venerdì 19 dicembre 2014

LA CORDIGLIERA DELLE ANDE (Flora and fauna in the Andes)







   
LE ANDE

Le Ande sono la sezione sudamericana della cordigliera che si estende dalla Terra del Fuoco fino all'Alaska e che ebbe origine geologicamente nel cenozoico.
La cordigliera si distende lungo il bordo occidentale del continente sudamericano. 
Ben 25 vette superano i 5000 metri di altezza, tra le quali una serie di vulcani, come il Cotopaxi, il vulcano attivo più alto delle Ande (5897 m).
L'evento geologico che diede vita alle Ande ha avuto conseguenze enormi non solo dal punto di vista geologico, bensì anche sulle condizioni climatiche del continente ed è in gran parte responsabile dello sviluppo della flora e fauna dell'America meridionale odierna.
Un esempio palese è fornito dall'evoluzione del corso del Rio delle Amazzoni le cui acque, prima del corrugamento che ha formato la cordigliera, scendevano verso I'oceano Pacifico. Trovatasi la strada sbarrata, le acque crearono una immensa zona paludosa che venne gradualmente riempita dai depositi alluvionali e attraverso i quali si aprì la strada quello che oggi conosciamo come Rio delle Amazzoni.




   
Ma ancora più decisivo è l'effetto che le montagne hanno avuto sul clima. I venti carichi di umidità si scontrano con la catena montuosa scaricando le piogge sul versante orientale dove si misurano 5000 mm di precipitazioni l'anno. 
In generale, in seguito alla nascita delle Ande il lato orientale del continente è diventato più umido, mentre il lato occidentale più secco. Non sorprenderà quindi che il deserto di Atacama nel nord del Cile sia uno dei territori più aridi della Terra. 
I nuovi biotopi nati dal cambiamento climatico resero possibile lo sviluppo e la diffusione di numerose nuove specie animali e vegetali.

L'attuale situazione meteorologica delle Ande varia dal clima arido del nord, a quello perennemente umido dell'equatore, fino a quello freddo delle regioni subantartiche a sud. La stessa varietà è riscontrabile anche nella vegetazione. Le aree tropicali sono dominate, fino a un'altitudine di 3000 metri, dalla foresta pluviale, dove crescono principalmente epifite e felci. 
Oltre il limite del bosco si trovano vasti terreni erbosi (pàramo) con rada vegetazione arborea. Ad altitudini più elevate si passa alla puna, dominata da arbusti spinosi e resinosi. 
Il limite della vegetazione arborea varia dai 3500 metri dei pressi dell'equatore fino ai 900 metri nella Terra del Fuoco. 
Le patate crescono fino a un'altitudine di 3000 metri, l'avena addirittura fino a 4000 metri. 
Il limite delle nevi perenni è situato a 1200 metri di altitudine in Patagonia e a 5500 metri all'equatore.


MAMMIFERI

Orso andino


Oltre all'America centrale, anche gli altipiani delle Ande costituiscono un habitat naturale per
l'orso andino che un tempo era molto diffuso anche nell'America settentrionale. Questo erbivoro è tra gli orsi più piccoli che esistano. La sua altezza massima varia infatti dai 120 ai 210 cm. Si tratta di una specie in via di estinzione che ha trovato un luogo sicuro in cui ripararsi tra i monti della Bolivia dove la densità di popolazione è ancora abbastanza bassa e l'agricoltura non ha cancellato gli habitat originali.


Guanaco


Il guanaco (Lama guanicoë) è il progenitore del lama e dell'alpaca, nonché il più grande mammifero selvatico ancora in vita dell'America meridionale. Poiché i suoi globuli rossi sono in grado di trasportare molto ossigeno, si adatta perfettamente alla vita ad altitudini elevate fino a 4000 metri. I guanachi possono percorrere lunghe distanze in zone semidesertiche senza alcun problema, poiché non hanno bisogno di grandi scorte di acqua e inoltre bevono anche acqua salmastra e salata. Sono anima- li in grado di muoversi molto velocemente e sono anche degli abili nuotatori. Così come le vigogne, anche i guanachi maschi marcano il loro territorio attraverso gli escrementi. Guanachi e vigogne non sono addomesticabili, ma possiedono un vello molto pregiato a causa del quale sono stati a lungo cacciati.


