mercoledì 28 agosto 2013

LA SCOPERTA DI MACHU PICCHU - (The discovery of Machu Picchu)

     
Machu Picchu, cittadella costruita dagli inca sull'altopiano centromeridionale del Perù, a circa 80 chilometri da Cuzco e a un'altitudine di duemila metri, venne scoperta nel 1911 dall'archeologo americano Hiram Bingham. ll quale erroneamente, credette di avere individuato la città fortezza di Victos, nella catena montuosa di Vilcabamba, leggendaria roccaforte dell'ultimo sovrano inca Tupac Amaru, il rifugio nascosto che i Conquisadores guidati da Pizarro avevano cercato invano.
  

    
In questa regione le pagine della storia ricordano la tragedia collettiva del popolo inca, che venne annientato in nome del progresso e della civiltà. Cli spagnoli di Pizarro, quando raggiunsero queste terre, nel 1532, trovarono un impero dilaniato da feroci lotte di potere. Alla morte del sovrano Huayna Capac gli succedette sul trono il figlio Huascar, contro il quale si rivoltò Atahualpa, figlio naturale del defunto re. Atahualpa sconfisse il fratellastro, ma prima di ricevere l'investitura venne fatto prigioniero da Pizarro, il quale, dopo essersi fatto pagare il più
alto riscatto di tutti i tempi (gli inca donarono al "conquistatore" un salone pieno d'oro e d'argento il cui valore, in termini attuali, è stimato in circa 300 miliardi di euro), fece strangolare l'ostaggio dopo averlo accusato di idolatria e di fratricidio.
Al posto dello sfortunato Atahualpa gli spagnoli insediarono sul trono un altro discendente di Huayna Capac, Manco Capac ll, che, dopo un breve periodo di collaborazione con gli invasori, si ribellò e si trasferì, con una ristretta cerchia di nobili, a Victos, la città che per circa quarant'anni sarà il centro della resistenza incaica.
Fu durante il breve regno di Tupac Amaru, nel 1572, che gli spagnoli si impadronirono della città, mettendo così fine ad ogni sogno di restaurazione. (Due secoli dopo, più precisamente nel 1780, un nobile inca, Josè Gabriel Condorcanqui, assumerà il nome di Tupac Amaru ll e guiderà una rivolta di contadini che metterà in serie difficoltà i colonizzatori. Tupac Amaru ll verrà giustiziato sulla piazza di Cuzco: a distanza di quasi due secoli i ribelli peruviani, dal nome di quel coraggioso rivoluzionario, si chiameranno "tupamaros". Ma questa è cronaca dei nostri tempi).
   
Hiram Bingham (Honolulu, 19 novembre 1875 – Washington, 6 giugno 1956) 
   
Per lunghi anni gli archeologi cercarono le rovine di Victos senza riuscire a trovarle. Fu nel 1911 che l'esploratore americano Hiram Bingham, guidando una spedizione sponsorizzata dal la National Geographic Society e dal l'università di Harvard, risalì il corso dell'Urubamba, inoltrandosi nella giungla.
Quando, immerso tra la vegetazione, trovò un complesso di costruzioni, situato su un alto crinale, credette di avere finalmente scoperto i resti della mitica città-fortezza. Era invece arrivato a Machu Picchu, uno dei complessi archeologici più imponenti del mondo.
   


    
Costruito alla fine del XV secolo, nel periodo preagonico dell'impero inca, Machu Picchu fu residenza secondaria dei sovrani e presidio militare. Costruita in pietra, la città comprende all'incirca duecento edifici, collegati tra loro da ripide scalinate. Proseguendo l'opera di disboscamento della zona Hiram Bingham riportò alla luce una città eretta in posizione strategicamente favorevole per una difesa a oltranza. Difesa che, peraltro, non sarebbe mai stata necessaria. 
La città è protetta su tre lati da ripidissimi pendii e dalla montagna. L'unico ingresso, sul quarto lato, è opportunamente fortificato. La grande piazza centrale divide Machu Picchu in una parte ala e in una parte bassa. 
  
Tempio del Sole  "lntihuatana"


     
Sulla piazza si affaccia il Palazzo dell'lnca, in diretta comunicazione con il Tempio del Sole (o "lntihuatana"). 
  
Casa delle tre finestre


     
Altre costruzioni di notevole pregio sono la "Casa delle tre finestre" e la residenza del Gran sacerdote. Sull'altro lato della piazza si affacciano altri palazzi, presumibilmente residenze di nobili e sacerdoti. 
Secondo una stima prudente a Machu Picchu risiedeva una popolazione di circa mille persone.
  
Pendii terrazzati di Machu Picchu


     
I pendii che circondano la città erano terrazzati, per consentire la coltivazione diretta dei cereali e (anche allora) della pianta di coca; per favorire, inoltre, la resistenza in caso di lungo assedio. La terra da coltivare veniva portata a spalla e adagiata sulle terrazze, ricavate grazie al faticosissimo lavoro dei contadini.
  
 Machu Picchu - Tempio della Luna


   
Dentro e fuori Machu Picchu Bingham trovò le caverne sepolcrali, ricavate da fenditure naturali della roccia e perfezionate, con fregi e costruzione di mura, dal lavoro dell'uomo. ll defunto, dopo la mummificazione, veniva collocato in nicchie delle grotte. A terra venivano posti gli arredi funerari.
Fu nel 1964 - e grazie a successive esplorazioni guidate dall'archeologo americano Gene Savoy - che venne ritrovata a Espiritu Pampa, la vera Victos. La città, quasi interamente nascosta dalla vegetazione, recava evidenti tracce del passaggio degli spagnoli, che consentirono agli studiosi di individuarla come l'ultimo, disperato rifugio degli inca ribelli.
Il valore archeologico di Victos (a differenza del suo valore storico) è pressoché nullo. È però grazie alle spedizioni intraprese per la ricerca della città nella catena di Vilcabamba che venne riportato alla luce il centro di Machu Picchu, uno dei luoghi più belli e più selvaggi del pianeta. Una visita a Machu Picchu, nel meraviglioso paesaggio andino, testimonia meglio di mille libri della civiltà di un popolo del quale, ancor oggi, sappiamo molto poco. Quella civiltà della quale fanno anche fede i monili in oro e argento che accesero l'avidità dei Conquistadores e che furono la causa prima della morte di un intero popolo.
  




    
VEDI ANCHE . . .

MACHU PICCHU - La città degli incas

IL LAGO TITICACA E DINTORNI

CANTO GENERAL - Le altezze di Machu Picchu - Pablo Neruda

LIMA - TRACCE DI INCAS

DA LIMA CUZCO - Sulle tracce degli incas

CUZCO - Il centro del mondo inca

DA CUZCO A MACHU PICCHU - Sulle orme degli incas

MACHU PICCHU - Nel meraviglioso paesaggio andino



domenica 25 agosto 2013

VILLA ADRIANA - Tivoli (Roma)


   
Villa Adriana è la residenza imperiale dell'imperatore Adriano (76-138) presso Tivoli (l'antica Tibur), oggi in provincia di Roma. E' uno dei complessi archeologici più suggestivi della romanità, costituito dalle grandiose rovine della villa fatta erigere dall'imperatore Adriano a sud di Tivoli.
  
Mappa della Villa Adriana
     

STORIA

La villa Adriana fu costruita dal 118 al 130 d. C. e rispecchia nella sua ricchezza e bellezza Io spirito raffinato di Adriano, che volle ricordarvi monumenti e luoghi ammirati durante i suoi viaggi in oriente: il Liceo, I'Accademia, il Pritaneo e il Pecile d'Atene. il canale del Canopo sul delta del Nilo, la valle di Tempe in Tessaglia, gli inferi descritti dai poeti. Fu devastata durante le invasioni barbariche e ridotta nel Medioevo a cava di materiale. Oggi essa forma uno stupendo parco archeologico, ove all'interesse per i monumentali ruderi si somma il fascino dell'ambiente.

Seguendo l'itinerario tracciato sulla pianta posta a fine pagina, mi sono occorse almeno quattro ore per visitarla tutta.

