LE SCOPERTE GEOGRAFICHE (The geographical discoveries)

    
Stiamo vivendo nell'era spaziale: l'uomo è riuscito ad abbandonare, a bordo di un'astronave, il pianeta da lui abitato da tempo immemorabile. Non c'è dubbio che le più grandi potenze industriali e tecnologiche della Terra riusciranno ad estendere I'esplorazione del cosmo e ad ottenere dei risultati che solo fino a cinquant'anni fa sarebbero apparsi irraggiungibili o perseguibili soltanto con I'aiuto della più sfrenata fantasia. In questa situazione e con queste prospettive per I'immediato futuro sembra quasi impossibile che I'uomo, fino a qualche decennio fa, ignorasse ancora molte cose del suo pianeta natale. Eppure è proprio così: abbiamo completato l'esplorazione della nostra Terra solo da pochissimo tempo e solo da pochissimo tempo abbiamo potuto eliminare dalle carte geografiche i ben noti spazi bianchi che significavano "zone sconosciute": e per raggiungere questo risultato abbiamo dovuto percorrere un duro cammino irto di difficoltà e di delusioni e di incertezze.

Naturalmente esistono ancor oggi sulla Terra delle zone che presumibilmente non sono mai state percorse dall'uomo, basti pensare a certe impenetrabili foreste dell'Amazzonia o a certe regioni dell'Himalaia ricoperte dai ghiacci eterni. Tuttavia oggi conosciamo perfettamente anche queste zone e ciò grazie alle tecniche moderne di rilevamento, che, con I'aiuto della fotografia aerea e satellitare, ci permettono di costruire una dettagliata carta geografca di una regione sorvolandola semplicemente
con un aereo. 
Ovviamente ci sono dei particolari che possono essere individuati soltanto con l'esplorazione diretta, comunque possiamo affermare che la conquista de{la Terra è ormai un fatto compiuto e che, geograficamente parlando, essa non ci può più riservare alcuna sorpresa nè offrire alcuna novità da scoprire.

Questo risultato è stato però raggiunto soltanto dopo parecchi millenni di esplorazioni e di ricerche e rappresenta uno dei capitoli più affascinanti e romanzeschi della storia dell'umanità. E la storia delle scoperte geografiche presenta senz'altro degli aspetti di grande varietà dal momento che queste furono sempre vincolate a particolari necessità dei più disparati ambienti
culturali e sociali. Anche i motivi che spinsero gli uomini ad uscire dal loro limitato e consueto ambiente per cercare nuovi contatti e nuove terre, furono di varia natura. 
Non c'è dubbio che molti dei primi esploratori (se così possiamo chiamare i primi navigatori vissuti all'epoca degli imperi schiavisti) furono animati principalmente da uno straordinario spirito d'avventura e dal "fascino dell'ignoto", ma, osservando un po' meglio i fatti non è difficile accorgersi che alla base della loro attività pionieristica c'era la necessità di stabilire dei rapporti commerciali o di trovare fonti di materie prime o di individuare nuovi mercati. E' da questo punto di vista che vanno inquadrate le prime esplorazioni geografiche organizzate dagli Stati schiavisti dell'Asia Anteriore, cioè dai Sumeri, dai Babilonesi, dagli Assiri e dai Persiani.
Nel IV millennio avanti Cristo gli Egiziani esplorarono il Libano e stabilirono delle regolari linee di comunicazione per procurarsi il legno del cedro per i loro cantieri navali.
Ed è noto che i Cretesi stabilirono delle basi in Spagna per procurarsi lo stagno proveniente delle Isole Britanniche.  I discendenti dei Cretesi stabilirono nel II millennio a.C. dei proficui rapporti commerciali con i Fenici stanziati sulle ricche coste del Libano. Contemporaneamente navi greche percorrevano il Mediterraneo Orientale penetrando anche nel Mar Nero. Anche le località costiere del Mare del Nord e del Baltico erano collegate da una notevole rete commerciale. 
Per quanto riguarda le comunicazioni terrestri si sa che già nel III millennio a.C. era conosciuto ed utilizzato il Passo del Brennero come valico principale di quella "via dell'ambra" che collegava I'Italia al bacino dell'Elba ed alle regioni baltiche. Anche il salgemma austriaco veniva già a quei tempi trasportato a grandi distanze. 
Nella seconda metà del III millennio esistevano anche degli intensi scambi commerciali nell'Europa Orientale e tra le regioni costiere dell'Oceano Pacifico, e questi scambi contribuivano naturalmente ad approfondire le conoscenze geografiche ed etnologiche.

Qualcuno potrebbe chiedersi come abbiamo fatto a stabilire tutti questi fatti così remoti. La risposta è semplice: grazie a quella che scherzosamente è stata definita la "scienza di poi" e cioè grazie all'archeologia ed allo studio sistematico ed alla datazione precisa degli strati incontrati durante gli scavi. E' così che abbiamo potuto costruirci un quadro ben preciso dei primi viaggi, dei primi rapporti commerciali, delle prime scoperte geografiche.
Quadro che naturalmente diviene sempre più dettagliato man mano che ci avviciniamo alla nostra epoca. Sappiamo così che nel I millennio a.C. ci sono state alcune grandi spedizioni organizzate dai Fenici durante le quali essi scoprirono intorno al 1800 a.C. le Isole Canarie e Madera nell'Oceano Atlantico. 
Ma il più importante e più antico viaggio di esplorazione è rappresentato senz'altro dalla circumnavigazione dell'Africa, durata tre anni e compiuta per la prima volta da un gruppo di navigatori fenici partendo da Suez nel 529 a.C. per incarico del Faraone egizio Neco. 
Pochi anni dopo, nel 525 a.C., dalla colonia fenicia di Cartagine partiva la spedizione di Annone composta da ben 60 navi con I'incarico di esplorare la costa occidentale dell'Africa; essa si spinse infatti fino al Golfo di Guinea. Quasi contemporaneamente un altro cartaginese, Imilcone, raggiungeva le Isole Azzorre, il Mar dei Sargassi e, durante il viaggio di ritorno, le Isole Britanniche. Questo grande navigatore si spinse successivamente fino all'Atlantico Settentrionale, ma probabilmente fu vittima di un naufragio perchè non ritornò mai più in patria.

Quella parte della Terra che era conosciuta dagli antichi greci venne descritta per la prima volta in modo scientifico da Erodoto di Alicarnasso, intorno al 450 a.C. Questa descrizione si limitava all'Italia, alla Cirenaica, all'Egitto, all'Arabia, alla Persia ed alle coste settentrionali del Mar Nero. Poco dopo però le spedizioni militari di Alessandro il Grande, re di Macedonia, che portava sempre con sé un gran numero di sapienti e di studiosi, resero possibile la conoscenza di nuovi vasti territori che comprendevano le regioni asiatiche fino al Syr-Daria ed al bacino dell'Indo. 
Nel 330 a.C. il greco Pitea di Marsiglia iniziava un viaggio lungo le coste dell'Europa Occidentale e raggiungeva, alla ricerca della leggendaria Thule, le isole Britanniche, le Isole Shetland e la Norvegia.

Grandissimo fu il contributo che diedero i Romani, fondatori di un impero mondiale, alla conoscenza di vaste regioni dell'Europa. Nel primo secolo a.C., d'altra parte, i commercianti del bacino del Mediterraneo conoscevano già  l'Oceano Indiano, le coste dell'India, la Penisola di Malacca e la parte occidentale della Cina.

Con l'opera geografica di Tolomeo d'Alessandria, vissuto nel II secolo e con la massima espansione raggiunta dall'Impero Romano culmina la somma delle conoscenze geografiche raggiunte nell'antichità. L'Impero Romano infatti si estendeva dalle Isole Britanniche al Sahara, dall'Atlantico alle foci del Danubio e raggiungeva le coste del Golfo Persico; si conoscevano a quell'epoca le sorgenti del Nilo, i mari dell'Africa Orientale, il Mar Caspio, lo Amu-Daria ed il Syr-Daria e si sapeva dell'esistenza della Cina e dell'Arcipelago Malese.

Anche nel grande Impero Cinese le conoscenze geografiche avevano ben presto raggiunto un livello molto alto: nel II secolo a.C. erano già state aperte le famose "strade della seta" e nel I secolo a.C. navi cinesi facevano periodicamente la spola con l'India.