Vigogna


La vigogna (Lama vicugna) è il rappresentante più piccolo della famiglia dei camelidi. Il suo habitat è il cosiddetto Altiplano, che comprende gli altipiani dell'Ecuador, del Perù e della Bolivia. La vigogna vive in climi aridi e terreni aspri ad altitudini che variano dai 3700 fino ai 5500 metri, oltre il limite della vegetazione arborea e al di sotto del limite della neve. 
A causa dell'inferiore pressione di ossigeno nell'aria di montagna, la vigogna necessita di un sistema cardiocircolatorio estremamente efficace, in grado di apportare sufficiente ossigeno all'organismo. Per questo motivo, il cuore della vigogna è addirittura una volta e mezzo più sviluppato di quello di mammiferi più grandi che popolano le pianure. 
La vigogna può raggiungere dimensioni che variano dai 138 cm ai 151 cm e pesare fino a 50 kg. Vive prevalentemente in piccoli gruppi da 5 a 20 componenti, anche se alcuni maschi preferiscono la solitudine. Può capitare anche di trovare gruppi costituiti esclusivamente da maschi. Poiché si nutre di tipi di erba perlopiù duri, i denti incisivi tendono a logorarsi, ma successivamente ricrescono. Sebbene rumini, la vigogna non appartiene ai ruminanti. 
Il mantello è rosso-arancio, il collo allungato e le orecchie e gli occhi sono grossi. Questi ultimi rappresentano l'organo del senso più importante. 
Dopo una gestazione di circa 11 mesi, le femmine danno alla luce solo un piccolo.
Per difendersi, la vigogna scalcia e morde oppure colpisce i nemici negli occhi con secrezioni di saliva o liquido gastrico. L'età massima per una vigogna si aggira intorno ai 20 anni.


Lama


Il lama (Lama guanicoë glama) appartiene alla famiglia dei camelidi e rappresenta la forma domestica del guanaco. Gli inca iniziarono ad addomesticare i guanachi molti secoli fa, forse già verso la metà del primo secolo a.C., e il risultato fu il lama. Solo più tardi questi mammiferi poterono colonizzare le Ande al di sopra delle zone coltivate a cereali e tuberi mangerecci (4000 metri circa). 
I lama raggiungono un'altezza al garrese di 90-130 cm e possono pesare fino a 140 kg. 
Il loro manto è prevalentemente bianco con macchie marroni oppure nere, sebbene esistano anche esemplari più rari totalmente bianchi o neri.  Il periodo di accoppiamento ricorre ogni due anni e le femmine danno raramente alla luce più di un cucciolo.
Da oltre 4000 anni il lama viene impiegato dalle popolazioni delle Ande peruviane e boliviane come animale da soma. È infatti in grado di trasportare carichi fino a 100 kg per dodici ore al giorno. Non viene invece utilizzato come animale da sella, sebbene i suoi zoccoli siano una vera e propria garanzia contro le cadute. Quando i lama sono stanchi o affaticati, si sdraiano a terra e si rifiutano categoricamente di proseguire e, se la giornata è stata proprio difficile, può addirittura capitare che sputino addosso al loro guardiano.
A differenza dei camelidi asiatici i lama non hanno la gobba per immagazzinare scorte di grasso; devono quindi mangiare regolarmente e non sono in grado di conservare grandi quantità di acqua. E poiché nelle zone in cui vivono non piove spesso, devono sfruttare i liquidi ingeriti mangiando. 
Il lama viene allevato, oltre che come animale da soma, per la lana, il latte e la carne (solo quella delle femmine è commestibile).


