venerdì 15 agosto 2014

MASADA - Suicidio di massa (The mass suicide)



   
MASADA, LA ROCCIA DELLA GRANDE 
 SFIDA

Gli ebrei preferirono il suicidio di massa alla resa ai Romani

Qualche estate fa ho avuto il piacere di visitare le rovine di Masada, istigato dalla lettura del romanzo  di Bruno Tacconi, un libro indimenticabile che mi ha fatto vivere in prima persona la grande tragedia di Masada.


Mentre la X Legione romana preparava l'attacco finale contro la fortezza di Masada, posta su una piattaforma di roccia, nell'anno 73 d.C., il gruppo di Ebrei Zeloti asserragliati nell'interno giunse a una terribile decisione: piuttosto che arrendersi e sottomettersi alla crudele rappresaglia romana e alla schiavitù, si sarebbero tutti suicidati.
Il martirio degli Zeloti fu ricordato dallo storico giudeo Flavio Giuseppe. Secondo lui, il capo degli Zeloti, Eleazaro Ben Ya'ir, tenne un eroico discorso: 

"È certo ormai che saremo presi entro lo spazio d'un giorno... Moriamo, dunque, prima di cadere in schiavitù sotto i nemici, e andiamocene fuori da questo mondo, insieme con i nostri figli e le mogli, in uno stato di libertà... Affrettiamoci dunque, e invece di procurare ai nemici quel piacere che essi sono sicuri di pregustare nel ridurci in schiavitù, lasciamo loro un esempio che li faccia stupire e ammirare la nostra forza d'animo".

Poi Eleazaro ordinò che l'intera fortezza venisse bruciata, eccetto le riserve di cibo, poiché gli Zeloti volevano dimostrare che agivano per motivi d'orgoglio e di fede religiosa, non per disperazione.
Poi i capifamiglia uccisero le mogli e i figli. I superstiti scelsero a sorte dieci uomini che avrebbero sterminato il resto della guarnigione. I dieci, a loro volta, sorteggiarono il nome di colui che avrebbe ucciso gli altri. Questi poi si uccise di sua mano.

I Romani invasori incontrarono "un perfetto silenzio". Nell'interno della fortezza, come scrisse Giuseppe, "trovarono i corpi degli uccisi, ma non poterono rallegrarsene, benché si trattasse di nemici. Né poterono fare altro che meravigliarsi di fronte al coraggio di una simile risoluzione e all'incrollabile disprezzo della morte che un numero così grande di persone aveva dimostrato... 

Di 967 Ebrei, solo sette, due donne e cinque bambini, sopravvissero e narrarono la storia. Si erano nascosti in caverne, e i Romani che li trovarono rimasero così commossi, che li risparmiarono.

Masada è così diventato uno dei più celebri episodi della lotta di un popolo per l'indipendenza.
Tuttavia, questa vicenda fu a lungo considerata dubbia, in quanto I'unico resoconto proveniva da un ebreo, Giuseppe, il quale si era trovato lontano dalla scena della battaglia.
Le prove del massacro furono trovate nel 1963, nel corso d'uno dei più difficili scavi effettuati: 5.000 volontari provenienti da tutto il mondo parteciparono alle ricerche, sotto la direzione del professor Yigael Yadin, il più celebre archeologo d'Israele.

Masada è un'enorme sporgenza di roccia dalla cima pianeggiante, che domina la piana giudea verso il Mar Morto. Circa 30 anni prima della nascita di Cristo, fu fortificata come una cittadella da Erode il Grande. Questi, che viveva nel continuo timore del tradimento, edificò grandi mura e torri intorno alla sommità della roccia, oltre a una rete di acquedotti, cisterne e grandi camere sotterranee.

Lungo la scarpata, Erode costruì palazzi e una splendida villa a tre piani. Era un ritiro nello stesso tempo sicuro e lussuoso. Dopo la morte di Erode, i soldati romani vi stabilirono una guarnigione fino al 66 d.C., quando gli Zeloti, sotto la guida di Menahem, si ribellarono alla dominazione di Roma. Quattro anni più tardi, però, Ia ribellione era soffocata dovunque, e solo Masada resisteva ancora.


La vendetta di Roma



    
Il procuratore romano in Giudea, Flavio Silva, marciò contro Masada nell'anno 72, alla testa della formidabile X Legione. Agli inizi dell'anno 73, fece costruire un muro di cinta intorno alla cittadella, in modo che nessun uomo, donna o bambino potesse sfuggire alla vendetta di Roma.
Poi diede inizio all'attacco.

L'unico possibile punto di attacco era costituito da uno sperone roccioso, sul fianco occidentale della fortezza, e i romani cominciarono a costruire un vasto terrapieno per raggiungerlo.
All'arrivo di primavera, il terrapieno era pronto.
Flavio Silva lo fece completare con una torre da assedio di pietra, dove i Romani portarono le catapulte e le altre macchine da guerra. Era solo una questione di tempo: ormai Masada era condannata.

Diciannove secoli più tardi, gli archeologi hanno dissotterrato le prove dell'ultima, disperata resistenza degli Zeloti: magazzini di cibarie che non erano stati incendiati e un mucchio di monete di bronzo che erano state usate come tessere di razionamento.
Poi, tra le macerie di varie strutture, hanno trovato i frammenti di 14 rotoli di pergamena, databili con sufficiente certezza negli anni precedenti il 73 d.C. Contenevano brani dei libri biblici del Deuteronomio, di Ezechiele, dei Salmi, e parte degli Apocrifi
Uno recava un testo simile a quello dei Rotoli del Mar Morto.

A un punto strategico che dominava la direzione del previsto attacco romano, gli archeologi hanno trovato 11 pezzi di ceramica, ciascuno con un nome scritto sopra. apparentemente inciso dalla stessa mano. Su di uno vi era, perfettamente leggibile, il nome Ben Ya'ir.
È possibile che, insieme ai dieci uomini sorteggiati, ve ne fosse un undicesimo, l'eroico Eleazaro? E che fosse lui l'ultimo destinato a rimanere vivo e a morire di propria mano? Un uomo della sua tempra non si sarebbe certo ritirato davanti al terribile compito che aveva chiesto ai suoi seguaci.

Oggi Masada è un luogo sacro per gli Israeliani. Ogni recluta delle forze armate pronuncia questa promessa: 

"Masada non cadrà una seconda volta".



























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