Con la caduta dell'Impero Romano e con l'avvento del sistema feudale, molte preziose conoscenze geografiche andarono perdute. Il risveglio dell'attività esplorativa è dovuto soprattutto ai navigatori normanni che nel IX e X secolo raggiunsero le zone più settentrionali della Scandinavia, nell'867 colonizzarono I'Islanda e nel 982 la parte meridionale della Groenlandia. Guidati da Leif Erikson essi scoprirono nel 1001 l'America e la chiamarono Vinland. Questi viaggi furono ripetuti varie volte ed estesi anche ad altre zone ma, per molti secoli rimasero del tutto sconosciuti.

I navigatori di Novgorod raggiunsero il Mare di Barents nei secoli XIII-XV spingendosi a Nord fino alle Isole Spitzberg, ad Ovest fino alla punta meridionale della Nowaja Zemlja e ad Est fino al Mare di Leptev. 
Nella seconda metà del XIII secolo il veneziano Marco Polo intraprese un grande viaggio in Asia che lo portò fino in Cina dove soggiornò per molti anni: al suo ritorno in Europa egli descrisse in un libro tutto ciò che aveva visto e le esperienze fatte. E si trattava di cose veramente nuove per gli europei: la carta moneta, i viali alberati ecc. 
Qualche anno prima anche due inviati del Papa, Carpini e Rubruk si erano recati in Asia ed avevano raggiunto la Mongolia.

Con l'espansione dell'Islamismo, furono gli Arabi a prendere, anche nel campo dell'esplorazione geografica, il posto dei Greci e dei Romani. 
Il più audace viaggiatore arabo fu Ibn Battuta che, tra il 1325 ed il 1349, visitò e descrisse l'Arabia, la Siria, la Mesopotamia, la Persia, il Turan, l'Afghanistan, I'India, la Cina, Sumatra, le coste del Mar Nero, il bacino del Volga fino a sud dell'attuale Volgograd e le coste dell'Africa Orientale. Pochi anni dopo egli organizzò una spedizione che, partita dal Marocco, raggiunse il bacino del Niger.

Nel XIV e XV secolo, con l'estendersi della potenza turca e con la caduta di Costantinopoli avvenuta nel 1453, l'Europa si trovò quasi completamente isolata dall'Asia. Contemporaneamente l'inizio del processo di formazione delle prime forme capitalistiche creava I'esigenza di trovare nuovi mercati e nuove fonti di materie prime perchè le classi dirigenti europee non volevano perdere le ricche merci, soprattutto spezie e preziosi, che fino a quel momento erano arrivate in Europa attraverso il Medio Oriente e l'Asia Anteriore. Così. grazie anche al progresso raggiunto nel campo delle costruzioni navali e delle scienze nautiche, si incominciò a ricercare nuove vie di comunicazione che permettessero di raggiungere i ricchi territori d'Oriente, soprattutto le favolose Indie, evitando le tradizionali vie terrestri che passavano attraverso I'Asia Minore e che erano state chiuse dai Turchi. 
Grazie a queste nuove esigenze s'inizia nel XV secolo l'era delle grandi scoperte geografiche e della conquista completa della Terra.
  
