venerdì 30 gennaio 2015

LA PIRAMIDE DI CHEOPE (The Pyramid of Cheops)



  
LA PIRAMIDE DI CHEOPE

L'Egitto intero lavorò duramente all'edificazione della tomba di Cheope

La grande piramide di Giza, conosciuta anche come Piramide di Cheope o Piramide di Khufu, è la più antica e la più grande delle tre piramidi della necropoli di Giza, confinante con quello che oggi è El Giza, in Egitto.
È la più antica delle sette meraviglie del mondo antico e l'unica a rimanere in gran parte intatta.


Necropoli di Giza


  
Nel passato come nel presente, l'Egitto è sempre stata la terra dei più grandi "miracoli edilizi". Lo dimostrano due imprese eccezionali, compiute a 5.000 anni di distanza I'una dall'altra: I'edificazione della Grande Piramide di Cheope, nel 2700 a.C. circa, e il recupero dei templi di Abu Simbel organizzato negli anni Sessanta con la collaborazione internazionale, per sottrarre quel mirabile complesso di costruzioni sacre all'impeto delle acque della diga di Assuan.
La Grande Piramide raggiunge un'altezza di 146 metri, pari a quella di un moderno edificio di 42 piani e copre ben cinque ettari di deserto.


Entrata della Piramide
     
Canali scavati nella roccia

Quando gli antichi costruttori egizi iniziarono l'edificazione della massiccia struttura piramidale, dovettero innanzitutto predisporre una base perfettamente orizzontale per le fondamenta. La ottennero scavando nella viva roccia dei canali e riempiendoli d'acqua per poi, in un giorno senza vento, misurarne il livello con l'aiuto di apposite aste.
Grazie a questa gigantesca "livella a bolla" i costruttori squadrarono le rocce al filo dell'acqua. Migliaia di muratori, cavatori e manovali lavorarono duramente per 20 anni, allo scopo di erigere sulla pianura di Giza la tomba del faraone Cheope.
Le pietre impiegate pesano dalle 2 alle 15 tonnellate; in totale, si raggiunge la cifra grandiosa di due milioni e mezzo di macigni accuratamente squadrati. Eppure gli uomini che lavorarono quelle pietre e le misero al loro posto non utilizzarono ausili meccanici a eccezione della leva, del rullo e del piano inclinato. La ruota, anche se con ogni probabilità era conosciuta, risultava poco pratica, e per il trasporto sulla sabbia vennero usate delle slitte.
Pur senza possedere strumenti di precisione, gli Egizi raggiunsero un incredibile grado di precisione. Gli angoli delle piramidi sono di 90 gradi esatti, e i lati sono orientati in modo da fronteggiare perfettamente i quattro punti cardinali: nord, sud, est e ovest.
È quasi certo che gli antichi costruttori si valsero di osservazioni astronomiche per portare a
termine questa grandiosa impresa.
Originariamente, la costruzione era rivestita di blocchi lisci e candidi di calcare. Alcuni di questi blocchi si possono ancora ammirare in basso, vicino alla base della piramide: sono tagliati con tale perfezione, che tra l'uno e l'altro non passerebbe neppure un foglietto di carta.
L'edificazione della Grande Piramide fu una straordinaria impresa, un vero capolavoro di organizzazione e di coordinazione.
Dal Nilo, lontano 300-400 metri, venne approntata una strada selciata, in leggera salita verso il margine del deserto.
Solo per la costruzione della strada ci vollero 10 anni. Procedendo in salita, le squadre degli operai trascinarono pietre enormi su slitte di legno, utilizzando funi di giunchi intrecciati.






Il nucleo centrale

I cavatori lavorarono contemporaneamente in tre diverse parti dell'Egitto. La pietra per il solido nucleo centrale della piramide era ricavata dalla ruvida arenaria della regione di Giza.
Il calcare per il rivestimento esterno proveniva invece dalla riva orientale del Nilo. Il granito che ricopriva le gallerie e le camere mortuarie interne era quello delle rocce di Assuan, all'altezza della prima cataratta del Nilo, ed era stato trasportato sul fiume per più di 900 km su chiatte gigantesche. Un'impresa titanica.
I cavatori di Assuan usavano mazzuoli di dolerite, una pietra ancora più dura del granito, per ricavare gli enormi blocchi grossolani che venivano spediti al nord.
Nel luogo di edificazione della piramide, poi, i muratori squadravano accuratamente i massi nel formato definitivo, li levigavano usando sostanze abrasive e riuscivano a conferire loro un aspetto liscio e pulito.





     
La malta liquida

Le squadre di operai trascinavano le pietre su per una lunga piattaforma, per metterle al loro posto. Alla fine della rampa, all'altezza dell'ultima fila di pietre, ciascun blocco veniva fatto scivolare al posto giusto, su uno strato di malta liquida che fungeva da lubrificante.
Man mano che la piramide cresceva in altezza, la rampa veniva allungata; la pendenza, infatti, doveva sempre rimanere la stessa, per garantire l'esattezza delle proporzioni.
La manodopera specializzata era impiegata per tutto l'anno; i manovali, invece, lavoravano alla Grande Piramide solo per tre mesi, in autunno, in occasione della piena annuale del Nilo.
In quel periodo, nell'attesa che il Nilo si ritirasse per poter seminare i loro prodotti nel terreno reso fertile dal limo, almeno 100.000 contadini lavoravano come manovali alla costruzione della piramide.


Sezione schematica della Piramide di Cheope:
1 - ingresso originale
2 - nuova entrata
3 - passaggio discendente
4 - cunicolo discendente
5 - camera inferiore
6 - cunicolo ascendente
7 - camera della regina
8 - cunicolo orizzontale
9 - grande galleria
10 - camera del re
11 - camera delle saracinesche
12 - cunicolo verticale


   
Dalla cima alla base

Quando tutta la parte interna fu terminata, la piramide appariva completamente nascosta dalle piattaforme che erano servite per erigerla.
Il lavoro finale di rivestimento della superficie della piramide con i grandi blocchi di calcare doveva a questo punto cominciare dalla cima.
Man mano che venivano sistemati i blocchi, le rampe venivano rimosse; finalmente venne il momento in cui la gigantesca costruzione si innalzò libera sulla piana di Giza, con la sua copertura di un bianco abbagliante.
Nel cuore della piramide, più di 42 metri al di sopra del livello del deserto ma ancora molto lontano dal vertice della costruzione, c'era la camera del re, una cella con le pareti interamente ricoperte di granito lucente.
In fondo alla sala, posato sul pavimento, venne posto un sarcofago di pietra destinato a contenere il corpo mummificato del faraone.





    
Un capolavoro di abilità

La grande galleria contigua alla camera del re è un capolavoro di abilità. In origine era stata concepita per risolvere il problema di sigillare per sempre la camera mortuaria del faraone.
Enormi blocchi "di chiusura" vennero posati sul pavimento della galleria su provvisori supporti di travi.
E dopo che il grandioso e pittoresco corteo funebre ebbe accompagnato il corpo di Cheope nella piramide, gli operai rimossero i blocchi e facendoli scivolare sul pavimento inclinato della galleria ostruirono l'ingresso.
Poi uscirono attraverso un tunnel verticale appositamente predisposto, che in seguito venne a sua volta perfettamente sigillato. Così il cadavere del faraone Cheope sembrava essere al sicuro per sempre da eventuali intrusioni.





  
La profanazione

In realtà, nel corso dei secoli che seguirono, i fatti dovevano dimostrare che I'uomo è abile tanto nel costruire le tombe degli antichi re quanto nel profanarle e nel saccheggiarle.
Nel IX secolo d.C., alcuni operai arabi scavarono una galleria per penetrare nella piramide e trovarono un sepolcro già profanato. In seguito, i sovrani arabi fecero rimuovere gran parte del rivestimento calcareo della Grande Piramide, per utilizzarlo nella costruzione delle loro moschee.
Ciononostante, quella di Cheope è soltanto una tra le 36 più importanti piramidi egiziane che ancora si innalzano nella loro originaria grandiosità. A dispetto di secoli di saccheggi e di sbalzi di temperatura.


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martedì 27 gennaio 2015

LE TERME IN ITALIA (Spas in Italy)




  
STAZIONI TERMALI IN ITALIA

In Italia sono note moltissime stazioni termali, tuttora frequentate da una folta clientela, sebbene molti trattamenti che vi si effettuano siano ora disponibili anche in numerosi ospedali e nei Centri Benessere o di fitness.

Nella storia della medicina, l'acqua ha sempre avuto un ruolo fondamentale come principio terapeutico: per i suoi effetti purificanti e balsamici era già nota agli antichi Romani, che svilupparono il concetto di terme, ancor oggi valido.
Ai nostri giorni si va affermando una proposta terapeutica sempre più specialistica man mano che procede la ricerca scientifica e con essa la determinazione delle caratteristiche benefiche di un'acqua rispetto a un'altra. Il termalismo, e in particolare quello italiano, è molto sviluppato e conosce, giustamente, un rilancio legato anche a recenti acquisizioni che riconoscono all'acqua, alla sua temperatura e ai minerali in essa disciolti, specifiche proprietà terapeutiche nei confronti di alcuni gruppi di malattie.

Le proprietà curative dell'acqua dipendono anche dalle modalità di assunzione e di somministrazione. Alle terme, I'acqua è usata come bagno terapeutico, come vapore, viene miscelata al fango per aumentare il potere di penetrazione dei principi attivi, in essa contenuti, attraverso la pelle o, in alcuni casi, è assunta per via orale - cioè bevuta - allorché le sue caratteristiche ne consiglino l'uso disintossicante interno, come avviene per alcuni tipi di acque minerali dalle proprietà diuretiche e uricosuriche (che favoriscono l'eliminazione degli acidi urici).

Oggi alla medicina termale vanno attribuiti alcuni meriti, tra cui quello di caratterizzarsi come "medicina naturale" ampiamente riconosciuta dalla medicina ufficiale. Il termaIismo, infatti, si colloca tra le medicine cosiddette "dolci", in quanto rappresenta una valida alternativa al farmaco, specialmente nel vasto settore delle patologie croniche dolorose; consente inoltre di attuare una prevenzione e soprattutto evita la cronicizzazione di molte patologie: favorisce, in molti casi, una riabilitazione più efficace; si avvale infine di importanti trattamenti collaterali: massoterapia, dietetica, attività fisica, relax e una vasta gamma di trattamenti estetici.


La cartina riprodotta permette di cogliere con immediatezza
le località termali sparse su tutto il territorio nazionale


LE STAZIONI TERMALI IN ITALIA

Le stazioni termali nel nostro Paese sono centinaia. Alcune sono famose a livello internazionale, altre si rivolgono a un'utenza prevalentemente locale e diverse sono anche le patologie per le quali ciascuna è maggiormente consigliata.
Darne qui un elenco completo e ragionato è impossibile, per cui ho deciso di descrivere brevemente alcune delle più importanti, mentre chi desidera informazioni più dettagliate, oltre a rivolgersi al proprio medico curante e alla Unità Sanitaria Locale (anche per sapere con quali località termali esistono convenzioni da parte del Servizio Sanitario Nazionale), può consultare il volume Guida alle acque della salute, pubblicato da Giorgio Bernardini Editore, Milano, con la collaborazione del prof. Roberto Gualtierotti.


ABANO

Abano Terme, sino al 1924 Abano Bagni, è un comune italiano di 19.854 abitanti della provincia di Padova, in Veneto.
Situate sui Colli Euganei, le terme di Abano sono la stazione fangoterapica più antica d'Italia, con 105 sorgenti termali, 78 stabilimenti di cura e 100 piscine. Le indicazioni comprendono tutte le patologie reumatiche e artritiche, oltre alle affezioni ginecologiche. Trovano indicazione anche le malattie respiratorie, come I'asma, le sinusiti e le bronchiti. Le acque, prima di raggiungere le fonti termali, percorrono 70-100 km nel sottosuolo, riscaldandosi e arricchendosi di sali minerali.


ACIREALE

Acireale è un comune italiano di 52.792 abitanti della provincia di Catania in Sicilia.
Le acque provengono dall'Etna e sono particolarmente ricche di zolfo. Possono qui essere trattate quasi tutte le patologie e vengono effettuate, oltre alla balneo e alla fangoterapia, tutte le terapie inalatorie per le malattie del naso e della gola, nonché quelle per le infezioni vaginali, che esplicano azione calmante sulle mucose grazie alle proprietà anticatarrali e antisettiche dello zolfo.


ACQUI

Acqui Terme è un comune italiano di 20.566 abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte.
Il complesso termale è diviso in due settori, uno in città e uno fuori, in un ampio parco, dove sorgono le Antiche Terme. La cittadina piemontese deve nome e fama proprio agli stabilimenti termali, dove affluiscono pazienti affetti da patologie reumatiche od otorinolaringoiatriche, anche se le acque sono indicate per molti problemi di tipo circolatorio.


ANGOLO

Angolo Terme è un comune italiano di 2.484 abitanti, della Val Camonica, provincia di Brescia in Lombardia. È una stazione di cura e soggiorno grazie alle acque termali, al clima mite e alle stazioni sciistiche del Colle Vareno e del Monte Pora. Ha avuto un rilevante sviluppo dal 1960 quando iniziò a svilupparsi l'attività turistica. Dal 1963 il nome del paese è stato modificato da Angolo in Angolo Terme per rimarcare la vocazione turistica del territorio.
Le sue acque devono essere soprattutto bevute e sono particolarmente indicate per tutte le patologie digestive (gastriti coliti, stipsi), per le malattie del ricambio (obesità, gotta, ipercolesterolemia), per quelle del fegato (insufficienza epatica, colecistiti) e dei reni (calcolosi e cistiti).