Alpaca


L'alpaca (Lama guanicoë pacos) è strettamente imparentato con gli altri camelidi andini e, come il lama, è una forma domestica del guanaco. Non viene sfruttato come animale da soma o da carne, soprattutto perché la sua lana di colore bianco, grigio, giallo, nero e marrone scuro è molto pregiata e ben più morbida di quella del lama. Bisogna tuttavia attendere che raggiunga l'età adulta perché il pelo sia sufficientemente lungo.
Come il lama, la vigogna e il guanaco, anche l'alpaca vive negli altipiani delle Ande ad altitudini comprese tra i 4300 metri e i 4900 metri, dove pascola in uno stato quasi selvaggio. Per la tosatura, gli alpaca vengono portati nei paesi a bassa quota. 
Possono pesare fino a 80 kg e hanno un'altezza al garrese di 90 cm. 
Le femmine raggiungono la maturità sessuale in un anno circa e, come i lama, danno alla luce un piccolo solo dopo una gestazione di 11-12 mesi. Alla nascita i cuccioli pesano 5-9 kg e vengono svezzati nel corso di 4 mesi.


UCCELLI

Avvoltoi del Nuovo Mondo (Cathartes aura) 


Gli avvoltoi dell'America meridionale appartengono al rapaci del Nuovo Mondo, di cui fanno parte i condor, l'avvoltoio collo rosso (Cathartes aura) e l'avvoltoio nero (Coragyps atratus). Tutti gli avvoltoi del Nuovo Mondo si cibano di carogne e raggiunqono dimensioni notevoli. Sono dotati di un forte senso dell'olfatto, ma non possono fare affidamento su artigli e becco, poiché sono poco sviluppati.


Condor


Due specie di condor della famiglia delle Cathartidae popolano il continente: il grande condor delle Ande e il condor della California. 
Il grande condor delle Ande (Vultur gryphus) pesa circa 11,5 kg e con la sua apertura alare che può raggiungere i 3,25 m è uno dei più grandi volatili al mondo. 
Il condor della California (Gymnogyps californianus) è invece un po' più piccolo, sebbene più pesante (14 kg) e può raggiungere un'apertura alare di 2,9 m. 
Entrambe le specie hanno un piumaggio nero accompagnato da piume bianche sulle ali che, nel condor delle Ande, si trovano sulla parte superiore, mentre nel condor della California sul lato inferiore. Il condor delle Ande è inoltre caratterizzato da una testa calva di colore rosso spento, una cresta sulla fronte e una gorgiera di piume bianche. Depongono un unico uovo che viene tenuto al riparo in anfratti o su speroni rocciosi e i piccoli iniziano a volare solo dopo sei mesi. Si nutrono quasi esclusivamente di carogne, sebbene il condor delle Ande cacci occasionalmente anche animali feriti o appena nati. 
Il condor delle Ande popola gli altipiani delle Ande dal Venezuela alla Terra del Fuoco.


Silfide (loddigesia mirabilis)


Il maschio della silfide (loddigesia mirabilis) è un magnifico esemplare dei colibrì delle Ande che vive nella valle superiore del fiume Marañòn in Perù. Ciò che sorprende di più di questo uccello di 15 cm di lunghezza sono le sue due code. Purtroppo si tratta di una specie rarissima, che si credeva addirittura fosse estinta, ma che in realtà è presente in pochissimi luoghi e solo saltuariamente può essere ammirata nelle zone abitate.


FLORA

Tillandsia


La tillandsia (Tillandsia straminae) è l'unica pianta in grado di popolare vaste aree sabbiose ai piedi del versante occidentale delle Ande. Fa parte delle bromeliacee, una famiglia vegetale, originaria del l'America tropicale, abbastanza semplice da riconoscere grazie alle infiorescenze che spuntano a rosetta dalle foglie. Questa pianta non ha radici nel terreno, bensì poggia libera sulla sabbia, disponendosi come delle onde e ricavando l'umidità che le è necessaria dalla rugiada e dalla nebbia.


