sabato 27 agosto 2016

CASTELLO DEL BELVEDERE - VIENNA (Schloss Belvedere - Wien)

Belvedere Superiore
    
BELVEDERE


I due castelli barocchi del Belvedere ospitano il Museum Mittelalterlicher Kunst (Museo di Arte medievale), il Barockmuseum (Museo di Arte barocca) e la Galerie des 19. und 20. Jahrhund,ert (Galleria dei secoli XIX e XX). 
Nel 1995 si sono conclusi i lavori di ristrutturazione di entrambi i castelli e lo spazio espositivo della Galerie des 19. und 20. Jahrhundert è stato completamente rinnovato.
Gli appassionati possono visitare anche le pagine del sito: http://www.belvedere.at/

Prendendo a modello il castello di Versailles il principe Eugenio, a cui si deve il merito di aver sconfitto i turchi, fece costruire a partire dal 1700 la propria residenza estiva lungo il Rennweg, dove un tempo sorgevano le mura. L'architetto Lukas von Hildebrandt impiegò dieci anni per realizzare quello che è considerato il suo capolavoro.

Il Belvedere Inferiore, dove risiedeva effettivamente il principe, fu terminato nel 1715, mentre il Belvedere Superiore, situato sulla collina, venne inaugurato nel 1724 come castello di rappresentanza. Dopo la morte del principe, rimasto celibe, l'intera proprietà fu venduta senza alcuno scrupolo da una lontana cugina sua erede - la "terribile Vittoria" come erano soliti chiamarla i viennesi - e i due edifici assieme al giardino furono acquistati nel 1752 dalla Corte imperiale.
Il principe ereditario Francesco Ferdinando risiedette nel Belvedere dal 1894 al 1914, e iniziò da qui lo sfortunato viaggio che lo condusse a Sarajevo, dove fu ucciso da un indipendentista serbo. Il 15 maggio 1955 i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna, Unione Sovietica, Stati Uniti e Austria sottoscrissero nella sala dei Marmi del Belvedere Superiore il trattato che restituiva la libertà all'Austria.


Una sfinge nel giardino del Belvedere

GIARDINO - I due castelli sono collegati fra loro da un magnifico giardino, realizzato dall'architetto parigino Dominique Girard su progetto di Hildebrandt.
Una serie di terrazze con cascate, scalinate, siepi e viali laterali conduce dal palazzo inferiore a quello superiore. Anche le sculture che ornano i bacini d'acqua sono disposte secondo un criterio che procede dal basso verso I'alto: dagli inferi, nei cui boschetti vivono Plutone e Proserpina, si passa alle divinità dell'acqua Nettuno e Teti fino alle cascate con le statue di Apollo e Ercole. 
Dalla terrazza principale del Belvedere Superiore si gode una vista superba sul giardino in declivio fino ai campanili di Vienna e alle colline del Wienerwald.


BELVEDERE INFERIORE



Museum Mittelalterlicher Kunst

Il Museum Mittelalterlicher Kunst (Museo di Arte medievale ), che ha sede nell'Orangerie del Belvedere Inferiore, espone alcuni capolavori austriaci di arte plastica e pittura su tavola realizzati tra la fine del XII e I'inizio del XVI secolo. 
L'opera più antica è il Crocefisso di Stummerberg, in stile romanico, che risale alla fine del XII secolo e rappresenta probabilmente il più antico esempio di scultura in legno tirolese giunto fino a noi.

Il museo è articolato in tre sezioni.

PRIMA SEZIONE - Fra i numerosi capolavori del gotico, si segnalano la Madonna Sonntagberg (1370 circa), quattro statue in pietra del Maestro di Grosslobming (1370 circa-1385), straordinarie opere del Gotico internazionale come le Nozze mistiche di Santa Catenna del Maestro di Heiligenkreuz (1380-90), le pale d'altare del Maestro di Albrecht e del Maestro del castello di Lichtenstein e una Crocifissione di Conrad Laib (1449).

SECONDA SEZIONE - L'opera principale di questa sezione è il cosiddetto "Altare Znaim" (1427 circa): le figure della pala, che illustra gli eventi del Venerdì Santo, sono realizzate a intaglio ma I'effetto dell'insieme, grazie alla vivace policromia, è quello di un dipinto. 
Si possono inoltre osservare cinque tavole del pittore e intagliatore tirolese Michael Pacher e sette tavole di Rueland Frueaufil Vecchio. Di Pacher sono esposte nel museo anche opere provenienti dall'altare maggiore della Franziskanerkirche (chiesa dei Francescani) di Salisburgo.

TERZA SEZIONE - Di straordinaria bellezza sono le due tavole raffiguranti il Compianto di Cristo e l'Adorazione dei Magi,provenienti dall'altare maggiore della Schottenkirche (chiesa degli Scozzesi), realizzato nel 1469 e composto originariamente di quattro parti.
Sono inoltre esposte la tavola Uttenheim del maestro di Pacher, le tavole con le Storie di Maria di Marx Reichlich, le tavole di Urban Görtschacher(Ecce Homo, 1508) e del Maestro di Krainburg, nonché alcune sculture di Andreas Lachner (1518 circa).