ARTA

Arta Terme è un comune italiano di 2.275 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia, è un centro termale e terapeutico.
Le Terme di Arta sono il luogo perfetto per ritrovare e conservare uno stato psicofisico ottimale. Luogo ideale per trascorrere vacanze rigeneranti in un ambiente incontaminato, il comprensorio di Arta Terme si caratterizza per la presenza di una fonte di acque sulfuree, conosciute e sfruttate fin dall’antichità. Il centro benessere, sorto ad Arta, attraverso l’utilizzo delle acque termali, propone una serie di trattamenti curativi e per il benessere della persona, che si abbinano perfettamente ad una settimana bianca, ma anche a singoli weekend di relax.


BOARIO

Boario è una frazione del comune di Darfo Boario Terme, posto nella bassa Valle Camonica, a nord del Lago d'Iseo. È centro turistico e termale.
Le terme sono immerse in un parco secolare di 150.000 m2, nella Val Camonica, in Lombardia. Vi si praticano cure balneo-fangoterapiche per patologie osteoartrosiche, fanghi addominali per il fegato e la cistifellea e bagni termali per le malattie della pelle. Vengono anche praticate cure inalatorie per le patologie respiratorie (asma, enfisema, malattie bronchiali croniche).


CHIANCIANO

Chianciano Terme è un comune italiano di 7.483 abitanti della provincia di Siena in Toscana.
Splendidamente circondate dai tesori naturali e paesaggistici della Toscana, le terme di Chianciano sono note per la cura delle patologie epatiche (malattie del fegato e della bile). Vi ricorrono coloro che necessitano di cure disintossicanti dell'apparato digerente.


FIUGGI

Fiuggi, denominata Anticoli di Campagna fino al 1911, è un comune italiano di 9.755 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.
Stazione termale nota in tutta Europa, sorge al centro della Ciociaria, una delle zone che hanno saputo salvaguardare le ricchezze naturali e il patrimonio idrologico da ogni forma di inquinamento. Conosciuta soprattutto per la cura della calcolosi urinaria.


ISCHIA

Ischia è un'isola dell'Italia appartenente all'arcipelago delle isole Flegree, in Campania.
Posta all'estremità settentrionale del golfo di Napoli e a poca distanza dalle isole di Procida e Vivara, nel mar Tirreno, è la maggiore delle Flegree. Con i suoi 62.733 abitanti è la terza più popolosa isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna. In antichità era nota col nome Pithekoussai o Pithecusae (Pitecusa).
Unisce le caratteristiche indicazioni di una stazione termale a una situazione geografica di grande suggestione, come quella delle isole del Golfo di Napoli.


MONTECATINI

Montecatini Terme è un comune italiano di 19.474 abitanti della provincia di Pistoia in Toscana. Centro importante della Valdinievole, la cittadina è collocata all'estremità orientale della Piana di Lucca, ospita un'importante stazione termale che fa del turismo la principale attività economica del territorio.
La fama della cittadina toscana è dovuta, oltre che alle qualità terapeutiche delle sue acque, anche all'ottima ricettività alberghiera, che ne fa una delle più eleganti e ricercate stazioni termali a livello internazionale.


PEIO

Peio, spesso erroneamente scritto Pejo, è un comune italiano di quasi duemila abitanti della provincia autonoma di Trento, sito nell'omonima valle e noto per le sue sorgenti di acqua ferruginosa e per le sue terme.
Le acque delle fonti di questa località del Trentino sono tra le più leggere che si conoscano. Le indicazioni prevalenti riguardano la patologia gastrica e digestiva, come le gastriti, l'ernia iatale, le ipercloridrie e l'ulcera duodenale.


SALSOMAGGIORE

Salsomaggiore Terme è un comune italiano di 19.735 abitanti in provincia di Parma. 
Il fango di queste terme, ad alto contenuto salino, viene addizionato ad argilla della stessa zona e immerso in acqua salsoiodica. Dalle vasche di preparazione viene portato nelle zone terapeutiche e immerso in vasche di riscaldamento a doppia parete con bagnomaria a 50 °C. Le acque e i fanghi sono impiegati per la cura delle malattie osteoarticolari e reumatiche, ma le indicazioni comprendono anche le affezioni circolatorie (insufficienza venosa e postumi di flebite).


SARDARA

Sardara è un comune italiano di 4.141 abitanti della provincia del Medio Campidano in Sardegna, nell'antica subregione storica del Monreale. È un importante centro agricolo e termale.
Oltre alle indicazioni classiche termali, occorre sottolineare che il moderno complesso termale, situato nel cuore della Sardegna, tra boschi di eucalipti, offre molteplici occasioni di
sport e relax, essendo dotato di buone attrezzature.


SATURNIA

Saturnia è una frazione del comune di Manciano, nell'entroterra collinare della Maremma grossetana.
A Saturnia, le cui terme erano predilette da Etruschi e Romani, il bagno termale viene usato
come terapia fondamentale, senza che sia preceduto dall'applicazione di fango, nella cura degli apparati locomotore, circolatorio e cutaneo.


SIRMIONE

Sirmione è un comune italiano di 8.062 abitanti della provincia di Brescia, in Lombardia, il cui centro storico sorge su una penisola che divide il basso Lago di Garda.
La principale industria della cittadina è il turismo sia per la presenza di vestigia romane e medioevali sia per le acque termali. Situate in uno scenario particolarmente suggestivo, sulle rive del Lago di Garda, le terme di Sirmione hanno fama internazionale. La cura si rivolge soprattutto a patologie di tipo otorinolaringoiatrico e allergico, come faringiti e tonsilliti croniche, otiti croniche e riniti allergiche.


TABIANO

Tabiano Terme è una frazione del comune di Salsomaggiore Terme, dal quale dista 4 chilometri, posta sul preappennino parmense a 166 metri s.l.m.
La fama dell'acqua di Tabiano è senza dubbio legata alla cura delle malattie dell'apparato respiratorio (bronchiti croniche e asmatiche, asma infantile e rino-sinusiti) e dell'orecchio, del naso e della gola (faringiti, laringiti catarrali e sordità catarrale).


VINADIO

Vinadio è un comune italiano di 701 abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte. Fa parte della Comunità montana Valle Stura.
Caratteristica è la combinazione dello zolfo, di cui I'acqua di queste terme situate in provincia di Cuneo è ricca, con particolari alghe (cianofee) che costituiscono la flora vivente di queste acque sulfuree. Le alghe, opportunamente coltivate, sono poi utilizzate in terapia e applicate ai pazienti in grossi blocchi.


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COME UTILIZZARE L'ACQUA



sabato 24 gennaio 2015

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA (All roads lead to Rome)



     
TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA

Una rete stradale che è durata 2.000 anni

Al momento  del suo massimo splendore, l'impero romano si estendeva dal Golfo Persico all'Humber, in Britannia. Oltre 80.000 km di ottime strade principali percorrevano quell'immenso territorio e permettevano spostamenti rapidi e sicuri. Più di 400.000 km di strade secondarie vi si collegavano.
Erano proprio le arterie stradali principali a rendere possibile il servizio di posta organizzato dall'imperatore Augusto e il traffico commerciale di tutto l'impero.