sabato 13 dicembre 2014

LA FORESTA AMAZZONICA - I polmoni della terra (Amazon - The lungs of the earth)





  
AMAZZONIA 
IMMENSO PATRIMONIO VERDE

L'Amazzonia, nota anche come Foresta Amazzonica, è una vasta regione geografica che coincide con il bacino idrografico del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti. È una foresta pluviale tropicale nel Bacino dell'Amazzonia in Sud America. L'area conosciuta supera i 7 milioni di km² (circa 1,75 miliardi di acri), anche se la zona boschiva ne occupa circa 5,5 milioni. La foresta è situata per circa il 65% del territorio in Brasile, ma si estende anche in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese.
Occupa oltre un terzo del continente sudamericano, ed è compresa quasi interamente tra l'equatore e il tropico del Capricorno.


L'AMBIENTE NATURALE



    
La caratteristica più importante dell'Amazzonia è il suo paesaggio naturale, formato dalla foresta pluviale. La foresta pluviale amazzonica si estende su 5,5 milioni di kmq e si sviluppa particolarmente fitta e rigogliosa nella parte settentrionale della regione amazzonica, la più vicina all'equatore.
È detta pluviale per le abbondanti precipitazioni che caratterizzano la zona, da un minimo di 1500 fino a un massimo di oltre 4000 mm annui. I termini "equatoriale" o "tropicale" indicano invece la sua vicinanza all'equatore e al tropico.

Il Rio delle Amazzoni attraversa per centinaia di chilometri la foresta pluviale, che arriva a coprirne interamente le rive. Nasce sulle Ande peruviane e sfocia nell'oceano Atlantico, formando un estuario largo oltre 200 km. 
causa delle dimensioni e del paesaggio estremo che circonda questo gigantesco fiume, non sorgono grandi città lungo le sue rive.


AMAZZONIA A RISCHIO



   
Nel corso degli anni Duemila la distruzione della foresta amazzonica è proseguita con un ritmo di 20.000 kmq annui (un'area le cui dimensioni sono di poco inferiori a quelle del Piemonte). Secondo alcuni ambientalisti la distruzione dell'Amazzonia è la peggiore minaccia ambientale per l'ecosistema del pianeta.
La foresta pluviale è soprattutto una riserva di biodiversità genetica, poiché contiene il 70 % delle specie animali e vegetali terrestri. Contribuisce inoltre a smaltire ogni anno milioni di tonnellate di anidride carbonica, principale responsabile dell'effetto serra.
In termini di riscaldamento globale, la distruzione della foresta produce un doppio danno: immette quantitativi enormi di anidride carbonica nell'aria, proveniente dalle piante distrutte, ed elimina le piante che potrebbero assorbire l'anidride carbonica dell'aria.
L'obiettivo principale del disboscamento non è il legname ma il bisogno di spazio da destinare all'agricoltura o agli insediamenti umani.
In realtà tali obiettivi sono raggiunti solo in parte tramite il disboscamento, poiché il suolo sul quale cresce la foresta pluviale non è fertile, bensì sabbioso e acido, dal momento che tutti gli elementi nutritivi si trovano all'interno della vegetazione che la sovrasta. Inoltre, i terreni disboscati sono utilizzabili per le coltivazioni solo per un periodo di 3-4 anni, in seguito essi diventano sterili. 
Bruciare o distruggere la vegetazione direttamente sul luogo restituisce per pochi anni fertilità alla terra, ma l'azione erosiva delle forti piogge cancella rapidamente il sottilissimo strato di humus fertile, lasciando una sorta di savana improduttiva.


I POLMONI DELLA TERRA



   
Le foreste pluviali equatoriali sono diffuse in tre macroaee terrestri: l'Amazzonia, l'Africa centro-occidentale e l'arcipelago indonesiano con la Malesia e il Sud-Est asiatico. 
Le tre aree hanno in comune le intense precipitazioni e temperature annue comprese tra 26 e 30 °C. 
Scienziati e ambientalisti hanno paragonato le foreste equatoriali ai polmoni della Terra, grazie alla loro capacità di assorbire anidride carbonica ed emettere ossigeno. Delle tre aree, l'Amazzonia è la più intatta e quella meno popolata dall'uomo, ed è pertanto il maggiore polmone verde del pianeta.