PECILE - E' un vasto quadriportico di forma rettangolare (232 x 97 metri), che racchiudeva un giardino con una grande piscina al centro. Ipotetica è l'identificazione con il famoso portico di Atene, detto per le celebri pitture che lo ornavano Stoà Poikile (portico variopinto).- Il lato corto occidentale del quadriportico poggia su un'alta sostruzione, nella quale sono ricavate le cosidette Cento Camerellelocali distribuiti da uno e quattro piani, forse adibiti a magazzini o ad alloggio della guardia imperiale. 
  
Teatro marittimo: sullo sfondo, la Biblioteca greca


    
VILLA DELL'ISOLA - Vi si accede dall'angolo nordest del Pecile attraverso una sala detta dei Filosofi, grandioso salone rettangolare absidato. La Villa dell'Isola è un edificio circolare a portico su colonne (in parte rialzate), con un canale anulare che circonda un'isoletta, sulla quale è una specie di piccola villa comprendente anche un bagno.

A sud della Villa sono le rovine di un edificio termale, ove si distinguono un heliocaminus, vasca rotonda adibita a bagni di sole e calore, e un frigidario con vasca circondata da portici su tre lati.


Grandi Terme



PICCOLE e GRANDI TERME - Sorgono al di là di un grande Ninfeo , già creduto stadio, a  ovest del quale è un edificio con tre esedre che circondano su tre lati un salone, probabilmente adibito a banchetti, diviso in tre navate da colonne con bellissimi capitelli e basi. Nelle Piccole Terme si distinguono: una  sala ellittica con due vasclie nelle due absidi, forse il frigidario; una sala a pianta ottagonale con pareti alternativamente concave e convesse, con volta a superficie ondulata; un ambiente a pianta circolare con quattro nicchioni; un ambiente con vasca. 
Nelle Grandi Terme, a cui si accede dalla grande palestra, si può notare: il frigidarium, con stupenda volta a crociera e una vasca semicircolare nell'abside e una rettangolare verso la palestra, sulla cui fronte si innalzano colonne di cipollino con capitelli ionici; l'altra adiacente, dai finissimi stucchi nella volta.


Canopo



CANOPO - E' una valletta artificiale, fiancheggiata a levante da un muraglione e a ponente da una serie di vani a due piani. L'attraversa al centro un canale, lungo le cui sponde sono stati collocati calchi di statue e rialzate parte delle colonne che lo ornavano. In fondo è il Ninfeo o tempio di Serapide, con ampia sala ad emiciclo. Negli ambienti a destra della valletta del Canopo è sistemato il Museoche raccoglie statue, ritratti e sculture decorative rinvenute nei più recenti scavi; fra le sculture sono notevoli le quattro Cariatidi e I'Amazzone di Fidia.
   
Pretorio   
PRETORIO - Si trova dietro le Grandi Terme e consta di una serie di alte e strette arcate a tre piani di celle, che si supponevano destinate ad abitazione delle guardie pretoriane e che sono invece da ritenersi magazzini. Di qui salendo nell'oliveto a levante delle Piccole Terme si incontra a sinistra un quadriportico rettangolare con al centro una peschiera.
  
L'Antinoeion , sullo sfondo le Cento Camerelle


    
PALAZZO IMPERIALE - Le sue rovine coprono un'area di 50.000  metri quadrati e si articolano in tre complessi di stanze di abitazione e di sale di rappresentanza, distribuite intorno a tre peristili. All'estremità sudest è la piazza d'Oro, con grande peristilio formato da 60 colonne, un vestibolo ottagonale con nicchioni semicircolari e rettangolari alternati, una sala a pianta centrale su schema ottagonale con lati curvilinei concavi e convessi. Procedendo di qui verso nord si trova la sala dei Pilastri dorici, a pilastri scanalati, preceduta da un cortile; adiacenti sono il ninfeo di Palazzo e il triclinio. Segue il peristilio di Palazzo, con porticato a colonne in mattoni. Si passa infine nel cortile detto delle Biblioteche, ove si notano due fabbricati a più piani, denominati rispettivamente Biblioteca Greca e Biblioteca Latina, in cui sono da riconoscere triclini a torre. Sul lato nordest di questo cortile è un salone rettangolare sul quale si aprono dieci piccoli vani con bei mosaici pavimentali destinati agli ospiti (hospitalia).
  