Cristoforo Colombo
   
Navigatori portoghesi diedero lo avvio all'esplorazione sistematica delle coste dell'Africa occidentale spingendosi sempre più a Sud, finchè nel 1497-98 Vasco de Gama, doppiando la punta meridionale del continente Africano, riuscì a trovare l'agognata via marittima delle Indie.
Alcuni anni prima il genovese Cristoforo Colombo, figlio di un lanaiolo, aveva cercato di raggiungere lo stesso risultato sollecitando I'aiuto dei portoghesi prima e degli spagnoli poi. Poichè egli credeva fermamente che la Terra fosse sferica, pensò di raggiungere le Indie navigando verso occidente; la Corte Spagnola si lasciò persuadere ad allestire una spedizione per perseguire un obiettivo così allettante e, per dare un incentivo di una certa consistenza allo spirito di avventura ed alla fedeltà di Colombo, lo nominò Grande Ammiraglio e Vicerè dei territori che sarebbero stati scoperti promettendogli inoltre la percentuale del dieci per cento sulle icchezze conquistate. 
Il grande viaggio ebbe inizio il 3 agosto 1492: dal porto di Palos salparono verso l'ignoto occidente tre caravelle, la Santa Maria, che era la nave ammiraglia, la Pinta e la Nina dalle rispettive stazze di 250, 140 e 100 tonnellate. 
La Pinta e la Nina erano comandate dai fratelli Pinzon. Dopo una lunga navigazione e dopo aver più volte cambiato rotta, il 12 ottobre 1492 la spedizione arrivò di fronte ad un'isola pianeggiante. La costa fu avvistata intorno alle due del pomeriggio dal marinaio Rodrigo de Triana. Colombo, sicuro di essere arrivato in qualche isola dell'Asia Orientale, volle sbarcare per primo, ma in realtà egli approdò su un'isola del gruppo delle Bahama. Probabilmente si trattava dell'isola di Watling, che i nativi chiamavano Guanahani. 
Continuando nella sua ricerca del "paese dell'oro", Colombo scoprì successivamente Cuba e Haiti da dove egli intraprese, nel 1493, il viaggio di ritorno. Nello stesso anno e negli anni successivi Colombo, nominato "Grande Ammiraglio del Mare", intraprese ancora altri viaggi, nel corso dei quali scoprì il Porto Rico e la Giamaica, Trinidad e la costa continentale dell'America Centrale e Meridionale. Egli però non si avventurò nel continente e dovette amaramente convincersi che le terre da lui scoperte non avevano nulla in comune con quelle descritte da Marco Polo. Inoltre, poichè la sua amministrazione delle isole conquistate non corrispose alle grandi aspettative della Corte di Spagna, Colombo cadde in disgrazia e morì, povero e dimenticato a Valladolid nel 1506. 
Fino alla morte egli continuò a cullarsi nell'illusione di aver scoperto quelle isole che si trovano al largo dell'India; non so- spettò nemmeno di aver in realtà scoperto un nuovo continente. Ed è
a causa di questo errore che ancor oggi gli indigeni dell'America vengono chiamati Indiani mentre la fascia insulare dell'Oceano Atlantico viene chiamata "Indie Occidentali", in modo del tutto assurdo da un punto di vista scientifico e geografico.
  
Ferdinando Magellano
  
Negli anni che vanno dal 1519 al 1522 il navigatore portoghese Ferdinando Magellano ed il suo successore de Elcanos riuscirono, per la prima volta nella storia a circumnavigare la Terra. La loro impresa permise di riconoscere definitivamente la sfericità del nostro pianeta e il carattere continentale dell'America. Inoltre furono scoperte le isole dell'Oceania.
Successivamente gli spagnoli intensificarono la loro penetrazione nel Nuovo Continente ed i portoghesi in Asia, dalla Cina fino alle Molucche, mentre comparivano sulla scena anche gli olandesi, i francesi e gli inglesi desiderosi pure loro di prendere parte alla spartizione del bottino coloniale.

E' a questo punto che si apre uno dei capitoli più vergognosi della storia dell'umanità: quello della tratta e del commercio degli schiavi che, brutalmente rapiti in Africa, venivano trasportati in America per essere adibiti al lavoro coatto nelle piantagioni.

Intorno alla metà del XVI secolo la forma geografica dei continenti era già conosciuta a grandi linee, eccezion fatta per le zone polari, la Australia e per le coste settentrionali dell'Asia e dell'America destinate ad essere esplorate soltanto quando sorgerà la necessità di scoprire il "passaggio a nord-est" ed il "passaggio a nord-ovest". 
La tappa successiva dell'esplorazione geografica sarà quindi principalmente dedicata alla conquista ed alla conoscenza delle zone interne dei continenti.