LA TRANSAMAZZONICA



  
La Transamazzonica, di oltre 5000 km, iniziata nel 1970, è la strada che unisce la costa orientale del Nord-Est brasiliano agli Stati interni dell'Amazzonia orientale, correndo parallela al Rio delle Amazzoni. La costruzione della strada è stata molto criticata dalle associazioni ambientaliste, poichè ha comportato la distruzione di una vasta area della foresta circostante.













mercoledì 26 novembre 2014

PIAZZA DEL CAMPO - Siena (Field Square of Siena)




Piazza del Campo - Siena

Tra le più belle piazze medioevali, di grande effetto scenografico, fu in ogni tempo il centro della vita civile di Siena. Ha forma originalissima, a valva di conchiglia, ed è cinta dal palazzo Pubblico che le fa da solenne sfondo, e da un giro di antichi palazzi in  parte merlati e turriti. 
Tra questi spicca il palazzo Sansedoni, del XII - XIV secolo, ristrutturato nel primo '700, a tre ordini di trifore. 
Al centro della piazza è la monumentale Fonte Gaia, riproduzione della fontana dovuta a Iacopo della Quercia, ora nel Palazzo Pubblico. 
Due volte all'anno fa da splendido scenario alla corsa del Palio, che per un'antica convenzione, la piazza e il Palazzo Pubblico non appartengono ad alcuna contrada.



La piazza colma durante il Palio





Palazzo Pubblico

Il più elegante edificio dell'architettura gotica civile in Toscana, eretto tra il 1297 e il 1342. 
E' costruito parte in pietra e parte in cotto, e presenta un corpo centrale più alto e due ali (sopraelevate nel 1681) con arcate a terreno, due ordini di ampie trifore e merli. 

Dall'angolo sinistro si slancia agilissima fino a 102 metri la torre del Mangia, compiuta nel 1348; ha uno snello fusto in laterizi e un coronamento in pietra a beccatelli, sormontato da edicola.




    
Ai piedi della torre sta la leggiadra Cappella di Piazza, a forma di loggia, eretta nel 1352-76 (di tale epoca sono le cancellate e le statue nelle nicchie dei pilastri) e completata negli archi rinascimentali e nel coronamento da A. Federighi (1468).

Per il portale a destra della cappella si entra nel bel cortile del Podestà, a portico su pilastri e grandi trifore, del 1325. 

In fondo a destra è il cinquecentesco Teatro dei Rinnovati, a 4 ordini di palchi, ricomposto da A. Bibbiena nel 1753. 

Dal cortile si accede al Museo Civico, alle sale monumentali, ai nuovi spazi espositivi e alla torre del Mangia (503  gradini), che offre un vasto panorama sulla città di Siena.



Torre del Mangia 

Interno del Palazzo Pubblico

Il  pianterreno del palazzo (accesso dall'altro portale), occupato da locali di rappresentanza del Comune, è difficilmente visitabile; alcuni ambienti sono decorati di affreschi del Sodoma, di Sano di Pietro, del Vecchietta e di Simone Martini 

Dal cortile del Podestà si sale al piano superiore, le cui sale contengono affreschi, pitture, sculture e oggetti d'arte, che formano il Museo Civico, un complesso di grandissimo pregio e interesse.

Si entra dapprima nella sala del Risorgimento (affreschi della vita di Vittorio Emanuele, di A. Cassioli, C.Maccari, ecc., della fine dell'800), a cui segue la sala di Balìa o dei Priori (affreschi con storie di Alessandro III alle pareti, di Spinello e Parri di Spinello, 1407...., nelle volte, 16 Virtù, di Martino di Bartolomeo, 1408)..., si passa nella sala dei Cadinali (Crocifisso trecentesco su tavola; sculture di seguace di Jacopo della Quercia)...., poi nella sala del Concistoro (portale scolpito da Bernardo Rossellino, 1448..., affreschi di Domenico Beccafumi nella volta....,  arazzi Gobelins e di manifattura fiorentina del XVI secolo). 