Terrazza di Tempe


TERRAZZA DI TEMPE - E' uno dei punti più pittoreschi della villa, ombreggiata da un bel bosco. All'estremità sudest si trova il padiglione di Tempe, sorta di aereo belvedere a tre piani. Sotto si estende la valle di Tempe, scavata nel tufo, il cui nome rievoca la famosa valle della Tessaglia.
   
Tempio di Venere

TEATRO GRECO - Si raggiunge passando per la spianata del Ninfeo e il tempietto di Venere, dove si trova il settecentesco casino Fede, che ospita la Direzione degli scavi. Il piccolo monumento, ricoperto dall'erba, conserva alcuni elementi della cavea e scarsi avanzi del proscenio.
  
Statue di cariatidi presso il Canopo



     
Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell’umanità.

Per orari e costi consultare il sito: http://www.villaadriana.beniculturali.it
   

lunedì 19 agosto 2013

ARTE E RELIGIONE IN FINLANDIA (Art and Religion in Finland - Taide ja uskonto Suomessa)

Cattedrale di Uspenski - Helsinki

   
Appena la porta si chiude alle mie spalle, mi trovo nel cuore della cattedrale di Uspenski, a Helsinki. Nel silenzio raccolto del luogo sacro brilla tremolante la luce dei lumini davanti alle antiche icone appese alle pareti, e dalle candele di cera vergine si spande nell'aria un profumo di miele. 
Le immagini sacre sulla magnifica struttura divisoria tra presbiterio e navata che domina la sala - l'iconostasi - guardano dalle loro cornici dorate i fedeli che si muovono senza rumore sul pavimento di marmo. 
  
Icona della Vergine di Tihvinä, XVII secolo
Chiesa di Sant'Elia - Vyborg
Tempera su legno
   
La maggiore e più importante delle chiese ortodosse finlandesi contiene inestimabili tesori appartenenti al patrimonio spirituale del popolo finnico. Gli oggetti preziosi si contano a decine e decine:  un bellissimo altare con ornamenti d'oro e pietre semipreziose, stupende icone, magnifici candelabri con su incise icone in miniatura. 
Questi tesori introducono l'Oriente e il misticismo bizantino nel patrimonio culturale altrimenti rigidamente europeo e nordico di questo paese, e spesso stimolano l'interesse per la chiesa e la religione ortodosse perchè trasmettono ma chi li guarda un senso di grande pace e serenità. 
  
L'iconostasi della Cattedrale di Uspenski - Helsinki


     
Nel secolo XVI la Riforma conquistò la Finlandia a spese della Chiesa Cattolica, ma la Chiesa Ortodossa mantenne le proprie posizioni in Carelia.
Il monastero di Valamo, situato su un'isola del lago Ladoga, ne divenne il centro più importante. 
  
Monastero di Konevitsa
    
In quella stessa zona c'era il monastero di Konevitsa. Altri cinque monasteri si trovavano nel Käkisalmi e un altro ancora nel territorio di Petsamo.

Dopo la seconda guerra mondiale tutta questa zona si venne a trovare a est del nuovo confine finlandese. Negli anni Quaranta un'ondata di profughi provenienti dalla Carelia si riversò in Finlandia e diede nuovo vigore alle piccole congregazioni ortodosse già esistenti nel paese. 
  
 Monastero di Valamo 


    
Nuova Valamo (Valamon) fu fondata a Heinävesi per continuare la tradizione monastica.
Oggi i finlandesi di religione ortodossa sono circa 60.000. Gli ortodossi della Carelia possedevano tesori artistici assolutamente unici che riuscirono a salvare quasi tutti dalla distruzione durante la guerra e a portare in Finlandia. Questi tesori non sono conservati soltanto nella cattedrale di Uspenski. 
Il nuovo monastero di Valamo, per esempio, possiede un'icona della Vergine di Konevitsa, la più antica della Finlandia, a cui vengono attribuiti poteri miracolosi. 
Diversi luoghi di culto e il Museo della Chiesa ortodossa finlandese di Kuopio vantano splendide icone dorate dipinte a olio nel vecchio monastero di Valamo e risalenti al secolo XIX.