Barockmuseum

Nella residenza del principe Eugenio, il Belvedere Inferiore, è ospitata dal 1923 anche la collezione di pittura e scultura del periodo aureo del barocco austriaco (1683-1780).
Riaperto subito dopo la guerra, il museo è stato completamente riordinato nel 1995. Alcune sale in particolare sono di grande interesse:

Sala 5 - TAFELZIMMER -  Ospita due dipinti di soggetto profano di Martin Johann Schmidt, altrimenti noto per le sue opere di carattere religioso.
La Venere nella fucina di Vulcano e la Sentenza di re Mida furono le opere che permisero a Schmidt di accedere all'Accademia di Arti figurative di Vienna.

Sala 8 - MARMORSAAL - Questa sontuosa sala a doppia altezza è l'ambiente più importante del Belvedere Inferiore, sia per l'elegante decorazione a stucco sia per l'affresco illusionistico sulla volta realizzato da Martino Altomonte, che celebra il trionfo del principe Eugenio sui turchi e la fine dell'assedio di Vienna avvenuta nel 1683.
Al centro della sala sono collocate le statue originali realizzate da Georg Raphael Donner per la Providentia-Brunnen (fontana della Provvidenza), situata al centro del Neuer Markt.

Sala 10 - PARADESCHLAFZIMMER - In quella che fu la camera da letto del principe Eugenio, il cui soffitto è ornato da dipinti di Altomonte, troviamo i rilievi per un'acquasantiera della cattedrale di Santo Stefano realizzati da Donner, oltre a statuette raffiguranti Mercurio e Venere, alla statua di Carlo VI e a una ninfa.

Sala 15 - GROTESKER SAAL - Oltre agli affreschi a "grottesche" di Jonas Drentwett, sono esposte alcune "teste caratteristiche" di Xavier Messerschmidt, uno degli artisti più eccentrici del XVIII secolo.

Sala 16 - MARMOGALERIE - L'antico salone dei ricevimenti è dedicato, come la sala dei Marmi, all'apoteosi del principe Eugenio. Le statue a grandezza naturale di divinità greche collocate nelle nicchie sono opera dell'artista genovese Domenico Parodi.

Sala 17 - GOLDKABINETT - Il gabinetto Aureo, conosciuto anche come sala degli Specchi, è un fastoso salone con giganteschi specchi inseriti in cornici dorate che sembrano prolungare lo spazio alf infinito.
AI suo interno si trova l'Apoteosi del principe Eugenio, una statua in marmo realizzata nel 1721 da Balthasar Permoser e commissionata dallo stesso principe.


BELVEDERE SUPERIORE



Galerie des 19. und 20. Jahrhunderts

La Galleria del XIX e XX secolo, ospitata nel Belvedere Superiore, offre un'ampia panoramica della produzione artistica austriaca dal Biedermeier allo Jugendstil fino all'epoca contemporanea. Allestita nel 1916, la collezione è stata ampliata nel 1953 fino a costituire nel 1995 un'esposizione permanente intitolata "Vienna nel Novecento e l'arte dei classici moderni".

PIANO TERRENO -  Il piano terreno è dedicato all'arte austriaca dopo il 1918; le opere della vastissima collezione vengono esposte a rotazione. Tra le correnti del secondo dopoguerra sono rappresentate I'arte informale austriaca, la scuola viennese del realismo fantastico e la nuova pittura degli anni Ottanta.

PRIMO PIANO - Al primo piano sono raccolte le opere dello storicismo, del realismo, dell'impressionismo, del simbolismo e della Secessione viennese. Oltre agli artisti viennesi come Hans Makart e Anton Romako, sono esposte opere di Wilhelm Leibl, Camille Corot, Edouard Manet, Auguste Renoir, Claude Monet, Ferdinand Hodler ed Edvard Munch.
L'arte viennese del Novecento è presentata in un contesto artistico internazionale. Due sale dell'esposizione sono dedicate a Gustav Klimt e Egon Schiele, mentre accanto a Oskar Kokoschka, Richard Gerstl e Anton Hanak figurano anche Vincent Van Gogh, Fernand Knopff e Max Klinger.

SECONDO PIANO - Al neoclassicismo, al romanticismo e all'epoca Biedermeier è dedicato il secondo piano.
Fra i principali esponenti del neoclassicismo e del romanticismo si trovano Caspar David Friedrich, Ludwig Ferdinand Schnorr von Carolsfeld e Moritz von Schwind, nonché Angelika Kaufmann, celebre soprattutto per i suoi ritratti.
La sezione dedicata al Biedermeier comprende ritratti, nature morte, dipinti di paesaggi e di genere. Per la perfetta padronanza delle tecniche luministiche, i paesaggi di Ferdinand Georg Waldmüller(1793-1865) sono tra le opere più straordinarie del Biedermeier viennese. La collezione di ritratti comprende fra le altre opere di Friedrich Amerling, ritrattista della nobiltà e dell'alta borghesia (Rudolf von Arthaber e i suoi figli), e di Georg Waldmùller (Ritratto della famiglia Eltz).
La pittura di genere è rappresentata ancora da Waldmüller (Nozze contadine a Perchtoldsdorf), Josef Dannhauser (Vino, donna e canto), Peter Fendi, Friedrich Amerlirg (Giovane pescatore) e Carl Spitzweg.
Degne di nota sono inoltre le nature morte di Waldmüller, Franz Xaver Petter, Josef Lauer e Johann Knapp.








sabato 23 luglio 2016

ANTEFISSE ETRUSCHE (Etruscan antefix)

Antefissa etrusca trovata a Vulci

ANTEFISSE ETRUSCHE

Le antefisse sono uno dei motivi ornamentali più caratteristici dell'architettura etrusca

Le case e i templi etruschi avevano spesso le pareti di mattoni crudi o a graticcio, di legno erano le travature dei tetti a doppio spiovente, coperti con tegole di terracotta.
Per difendere le parti più esposte di queste strutture (cautela quanto mai necessaria, visto che in una prima fase il frontone del tempio etrusco era vuoto), come anche i fusti dei pilastri e delle colonne, si ricorreva a rivestimenti-cornice in terracotta, con una funzione anche decorativa.
Questi elementi architettonici, piatti o in rilievo, erano comuni pure in Grecia, ma sparirono gradualmente con l'avvento dei grandi edifici in pietra o in marmo.


 ANTEFISSA CON TESTA DI MENADE (Terracotta dipinta)
Questa scultura si ispira a una delle antefisse rinvenute negli scavi presso Veio, antica città etrusca sorta nella vallata del Tevere. L’originale terracotta dipinta, databile intorno al 525-500 a.C., è oggi custodita a Roma, al Museo di Villa Giulia.
 Dimensioni: cm 25 (h) x 27 

In Etruria compaiono prima nell'architettura civile, poi, nel periodo tardo-orientalizzante (VI secolo a. C.), cominciarono a essere applicate anche in quella sacra, finché il trionfo dei moduli romani non provocò la loro definitiva obliterazione.

L'antefissa è un ornamento applicato lungo le gronde dei tetti, all'estremità dei coppi. Di solito è costituita da una testa in bassorilievo, contornata da un nimbo, cioè da una cornice semicircolare più o meno schiacciata o allungata; talvolta si trovano anche figure intere, isolate o disposte in gruppi.

I soggetti sono anonimi, o meglio troppo poco caratterizzati per consentirci di individuarli con precisione (teste maschili e femminili) o desunti dalla mitologia greca (sileni, gorgoni ecc.).


Tempio del Belvedere - Antefissa - Museo Archeologico Nazionale (Orvieto)

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lunedì 18 luglio 2016

GEMÄLDEGALERIE- VIENNA - Accademia delle Belle Arti - PINACOTECA (Gemäldegalerie der Akademie der bildenden Künste)



GEMÄLDEGALERIE
VIENNA

La Gemäldegalerie (Pinacoteca), sistemata nell'ala occidentale del primo piano dell'Accademia delle Belle Arti, era stata inizialmente adibita ad aula di raccolta del materiale didattico per le lezioni d'arte, al fine di educare I'occhio e il senso stilistico degli studenti. Nel corso del XVIII secolo si aggiunsero alla raccolta i lavori che ogni artista doveva presentare per candidarsi a diventare membro dell'accademia.
Nel 1822, alla morte del presidente ecclesiastico, il conte Anton Lamberg-Sprinzenstein, l'accademia ne acquisì la collezione di dipinti preparandosi a dive[tare una galleria di importanza internazionale. L'arricchimento del suo patrimonio continua ancora oggi tramite nuovi acquisti e donazioni; inoltre può contare su una nutrita presenza di opere di artisti che hanno frequentato I'accademia in epoche diverse.
L'esposizione inizia nella sala 4; nelle sale 1-3 si trovano gli uffici dell'amministrazione.


Sala 4

Esempi di opere del XV secolo sono la Madonna in trono con santi realizzata da Simone da Bologna per la pala centrale di un retablo del tardo quattrocento, nonché la pala raffigurante un Miracolo di San Nicola (1455 circa) di Giovanni di Paolo, probabilmente appartenente a un altare. 
I primordi della pittura olandese sono rappresentati dall'lncoronazione di Maria (metà del sec. XV) di Dieric Bouts. 
Una delle opere più significative della collezione è il Trittico del Giudizio (dopo il 1504) di Hieronymus Bosch, in cui Paradiso e Inferno fanno da cornice al Giudizio Universale. 
Di Hans Baldung , soprannominato Grien, è visibile un'importante Sacra Famiglia dipinta in età giovanile (1512 circa) e di Lucas Cranach il Vecchio la Sacra Famiglia nella corte, una delle sue opere maggiori, e la Lucrezia del 1532.


Sala 5 

La Madonna col Bambino e angeli (1480 circa) della bottega del  Botticelli incarna I'ideale classico della pittura rinascimentale italiana; esempi di pittura veneziana dell'epoca sono il frammento di una Venere dormiente nel paesaggio, della bottega del Giorgione, e una delle ultime opere di Tiziano, Tarquinio e Lucrezia(1575 circa).
La Liberazione di San Pietro dal carcere (1650 circa) di Mattia Preti e una Natura morta con attrezzi da cucina (1675) di Giuseppe Antonio Recco sono due esempi di barocco romano della fine del XVI secolo.
Fra le opere del barocco spagnolo si segnalano i Fanciulli che giocano a dadi di Bartolomé Esteban Murillo.


Sala 6

Di Pieter Paul Rubens vengono presentati gli studi preparatori per l'affresco sulla volta della chiesa dei Gesuiti di Anversa. Di Antoon Van Dyck, che lavorò nell'atelier di Rubens come maestro indipendente, sono esposti un autoritratto e lo studio per I'Ascensione di Maria; di Jacob Jordaens, Paolo e Barnaba in Lystra (1645).


Sale 7-9

Tra gli esempi di pittura olandese troviamo opere di David Vinckboons, Pieter Codde e Dirck Franz Hals.
La pittura di genere è rappresentata da quadri di Adriaen Van Ostade, Cornelis Bega e Cornelis Saftleben. 
La famiglia olandese (1660) di Pieter de Hooch e Giovane donna seduta (1632) di Rembrandt documentano l'arte del ritratto. 
La pittura di paesaggi comprende opere di Jan Van Goyen, Jacob Van Ruysdael e Cornelis Vroom, mentre le nature morte sono di Jan Davidsz de Heem e Jan Weenix. 
Le vedute architettoniche sono di Hendrick C. Van Vliet e Jan Van der Heyden.