Seguono l'anticappella, decorata di affreschi di Taddeo di Bartolo (1414), e la cappella, che ha un bel cancello in ferro battuto(1437), un coro ligneo intarsiato del 1428, affreschi di Taddeo di Bartolo (1407) e,  all'altare, una bella Sacra Famiglia con S. Leonardo, del Sodoma. 

Si entra quindi nella sala del Mappamondo, ornata alle pareti da grandiosi affreschi di Simone Martini (Maestà, 1315..., Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, 1328), del Vecchietta (S. Caterina), di Sano di Pietro, del Sodoma (S. Vittore e S. Ansano, 1519) e di altri. 

Si passa nella sala della Pace, che ha le pareti rivestite di un famoso ciclo di affreschi allegorici (Buon Governo..., Effetti del Buon Governo in città e in campagna..., Effetti del Mal Governo), di Ambrogio Lorenzetti (1138-40). 

Di fronte è la sala dei Pilastri. con dipinti senesi del '300 e- del '400 (Neroccio). 

Altre sale del Museo Civico contengono raccote di opere di piccole dimensioni: ritratti, maioliche, armi, monete. 

Si sale infine alla Loggia, dove sono gli avanzi della fonte Gaia, di Jacopo della Quercia (1419). 

In alcune sale attigue alla Sala grande della Signoria, ci sono le raccolte di quadri e stampe. 

All'ultimo piano, detto la Marcolina, esposizione del materiale etrusco arcaico proveniente dagli scavi di Murlo.






   
VEDI ANCHE . . .

JACOPO DELLA QUERCIA - Lo scultore di Siena



ALBERGHI PER I POVERI (Hotels for the poor)

Albergo per i poveri



     
Una folla di mendicanti, di vagabondi e di poveri senza fissa dimora, che a volte saliva fino al 40 % della popolazione della città, gremiva le vie e le piazze principali dei centri urbani, tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento. 
Di fronte a questo fenomeno le autorità governative decisero di intervenire direttamente (indipendentemente cioè dagli interventi assistenziali di privati), per impedire che esso turbasse la vita e I'ordine pubblico. Si istituirono forme di controllo più rigorose per impedire il dilagare del pauperismo, che era visto come il primo passo verso la delinquenza; si controllarono i disoccupati, si richiese la residenza fissa, si controllarono gli spostamenti.
Ma soprattutto venne creata una serie di istituti come gli "alberghi per i poveri", le case di lavoro e di correzione, che avevano in comune il compito di rinchiudere i poveri facendoli lavorare.



Qui sopra un albergo per i poveri progettato intorno alla metà del Settecento da Francesco Croce, che doveva ospitare anche gli ergastolani, i ragazzi "discoli", i contrabbandieri; tutti avrebbero dovuto lavorare nel setificio interno per imparare un mestiere.



Anche nell'albergo per i poveri della seconda metà dell'Ottocento rappresentato nella foto qui sopra, possiamo notare alcuni particolari, come le sbarre in primo piano, che richiamano alla mente assai più un carcere o una caso di correzione che un ospizio per i senza tetto.




I manicomi, di cui vediamo qui due esempi, in alto uno inglese e sotto uno italiano, rinchiudevano, tenendoli lontani dalla vita pubblica, non solo i malati di mente, ma anche coloro che per indigenza si ammalavano di pellagra (malattia causata da un'alimentazione scarsa di vitamine, a base prevalentemente di polenta) che poteva portare a gravi disturbi mentali, o coloro che, ammalati, non potevano essere curati in casa, tenuto conto delle mutate condizioni di lavoro che vedevano I'intera famiglia al lavoro in fabbrica, e quindi lontano dalla casa per tutto il giorno.