In Asia le coste meridionali ed orientali erano state scoperte ed occupate da portoghesi, spagnoli ed olandesi e già nel corso del secolo XVI i paesi del sud e dell'est asiatico incominciarono ad essere sfruttati dal capitale commerciale europeo. 
I portoghesi poi fondarono delle vere e proprie colonie sulle coste dell'India e della Cina. 
Nel 1565 gli spagnoli occuparono le Filippine.
A partire dalla fine del XVI secolo viaggiatori russi iniziarono la penetrazione e la conquista della Siberia e dell'Asia Nord-orientale; nel periodo 1581-1584 tutta la Siberia Occidentale era ormai nota grazie alle spedizioni del capo cosacco T. Jermak che agiva per conto della grande casa commerciale russa degli Stroganoff. 
Nel 1648 S.I. Desnev fece il periplo della punta nord-orientale dell'Asia dimostrando così che I'America e I'Asia non costituivano un unico continente ma erano separate da uno stretto. 
Nel 1898, in onore dello scopritore all'estremità Nord-orientale dell'Asia fu dato il nome di Capo Desnev.

A partire dal XVII secolo i viaggiatori russi individuarono la via più breve per raggiungere per terra la Cina passando attraverso I'Asia centrale. 
Un importante contributo alla conoscenza dell'Asia interna venne dato anche da due naturalisti tedeschi, P.S. Pallas che, per incarico dell'Accademia di Pietroburgo, esplorò la Russia europea ed asiatica fino all'Amur, e Alessandro von Humboldt che studiò la regione degli Urali, dell'Altai e del Caspio. 
L'Asia Centrale e Settentrionale fu conosciuta con sufficiente precisione soltanto nel corso dei secoli XIX e XX per merito di esploratori russi, inglesi e tedeschi tra i quali vanno soprattutto citati il pioniere russo N.M. Prshevalski ed il geografo tedesco F. von Richthofen.

Per quanto riguarda l'Africa, subito dopo il periplo di Vasco de Gama, sulle coste occidentali e meridionali erano sorte delle basi commerciali soprattutto portoghesi, olandesi ed inglesi, con il compito di fare incetta di schiavi, di oro e di avorio. 
La penetrazione nelle regioni interne dell'Africa incominciò nel 1788. Verso il 1830 era già noto il corso del fiume Niger mentre per merito di Barth e di Nachtigal venivano esplorati anche il Sahara ed il Sudan. Vasti territori dell'Africa centrale e meridionale furono conosciuti grazie all'opera dello scozzese D. Livingstone che è stato senza dubbio il più grande esploratore africano di tutti i tempi. 
Il più tipico esempio invece di viaggiatore animato più da interessi giornalistici che scientifici è costituito dallo inglese Stanley che percorse con grande clamore propagandistico il bacino del Congo scoprendo sempre. nuove 'curiosità'. 
Fino alla fine del XIX secolo il "Continente Nero" fu molto di moda: venne percorso da numerose spedizioni e si trovò ben presto diviso in un gran numero di colonie europee.

La penetrazione nell'interno del continente americano incominciò nel XVI secolo con la conquista del Messico da parte di Cortez; nel 1528-1530 il nuovo continente fu così attraversato per la prima volta dalla costa orientale a quella occidentale.
All'inizio del XVII secolo entrano in lizza i francesi e gli inglesi i quali si interessano soprattutto dell'America Settentrionale. 
Il navigatore inglese Hudson scopre le foci del fiume che oggi porta il suo nome e sulla scia delle sue esplorazioni gli olandesi fondano la città di Nuova Amsterdam che più tardi prenderà il nome di Nuova York. 
Nel 1640 gesuiti francesi scoprono le cascate del Niagara. 
Verso la metà del 1700 i membri della £Grande spedizione nordica" organizzata dai russi Tsirichov e Bering esplorano la costa nord-occidentale dell'America (Alaska) e scoprono le isole Aleutine. 
La conquista dell'America Settentrionale termina con I'insediamento definitivo degli europei e con la cacciata e la progressiva distruzione delle popolazioni indigene.

Agli inizi del XVI secolo, solo pochi anni dopo i viaggi di Colombo, vaste zone interne dell'America Meridionale incominciano ad essere conosciute. 
Nel 1513 il "conquistador" spagnolo Balboa attraversa con una marcia di 120 giorni la foresta vergine che ricopre l'istmo di Panama e raggiunge l'Oceano Pacifico che egli chiama "Mare del Sud". 
Sette anni dopo, nel 1520 il portoghese Magellano raggiunge nella "Terra del Fuoco" la punta meridionale del continente e passa dopo aver impiegato 21 giorni di durissima navigazione, attraverso quello stretto lungo 600 Km. che oggi porta il suo nome.

