domenica 11 gennaio 2015

ANIMALI A RISCHIO D'ESTINZIONE IN EUROPA (Animals at risk of extinction in Europe)




   
Gli scienziati moderni paragonano non a torto l'estinzione delle specie che sta avvenendo su scala mondiale alla grande estinzione dei dinosauri di 65 milioni di anni fa: la grande differenza è che oggi il responsabile di questo fenomeno non è una catastrofe naturale, ma l'uomo stesso. È però sempre l'uomo che può contrastare questa drammatica evoluzione e può proteggere il sensibile ecosistema della Terra, e innanzitutto dell'Europa altamente industrializzata.

Per i grandi mammiferi e gli uccelli migratori d'Europa sono stati sviluppati numerosi programmi di ripopolamento e di protezione dell'habitat. Le cause dell'estinzione delle specie sono molteplici. Già nel XIX secolo la caccia sfrenata ha decimato molte specie. 
Oggi sono soprattutto gli interventi sulla natura e la riduzione degli spazi vitali a rendere difficile la sopravvivenza di questi animali. Dato che gli animali quando si spostano sul territorio non tengono conto dei confini politici, la protezione delle specie è un compito che riguarda l'Europa intera.




Un esempio a riguardo è quello della lince, predatore dotato di sensi acutissimi, la cui pelliccia si adatta perfettamente all'ambiente naturale della Scandinavia e dell'Europa orientale. Ma proprio la sua pelliccia e la concorrenza alimentare con gli uomini sono stati la sua sfortuna. Dato che la lince ha bisogno di grandi ed estese aree boschive, l'alta densità degli insediamenti umani ha limitato la sua mobilità. Oggi il rimboschimento mirato e il tentativo riuscito di fare insediare le linci anche in regioni non boschive hanno dato i loro frutti: specialmente la lince pardina in Spagna con i suoi 1000 esemplari ha una popolazione numerosa. 



La cattiva reputazione è stata la sfortuna del lupo. Da sempre classificato come un animale imprevedibile, anche oggi gli uomini continuano a cacciare questo animale che vive in branco, nonostante sia una specie altamente protetta.
Romania, Bulgaria e Spagna presentano le popolazioni di lupi più numerose dopo che hanno aderito al progetto "lupi in Europa". 



Qui inoltre si possono trovare le più grandi riserve di orsi bruni. Questi timidi mammiferi preferiscono le valli rocciose e di difficile accesso anche se un tempo erano di casa ovunque ci fossero boschi. La costruzione di boschi adatti agli orsi, così come di sentieri appositi viene promossa attraverso una mirata protezione delle specie, in modo che oggi l'orso bruno è presente di nuovo con popolazioni più numerose in Svezia, con circa 700 esemplari, in Romania con 4500 e in Slovacchia con 600 esemplari. 



La rettificazione dei corsi dei fiumi, i prosciugamenti delle paludi  e la caccia sconsiderata hanno reso quasi impossibile la sopravvivenza della lontra in Europa. Le lontre prediligono fiumi con acque non troppo turbolente, lanche o  acquitrini. 
Dato che cacciano prevalentemente animali malati o deboli, esse contribuiscono al mantenimento dell'equilibrio ecologico. Per l'allevamento dei piccoli, che dura nove mesi, sono state costruite speciali stazioni di allevamento che rendono così possibile un nuovo insediamento nei territori precedentemente occupati. In questo modo il numero di esemplari è già aumentato significativamente. 



L'inquinamento dei mari e la pesca sconsiderata hanno ridotto in special modo lo spazio vitale dell'unica specie di foca che viveva una volta in tutto il Mediterraneo, la foca monaca. Questi animali misteriosi, che sono stati studiati solo a partire dagli anni settanta, oggi sopravvivono solo nelle acque della Grecia e della Turchia.
La foca del Mediterraneo è uno dei mammiferi più rari d'Europa e appartiene a una delle specie più minacciate del mondo. 




Sono stati in special modo gli uccelli migratori a risentire dell'urbanizzazione, del l'inquinamento dell'ambiente e dell'economia agraria europea: essi hanno dovuto abbandonare le loro rotte tradizionali e sperimentano il continuo disturbo dei luoghi dove nidificano e dove riposano.



È così che il numero di cicogne bianche e di gru si è ridotto considerevolmente dall'inizio del XX  secolo. Questi enormi e resistenti uccelli migratori percorrono durante il giorno rotte che possono arrivare anche a 1500 km. Dal momento che possono coprire queste distanze solo con l'aiuto delle correnti ascensionali di aria calda - le correnti ascensionali e l'apertura alare rendono possibili lunghe planate - essi possono volare solo sulla terra, poiché sul mare queste correnti vengono a mancare. Durante i loro viaggi verso sud o verso nord che durano fino a 15 settimane essi hanno bisogno dei cosiddetti biotopi idonei alle soste per recuperare le forze. 
Molti di questi biotopi si trovano in Europa, per esempio in Germania (Meclemburgo), in Spagna, in Ungheria e in Turchia. La preservazione di queste aree di sosta, che in parte sono anche aree di cova, può probabilmente evitarne l'estinzione. 



Uno dei piccoli mammiferi più minacciati è il pipistrello che all'inizio del XX secolo era ancora molto diffuso soprattutto sul continente. Le cause principali di minaccia delle 22 specie presenti in Europa sono da ricercarsi nella politica agricola, poiché la distruzione delle piccole imprese agricole e la mancanza di luoghi adatti alla cova per via del disboscamento dei vecchi patrimoni arborei dove viveva il pipistrello hanno portato a una mancanza di nidi. 
Gli impregnanti per il legno, con i quali vengono trattate le travature dei tetti, un luogo prediletto per costruire i nidi e per dormire, ne incrementano inoltre,la mortalità. 
Per questo un provvedimento mirato è stata la trasformazione di vecchi bunker militari in nuovi rifugi per lo svernamento.
In Europa le aree protette e i programmi mirati rendono possibili una protezione delle specie che va al di là dei singoli confini.


Il bisonte, una volta assai diffuso, oggi sopravvive solo nelle foreste della Polonia orientale.





Il falco pellegrino si è ricavato un nuovo spazio vitale grazie alle misure di salvaguardia della specie



Le civette appartengono alle specie a rischio



2 commenti:

Gloria Dentella ha detto...

La reintroduzione recente di alcune specie è un grosso passo in avanti. Non riesco ancora a capire come si possa distruggere la natura. Sono poche le specie animali rimaste, dovremmo averne cura. Proprio a proposito leggevo un articolo interessante su Focus di dicembre sulla reintroduzione di alcune specie in Europa, con le loro relative storie. Sono contenta che ci siano persone che dedicano tempo a ristabilire un certo equilibrio. Ho trovato molto interessante l'articolo, e c'è anche una gallery se può interessare http://www.focus.it/ambiente/animali/europa-selvaggia-la-notizia

Loris Zuttion ha detto...

Grazie della tua segnalazione Gloria .....