Uscendo dalla cattedrale di Uspenski, mi sento come se avessi toccato l'essenza della spiritualità ortodossa. E mi tornano in mente le parole di San Basilio Magno, patriarca greco del IV secolo: "Ciò che la parola dice all'orecchio, I'arte lo esprime in silenzio con le immagini".
Questi oggetti unici nel loro genere e l'atmosfera da essi creata mi hanno rivelato il volto di una bellezza eterna giunta intatta fino a noi attraverso i secoli.
  
Stola, tonaca indossata dal priore durante i servizi religiosi e paramento usato da un vescovo: tutti dell'inizio del XIX secolo e donati al monastero di Valamo dallo zar Alessandro I
  
Arazzo del XIX secolo - Monastero di Petsamo




domenica 18 agosto 2013

TEATRO DELL'OPERA DI SIDNEY (Sydney Opera House)

Teatro dell'Opera di Sydney

   
L'OTTAVA MERAVIGLIA DEL MONDO

La storia del discusso Teatro dell'Opera di Sydney

Il Teatro dell'Opera costruito nel porto di Sidney, in Australia, è la più grande e, secondo alcuni, la più bella realizzazione di architettura astratta del mondo intero. È anche, però, uno dei più costosi edifici esistenti: ecco perché è stato di volta in volta definito "elefante bianco", sottintendendo il concetto di "imponente ma inutile"..., oppure "Palazzo reale"..., "stravaganza ingiustificabile"...."ottava meraviglia del mondo".
In origine, la spesa preventivata all'inizio dei lavori, nel marzo del 1959, era di circa 10 milioni di sterline. Si prevedeva di terminare l'edificio in due anni. In realtà, il Teatro dell'Opera è stato inaugurato dalla regina Elisabetta II del Regno Unito il 20 ottobre 1973. L'apertura fu trasmessa in televisione, con fuochi d'artificio e l'esecuzione della Nona sinfonia di Beethoven.

I tempi di costruzione sono stati i più lunghi che si siano mai resi necessari per un moderno edificio. I costi, poi, sono lievitati vertiginosamente fino a raggiungere la cifra favolosa di 50 milioni di sterline. Cifra destinata ulteriormente ad aumentare per il completamento dei lavori di rifinitura, come le rampe d'accesso e le aree di parcheggio, che a tutt'oggi non sono ancora finiti.


UNA SCULTURA A TUTTO TONDO

La storia del monumento di Sydney ha inizio con una gara internazionale per il progetto di un Teatro dell'Opera, gara vinta dall'architetto danese  Jørn Utzon,
Il teatro doveva sorgere su una penisola che si protende nel porto di Sydney, proprio davanti al
suo famoso ponte, e doveva poter essere osservato da ogni lato. Dato che la sponda dietro la
penisola è molto inclinata e a ovest ci sono numerosi grattacieli, il teatro può essere infatti guardato anche dall'alto.
La caratteristica più sensazionale dell'edificio è costituita probabilmente dalle 10 sezioni di cupola simili a vele che formano il tetto, la più alta delle quali si innalza per oltre 67 metri sul porto.


VELE DI CALCESTRUZZO

Quando Utzon concepì l'idea di costruire il Teatro dell'Opera, in un primo tempo pensò di utilizzare vere e proprie sezioni di cupola, realizzandole con sottili strati di calcestruzzo in grado di sorreggersi indipendentemente. Ma quando cominciarono i lavori, si rese conto che doveva disegnare solidi archi di sostegno.
Il risultato fu che i costi preventivati salirono vertiginosamente e gli elementi del tetto assunsero un aspetto assai più massiccio. In effetti, si tratta del tetto più pesante del mondo: addirittura 26.800 tonnellate.
Utzon non ha avuto la soddisfazione di vedere la sua opera finita. Infatti ha rinunciato al progetto nel 1966, durante un'accesa discussione sulle spese sempre crescenti. Il suo posto è stato preso da un gruppo di quattro architetti di Sydney; il progettista del gruppo si chiamava Peter Hall.
È stato appunto Hall a dover affrontare il compito di disegnare i grandi muri di vetro che chiudono le "conchiglie" del tetto, dal momento che, quando assunse l'incarico, solo il primo piano dell'edificio era stato completato. La cosa più difficile fu trovare una sistemazione per l'interno, dato che su una superficie di soli due ettari dovevano trovare posto una sala per concerti, un teatro per l'opera e i balletti, una sala di registrazione per la Sydney Simphony Orchestra e un cinematografo. 
Hall riuscì a risolvere numerosi problemi difficili, ma il teatro dell'opera finì col risultare troppo piccolo per lo scopo per il quale era stato costruito.