Cinque giorni per una lettera

Solitamente, gli incaricati del servizio postale riuscivano a percorrere 150 km e più al giorno,
cosicché una lettera proveniente dal presidio del Vallo di Adriano, vicino ai confini scozzesi, poteva raggiungere Londra in meno di cinque giorni. I messaggi d'importanza cruciale venivano portati a destinazione da portaordini a cavallo, che percorrevano oltre 300 km in un giorno e una notte. Lo stesso Giulio Cesare riuscì a coprire 1200 km in otto giorni.
Tra le varie incombenze delle legioni romane, la costruzione di strade veniva considerata della massima importanza. La costruzione e la manutenzione della rete viaria dell'impero era affidata soltanto a persone di più alto rango. 
I costi, per quell'epoca, erano assai elevati: è stato calcolato che ogni miglio - il miglio romano equivaleva a 1.480 metri circa - della Via Appia sia costato più di 13 milioni di lire attuali.
I progettisti romani costruirono secondo linee rette, con pochi riguardi per la topografia locale.
Le montagne furono perforate, le valli colmate, le paludi attraversate. Nemmeno il mare riuscì a scoraggiarli, visto che le strade si spingevano fino al margine dell'acqua e poi ricominciavano sulla sponda opposta.
Da Roma ben ventinove grandi arterie si dipartivano verso tutti i punti dell'impero. Grandi argini di pietra alti circa un metro e mezzo provvidero al drenaggio delle acque di scolo e mantennero le strade in buono stato per secoli.
Le strade erano larghe dai quattro ai cinque metri per permettere il passaggio dei carri più grandi e pesanti. Ogni strada era fiancheggiata da due marciapiedi sopraelevati per i pedoni. 
La tecnica di costruzione era quasi sempre la stessa: prima di tutto, si rimuoveva il terreno superficiale, poi si collocavano a mano le pietre pesanti del fondo stradale. A questo punto uno strato di calcina teneva assieme le pietruzze, le tegole sminuzzate, i mattoni e il calcare che riempivano le fessure tra una pietra e l'altra. La superficie, lievemente inclinata per permettere lo scolo dell'acqua, era di pietre lisce tenute insieme da una sorta di cemento e veniva accuratamente cordonata ai due lati.
Lungo la strada, venivano poste le pietre miliari, per indicare la distanza dalla città più vicina. A intervalli regolari c'erano stazioni di posta, dove era possibile effettuare un rapido cambio dei cavalli e locande dove passare la notte.
Le comunità locali erano tenute, anche se molto a malincuore, a contribuire alle spese di manutenzione della rete stradale. La rete viaria romana fu progettata con tale oculatezza e le strade furono costruite così bene, che non solo l'intero sistema di comunicazione durò oltre 2.000 anni, ma rimase il più veloce e pratico fino alla costruzione delle recenti autostrade.


Via dell'Abbondanza - Gli scavi di Pompei hanno portato alla luce alcuni esempi di strade romane




     
Verso il mondo a passo romano

Nel periodo di maggiore splendore dell'impero romano, per viaggiare da Roma a Londra erano necessari 13 giorni di viaggio. Quasi 2.000 anni più tardi Robert Peel, richiamato in Inghilterra dall'Italia per assumere la carica di primo ministro, impiegò lo stesso tempo, nonostante viaggiasse il più rapidamente possibile.
Nel Regno Unito sono ancora in uso molte delle antiche strade romane.
Così il sistema viario progettato dai conquistatori della Britannia per mantenere il controllo sulla popolazione autoctona loro ostile continua tutt'oggi a rendersi utile all'Inghilterra. Dopo
ben 19 secoli!


venerdì 16 gennaio 2015

L'ARCA DI NOÈ DEL MADAGASCAR (Noah's Ark of Madagascar)

Camaleonte gigante o camaleonte di Oustalet (Furcifer oustaleti)

Circa 130 milioni di anni fa il Madagascar si stacco dal continente africano, andando alla deriva nell'oceano Indiano. Come in un'arca di Noè, a 400 km di distanza dalla costa est africana, su quest'isola poterono svilupparsi una flora e una fauna primitive, che sulla terraferma erano ormai estinte da tempo. oggi questo paradiso unico al mondo è minacciato
dal disboscamento attuato mediante incendi.


Gli intricati rami di OctopusTree si stagliano contro il cielo


   
Il Madagascar è uno stato insulare situato nell'oceano Indiano, al largo della costa orientale dell'Africa, di fronte al Mozambico. L'isola principale, anch'essa chiamata Madagascar, con una superficie che copre circa 590.000 km2, è la quarta più grande isola del mondo. Ospita il 5% delle specie animali e vegetali del mondo, l'80% delle quali sono endemiche del Madagascar. Fra gli esempi più noti di questa eccezionale biodiversità ci sono l'ordine dei lemuri, le oltre 250 specie di rane, le numerose specie di camaleonti e i tipici baobab.




   
L'aggettivo associato al Madagascar (usato per indicarne la lingua nativa, le etnie e la cittadinanza) è malgascio. Il malgascio è la prima lingua del Madagascar, ma la popolazione parla correntemente anche il francese (a seguito del passato coloniale dell'isola).



Il territorio è costituito da un altopiano, la cui vetta più elevata è rappresentata dal monte Maromokotro (2885 m), che si spinge fino alle pianure costiere occidentali. Le varie zone vegetative si alternano dalla savana arbustiva alla foresta pluviale, che ospita oltre 1500 specie di orchidee e alberi unici al mondo, spesso ricoperti di muschi, licheni e piante rampicanti.


Pandanus utilis

Endemici di questa isola sono per esempio i Pandanus utilis, le cui pannocchie, che emanano un gradevole profumo, vengono utilizzate dai malgasci come afrodisiaco. Poiché il Madagascar; diversamente dalle isole vulcaniche, non è "nato" direttamente dal mare, le specie animali e vegetali non hanno dovuto conquistare faticosamente questo territorio: la maggior parte di esse si trovava già su quest'isola e, a differenza delle loro simili sulla terraferma, riuscì a sopravvivere grazie alle particolari condizioni favorevoli che si crearono; sull'isola mancava infatti la concorrenza di specie più sviluppate.


Camaleonte di Parson



  
Gli unici colonizzatori del Madagascar furono alcuni mammiferi che raggiunsero l'isola attraversando lo stretto del Mozambico a nuoto o in volo. Le vere specie indigene del Madagascar sono tuttavia i rettili e gli anfibi. 
Circa l'80 % della flora (di cui l'86 % è costituito da piante da fiore) e numerose specie animali sono endemiche, ovvero si possono trovare solo in Madagascar. Circa due terzi di tutte le specie di camaleonti del mondo sono presenti esclusivamente in Madagascar, tra cui il camaleonte gigante o camaleonte di Oustalet (Furcifer oustaleti), che raggiunge una lunghezza di 68 cm, e il camaleonte di Parson (Chamaeleo parsoni), che con le protuberanze prensili della lingua appiccicosa è in grado anche di catturare uccelli nidificatori e piccoli mammiferi.


