lunedì 18 agosto 2014

SPIRIT OF St LOUIS - Charles Augustus Lindbergh

Charles Augustus Lindbergh e il suo Spirit of St. Louis


   
Il Ryan Spirit of St. Louis era un aeroplano monomotore ad ala alta realizzato dall'azienda statunitense Ryan Airlines per consentire al pilota Charles Lindbergh di compiere la prima trasvolata in solitario attraverso l'oceano Atlantico, impresa realizzata i giorni 20 e 21 maggio del 1927.

I primi piloti che hanno sorvolato l'Atlantico

Gennaio 1919. Poco prima delle 8 del mattino del 20 maggio Maxwell Miller, delle officine aeree Vikers. Doveva cercare di vincere il premio di 10.000 sterline offerto dal Daily Mail al primo equipaggio che avrebbe compiuto il volo diretto tra l'America del Nord e l'Europa.

L'aereo messo a disposizione dall'impresa era un bombardiere Vimy modificato lungo 13 metri, una carcassa di legno e di tubi d'acciaio rivestita di tela. Velocità di crociera: 145 km/h. 
Con serbatoi supplementari, poteva percorrere 4.000 km, il che lasciava un margine molto ristretto ai temerari che avrebbero affrontato l'impresa. 
Il pilota era John Alcock, 26 anni, un eroe decorato per le sue imprese belliche.

I due decollarono da Terranova a mezzogiorno del 14 giugno. Subito l'aereo incontrò un tempo orribile. Dopo cinque ore di volo, la nebbia si dissipò; in compenso il motore di destra era in fiamme. Per fortuna il fuoco non arrivava alla tela che copriva la carcassa dell'aereo. Il pilota forzò al massimo la velocità: non aveva altra scelta, erano a metà strada, al "punto di non
ritorno".
Dopo altre tre ore, incapparono in una violenta tempesta; il Vimy precipitò improvvisamente da 1.700 metri fino quasi a sfiorare le creste delle onde. Con grande fatica, Alcock riuscì a riportare l'aereo in quota. Ma non era finita. La nevicata che infuriava sull'Atlantico aveva ostruito le prese d'aria del motore: Brown fu costretto a strisciare sulle fragili ali e andare a liberarle raschiando via il ghiaccio col coltello.
Risaliti a 4.000 m, i due coraggiosi dovettero affrontare un altro pericolo: le ali, a quell'altezza, gelavano e perdevano elasticità. Alcock spense i motori e si lasciò planare. A 1.700 metri, l'aria più tiepida fece sciogliere il ghiaccio. Ma, finalmente, la costa irlandese era in vista.
I due eroi avevano volato per 16 ore e 27 minuti, aprendo una rotta in cielo che milioni di altri uomini avrebbero poi percorso. La storia ebbe purtroppo una conclusione tragica: sei mesi dopo, Alcock morì in un incidente aereo.
Brown ne rimase così sconvolto, che non volò più.


Il pilota solitario

Charles Augustus Lindbergh

Alcuni anni dopo, un'altra grande traversata dell'Atlantico doveva entusiasmare il mondo.

Campo Roosevelt di Long Island. Era lo Spirit of St. Louis. Il suo solitario pilota, Charles Augustus Lindbergh (Detroit, 4 febbraio 1902 – Maui, 26 agosto 1974), un giovane di 25 anni alto e taciturno stava iniziando una traversata di migliaia di chilometri attraverso l'Atlantico, alla volta di Parigi.
Lindbergh tentava il più lungo volo senza scalo mai compiuto sino allora; il primo effettuato direttamente da New York a Parigi.
Il sogno di tentare una traversata solitaria New York-Parigi era nato in Lindbergh più di un anno prima, quando lavorava come pilota di linea nel servizio postale St. Louis-Chicago. Si era convinto che solo un pilota solitario avrebbe avuto la possibilità di riuscire nell'impresa: infatti, per raggiungere le lunghe distanze, un apparecchio doveva essere rigorosamente alleggerito di ogni eccesso di peso.