Nella sala dei concerti si trova il Grande Organo a Canne, un organo dotato di 10.500 canne, installato nel 1979.

Nel 2007 è entrato a far parte dei Patrimoni dell'Umanità sotto l'egida dell'UNESCO.
  
Come vele di un vascello, i tetti del Teatro dell'Opera di Sidney si innalzano sulle acque del porto




  
UNA SCULTURA












sabato 17 agosto 2013

NESSIE - IL MOSTRO DI LOCH NESS (Loch Ness Monster)

L'immagine del mostro di Loch Ness scattata per la prima volta nel 1933

   
LOCH NESS, in Scozia, è considerata la dimora del mostro più famoso di tutti i tempi. Un essere acquatico di cui le cronache parlano con diversi gradi di attendibilità, ormai da ben 1.400 anni.
Il lago Ness costituisce la più imponente massa d'acqua dolce di tutta I'Inghilterra, e forse anche la più sinistra, perfino quando il sole brilla sopra le acque tenebrose e fosche.
Alcune delle storie che corrono sul celebre mostro appaiono altrettanto enormi. 
Le prime risalgono all'Anno del Signore 565, quando pare che lo straordinario animale sia stato scorto da Colomba, un monaco irlandese. Secondo il suo biografo, Sant'Adamnano, che scrive un secolo più tardi, un discepolo di San Colomba stava attraversando il lago a nuoto, per andare a prelevare una barca per il suo maestro sulla sponda opposta, allorché improvvisamente il mostro emerse dall'acqua "con un grande rumore e la bocca spalancata".
Gli spettatori presenti alla scena, tanto i convertiti quanto i pagani, furono colpiti, sempre stando al resoconto di Adamnano, "da un grande terrore". Ma San Colomba, facendo il segno della croce e invocando l'Onnipotente, respinse il mostro con queste parole: "Non pensare di poter avanzare ancora... né di toccare quell'uomo... Presto, ritirati!"...  e la bestia obbedì.
C'è da dire che da allora non ha mai fatto del male ad alcuno. Né risulta che lo avesse fatto prima.
Il racconto di Adarnnano può essere un grande argomento a favore dell'efficacia della preghiera, ma resta piuttosto nel vago per quanto riguarda i caratteri del mostro. In realtà, per 14 secoli non si è mai riusciti ad averne una descrizione chiara e completa, nonostante gli innumerevoli avvistamenti. Almeno, fino al 1933, quando un chirurgo londinese, che passava in auto nei pressi del lago, scattò la prima immagine fotografica del mostro; o, almeno, di quello che passava per tale.
La foto mostrava un lungo collo che s'inarcava sull'acqua partendo da un corpo tozzo, ed era stata scattata, secondo il chirurgo, a una distanza di 2-300 metri, nei pressi di Invermoriston.
Quella prima fotografia venne pubblicata sul Daily Mail di Londra, provocando una valanga di lettere e una polemica destinata a prolungarsi per molti anni.
Secondo gli scettici, la foto riproduceva solo un ammasso di materie vegetali portato in superficie da sacche di gas, o la punta della coda di una lontra ingrandita dal fotografo).
Gli altri sostenevano invece che l'immagine corrispondeva perfettamente alle descrizioni fornite dalle molte persone che affermavano di aver visto la mostruosa creatura e che, in ogni caso, era improbabile che un eminente chirurgo avesse voluto mettere a repentaglio la propria reputazione per uno stupido scherzo.
  
Loch Ness 




    
La sorpresa del taglialegna

Mentre naturalisti e zoologi tendevano a evitare l'argomento, alcuni studiosi più arditi premevano perché si facessero ulteriori ricerche e si cercassero prove più concrete. Prove che, del resto. continuavano ad arrivare in genere a personaggi che non erano particolarmente interessati al mostro. Come Lachlan Stuart, un taglialegna che viveva sulle rive del lago. Una mattina del 1951, alle sei e mezzo, mentre andava a mungere le mucche, Stuart notò una turbolenza nelle acque del lago, poi gli apparvero tre protuberanze che procedevano allineate in direzione della riva.
Stuart corse in casa, afferrò la macchina fotografica e convinse un amico di famiglia a seguirlo perché gli facesse da testimone oculare dell'avvenimento. Riuscì quindi a scattare un'immagine del mostro, prima che svanisse.
La foto di Stuart, scattata da una cinquantina di metri, ebbe larga risonanza, come l'aveva avuta quella eseguita 18 anni prima dal chirurgo. Ma la maggior parte della gente continuò a rimanere scettica di fronte a questa "prova", come di fronte a tutte le altre dimostrazioni fotografiche dell'esistenza del mostro.
  
Ricostruzione di Nessie come un plesiosauro fuori dal Museum of  Nessie



    
E poi arrivò il cinema

La prima ripresa cinematografica di un "qualcosa" che sarebbe potuto essere Nessie (questo è l'affettuoso nomignolo che i giornali hanno affibbiato al "mostro") ebbe luogo nel 1960.
L'operatore fu un certo Tim Dinsdale, un ingegnere aeronautico, il quale era così convinto dell'autenticità del suo film da dare un calcio alla professione e da andare a vivere su una piccola imbarcazione, sul lago, per dedicarsi a ricercare
"a tempo pieno» l'inafferrabile creatura.
L'entusiasmo del Dinsdale infiammò altri ricercatori e contribuì a preparare la strada per un approccio più scientifico al problema dell'esistenza del mostro. Nel 1961, dietro la spinta di due naturalisti e del deputato David James, che ne divenne il responsabile, venne fondato un Ufficio Investigativo sui Fenomeni di Loch Ness.
L'ufficio raccolse, controllò e pubblicò tutti i resoconti di avvistamenti e arruolò studenti e altri volontari per manovrare, durante i mesi estivi, le cineprese sistemate nei punti strategici, tutt'attorno ai 36 chilometri delle sponde del lago.
Il campo visivo di ogni cinepresa si sovrapponeva a quello delle cineprese vicine, cosicché tutto il lago venne tenuto sotto osservazione in maniera continua. Ma le prove così raccolte non hanno dato alcun risultato, come pure le riprese effettuate da équipe delle televisioni britannica e giapponese, che avevano sperato di riuscire a registrare le apparizioni e il comportamento di Nessie con l'aiuto delle più moderne apparecchiature scientifiche.
Un'analoga spedizione è stata organizzata nel 1969 dal sommergibile Pisces, attrezzato con telecamere subacquee a bassa luminosità, circuiti chiusi televisivi e apparecchiature per videoregistrazioni. Il tentativo è stato compiuto anche con l'aiuto di un sottomarino monoposto, il Viperfish, e di una squadra di esperti sonar. Nel frattempo, telecamere sopraelevate controllavano costantemente la superficie del lago durante il giorno, e una macchina a raggi infrarossi continuava il "pattugliamento visivo" anche di notte.
L'equipaggiamento della spedizione comprendeva anche una macchina per fare rumore, presa in prestito dalla Marina Militare, con cui si sperava di disturbare il mostro e di costringerlo a muoversi. Inoltre, venne immersa nel lago una nauseabonda esca di mostruose proporzioni, adeguata alla preda braccata. Pesava una ventina di chili ed era costituita da polvere di sangue animale, ormoni di serpente e altri terrificanti ingredienti suscettibili di eccitare la golosità del mostro.
Ma Nessie rimase timido e riservato com'era sempre stato: né un suono né un'immagine apparvero sulle telecamere o sugli schermi sonar.
L'unico apprezzabile contributo scientifico di tutta quella complessa spedizione fu quello fornito dal sottomarino Plsces: immergendosi presso Castle Urquhart, il suo equipaggio scoprì con l'ecosonda che, in quel punto, la profondità del lago era di circa 70 metri superiore a quanto si credesse, e che sul fondo di esso si apriva una vasta caverna, prima sconosciuta.
  