Sala 10

Sono esposte opere di Giambattista Tiepolo, Alessandro Magnasco, Giovanni Paolo Pannini. I dipinti di Francesco Guardi (otto vedute di Venezia e due ancone) sono il fiore all'occhiello dell'accademia. 
Si segnala inoltre un capolavoro di Pierre Gubleyras, l'Atelier dell'artista (1747). 
La pittura austriaca del XVIIIsecolo è rappresentata da Martin Van Meytens - uno dei direttori dell'accademia - con il Ritratto dell'imperatrice Maria Teresa (1759), nonché da opere di Daniel Gran, Franz Anton Maulbertsch e Johann Martin Schmidt, l'ultimo grande pittore barocco.


Sala 11

I neoclassicismo austriaco è presente con opere di Friedrich Heinrich Füger, Johann Peter Krafft, Hubert Maurer e Josef Abel.
Al Biedermeier appartengono i dipinti di Ferdinand Georg Waldmüller, Friedrich von Amerling e Josef Danhauser; un'opera di quest'uItimo (La classe degli studenti) mostra una delle aule dell'Accademia presso Sant'Anna, I'antica sede della scuola prima che fosse trasferita nel nuovo edificio lungo il Ring.


Sala 12

Sono esposte opere di Herbert Boeckl, Fritz Wotruba, A.P. Gütersloh, Sergius Pauser, Franz Elsner, Gustav Messing e di artisti che hanno insegnato all'accademia come Anton Lehmden, Josef Mild e Arnulf Rainer.


giovedì 7 luglio 2016

WIEN MUSEUM KARLSPLATZ (Museo storico della città di Vienna) HISTORISCHES MUSEUM DER STADT WIEN



HISTORISCHES MUSEUM DER STAD WIEN

In occasione dell'ottantesimo compleanno del presidente austriaco Theodor Körner, il Consiglio comunale diede incarico a Oswald Haerdtl di costruire sulla Karlsplatz la sede dell'Historisches Museum der Stadt Wien, il Museo storico della città di Vienna, precedentemente ospitato nel Municipio. All'inaugurazione, avvenuta nel 1959, non fu però presente lo stesso  Körner, scomparso due anni prima. Le collezioni del museo offrono una panoramica sulla storia della città e sui suoi personaggi illustri e ospitano alcuni importanti dipinti di Klimt, Schiele e Waldmüller.


 Piano terreno

Pianta albertina, 1421-22

Sono esposti reperti che risalgono all'età della Pietra, del Bronzo, del Ferro, alla storia romana e a quella delle grandi migrazioni di popoli. Tra i pezzi più importanti, la pietra tombale dipinta di un gallo sequano (sec. II d.C.), alcuni altari romani e un'antica collezione
di monete.

Vedute della città e rappresentazioni cartografiche della sua evoluzione storica, tra cui I'Albertinischer Plan (Pianta albertina, 1421-22), che rappresenta la prima carta di Vienna.
Sono esposte alcune opere e reperti architettonici della cattedrale (Stephansdom), dalla quale furono rimossi durante i lavori di restauro. Fra questi troviamo una Madonna col Bambino e Sant'Anna del 1320 circa, nello stile del primo gotico, tre coppie di principi a grandezza naturale (1360-65 circa), vetrate gotiche provenienti dalla cripta ducale e resti di un altare in legno di tiglio del XIV secolo.

Nella collezione di armi sono esposte armature, scudi, lance e alabarde fra cui la più antica corazza da cavallo italiana, oltre ad armi funerarie per I'imperatore Federico III.


Primo piano

Battaglia di Vienna 1683 ( Franz Geffels)
   
Lo spirito guerresco del XVI secolo è magnificamente ricreato con l'esposizione di armi, corazze fra cui quelle dei principi imperiali con incisioni in oro, vessilli e dipinti con scene di guerra.

Ritratti, acqueforti, medaglie, stemmi e incisioni su rame offrono un quadro della vita cittadina nel XVII secolo. Vari cimeli di pregio ricordano la guerra dei Trent'anni, mentre la bandiera dei turchi e un quadro di Franz Geffels commemorano la vittoria che permise al principe Eugenio di rompere I'assedio ottomano alla città nel 1683.
Per il periodo che dal barocco arriva al Settecento, sono di particolare interesse le vedute di Vienna di Deisenbach, gli archivi delle corporazioni, i vecchi stemmi di famiglia e dei mestieri, oltre a dipinti, sculture, incisioni e un grande modello del centro storico di Vienna risalente al 1854.





Secondo piano

Tra gli oggetti che risalgono al periodo del Congresso di Vienna, sono esposte medaglie, piccole tabacchiere di gran pregio e monete.
Il Salone pompeiano, proveniente dal palazzo Caprara e fatto realizzare attorno al 1800 dalla famiglia di banchieri Geymüller, con i suoi colori oro, bianco e pastello documenta la cultura domestica della nobiltà attorno al 1800.
Per quanto riguarda il periodo Biedermeier, fra i numerosi quadri esposti sono rappresentati tutti i pittori di Vienna: Fendi, Schindler, Danhauser, Gauermann, Reiter, Waldmüller, Amerling.
Inoltre vi sono abiti e oggetti d'epoca, una panoramica sui giochi di società della Vienna del Biedermeier, il pianoforte verticale del compositore Joseph Lanner e le ali a farfalla della celebre ballerina Fanny Elssler. In questa sezione vi sono inoltre opere grafiche, dipinti e armi della Guardia Nazionale relativi al periodo della Rivoluzione. L'epoca della Rivoluzione industriale è documentata da ritratti, busti, oggetti di artigianato artistico e scenografie teatrali.