Il continente australiano fu probabilmente raggiunto già prima del 1600 da navigatori portoghesi durante i loro viaggi nelle Molucche; ma le prime notizie sul "Continente Nuovissimo" furono portate in Europa da navigatori olandesi che vi avevano approdato nei primi anni del XVII secolo. 
Nel 1642 il navigatore olandese Tasman scoprì l'isola omonima senza tuttavia accorgersi che si trattava di un'isola. Questo compito venne invece assolto dall'inglese Bass che nel 1798 individuò e percorse per primo lo stretto che separa l'Australia dalla Tasmania. 
Che I'Australia fosse una gigantesca isola lo si sapeva già dal 1705, ma soltanto alla fine del XVIII secolo i suoi contorni furono rigorosamente determinati. In questo periodo gli inglesi stabilirono in Australia la loro prima colonia penale nelle vicinanze di Sydney, in cui venivano deportati i criminali e gli oppositori politici. Ma da questa zona partì anche la prima spedizione
verso I'interno sotto la guida dell'inglese Gregory e così fu possibile scoprire anche che I'Australia era il "continente dei canguri".

L'ultimo capitolo delle scoperte geografiche riguarda la conquista delle terre polari, dell'Artide e dell'Antartide. Soprattutto su questa ultima si è concentrata negli anni recenti I'attenzione degli studiosi.
Le straordinarie caratteristiche climatiche, ambientali e geologiche di questo gigantesco continente polare sono state infatti uno dei temi più appassionatamente discussi durante l'anno geofisico internazionale.

Anche se I'era delle grandi scoperte geografiche e delle sensazionali esplorazioni di terre ancora sconosciute è ormai definitivamente tramontata, rimangono ancora numerosi problemi geografici da risolvere, problemi che riguardano soprattutto i rapporti tra I'uomo e l'ambiente e il modo migliore di sfruttare le risorse naturali ponendole al servizio defl'uomo stesso. Tra i più moderni ed utili strumenti d'indagine impiegati a questo scopo, vanno senz'altro citati i missili ed i satelliti artificiali. Grazie al progresso tecnico raggiunto, essi sono infatti in grado di offrirci oggi un enorme numero di dati e informazioni preziose ed aggiornate sull'atmosfera terrestre e sulle condizioni esistenti nelle immediate vicinanze della Terra. Basti citare I'esempio dei satelliti metereologici grazie ai quali possiamo seguire la formazione e l'evoluzione dei cicloni e dei temporali in modo tanto esatto da poter prendere tempestivamente tutte le contromisure necessarie. Oppure l'esempio dei satelliti che consentono i collegamenti televisivi o radiotelefonici intercontinentali.
Ma astronavi e satelliti artificiali si sono ormai spinti molto al di là dei limiti della nostra atmosfera: astronavi hanno fotografato la faccia nascosta della Luna mentre, in occasione delle celebrazioni del cinquantenario della Rivoluzione d'Ottobre, veniva realizzata la "discesa dolce" sul pianeta Venere e la conseguente trasmissione di importanti dati scientifici. 
Dieci anni dopo il lancio del primo "Sputnik" i sovietici riuscirono anche ad ottenere il primo appuntamento in orbita di due astronavi, il "Kosmos 166" ed il "Kosmos 168". 
Finalmente, nel luglio 1969 astronauti americani sbarcavano sulla Luna prelevando rocce e minerali; I'impresa veniva ripetuta nel novembre successivo con l'installazione sul nostro satellite naturale, di importanti attrezzature scientifiche. 
Quasi contemporaneamente veniva fotografata la superficie del pianeta Marte mentre i sovietici, con il programma "Soyuz" ponevano con successo le premesse per la creazione di basi spaziali permanenti dalle quali partiranno, in un futuro non lontano e con molto minore dispendio di energia, le astronavi destinate ad esplorare mondi e spazi ancora più lontani.
  






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