Phelsuma madagascariensis

  
Di particolare interesse sono anche le quasi 250 specie di sauri del Madagascar; tra i quali i gechi, quali il phelsuma del Madagascar (Phelsuma madagascariensis): in caso di attacco questo animale perde la coda, che ricresce comunque nel giro di poche settimane. 
Anche gli insettivori, come i tenrec, hanno potuto giovare dell'isolamento del Madagascar e sviluppare svariate specie. 
La più conosciuta è il Tenrec ecaudatus, che come tutti i ricci si difende dai nemici rizzando gli aculei che formano il manto. 


Tenrec ecaudatus


   
Gli animali più interessanti del Madagascar; tuttavia, sono senza ombra di dubbio i lemuri, un sottordine primitivo dei primati. Si distinguono in tre categorie: lemuri, indri e aye-aye.
I lemuri rappresentano i precursori lungo la scala evolutiva delle scimmie: riuscirono a sopravvivere e svilupparono una varietà di forme impressionante, grazie al fatto che sull'isola mancavano specie di scimmie più evolute con cui sarebbero entrati in competizione. I lemuri vivono prevalentemente sugli alberi e si cibano di frutti, foglie e fiori.
Tra le specie diurne più evolute vi è il katta o lemure dalla coda ad anelli (Lemur catta).


Lemuri katta
  
I katta sono animali sociali e vivono in gruppi numerosi composti anche da 20 individui. Sono riconoscibili per la coda colorata ad anelli alternati bianchi e neri che utilizzano come una sorta di timone quando saltano di albero in albero.


Indri

    
L'indri è il lemure più grande e soprattutto è la proscimmia più grande. Gli indigeni ammaestrarono questi animali per la caccia degli uccelli. I lemuri devono il loro nome agli spiriti dei morti della tradizione romana, in quanto sono animali notturni, hanno occhi dai riflessi fluorescenti e lanciano urli spettrali.
Delle 52 specie di lemuri diffuse originariamente in Madagascar, oggi quasi un terzo è estinto.


Acrantophis madagascariensis

   
In Madagascar non esistono serpenti velenosi e perfino il più grosso serpente dell'isola, il boa del Madagascar (Acrantophis madagascariensis), nonostante i suoi 3 m di lunghezza, ha un comportamento pacifico nei confronti dell'uomo.


Hapalemur aureus 


Lemure macaco (maki)


Lepilemure

Aye-aye 


    
L'aye-aye possiede un dito medio anteriore allungato con il quale picchietta instancabilmente la corteccia degli alberi per verificare se vi siano larve o insetti nascosti. In un certo senso ha un comportamento non molto diverso da quello del picchio, non presente in Madagascar. L'aye-aye è il più grande lemure esistente al mondo e raggiunge i 2,5 kg.


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MADAGASCAR, un santuario ecologico


domenica 11 gennaio 2015

ANIMALI A RISCHIO D'ESTINZIONE IN EUROPA (Animals at risk of extinction in Europe)




   
Gli scienziati moderni paragonano non a torto l'estinzione delle specie che sta avvenendo su scala mondiale alla grande estinzione dei dinosauri di 65 milioni di anni fa: la grande differenza è che oggi il responsabile di questo fenomeno non è una catastrofe naturale, ma l'uomo stesso. È però sempre l'uomo che può contrastare questa drammatica evoluzione e può proteggere il sensibile ecosistema della Terra, e innanzitutto dell'Europa altamente industrializzata.

Per i grandi mammiferi e gli uccelli migratori d'Europa sono stati sviluppati numerosi programmi di ripopolamento e di protezione dell'habitat. Le cause dell'estinzione delle specie sono molteplici. Già nel XIX secolo la caccia sfrenata ha decimato molte specie. 
Oggi sono soprattutto gli interventi sulla natura e la riduzione degli spazi vitali a rendere difficile la sopravvivenza di questi animali. Dato che gli animali quando si spostano sul territorio non tengono conto dei confini politici, la protezione delle specie è un compito che riguarda l'Europa intera.




Un esempio a riguardo è quello della lince, predatore dotato di sensi acutissimi, la cui pelliccia si adatta perfettamente all'ambiente naturale della Scandinavia e dell'Europa orientale. Ma proprio la sua pelliccia e la concorrenza alimentare con gli uomini sono stati la sua sfortuna. Dato che la lince ha bisogno di grandi ed estese aree boschive, l'alta densità degli insediamenti umani ha limitato la sua mobilità. Oggi il rimboschimento mirato e il tentativo riuscito di fare insediare le linci anche in regioni non boschive hanno dato i loro frutti: specialmente la lince pardina in Spagna con i suoi 1000 esemplari ha una popolazione numerosa. 



La cattiva reputazione è stata la sfortuna del lupo. Da sempre classificato come un animale imprevedibile, anche oggi gli uomini continuano a cacciare questo animale che vive in branco, nonostante sia una specie altamente protetta.
Romania, Bulgaria e Spagna presentano le popolazioni di lupi più numerose dopo che hanno aderito al progetto "lupi in Europa". 



Qui inoltre si possono trovare le più grandi riserve di orsi bruni. Questi timidi mammiferi preferiscono le valli rocciose e di difficile accesso anche se un tempo erano di casa ovunque ci fossero boschi. La costruzione di boschi adatti agli orsi, così come di sentieri appositi viene promossa attraverso una mirata protezione delle specie, in modo che oggi l'orso bruno è presente di nuovo con popolazioni più numerose in Svezia, con circa 700 esemplari, in Romania con 4500 e in Slovacchia con 600 esemplari. 



La rettificazione dei corsi dei fiumi, i prosciugamenti delle paludi  e la caccia sconsiderata hanno reso quasi impossibile la sopravvivenza della lontra in Europa. Le lontre prediligono fiumi con acque non troppo turbolente, lanche o  acquitrini. 
Dato che cacciano prevalentemente animali malati o deboli, esse contribuiscono al mantenimento dell'equilibrio ecologico. Per l'allevamento dei piccoli, che dura nove mesi, sono state costruite speciali stazioni di allevamento che rendono così possibile un nuovo insediamento nei territori precedentemente occupati. In questo modo il numero di esemplari è già aumentato significativamente. 



L'inquinamento dei mari e la pesca sconsiderata hanno ridotto in special modo lo spazio vitale dell'unica specie di foca che viveva una volta in tutto il Mediterraneo, la foca monaca. Questi animali misteriosi, che sono stati studiati solo a partire dagli anni settanta, oggi sopravvivono solo nelle acque della Grecia e della Turchia.
La foca del Mediterraneo è uno dei mammiferi più rari d'Europa e appartiene a una delle specie più minacciate del mondo. 




