martedì 5 agosto 2014

EDILIZIA E ARCHITETTURA - L'ARCHITRAVE (Construction and Architecture - The lintel)

Stonehenge


      
Per costruire un edificio, uno dei problemi da affrontare riguarda il modo in cui una copertura, delimitata da spazi aperti, può essere sostenuta. L'architrave rappresenta il primo elemento costruttivo impiegato a questo scopo dall'uomo in opere edili. 
Costituito da una trave orizzontale, sostenuta da due elementi verticali (piedritti), ha assunto un'importante funzione come cornice superiore di porte e di finestre. 
L'uomo primitivo avrà probabilmente ricavato l'idea dell'architrave dall'osservazione di strutture simili, formatesi casualmente durante eventi naturali come, per esempio, archi di pietre ammassate dalle acque di fiumi in piena.



Stonehenge


   
I primi esempi di architrave si ritrovano nelle costruzioni megalitiche, come i cromlecb e i dolmen, opere monumentali che risalgono circa al 5000 a.C. Tra le più celebri costruzioni di questo tipo, Stonehenge, su un altopiano nei pressi di Salisbury, in Inghilterra, è un monumento di pietra, che si suppone fosse un tempio in onore del dio Sole. Si presenta come una serie di opere circolari e concentriche, cui si accede per un percorso, detto "viale", fiancheggiato da argini. Le costruzioni appartengono a due epoche diverse, la più antica databile tra il 2200 e il 1600 a.C. La costruzione esterna comprende una fossa circolare e un terrapieno irregolare, oltre un cerchio di 56 buche, la cui funzione è incerta; quella interna è costituita da un anello continuo di pilastri pesanti 26 tonnellate ciascuno e alti 3 metri, la stessa lunghezza degli architravi che sorreggono. 
All'interno dell'anello continuo si trova una serie di triliti, ciascuno composto da due pilastri, pesanti fino a 40 tonnellate, sormontati da un architrave, da cui si può ricavare l'impressione di un'imponenza ancora maggiore. 
A ogni estremità, gli architravi portano i fori per mortasa che si incastrano nei corrispondenti tenoni alla testa dei pilastri su cui poggiano. Anche orizzontalmente gli architravi sono tra loro assicurati mediante congiunzioni a incastro, dette "a maschio e femmina".
L'erezione di Stonehenge, un monumento di tale peso e dimensioni, deve aver presentato notevoli difficoltà, e non è un caso che intorno all'anello si siano ritrovati i resti di rampe digradanti, in terra battuta, che conducevano alla sommità dei pilastri e consentivano di trasportarvi e collocarvi gli architravi. Probabilmente i pilastri poterono essere innalzati soltanto grazie all'uso di rudimentali gru.



Tempio di Ammone, a Karnak


   
Anche gli Egiziani impiegarono I'architrave. La loro più imponente realizzazione, il tempio di Ammone, a Karnak, nell'Alto Egitto (1400 a.C.), ha colonne alte 21 metri, di un diametro di 3 metri, e con architravi pesanti 70 tonnellate, ricavati in un unico blocco di pietra. 
Con una superficie di 40.000 mq il tempio di Ammone è una delle più vaste aree coperte del mondo.



Acropoli di Atene

     
Furono i Greci a sfruttare l'architrave nel modo migliore, esprimendo col tempio del Partenone, eretto sull'Acropoli di Atene tra 1447 e il 432 a.C., il capolavoro della loro architettura. 
Le colonne dei templi greci erano di pietra, mentre l'architrave formava la parte inferiore della trabeazione, occupando circa un terzo dello sviluppo in altezza dell'edificio. Gli architetti del Partenone, Ictino e Callicatre, offrirono un esempio di architettura monumentale, sottolineandone le componenti scenografiche attraverso alcune soluzioni prospettiche: dalla leggera curvatura delle parti alle studiate inclinazioni delle colonne, alle diverse dimensioni impresse agli elementi rettilinei del tetto.

L'impiego dell'architrave comportava tuttavia alcune limitazioni, perché i materiali adoperati in quell'epoca, legno o pietra, non si prestavano a coprire grandi spazi. Una trave è infatti soggetta a forze di compressione nella sua parte superiore e a forze di tensione nella sua parte inferiore, ma la pietra resiste male a tali sforzi e, dopo un certo tratto, cede facilmente sotto carichi eccessivi. Occorrevano quindi nuovi materiali più adatti e nuove tecniche che ne permettessero l'uso appropriato. Perciò gli architetti romani impiegarono l'arco che consentiva la copertura di vaste aree e di lunghi tratti, molto superiori a quelli consentiti dagli architravi. 
Da allora nell'architettura monumentale, l'arco sostituì l'architrave, che fu usato solo nelle piccole costruzioni.
Volte a cupola, un'estensione teorica della tecnica dell'arco, consentirono la realizzazione di grandiosi edifici pubblici.

Soltanto in epoca moderna l'architrave tornò a essere riutilizzato, grazie all'introduzione del ferro e di materiali che offrono una resistenza specifica alla tensione e alla compressione, anche su lunghi tratti e soprattutto nella realizzazione di travature reticolari. Si sono potuti cosi realizzare grandi ponti che, con un solo salto, attraversano corsi d'acqua e ampie distese, nonché i grattacieli svettanti, che hanno trasformato l'aspetto delle singole città e il paesaggio dell'intero territorio.


STONEHENGE, TRIONFO DELL'ARCHITRAVE


Visione dell'anello interno, come appare dal lato nord-est. I 30 pilastri, pesanti ciascuno circa 26 tonnellate, sorreggono 30 architravi. Sia gli uni sia gli altri hanno una lunghezza di 3 metri.


EVOLUZIONE DELL'ARCHITRAVE


Architrave di pietra del periodo neolitico

Trave di legno d'epoca romana

Trave di ferro a doppio T

Trave di cemento armato

      
Dai primi esempi di architrave di pietra, apparsi nel periodo neolitico (5000 a.C.) si passò alla trave di legno, in epoca romana. Verso il 1760, in Inghilterra, fu introdotta la trave di ferro a doppio T e, sul finire del XIX secolo, in Francia, la trave di cemento armato.




Nessun commento: