giovedì 14 aprile 2016

LOCALITÀ e MUSEI ETRUSCHI (Town and Etruscan Museums)

Sarcofago degli Sposi  (520 a.C.)
Provenienti da Cerveteri (Museo Villa Giulia - Roma)

LOCALITÀ ETRUSCHE 


Dal delta del fiume Po fino all'arca vesuviana, ma soprattutto nello splendido triangolo disegnato dall'Arno, dal Tevere e dal mar Tirreno, si snoda uno dei più affascinanti itinerari archeologici della penisola italiana, che tocca luoghi molto noti e altri del tutto sconosciuti.


Questa piccola rassegna dei luoghi etruschi segue un ordine geografico (da nord a sud) e attraversa cinque regioni: Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio e Campania.


SPINA (Ferrara)

Una kylix attica a figure rosse da Spina:
Zeus rapisce Ganimede, attribuita al Pittore di Pentesilea
   
Era edificata su palafitte delle quali sono rimasti parte dei pali di sostegno conficcati nel terreno. L'importanza della città era dovuta essenzialmente all'ampiezza dei traffici commerciali cui essa faceva capo. Gli scavi delle estese necropoli circostanti ci hanno lasciato una notevole quantità di ceramiche attiche e altri oggetti d'importazione, oltre a prodotti di bronzistica e di oreficeria etrusca.


FERRARA

Museo Archeologico Nazionale di Ferrara -  Sala delle Piroghe
Il Museo archeologico nazionale (Palazzo Costabili) raccoglie i reperti delle tombe di Spina. Fra le ceramiche greche prevalgono i vasi a figure rosse, fra i quali spiccano la pelike con leone e leonessa, attribuita al cosiddetto "pittore di Berlino" (500 a. C.) e un cratere a calice con gigantomachia del ceramista Polignoto (46O-430 a.C.).
In una delle sale a pianterreno sono esposte due imbarcazioni, ricavate da tronchi d'albero, che servivano per la navigazione nei canali lagunari.


MARZABOTTO

Necropoli etrusca di Marzabotto
  
A differenza delle altre città etrusche si stendeva su un vasto pianoro privo di difese naturali. Sorta alla fine del VI secolo, la città che sorgeva nei pressi dell'odierna Marzabotto è stata largamente indagata a partire dalla metà dell'Ottocento, ed è senza dubbio I'abitato etrusco che conosciamo meglio. 
Organizzata ortogonalmente, ha le strade disposte secondo un rigido orientamento astronomico. Gli isolati, ancora ben visibili, erano occupati da abitazioni e da impianti manifatturieri, mentre non si conosce ancora l'area che accoglieva gli edifici pubblici.
Le necropoli, disposte all'esterno dell'area urbana, includono tombe a inumazione (a fossa e a cassone) e a incinerazione (a pozzetto, con cinerario di ceramica).
Il Museo etrusco Pompeo Aria (via Porrettana Sud 13) fu costituito nel 1886 ed è stato profondamente rinnovato nel 1979. Si articola in due sezioni: una raccoglie i materiali dei vecchi scavi, I'altra ordina tipologicamente i reperti provenienti dagli scavi recenti della città.
La visita al museo consente di vedere alcuni spaccati di vita quotidiana di una città etrusca, sia pure di modeste dimensioni. 
Tracce non marginali della civiltà etrusca si trovano anche in altre località padane, come Ravenna e Bagnolo di San Vito (Mantova).
II museo archeologico di Bologna conserva reperti significativi.


FIRENZE
Il Museo Archeologico di Firenze (via della Colonna angolo via G. Capponi) è, insieme al Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma, il più importante museo archeologico italiano per l'arte etrusca.
Sistemato dalla fine dell'Ottocento nel palazzo della Crocetta, raccoglie materiali provenienti prevalentemente da scavi e scoperte nell'Etruria settentrionale.