Appartamento di Franz Grillparzer

Soggiorno di Adolf Loos (1903)

Tra gli interni ricostruiti è possibile visitare l'appartamento di Franz Grillparzer, ricreato nel museo dopo la demolizione dell'edificio al n. 21 della Spiegelgasse in cui si trovava, e il soggiorno di Adolf Loos (1903), originariamente situato al n. 3 di Bösendorferstrasse  e caratteristico esempio dell'arredamento d'interni in voga nella Vienna dei primi anni del Novecento.

Ritratto di  Emilie Flöge (1902) Gustav Klimt
Olio su tela - Wien Museum

Giovane madre (1914) Egon Schiele

Per quanto riguarda il periodo Jugendstil si possono vedere notevoli dipinti di Klimt, Schiele, disegni di Kolo Moser e un busto di Gustav Mahler, opera di Auguste Rodin. La storia del periodo tra le due guerre e l'arte moderna vengono illustrate mediante opere di Wotruba, Kokoschka, Herbert Böckl, Rudolf Hausner e Albert Paris Gütersloh.Young Mother (1914)


Busto di Gustav Mahler, opera di Auguste Rodin

lunedì 27 giugno 2016

KARNAK e LUXOR (Le vestigia di Tebe) The remains of Thebes - EGITTO



KARNAK e LUXOR 

LE VESTIGIA DELLA GRANDE TEBE


l templi di Karnak e di Luxor rappresentano le uniche, splendide vestigia della favolosa Tebe, "città le cui case sono colme di tesori, città dalle cento porte da ognuna delle quali possono uscire duecento guerrieri con i loro carri e i loro cavalli", come la descrisse Omero.

Uaset, "la città dello scettro" - così gli Egizi chiamavano Tebe e la sua provincia - sarebbe rimasta un borgo di secondaria importanza se i suoi principi, alla fine del III millennio, non fossero riusciti a unificare l'Egitto sotto il loro regno. 
Insieme alla fortuna della città, cominciò così anche quella del suo dio, Amon (Ammone); il culto di quest'ultimo, elevato al rango di dio dinastico, si impose in tutto il Paese insieme a quello dei suoi sacerdoti. 
Tebe assunse il nome di Het-Amon o Nut-Amon ("il castello" o "la città di Amon"), e i suoi sacerdoti elaborarono una teologia nella quale furono a poco a poco assorbite altre divinità, fra cui Ra. La potenza del clero di Amon divenne tale che, nel 1080 a.C., al termine del Nuovo Regno, uno dei grandi sacerdoti, Herihor, si appropriò della corona dell'Alto Egitto.

Grazie ai re conquistatori della XVIII dinastia, e in modo particolare a Thutmosi III, affluì a Tebe gran parte delle ricchezze del mondo allora conosciuto: bottini di guerra, ma soprattutto tributi dei popoli vassalli o alleati, prodotti delle miniere della Nubia o delle spedizioni commerciali, soprattutto di quelle che si spingevano fino alle coste meridionali affacciate sul Mar Rosso. 
Tutta questa ricchezza era certamente necessaria per intraprendere e perseguire la costruzione di un complesso architettonico così colossale come il tempio di Opet-lsut, a noi noto come Karnak. Ed è grazie al suo ricco e fiorente impero se Amenofi III poté lanciarsi in quella colossale impresa che fu la costruzione del tempio di Luxor l'Opet-Reset degli Egizi.

Il piccolo tempio che i re del Medio Regno avevano fatto costruire a Karnak fu sostituito da un nuovo santuario, ingrandito e abbellito da ogni nuovo sovrano del Nuovo Regno. Oltre ad Amon, anche Khonsu, antica divinità lunare della triade tebana e figlio di Amon, e Mut, sua madre e sposa di Amon, dea avvoltoio di Acheru (nei pressi di Karnak), ebbero diritto a un loro tempio particolare, il primo incluso nel complesso maggiore, il secondo chiuso da una cinta muraria, a poca distanza dal grande tempio di Amon. 
Anche Montu, divinità astrale originaria del Delta, ma trasferita a Tebe dai re della XI dinastia, ottenne il proprio santuario. 

Il grande tempio di Amon costituisce comunque il cuore monumentale e grandioso di Karnak. La sua complessa struttura, articolata in una serie di cortili, sale, sacrari e colossali statue, porta il segno di molti faraoni: oltre a Thutmosi I e III, vi contribuirono infatti Amenofi III, Ramses I e II, Seti I e II, Ramses III e, infine, anche i Tolomei, cioè la dinastia dei Lagidi.