Lo Spirit of St. Louis


    
L'entusiasmo del giovane aviatore dovette essere contagioso, perché già nel febbraio 1927 Lindbergh era riuscito a trovare il sostegno finanziario di un gruppo d'uomini d'affari di St. Louis.
Andò a San Diego per far costruire un aereo secondo i suoi speciali intendimenti. Per mesi, lavorò in stretta collaborazione col disegnatore Donald Hall delle Ryan Airlines per creare l'affusolato monoplano che sarebbe entrato nella storia col nome di Spirit of St. Louis in onore dei finanziatori dell'impresa.
Per avere carburante sufficiente a coprire la distanza, fu sacrificata ogni possibilità di visuale diretta in avanti. Per le operazioni di partenza e di atterraggio, Lindbergh usò un periscopio. La sua piccola cabina si trovava nella parte posteriore, dentro la fusoliera, in modo da non aggiungere un'ulteriore resistenza al vento.
L'aereo, a opera finita, risultò dotato di cinque serbatoi di carburante. Ogni grammo di peso in eccesso era stato rigidamente eliminato: niente sestante, radio, luci, o razzi.
Nella notte del 19 maggio, Lindbergh ebbe la notizia che il tempo si stava d'un tratto schiarendo sull'Oceano. Dopo aver trascorso poche ore d'inquieto sonno in albergo, l'ultimo riposo che avrebbe avuto fino all'arrivo a Parigi, decise di rischiare la partenza il mattino seguente.
Il giorno spuntò piovoso e deprimente. Dopo un'allarmante lentezza nel sollevarsi dalla pista, lo Spirit of St. Louis s'innalzò senza difficoltà in direzione nord-est, al disopra della costa del New England. Il pilota aveva controllato e ricontrollato sulle carte la sua rotta: un "gran cerchio" inclinato a nord sopra il New England, la Nova Scotia e Terranova; poi il vuoto dell'oceano settentrionale, verso la costa irlandese e, finalmente, un balzo sopra I'Inghilterra e il canale della Manica fino a Parigi.



Lindbergh era a buon punto del viaggio e il suo aereo volava senza scosse sopra l'Atlantico, fra le coste del Massachusetts e la Nova Scotia, quando avvertì i primi sintomi della fatica che l'avrebbe tormentato per tutto il tragitto. In qualche modo, l'interminabile notte di volo attraverso il temporale e la foschia, sopra un mare nero, terminò. 
Quando Lindbergh fu a 19 ore di distanza da New York, il cielo cominciò a schiarirsi. Il coraggioso pilota si abbassò sull'increspata distesa dell'Atlantico, tentando di riscuotersi, schiaffeggiandosi il viso nel disperato sforzo di mantenersi sveglio. 
Finalmente, dopo 27 ore di volo, avvistò una piccola flotta di pescherecci.
Gli uomini a bordo, probabilmente terrorizzati dall'improvvisa apparizione, si ammassarono in coperta, scrutando sbalorditi Lindbergh mentre si abbassava verso di loro gridando: 
"Da che parte è l'Irlanda?". 
Non ricevette risposta.
Ma subito dopo, ormai a 16 ore di distanza da Terranova, l'aviatore avvistò la costa irlandese.
Nonostante l'immane fatica e la lunga notte di volo alla cieca, si era discostato di cinque chilometri dalla sua progettata rotta. Ed era due ore e mezzo in anticipo sull'orario previsto!


L'atterraggio a Parigi



 Lo Spirit of St. Louis attraversò la costa francese all'altezza di Deauville. Cadeva Ia notte, e il motore Wright dell'aereo funzionava regolarmente. Lindbergh adesso era perfettamente sveglio.
Nel cielo vespertino, scorgeva già il riverbero delle luci di Parigi e la sagoma inequivocabile della Torre Eiffel.
Il pilota conosceva solo genericamente l'ubicazione di Le Bourget, e cominciò a cercare le luci d'una pista di atterraggio.
Non erano ancora le 10 di sera e Lindbergh volava da circa 33 ore. 
Senza scosse, l'aereo discese sulla pista. 
L'aereo non aveva luci e Lindbergh toccò terra al di là dell'area illuminata.
Il pilota stava per dirigersi verso gli hangar, all'estremità illuminata dell'aeroporto, quando scoprì che l'intero campo davanti a lui era coperto da un'immensa massa di figure umane che gli correvano incontro. 
Allora, uscendo dall'aereo, annunciò semplicemente "Sono Charles Lindbergh".



Lo Spirit of St Louis all'aeroporto di Le Bourget (Parigi), dopo l'epico volo di Lindbergh
Il campo era illuminato dai fari di migliaia di automobili




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