lunedì 15 settembre 2014

BREVE STORIA DEL PONTE (A brief history of the bridge)

Ponte di Brooklyn

IL PONTE

Di ponti naturali ne sono sempre esistiti, sin da prima della comparsa dell'uomo. Un albero cadeva per I'erosione delle radici attraverso un corso d'acqua, ed ecco apparire un rudimentale ponte a travata semplice. 
Le liane si intrecciavano da un albero all'altro, ed ecco un ponte sospeso. 
Un mucchio di pietre franava in una forra, quelle sottostanti etano spazzate via dall'acqua, ed ecco che restavano quelle superiori a formare un ponte ad arco. 
I rami di un albero toccavano quelli di un altro, ed ecco formata la base di un ponte a mensola.

L'uomo dell'età paleolitica era un cacciatore nomade, che non aveva né il tempo né la necessità di costruire ponti. Gli bastava usare, quando c'erano, quelli naturali. Ma quando l'uomo mutò la sua esistenza nomade e incominciò a dedicarsi all'agricoltura, avvertì il bisogno di disporre di ponti, perché ora gli servivano vie di comunicazione e di scambio su cui poter fare assegnamento.

L'età neolitica, in cui si verificò questo mutamento, ebbe inizio in tempi diversi nelle differenti parti del mondo. Incominciò dapprima in Egitto e in Mesopotamia verso il 10.000 a.C.
I primi ponti costruiti con successo dall'uomo furono del tipo a travate semplice oppure del tipo sospeso. In seguito l'uomo tentò di realizzare anche il ponte a mensola, più complicato perché occorrevano due pezzi di legno e dei contrappesi, ma che consentiva campate più larghe.
Nessun successo l'uomo ebbe invece con il ponte ad arco, perché la sua costruzione esigeva capacità e cognizioni superiori a quelle possedute in quell'epoca.


I primi usi della pietra

I materiali per l'erezione dei ponti furono sempre, in principio, il legno e la corda perché più facili da reperire e da impiegare. L'uomo neolitico divenne un esperto lavoratore del legno, ma nella costruzione di ponti dovette ricorrere alla pietra, perché il legno durava poco e doveva essere rinnovato frequentemente, mentre la pietra era permanente e richiedeva meno manutenzione.
L'uomo cercò di trasferire alla pietra gli stessi schemi di lavorazione del legno, ma non sempre si rivelarono idonei. La pietra è fragile e non si può piegare, per cui non si potevano sviluppare delle adeguate travature e le campate si rivelavano sempre troppo corte.
Alcuni ponti dell'Inghilterra sud-occidentale, fatti con lastre di pietra appoggiate su piloni, risalgono all'età neolitica.
Per un uso più appropriato della pietra occorreva l'arco, ma quando per caso venne scoperto, verso il 1000 a.C., in Mesopotamia, sotto forma di un piccolo passaggio di circa 60 cm di ampiezza, gettato attraverso un canale di scolo, nelle diverse società si erano già radicati precisi schemi mentali, tanto che non sempre le idee nuove erano prontamente accettate.
I Romani considerarono il problema da un punto di vista pratico, e avvertirono la necessità di realizzare grandi ponti permanenti che servissero la loro vasta rete stradale. Il loro impero non avrebbe potuto esistere senza vie di comunicazione e di commercio. 
Quale delle due cose nacque per prima? 
Apparvero prima l'arco, il ponte e la strada, e poi I'impero, o viceversa? 
La risposta non è semplice. Le due cose avvennero contemporaneamente: nessuna invenzione, per quanto rivoluzionaria, nasce isolata, ma scaturisce sempre nel contesto di un qualche mutamento sociale.
Per realizzare un programma cosi grandioso, come fu quello della costruzione di ponti messo in atto dai Romani, quattro fattori sono indispensabili: il denaro, la conoscenza, la capacità (esecutiva e organizzativa) e la necessità. I primi ad averli tutti e quattro furono appunto i Romani.
Poi scomparvero nei secoli bui del Medioevo (400-1000 d.C.), ma tornarono nuovamente a essere presenti contemporaneamente durante il Rinascimento italiano, nel XV secolo, raggiungendo infine il culmine nel XIX e nel XX secolo, dopo la Rivoluzione Industriale.

Le tribù che si impadronirono dell'Impero Romano d'Occidente, nel V secolo d.C., erano barbare, se confrontate alle popolazioni che le avevano precedute, oltre a essere composte di piccoli gruppi antagonisti. Di conseguenza la costruzione di ponti cessò virtualmente del tutto. Per di più, i ponti facilitavano le invasioni nemiche, e d'altra patte la gente non sentiva il bisogno di viaggiare, relegata com'era in piccoli agglomerati discretamente autosufficienti, e con un tenore di vita appena superiore al livello di sopravvivenza.
L'unica istituzione centralizzatasi, che avesse contemporaneamente grandi ricchezze e vasti interessi territoriali, era la Chiesa cristiana, e fu appunto la Chiesa a risuscitare l'arte della costruzione di ponti intorno all'anno Mille. 
Alcuni ponti fortificati furono inoltre costruiti in Europa durante il Medioevo da qualche potente feudatario e da qualche sovrano.
Tutti i ponti medievali erano, in genere, costituiti da diverse campate disuguali e con numerosi massicci piloni piantati nel letto del corso d'acqua da superare; una caratteristica che, per I'ignoranza dei costruttori d'allora, veniva considerata necessaria a conferire una maggiore robustezza all'opera.
Fu invece spesso questa caratteristica la causa del crollo di taluni ponti, perché il ghiaccio e i detriti, sotto l'azione dell'acqua, si ammucchiavano contro i piloni fino a spezzarli, dopo che la forza della corrente che li investiva ne aveva già scalzato in parte le fondamenta.