Sono stati in special modo gli uccelli migratori a risentire dell'urbanizzazione, del l'inquinamento dell'ambiente e dell'economia agraria europea: essi hanno dovuto abbandonare le loro rotte tradizionali e sperimentano il continuo disturbo dei luoghi dove nidificano e dove riposano.



È così che il numero di cicogne bianche e di gru si è ridotto considerevolmente dall'inizio del XX  secolo. Questi enormi e resistenti uccelli migratori percorrono durante il giorno rotte che possono arrivare anche a 1500 km. Dal momento che possono coprire queste distanze solo con l'aiuto delle correnti ascensionali di aria calda - le correnti ascensionali e l'apertura alare rendono possibili lunghe planate - essi possono volare solo sulla terra, poiché sul mare queste correnti vengono a mancare. Durante i loro viaggi verso sud o verso nord che durano fino a 15 settimane essi hanno bisogno dei cosiddetti biotopi idonei alle soste per recuperare le forze. 
Molti di questi biotopi si trovano in Europa, per esempio in Germania (Meclemburgo), in Spagna, in Ungheria e in Turchia. La preservazione di queste aree di sosta, che in parte sono anche aree di cova, può probabilmente evitarne l'estinzione. 



Uno dei piccoli mammiferi più minacciati è il pipistrello che all'inizio del XX secolo era ancora molto diffuso soprattutto sul continente. Le cause principali di minaccia delle 22 specie presenti in Europa sono da ricercarsi nella politica agricola, poiché la distruzione delle piccole imprese agricole e la mancanza di luoghi adatti alla cova per via del disboscamento dei vecchi patrimoni arborei dove viveva il pipistrello hanno portato a una mancanza di nidi. 
Gli impregnanti per il legno, con i quali vengono trattate le travature dei tetti, un luogo prediletto per costruire i nidi e per dormire, ne incrementano inoltre,la mortalità. 
Per questo un provvedimento mirato è stata la trasformazione di vecchi bunker militari in nuovi rifugi per lo svernamento.
In Europa le aree protette e i programmi mirati rendono possibili una protezione delle specie che va al di là dei singoli confini.


Il bisonte, una volta assai diffuso, oggi sopravvive solo nelle foreste della Polonia orientale.





Il falco pellegrino si è ricavato un nuovo spazio vitale grazie alle misure di salvaguardia della specie



Le civette appartengono alle specie a rischio



lunedì 5 gennaio 2015

ANTARTIDE - Paesaggi naturali (Natural Landscapes)




ANTARTIDE

PROFILO GEOGRAFICO

Il continente antartico si trova su una piattaforma continentale quasi interamente ricoperta da un imponente strato di ghiaccio spesso in media 2 km, che si spinge oltre la costa sotto forma di tavolati oppure defluisce sotto forma di iceberg o di ghiaccio alla deriva. 
Si stima che il volume della calotta continentale sia di 24 milioni di km3, che rappresentano il 90% dei ghiacciai della Terra e la più grande e ininterrotta massa di ghiaccio al mondo.

Il continente antartico ricopre una superficie di 12,4 milioni di km2, di cui solo 200.000 sono liberi dalla coltre di ghiaccio.
Se nel calcolo della superficie si contano anche le barriere di ghiaccio saldate alla terraferma, il mare e le isole, si arriva a una superficie totale di 53 milioni di km2. 
Il mare di Weddell sul lato dell'oceano Atlantico e il mare di Ross sul lato dell'oceano Pacifico formano due grandi insenature, che dividono l'Antartide in due parti: l'Antartide orientale, con una superficie di 10,1 km2, e l'Antartide occidentale, grande 2,3 km2. 
Il litorale dell'intera regione antartica è lungo 17.968 km. 
In Antartide vivono esclusivamente i ricercatori impiegati nelle stazioni scientifiche (regolate dal Trattato Antartico del 1959, rinnovato più volte fino al 1991): se in estate risiedono circa 5000 persone, in inverno si riducono a 1000.


Posizionamento


     
L'Antartide, o regione antartica, è la parte più a sud della Terra e si estende quasi completamente a sud del circolo polare antartico. La definizione dei confini antartici non si basa sul litorale del continente stesso, ma sulla convergenza antartica, una zona molto contesa corrispondente alle sezioni meridionali dell'oceano Indiano, dell'Atlantico e del Pacifico, fra i 48° circa e i 60° di latitudine sud. 
In questa zona le acque più fredde, che dall'Antartide fluiscono verso nord, si mescolano a quelle più calde dirette a sud.


Morfologia

L'Antartide era una delle parti centrali dell'antica massa continentale del Gondwana, prima che quest'ultimo si smembrasse circa 150-100 milioni di anni fa, durante il tardo mesozoico.
Quando dal Gondwana presero vita i continenti dell'emisfero australe, l'Antartide si spostò a occupare l'attuale posizione.
Attualmente il continente è formato da due regioni geologiche: l'Antartide orientale e l'Antartide occidentale. 
La parte orientale presenta alla base un tavolato roccioso di formazione precambriana appartenente all'antica massa continentale del Gondwana con sedimenti più recenti, anch'essi metamorfosati, sormontato a ovest da una serie di sedimenti risalente a un'epoca compresa fra giurassico e devoniano. 
La regione occidentale ha una formazione geologica più recente. È costituita da una base di rocce di un periodo predevoniano, sopra la quale sono disposte catene montuose del terziario, che attraversano la Penisola antartica formando in tal modo il prolungamento delle
Ande della Patagonia.


Clima, flora e fauna



  
Il clima dell'Antartide è il più rigido del pianeta. La temperatura raramente raggiunge gli 0 °C, e nella stazione di Vostok è stata rilevata la temperatura più basa mai registrata sulla Terra: €-89,6 °C.
Mentre nelle zone ai margini della costa e sulle isole il clima è un po' meno rigido, la temperatura media al polo sud nel mese più caldo è di -29 °C e nel mese più freddo -65 °C.
Con periodi di tempesta che durano fino a 340 giorni l'anno, la zona continentale antartica è la regione meteorologicamente più tormentata della Terra. 
Nei due circoli polari, artico e antartico, si verificano periodi più o meno lunghi di buio e di luce totale.
Nella "notte polare" - tanto più lunga quanto più ci si avvicina al polo, dove dura sei mesi - il Sole non sale mai sopra l'orizzonte; nel "giorno polare" succede esattamente l'inverso. 

La scarsa vegetazione del l'Antartide cresce unicamente nelle zone libere dai ghiacci e comprende licheni, muschi e alghe; soltanto sulle isole sub-antartiche si trovano macchie d'erba e tundra. 
La fauna della parte più interna del continente è costituita da insetti e non esistono vertebrati.













     
Nelle zone costiere invece la fauna è molto ricca. Uccelli marini come albatros e soprattutto grandi popolazioni di pinguini, così come mammiferi marini quali foche comuni, foche leopardo ed elefanti marini popolano queste terre inospitali. 
Le barriere sono l'habitat e la riserva di cibo di balene, orche e capodogli.