Nella sezione topografica, formata ai primi del Novecento da L.A. Milani, tra i capolavori esposti nelle sale del Museo, segnalo: il vaso François, grande cratere a figure nere di Ergotimos e Klitia (57O a.C.), rinvenuto nei pressi di Chiusi nel 1844; i tre celebri bronzi, ritrovati alla metà deI Cinquecento, che facevano parte della collezione dei Medici; la Chimera di Arezzo (IV secolo a.C.), la statua di Aule Meteli (il cosiddetto Arringatore, I secolo a.C.) e la Minerva di Arezzo, copia romana in bronzo di un'originale, sempre in bronzo, di età ellenistica. 
Fra le statue funerarie, la cosidetta Mater Matuta, importante documento della scultura arcaica chiusina. Sempre da Chiusi, il sarcofago in terracotta policroma di Larthia Seianti (II secolo a.C.). 
Nella sala dedicata alle urne di alabastro volterrane si può ammirare un sarcofago in marmo
dipinto decorato con scene di amazzonomachia (seconda metà del IV secolo), da Tarquinia.

Il museo conserva inoltre un'importante raccolta di bronzetti dall'età villanoviana all'epoca romana e numerosi esempi di ceramiche greche ed etrusche. Nel giardino sono state ricostruite alcune tombe, fra le quali quella di Casal Martino (VII-VI secolo a.C.), a pianta circolare con pilastro centrale, e la cosiddetta Tomba del diavolino I da Vetulonia.


QUINTO FIORENTINO 

Tomba della Montagnola
  
In località Quinto Fiorentino (tra Firenze e Sesto Fiorentino) si trovano due tombe di stile orientalizzante.
La tomba della Montagnola (viale Rosselli 95), scavata nel 1957, è della fine del VII secolo, e sorge all'interno di un gigantesco tumulo di circa 70 metri di diametro, delimitato alla base da lastre di pietra calcarea. La tomba è formata da un lungo dromos (corridoio) dal quale si accede alla camera sepolcrale a tholos (cupola), con pilastro centrale e copertura a pseudocupola. Le pareti erano ricoperte da un sottile strato di argilla sul quale sono state trovate tracce di pittura.
Poco distante, in via della Mula 11, si trova un altro tumulo coevo, incorporato in una villa e trasformato in cantina: la tomba della Mula, di dimensioni minori e senza il pilastro centrale. 
Entrambi i sepolcri possono essere visitati rivolgendosi ai proprietari dei rispettivi terreni.
La necropoli di Palastreto è una necropoli etrusca risalente all'VIII secolo a.C., situata nella zona di Quinto Fiorentino (Sesto Fiorentino, Firenze), presso Santa Lucia alla Castellina.


FIESOLE


Scavi e Museo archeologico (via Portigiani 1).
Fiesole esisteva probabilmente già nel VI-V secolo, ma assunse qualche importanza solo a partire dal III. Sono ancora visibili lunghi tratti di mura.
Gli scavi hanno messo in luce, nella zona nord della città, un tempio etrusco degli inizi del III secolo, formato da un profondo pronao e da un'unica cella con due alae. A nord del tempio si trovano il teatro di età augustea e il complesso delle terme dello stesso periodo. All'interno dell'area archeologica, recintata, un piccolo museo recentemente rinnovato conserva terrecotte architettoniche dagli scavi del tempio, stele e cippi in pietra serena tipici di Fiesole; inoltre, urne cinerarie di alabastro da Chiusi e Volterra, ceramiche arcaiche ed ellenistiche dall'Etruria settentrionale e lapidi di età romana.


COMEANA-MONTEFORTINI-ARTIMINO

 Tumulo di Montefortini
  
Da Firenze, prendendo la SS 66 fino a Poggio a Caiano e deviando poi a sinistra, si raggiunge Comeana, dove sorgono due grandi tombe a tumulo.
Della prima, in località Boschetti, si può vedere solo la camera sepolcrale, essendo stato distrutto il tumulo in seguito a lavori agricoli. 
La seconda (via di Montefortini 25) si presenta invece come un gigantesco tumulo del diametro di 70 metri. Un dromos di quasi 11 metri conduce a un vestibolo quadrangolare, dal quale si accede a una camera sepolcrale con copertura a pseudocupola.
Non molto distante si trova Artimino. Nel piccolo museo ospitato dall'omonima villa medicea sono raccolti materiali provenienti dalle necropoli circostanti.