L'ingresso del tempio di Luxor con il viale di sfingi

Mentre il tempio di Karnak avrebbe subito nuove aggiunte all'epoca dei Tolomei, quello di Luxor presenta uno stile più unitario, sebbene sia stato completato in due tempi, poiché, al complesso monumentale di Amenofi III, Ramses II aveva fatto aggiungere un grosso cortile con portico e un massiccio pilone. Questo tempio era chiamato l'"harem meridionale di Amon": in occasione dell'anno nuovo, infatti, il dio vi giungeva su una barca, proveniente dal suo santuario di Karnak e accompagnato da una imponente processione, per rendere visita alla sposa Mut e per onorare Min, dio della fertilità, cui egli si univa dando luogo alla divinità locale Min di Koptos, dio itifallico, al quale il tempio era dedicato. 
Pitture e iscrizioni, ancora leggibili sui muri dell'edificio, testimoniano di questa cerimonia chiamata "festa di Opet".


 Alcune delle 700 sfingi criocefale (cioè con testa di ariete),
che costeggiano il dromos, la via sacra tra Luxor e Karnak

Oggi, grazie al turismo, il piccolo villaggio di Luxor è diventato una moderna città di 150.000 abitanti. Oltre alle sue splendide rovine, la città offre piacevoli passeggiate lungo le rive del Nilo, o suggestive incursioni nei suoi animati suk, ricchi di colore e di ogni genere di attrattiva.


IMMAGINI DEL GRANDE TEMPIO DI AMON - Karnak











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martedì 31 maggio 2016

IL CAIRO - Egitto (Egypt)



IL CAIRO
DA PALUDE A ENORME METROPOLI

Il Cairo è la capitale dell'Egitto con 10 milioni di abitanti e oltre 15 milioni dell'area metropolitana e del governatorato omonimo, nonché la città africana più popolosa dopo la città nigeriana Lagos. La città è stata fondata sul Nilo.
Nonostante el-Qahira sia il nome ufficiale della città, il Cairo viene chiamato semplicemente con il nome Egitto, Miṣr, pronunciato Masr in dialetto locale.




Durante il lungo regno dei faraoni, la riva destra del Nilo a sud di Heliopolis era una grande palude in cui crescevano i papiri. Al di là, verso el-Moqattam, si estendeva il deserto di Keraha, dove, secondo una leggenda, si sfidarono a duello Seth e Horus. 
Durante l'occupazione persiana qui venne eretta una fortezza che i Greci soprannominarono "Babilonia d'Egitto" e che, in epoca romana, ospitò una legione; la fortezza fu espugnata nel 640 dagli Arabi, che invasero l'Egitto al comando di Amr ibn el-As. Nel luogo in cui aveva piantato la sua tenda, Amr fondò una moschea, intorno alla quale si sviluppò una nuova città che prese il nome di Misr el-Fostat, dall'arabo fostat, "lenda" .

È questo il cuore del quartiere copto del Cairo Vecchio, costruito intorno all'antica fortezza di Babilonia, di fronte alla punta meridionale dell'isola di Er-Roda, che conserva ancora, tra le sue strade tranquille, belle e suggestive chiese. Ampiamente ricostruita, la moschea di Amr confina a nord con gli scavi di Fostat, vicino ai quali si stanno moltiplicando nuovi e vivaci insediamenti.




In seguito alla conquista araba, Fostat divenne la capitale dell'Egitto e la vita della piccola capitale si svolse per più di due secoli intorno alla moschea di Amr. Nell'870, Ahmed ibn Tulun, che governava l'Egitto in nome del califfo abbaside di Baghdad, stabilì la propria residenza poco distante, a nord, sulla collina Yashkur. Egli concesse alcuni terreni circostanti ai propri ufficiali e ai propri favoriti e denominò il nuovo insediamento el-Qataiya, termine che significa "feudo". 
Contemporaneamente Ahmed ibn Tulun dichiarò la propria indipendenza da Baghdad e fondò la dinastia che da lui prenderà il nome. La moschea che il governatore fece erigere dominava il cuore di questa città quadrata, la cui area si estendeva per oltre mille piedi su ogni lato.
La moschea è l'unica testimonianza a noi pervenuta dello splendore di el-Qataiya, un tempo ricca di giardini, palazzi, belle case e impianti termali.




Nel 969 Gohar conquistò l'Egitto per conto dei Fatimidi, che si erano stabiliti in Tunisia, e decise di fondare una nuova capitale, sempre rivolta verso nord. La città, che inglobava el-Qataiya ed el-Askar, sobborgo di Misr el-Fostat, spostò il suo centro più a nord, intorno alla moschea El-Azhar, destinata a divenire il cuore della nuova capitale. Questa prese il nome di el-Qahira, termine che significa "la vittoriosa" ed è il femminile di al-Qaher, il pianeta Marte, il quale si trovava giusto in ascendente all'inizio dei lavori.


La Cittadella di Saladino 

I sultani e i califfi succedutisi nel tempo continuarono ad abbellire la città e ad arricchirla di palazzi e moschee. Alla fine del XII secolo, Saladino costruì la Cittadella - un castello fortificato -, sostituì i vecchi bastioni in mattoni con solide mura di pietra e fece proseguire l'espansione della città verso sud.




Nel corso del nostro secolo, Il Cairo è stato caratterizzato da una imponente urbanizzazione: il suo comprensorio ha incluso la riva sinistra del Nilo, mentre ha continuato anche a estendersi verso nord arrivando a ospitare, in una città che diviene sempre più caotica, oltre 15 milioni di abitanti. 
Cuore culturale, accanto alla centrale piazza et-Tahrir, è senza dubbio il favoloso Museo Egizio.





sabato 28 maggio 2016

L'ARRINGATORE ETRUSCO - The Orator Etruscan)



L'ARRINGATORE

Nel Cinquecento vengono alla luce due fra i più bei bronzi etruschi conosciuti: la Chimera di Arezzo, un grande ex voto dell'inizio del III secolo a.C. scoperto nel 1553, e la statua dell'Arringatore, ritrovata nel 1566 nei dintorni del Trasimeno e considerata spesso il prototipo dell'oratore antico.