In inverno il polo sud è circondato da 20 milioni di km2 di banchisa. Un forte moto ondoso impedisce il totale congelamento, al posto del quale si forma una poltiglia composta da pezzi di ghiaccio di forma irregolare, il cosiddetto pancake ice, come qui attorno a questo tavolato di ghiaccio sulla costa Principe Olav.

Al polo sud il sole sorge il 23 settembre e tramonta il 21 marzo. In questo arco di tempo il sole di mezzanotte emana una luce magica sul manto di ghiaccio.


Il mare di Amundsen al largo dell'Antartide occidentale deve il suo nome all'esploratore e scienziato norvegese Roald Amundsen (1872-1928), che per primo nel 1911 raggiunse il polo sud. L'Antartide orientale e l'Antartide occidentale si distinguono tanto per il clima quanto per la geologia: nella parte occidentale - molto più recente dal punto di vista geologico - le temperature medie sono più elevate che in quella orientale. La zona dove il ghiaccio continentale scivola in mare viene definita "barriera".


Orcadi e Shetland Australi



  
Oltre all'Antartide appartengono al territorio del continente antartico numerosi arcipelaghi sub-antartici.
L'arcipelago delle Orcadi Australi si trova nell'Atlantico meridionale tra il mare di Scotia a nord e il mare diWeddell; dista circa 1200 km da capo Horn e 450 km dalla Georgia Australe. 
L'arcipelago è composto dalle quattro isole maggiori, Coronation, Laurie, Powell e Signy, e da un numero considerevole di isole minori e di rilievi rocciosi. L'intero gruppo insulare ricopre una superficie di 622 km2.

Queste isole inospitali sono prevalentemente montuose e raggiungono altitudini di 2100 metri. Il paesaggio è in gran parte ghiacciato. La rada vegetazione è costituita da muschi, alghe e licheni. 
A parte due stazioni di ricerca sulle isole Signy e Laurie, l'arcipelago è disabitato.
Il gruppo delle Shetland australi è situato nel canale di Drake, circa 90 km a nord della penisola Antartica. 
L'arco insulare - lungo 510 km - ha un rilievo alpino ricoperto di ghiaccio, costituito soprattutto da rocce vulcaniche, e occupa una superficie di 4622 km2. Sotto il manto di ghiaccio hanno ancora luogo fenomeni sismici e vulcanici. 
Questo inospitale gruppo insulare, dove crescono unicamente licheni e alghe, ospita solo una stazione sull'isola di Deception.


Tavolato Filchner-Ronne



   
L'imponente distesa di ghiaccio a sud del mare di Weddell, divisa dall'isola Berkner nel tavolato di Ronne a est e nel tavolato di Filchner a ovest, è il secondo tavolato più grande dell'Antartide con una superficie di circa 530.000 km2. 
Questi grandi tavolati si formano quando i ghiacciai del continente scendono verso il mare e s'immergono in acqua restando in superficie in modo tale da non spezzarsi. Nelle vicinanze della costa galleggiano perlopiù sulla superficie dell'acqua. Lo spessore del tavolato, alimentato oltre che dai ghiacciai anche dalle precipitazioni e dall'acqua di mare congelata, va da circa 250 metri nell'estremità settentrionale a 1800 metri a sud, dove rientra nella terraferma fino a 840 km. 
Anche lungo il margine che dà sul mare il manto di ghiaccio ha uno spessore di circa 30 metri.
Da queste immense distese di ghiaccio si staccano continuamente iceberg e lastroni di ghiaccio, che raggiungono imponenti dimensioni, anche superiori a 10.000 km2, e percorrono lunghe distanze nell'oceano Antartico come ghiaccio alla deriva.


Monti Transantartici



  
I monti Transantartici, formatisi circa 450 milioni di anni fa al margine della piattaforma antartica, suddividono con i loro 4800 km di lunghezza il continente in una parte orientale più piccola e una occidentale molto più grande.
L'Antartide orientale presenta una struttura a forma di tavolato, formata da rocce magmatiche e metamorfiche di origine precambriana, appartenenti alla parte meridionale del continente originario, mentre l'Antartide occidentale si compone di rocce più recenti.
I monti Transantartici, ricoperti quasi interamente dal ghiaccio nella parte centrale, si estendono dalla Terra di Victoria a sud fino al mare di Weddella nord-est del continente. 
A nord le sue propaggini di ghiaccio cadono in mare attraverso la Terra di Edith Ronne.
Le propaggini orientali si spingono nel mare di Ross dando origine all'imponente tavolato di Ross, che ricopre una superficie di 540.000 km2.
Nella parte orientale - dalla Terra di Ellsworth fino all'Arco di Scotia - si trovano vulcani e zone ad attività sismica.
La scoscesa catena montuosa raggiunge la sua altitudine più elevata lungo il mare di Ross con i monti Kirkpatrick (4528 m) e Albert Markham (4350 m), dove scende ripidamente verso la costa.


Monte Erebus


  
Nel punto in cui i monti Transantartici si estendono verso la Terra di Victoria, su un'isola del
tavolato di Ross, si trova il vulcano attivo più elevato del continente freddo, il monte Erebus (3.794 metri s.l.m.).
Alle poche zone antartiche prive di ghiaccio, che rappresentano attualmente circa l' 1,5% della superficie totale del continente, appartengono le Dry Valleys nella Terra di Victoria, nei pressi della stazione statunitense di McMurdo ai margini del tavolato di Ross. Questa zona, ampia quasi 3000 km2, è nata da forti e aridi venti discendenti, i venti catabatici, che qui soffiano a velocità molto elevate.
Nelle Dry Valleys, caratterizzate da forti sbalzi di temperatura, non si hanno precipitazioni da circa 2 milioni di anni. Quisi trovano anche laghi - come il lago Vanda - alimentati nelle stagioni più calde dalle acque di scioglimento dei ghiacciai.


Monti antartici

Masiccio di Vinson



Gli altri monti antartici, che affiorano come cime montuose o monti isolati dalla corazza di ghiaccio dello spessore medio di 2 km dell'Antartide centrale o ai margini costieri e che in lingua inuit vengono chiamati nunatak, comprendono i monti Ellsworth con il masiccio di Vinson (5140 m), la cima più elevata del continente, e le catene montuose sulla costa settentrionale fino alla costa Leopoldo e Astrid, che raggiungono altitudini anche di 3600 metri e hanno avuto origine dalla zona di distacco della massa continentale Gondwana circa
80 milioni di anni fa. 
Nella Terra di Mac Robertson il ghiacciaio del monte Menzies (3355 m) scende ripidamente verso il tavolato di Amery.