Foto del mostro di Loch Ness scattata nel 1972





         
La tana del mostro

Era stata scoperta la tana del mostro? È possibile: ma non c'era traccia del suo abitatore, che non diede segno di vita. Alla fine, la spedizione abbandonò il campo, mentre il suo organizzatore si doleva della "fine di una leggenda".
Nel novembre 1975, una équipe americana è riuscita a scattare una nuova fotografia del mostro. Stavolta, anche gli studiosi più scettici sono rimasti scossi. Un naturalista di fama, Peter Scott, l'ha definita la prova sicura dell'esistenza dell'animale.
Il gruppo di ricerca americano era diretto da Robert Rines, presidente dell'Accademia delle Scienze Applicate del Massachussetts ed ha utilizzato una macchina fotografica da 16 millimetri a motore che, sospesa alla chiglia della barca a una profondità di 14 metri, scattava col teleobiettivo una foto ogni 75 secondi.
Molte di quelle foto sembrano rivelare la presenza di un animale rossiccio-bruno, lungo circa quattro metri, con un muso orribile e un collo flessibile di circa tre metri. Per David James è la dimostrazione incontrovertibile dell'esistenza del mostro, tanto che ha presentato una interpellanza al governo perché Nessie sia difeso "in base alla legge sulla protezione degli animali".
Le più recenti ricerche sul "mostro di Loch Ness" sono quelle compiute nel 1979 e all'inizio del 1980 con immersioni di operatori televisivi d'eccezione: alcuni delfini addestrati ad avviare la telecamera fissata al loro corpo una volta giunti in prossimità di "qualcosa di interessante".
Anche in questo caso, le prove sinora raccolte non permettono una parola definitiva sul mistero di Loch Ness. 
Ma ammesso che il mostro esistesse, che genere di creatura sarebbe? David James considerava cinque possibilità: un mammifero, come una specie di foca dal lunghissimo collo; una salamandra o altro anfibio dalla coda lunga; un pesce, come ad esempio un'anguilla gigante; un mollusco, tipo un'enorme lumaca di mare; o, infine, un componente della famiglia dei plesiosauri, rettili mangiatori di pesci che ufficialmente si sono estinti 70 milioni di anni fa.
I partigiani della teoria dei plesiosauri fanno notare che anche il celacanto, un pesce preistorico, si credeva estinto, finché non ne è stato catturato un esemplare nel 1938.
Alcuni di questi studiosi avanzarono anche la supposizione che una famiglia di creature preistoriche sia rimasta insabbiata verso la fine dell'ultima era glaciale, in quello che poi è diventato il lago di Loch Ness. Ciò sarebbe accaduto tra 10-15.000 anni or sono. L'argomentazione dei seguaci di questa teoria è la seguente: allorché la cappa di ghiacci si ritirò, il livello delle acque del mare nell'emisfero settentrionale dovette aumentare in modo considerevole, a causa dei ghiacci disciolti. Numerose gole e vallate vennero inondate e si trasformarono in fiordi: è dunque possibile che qualche plesiosauro, mentre pascolava nelle acque del fiordo, sia stato trascinato dalla corrente alluvionale fin dentro il lago di nuova formazione, e vi sia sopravvissuto fino ad oggi, quasi del tutto inosservato.

Gli ultimi avvistamenti sono piuttosto recenti: un avvistamento del celebre mostro è avvenuto il 26 maggio 2007 ad opera di Gordon Holmes, un tecnico di laboratorio che ha filmato una sagoma nuotare nel lago, mentre l'ultimo risale a fine agosto 2009, ad opera di Jason Cooke, guardia di sicurezza che, per fotografare il presunto mostro, ha utilizzato Google Earth.

Anguilla o lumacone, foca o plesiosauro che sia, il mostro di Loch Ness non è un fatto unico, poiché analoghe apparizioni vengono riferite a diversi altri laghi.