La cultura rinascimentale

La conoscenza delle basi scientifiche, su cui poggia la tecnica di costruzione di ponti, rifiorì nel Rinascimento. La parte di un ponte, situata tra l'arco e il piano stradale, è detta pennacchio. L'arco romano a tutto sesto e I'arco gotico a sesto acuto erano sovrastati da pennacchi spessi e pesanti. Di conseguenza, per ridurne il peso, gli architetti rinascimentali idearono delle forme piri basse e meno incurvate (archi ribassati).
Questi archi policentrici e semiellittici diedero maggiore efficienza alla struttura dei ponti. 
Il ponte poteva ora entrare nel regno dell'architettura, con grande vantaggio non solo degli ingegneri e degli architetti, ma anche dell'intera società.
Questo nuovo connubio tra l'ingegneria e l'architettura fece si che il ponte ad arcate in muratura progredisse fino a raggiungere l'apice del suo sviluppo nei ponti costruiti in Francia, sul finire del XVIII secolo, dall'ingegnere-architetto Jean Baptiste Perronet.
Nel 1709 un metallurgista quacchero, Abraham Darby, fuse per la prima volta il ferro col coke, e verso la fine del secolo comparvero in numero sempre crescente i ponti ad arcata di ghisa. 
Il rapporto di causa ed effetto tra la Rivoluzione Industriale e il ponte di ferro, e successivamente di acciaio, è simile a quello esistente tra l'Impero Romano e il ponte di pietra ad arcate. Nessuno dei due fenomeni fu causa dell'altro, ma la loro evoluzione fu contemporanea.
Un buon sistema di trasporti era di importanza capitale durante la Rivoluzione Industriale. Per qualche tempo furono sufficienti i canali, ma le ferrovie si dimostrarono piri veloci oltre a consentire il trasporto di quantità maggiori di merce.
Ma per realizzare percorsi ferroviari più diretti e con minori pendenze si richiedeva un maggior numero di ponti e campate più ampie. Il ferro e l'acciaio aprirono un mondo nuovo ai costruttori di ponti.


Una lotta eroica

Nel periodo della Rivoluzione Industriale, dal 1750 al 1850, gli ingegneri ingaggiarono una vera e propria lotta contro gli elementi naturali per il bene dell'umanità. 
In Inghilterra, gli ingegneri Thomas Telford e Robert Stephenson, assieme a molti altri, divennero personaggi largamente popolari.
Furono loro a progettare e costruire i grandi ponti che accorciavano le distanze e avvicinavano i popoli. Qualche volta i loro ponti crollavano, e il loro costo era sempre almeno il doppio di quello previsto. Ma anche questo era considerato parte integrante di una lotta epica. 
L'effetto sull'uomo comune fu di sbalzarlo fuori dal Medioevo e introdurlo nel mondo moderno, con un corrispondente innalzamento del suo tenore di vita. 
Nel 1774, per fare un esempio, una diligenza impiegava dieci giorni per percorrere i 639 km che separavano Londra da Glasgow, se le condizioni meteorologiche erano favorevoli, il treno poteva compiere lo stesso tragitto in meno di dieci ore. Notizie e idee si propagarono lungo la strada ferrata. 
E il XX secolo fece il suo ingresso, passando su un ponte ferroviario.
Ma il XX secolo introdusse anche un nuovo atteggiamento mentale: l'ingegneria era alla base di tutto. L'ingegnere era considerato capace di operare miracoli. La progettazione dei ponti divenne allora più sofisticata e richiese l'intervento di intere squadre di progettisti. Erano composte da numerosi esperti in varie discipline, fra cui non ultimo un ragioniere, poiché il denaro non affluiva più tanto facilmente come una volta. 
I ponti del XX secolo riflettono l'anonimia dei gruppi che li progettarono. Sono ancora belli, ma freddi, schematici, meno personali di quelli realizzati in precedenza.

Cosa accadrà nel futuro? Ben presto verrà ultimato un ponte di oltre un miglio di luce: ingegneri giapponesi hanno già progettato il Ponte Akashi-Kaikyo, che collegherà le città di Honshu e Shikoku attraverso lo stretto di Akashi e avrà una campata di 1.780 metri. Questa lunghezza potrebbe anche essere triplicata già con le conoscenze attuali, solo che fosse disponibile abbastanza denaro. Vi sono anche nuovi materiali da sperimentare. 
Alcuni ponti vengono già costruiti in alluminio, un materiale robusto come l'acciaio ma molto più leggero. 
E nuove idee sono certamente in arrivo. 

Il disegno aerodinamico della carreggiata del ponte sospeso di Severn, in Inghilterra, sarà sicuramente seguito da altri nuovi accorgimenti.
Un ponte di una sola campata, gettato attraverso la Manica, è oggi un'idea inattuabile, ma tale, allo stesso modo, sarebbe apparso il Ponte di Brooklyn a un ingegnere dell'antica Roma.
Ciò che sarà fatto in questo campo, in conclusione, dipenderà da ciò che la società considererà necessario e alla portata dei suoi mezzi. Ma l'esito finale potrà anche non essere proprio quello che era stato previsto e desiderato.



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