Penisola antartica



La penisola antartica, chiamata anche Terra di Graham o penisola di Palmer: situata tra il mare di Weddell e il mare di Bellingshausen nell'Antartide occidentale, è la penisola più grande del continente, con una superficie di circa 1300 km2.
Nella parte del continente che si spinge più a nord, viene percorsa dalle Ande antartiche, non ricoperte di ghiaccio, che raggiungono i 4191 metri con il monte Jackson. 
Prolungamento meridionale della cordigliera sudamericana, queste sono le montagne geologicamente più recenti del continente. Sulle loro propaggini si trovano molti crateri, in parte ancora attivi, e hanno luogo diversi fenomeni vulcanici. 
Al largo della costa occidentale della penisola si trovano isole come l'enorme Alessandro I nonché altri grandi tavolati, sui quali - grazie alle temperature estive relativamente miti - vengono continuamente installate nuove stazioni di ricerca.


Terra della Regina Maud


    
Nella vasta Terra della Regina Maud, la grande zona del nord-est compresa tra i 20° di longitudine est e i 45° di longitudine ovest e caratterizzata da altipiani, la coltre di ghiaccio continentale raggiunge uno spessore di oltre 4,5 km. Qui, le possenti masse di ghiaccio premono sulle rocce sottostanti, che giacciono ben sotto il livello del mare. 
La sconfinata distesa di ghiaccio è interrotta soltanto da alcune rocce scoscese e da cime bizzarre, che spuntano dal bianco manto.
La Neuschwabenland (Terra della Nuova Svevia), la parte della Terra della Regina Maud più vicina alla costa, è attraversata per una lunghezza di oltre 1000 km da cime elevate; tra queste i monti Mühlig-Hofmann con altitudini fino a 3090 metri e il massiccio di Wohltat, che raggiunge un'altezza di 2980 metri.
A sud di questi monti il suolo sale verso il tavolato continentale di Wegener; che si eleva fino a oltre 4000 metri sopra il livello del mare. Nella Neuschwabenland si trova la stazione tedesca di Georg von Neumayer.


Terra di Wilkes


   
La Terra di Wilkes, lungo la costa sud-orientale affacciata sull'oceano Indiano tra la costa Queen Mary e la costa King George V occupa una vasta area dell'Antartide orientale, compresa tra 100 e 142° di longitudine est.
Vasta e desolata, la regione è quasi completamente avvolta da un possente strato di ghiaccio continentale uniforme, dello spessore di oltre 4700 metri, da cui scendono grandi ghiacciai. 
Sulla costa di Knox si trova l'oasi di Bunger, a est la Terra di Adélie grande circa 390.000 km2.


lsole Kerguelen


    
L'arcipelago delle Kerguelen nell'oceano lndiano meridionale, circa 2800 km a sud-est del Madagascar è formato dall'isola maggiore Kerguelen (5800 km2), un tempo chiamata anche Desolation lsland, e altre piccole isole minori e affioramenti rocciosi, 300 in tutto, che insieme ricoprono una superficie di circa 7215 km2. 
L'isola di Kerguelen - d'inverno ricoperta dal ghiaccio - è sormontata da cime montuose, che raggiungono l'altitudine maggiore con il monte Ross (1960 m). L'isola è di origine vulcanica e presenta ancora numerosi fenomeni vulcanici come le sorgenti calde.


Stazioni di ricerca


   
Nel Trattato Antartico, firmato nel 1959 da dodici stati, l'Antartide viene definito un continente per la ricerca, sfruttabile unicamente per scopi pacifici. Nel 1991 quaranta stati firmarono un accordo supplementare, che prevede la piena libertà di investigazione ma vieta qualsiasi tipo di esperimento nucleare.
Da allora nelle zone disabitate del continente sono sorte circa 46 stazioni di ricerca di diversi paesi, che in inverno ospitano circa 1000 scienziati e in estate alcune migliaia.
Principali oggetti della ricerca sono il sistema di circolazione e scambio tra mare e ghiaccio antartico e l'analisi dei cambiamenti climatici del passato tramite i sedimenti conservati nel ghiaccio, con l'obiettivo di trarre conclusioni sullo sviluppo del clima attuale.


Le stazioni dei diversi stati

USA - McMurdo, sulle propaggini più a sud del mare di Ross; Amundsen-Scott, nel polo sud
geografico; l'isola Anvers

Russia - Vostok, calotta continentale dell'Antartide orientale (stazione Vostok ll), dove è stata registrata la temperatura più bassa sulla Terra: -89,6 °C; Bellingshausen, isola King George nelle Shetland Australi; Molodezhnaya; Novolazarewkaja; Leningradskaja, Terra Victoria; Mirny; Russkaja; Komsomolskaja

Australia - Davis, Terra della Principessa Elisabetta; Casey, Terra di Wilkes; Mawson, Terra di Mac Robertson; Macquarie, isola Macquarie

Nuova Zelanda - Scott Base, Terra Victoria, sul monte Erebus

Argentina - Esperanza; Orcadas; San Martin

Germania - Neumayei Neuschwabenland

Gran Bretagna - Adelaide; Signy, isole Orcadi Australi

Italia - Terra Nova, regione del mare di Ross

lndia - Maitri, Terra della Regina Maud

Cina - Great Wall, isola King George, Shetland Australi; Zhongshan, tavolato di Amery

Cile - Teniente Rudolfo Marsh, isola King George, Shetland Australi; Arturo Prat, isola di Greenwich, Shetland Australi; O'Higgins, penisola della Trinità

Francia - Dumont d'Urville; Port Martin, Terra di Adélie

Sudafrica - Sanae lV

Giappone - Syowa, Terra del Principe Harald

Brasile - Comandante Ferraz

Corea del Sud - King Sejong, isola King George

Norvegia - Terra di Dronning Maud, Terra della Regina Maud

Finlandia - Aboa, Terra della Regina Maud

Spagna - Juan Carlos l, isola Deception

Ucraina - Vernadsky, isola Galindez

Polonia - Arctowski

Uruguay - Artigas, isola King George



In un'estesa area del mare di Weddell, che raggiunge profondità fino a 5000 metri, galleggiano iceberg e ghiaccio alla deriva e, nelle zone più a sud, la barriera di ghiaccio. 
Il mare di Weddell, che deve il nome all'esploratore Jmes Weddell (1787-1834) e che costituisce la parte meridionale dell'oceano Atlantico, penetra nella massa continentale della regione antartica, dividendola in Antartide occidentale e orientale.



Lastroni di ghiaccio e iceberg caratterizzano l'aspetto dell'oceano Antartico. Qui forme bizzarre nascono e spariscono in un tempo relativamente breve.
Le differenze di temperatura tra le varie stagioni, determinando l'aumento della massa di ghiaccio, sono all'origine di questo ciclo.



Nella Terra Victoria si eleva il vulcano Melbourne con un'altitudine di 2733 metri.
Le vette dei monti Transantartici sono le uniche a non essere interamente ricoperte dal ghiaccio.



Su un'isola del mare di Ross s'innalza il vulcano Erebus (3795 m), ancora attivo, che dopo un lungo periodo di quiescenza, ha eruttato nel 1995.



Catene montuose dei monti Transantartici: un ghiacciaio si forma nel corso del tempo attraverso la graduale compattazione della neve che cade più abbondante durante il semestre invernale.