L'Arringatore alza il braccio destro per invitare la folla a far silenzio (silentium manu facere, dicevano i romani) per ascoltare il suo discorso.
L'iscrizione in etrusco incisa sulla parte inferiore della toga ("auleśi meteliś ve vesial clenśi cen flereś tece sanśl terine tuθineś χisvlicś"), ci dice che la statua - destinata forse a un santuario - raffigura Aule Meteli, un notabile di Perugia o di Cortona. 

Questo bronzo, a grandezza naturale (è alto 1,79) fu scoperto nel 1556 a Pila, presso Perugia, e risale alla fine del II secolo a.C.; dopo la concessione all'Etruria della cittadinanza
romana le iscrizioni ufficiali saranno redatte in latino.


sabato 14 maggio 2016

LA SINDONE - Cattedrale di Torino (The Shroud)

Cattedrale di Torino
   
LA SINDONE 
Cattedrale di Torino

La Sindone, lunga m. 4,42 e larga m. 1,13, è un tessuto di lino a spina di pesce.
Secondo la tradizione la Sindone è il lenzuolo funerario nel quale Gesù fu avvolto dopo essere stato calato dalla croce. Il racconto dei Vangeli riferisce che Giuseppe d'Arimatea compose il corpo di Gesù nel sepolcro dopo averlo avvolto in una "sindone".
Durante I'ostensione del 1898, l'avvocato astigiano Secondo Pia fu autorizzato a fotografare la Sindone e visse un momento di intensa emozione, quando vide formarsi sul negativo fotografico la figura positiva (cioè come siamo abituati a vederla nella realtà) di un uomo con un volto evidente, impressionante, maestoso: le impronte sulla Sindone si comportano quindi come un'immagine in negativo naturale; fanno eccezione le macchie di sangue nonché le impronte delle ferite.


La Sindone fotografata da Giuseppe Enrie (1931). A sinistra l'immagine dorsale (capovolta), a destra quella frontale. Ai lati delle immagini si vedono le bruciature dell'incendio del 1532 e i relativi rattoppi (rimossi nel 2002)


Le tracce impresse sulla Sindone sono di quattro specie:

1) segni di carbonizzazione della tela: il lenzuolo, oltre a piccoli fori di incerta origine, presenta due linee scure parallele longitudinali, intersecate da 29 buchi, grossolanamente triangolari, causati da una goccia di metallo fuso dell'urna che conteneva il lenzuolo più volte ripiegato, durante l'incendio scoppiato nel 1532, nella Cappella di Chambéry dov'era custodito.

2) colature d'acqua: aloni lasciati dall'acqua usata per spegnere l'incendio del 1532 e in altre circostanze.

3) immagine in chiaroscuro di una figura umana: nella parte mediana longitudinale della tela è evidenziatala doppia impronta (frontale e dorsale) del cadavere di un uomo; l'immagine appare estremamente realistica per effetto dei toni diversi della colorazione bruno chiara (che varia in relazione al rilievo del corpo avvolto: è più intensa per le parti sporgenti della figura - fronte, naso, mento, petto, ecc. - e meno intensa, fino a scomparire, per le altre parti); la persona che ha lasciato questa impronta supera la statura di cm. 170.

4) macchie di sangue: su punti particolari (come: fronte, nuca, polso, piedi e costato destro) la forma e la tinta delle macchie sono diverse da quelle del resto del corpo: tendono al colore carminio e presentano contorni netti, cioè non sfumate come l'immagine del corpo; sembra che una sostanza si sia "decalcata" sulla tela lasciando una parte di sé sul tessuto. Sono in realtà resti di sangue.


Immagine al negativo


Gli studi e le ricerche scientifiche che da più di un secolo si interessano della Sindone hanno portato ai seguenti dati certi:

- non si tratta di un dipinto;

- non può essere un artefatto, perché riporta immagini di carattere negativo già molti secoli prima che fosse conosciuta la distinzione fra negativo e positivo;

- mentre l'impronta della figura umana si comporta come un'immagine negativa, le macchie di sangue sono riprodotte sulla Sindone come si vedono nella realtà, cioè in positivo, poiché il sangue ha colorato la tela per contatto diretto;

- l'impronta è stata impressa da un cadavere che tuttavia non ha lasciato tracce di putrefazione: il corpo è rimasto avvolto nel lenzuolo per il tempo necessario alla formazione dell'immagine, ma non fino a subire l'effetto della decomposizione del cadavere;

- la trafittura delle mani non risulta in corrispondenza del palmo (dove un falsario non avrebbe mancato di raffigurarla in ossequio alla tradizione iconografica) ma a quella del polso, unico posto idoneo per sostenere il peso del corpo stesso;

- le mani presentano solo quattro dita probabilmente perché il pollice si flette in conseguenza della trafittura del polso;

- il sangue (unitamente al siero) uscito dal costato è certamente sgorgato da una ferita prodotta dopo la morte del crocifisso e Gesù, come si legge nel Vangelo di Giovanni (19,33-34), era veramente morto quando fu colpito dalla lancia;

- le analisi ematologiche hanno dimostrato con certezza che sulla Sindone vi sono tracce di sangue umano;

- le moderne analisi all'elaboratore elettronico hanno evidenziato che le fotografie della Sindone, a differenza delle pitture e anche delle comuni fotografie, contengono in loro stesse l'informazione della terza dimensione, per cui è possibile ricavare dalle medesime le stupende immagini tridimensionali che hanno consentito di individuare particolari altrimenti non rilevabili;

- l'esame dei pollini identificati sul telo sindonico suggerisce l'ipotesi del passaggio della Sindone in zone palestinesi e medio-orientali.




SULLE TRACCE DELLA SINDONE

La documentazione certa sulle vicende storiche della Sindone di Torino comincia ad essere senza lacune solo a partire dalla metà del XIV secolo. Per il periodo precedente i risultati concordanti delle ricerche storiche, scientifiche iconografiche e archeologiche, permettono di proporre serie ipotesi su alcuni possibili movimenti di questo lenzuolo.

544 - A Edessa (oggi Urfa, Turchia) è conservata una straordinaria immagine "non fatta da mano d'uomo", i cui tratti sono sovrapponibili al volto sindonico.

944 - L'immagine di Edessa viene trasferita a Costantinopoli, dove iniziano ad esserci notizie della conservazione di una Sindone del Signore.

1204 - Il crociato Robert de Clari scrive che durante il sacco di Costantinopoli scomparve dalla città la Sindone su cui era visibile l'immagine del Signore.

1355 - Risulta in possesso di Goffredo di Charny, a Lirey (Francia).

1453 - Margherita di Charny cede la Sindone al duca Ludovico di Savoia che la custodisce in Chambéry.

1506 - Papa Giulio II concede il culto liturgico e pubblico della Santa Sindone, con Messa propria.

1532 (4 dicembre) - Scoppia un incendio nella cappella di Chambéry. La cassetta d'argento, che contiene la Sindone piegata ha un lato arroventato dall'elevata temperatura ed una goccia di metallo fuso attraversa i vari strati del sacro Telo.

1534 (15 aprile-2 maggio) - Le Suore Clarisse di Chambéry riparano le parti danneggiate, applicando sul sacro Lino i rappezzi a forma triangolare.

1578 - Emanuele Filiberto di Savoia trasferisce la Sindone a Torino.

1694 (1" giugno) - La Sindone è collocata nella sontuosa Cappella sovrastante il Duomo, costruita su disegno dell'Abate Guarino Guarini.

1898 (25-28 maggio) - È fotografata per la prima volta dall'avvocato Secondo Pia.

1931 - La Sindone viene fotografata da Giuseppe Enrie. Per evitare polemiche, tutte le operazioni vengono svolte in presenza di testimoni e certificate da un notaio. Le fotografie di Enrie confermano la scoperta del Pia e dimostrano che non vi era stata alcuna manipolazione.

1973 (23 novembre) - Prima ostensione televisiva.

1978 (26 agosto-8 ottobre) -  Ostensione pubblica per ricordare il quarto centenario del trasferimento della Sindone da Chambéry aTorino.

1983 - Con la morte di Umberto II di Savoia (18 marzo) la Sindone passa per volontà testamentaria in proprietà della Santa Sede.

1988 - Prelievo di campioni del telo sindonico per I'esame con il metodo del radiocarbonio. Le modalità dell'operazione di prelievo, il metodo di datazione e risultati fomiti dai tre istituti che hanno eseguito I'esame attendono di essere sottoposti a ulteriori verifiche.

1993 (24 febbraio) - La Sindone è temporaneamente trasferita dietro I'altare maggiore del Duomo di Torino per consentire i lavori di restauro della cappella guariniana.

1997 (11-12 aprile) - Pochi giorni prima dell'ultimazione dei lavori di restauro, la cappella guariniana viene devastata da uno spaventoso incendio. La Sindone è portata in salvo senza danni, dai Vigili del Fuoco di Torino.

1998 (18 aprile-14 giugno) - Ostensione pubblica per ricordare il primo centenario della prima fotografia della Sindone, scattata dall'avvocato Secondo Pia alla quale partecipa S.S. Giovanni Paolo II (24 maggio).

2000 (12 agosto-22 ottobre) - Per decisione di Sua Santità Giovanni Paolo II, avviene l'ostensione pubblica in occasione del Giubileo.

2002 (20 giugno-23 luglio) - Vengono eseguiti lavori di restauro conservativo con la sostituzione della fodera (telo d'Olanda) e I'asportazione dei rappezzi a forma triangolare (vedi foto).

2010 (10 10 aprile-23 maggio) - Papa Benedetto XVI concede una nuova ostensione a 10 anni dalla precedente, alla quale lui stesso partecipa il 2 maggio.

2013 (30 marzo) - A quarant'anni dalla prima esposizione televisiva ostensione in mondovisione dalla cattedrale di Torino vissuta come tappa nel cammino di "nuova evangelizzazione" dell'Amo della Fede 2012-2013 e arricchita da un video messaggio di papa Francesco.

2015 (19 aprile-24 giugno) - Ostensione della Sindone concessa da papa Francesco in occasione dei 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco. Il Papa è giunto a Torino in pellegrinaggio il 21 giugno.


Impronta frontale.....................................Impronta dorsale

1 - linee di carbonizzazione

2 - Aloni prodotti da acqua

3 - Ferita da chiodo al polso sinistro

4 - Ferita al costato destro

5 - Volto

6 - Colature di sangue sulla fronte

7 - Colature di sangue sulla nuca

8 - Segni dei colpi di flagello

9 - Buchi prodotti dall'incendio del 1532

10 - Pianta del piede destro


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