AREZZO

 Il cratere di Euphronios
  
Nel Museo Archeologico Gaio Mecenate (via Margaritone), sono custoditi materiali provenienti da Arezzo e dal suo territorio.
Ricordo fra l'altro i gioielli della necropoli di Poggio del Sole e un cratere a volute e figure rosse con scene di amazzonomachia, attribuito al ceramista attico Euphronios (fine delVI-inizio del V secolo a.C.). Notevole la raccolta di vasi.


VOLTERRA 

Acropoli etrusca di Volterra
  
Volterra acquista rilievo storico solo verso la fine del V secolo a.C.; di conseguenza mancano sul suo territorio le grandi tombe del periodo tardo-orientalizzante. Gli scavi dell'acropoli hanno portato alla luce due edifici del II secolo, mentre della cinta muraria sono visibili pochissimi tratti. Dei monumenti della città antica restano la porta dell'Arco, il teatro romano e resti delle tenne.
Le vaste necropoli di età ellenistica che si estendono sotto la città hanno restituito innumerevoli tombe, delle quali solo alcune sono visitabili in località Ulimeto e Portone.
Il Museo Guarnacci (via don Minzoni 11), costituito nel Settecento, conserva una considerevole raccolta di urne cinerarie di alabastro, databili dal IV al I secolo, materiali ceramici e bronzei e reperti protostorici villanoviani. Vi sono esposte anche le ricostruzioni di alcune tombe provenienti dalla necropoli delle Ripaie.


CORTONA 

Tomba di Pitagora
Dell'antica città etrusca rimangono in piedi alcuni tratti delle mura di cinta.
Tra Camucia e la SS Umbro-Casentinese si trovano i sepolcri più importanti di Cortona: i "meloni" di Camucia e la "tomba di Pitagora".
Un altro tumulo, scoperto alla fine del secolo scorso, è ancora in fase di esplorazione.
Nel locale Museo dell'Accademia Etrusca (piazza Signorelli 8) sono conservati ossari, urne cinerarie, vasi, statuette. Il reperto più celebre è una gigantesca lucerna multipla in bronzo di 80 cm di diametro, decorata con il volto di una Gorgone.


MURLO

Il cappellone di Murlo
Sulla collina di Poggio Civitate, a pochi chilometri da Vescovado di Murlo (Siena), sorgeva un complesso monumentale quadrangolare che occupava un'area di circa 3600 mq.
Il complesso fu distrutto verso la fine del VI secolo d.C., e oggi non restano che pochi muri di fondazione, costruiti con grossi ciottoli.
Il materiale reperito durante gli scavi è molto abbondante: statue di terracotta raffiguranti personaggi con barba all'orientale, antefisse, lastre architettoniche appartenenti al palazzo ecc. Curiose le statue-acroterio di figure maschili assise sul trono, e i loro caratteristici cappelli conici a larghe falde rialzate, anticipazione involontaria dei sombreros messicani.
L'Antiquarium di Poggio Civitate (piazza della Cattedrale),  raccoglie il materiale rinvenuto nel corso degli scavi.


PERUGIA 

Cippo di Perugia
Del periodo etrusco restano lunghi tratti della cinta muraria, con parte più o meno integrate da interventi successivi: l'Arco Etrusco e soprattutto la Porta Marzia, ancora in buone condizioni; le due testine sui lati rappresentano forse le divinità tutelari di Perusia
La necropoli del Palazzaccio ospita fra l'altro il celebre ipogeo dei Volumnii, tomba gentilizia di età ellenistica formata da un ampio locale ricco di sarcofagi, da cui si accede alla camera sepolcrale. 
Sono inoltre visitabili l'ipogeo di San Manno (in località Ferro di Cavallo) e quello di Villa Sperandio.
Il Museo Archeologico Nazionale dell' Umbria (piazza Giordano Bruno 10) conserva materiali preistorici e protostorici, numerose urne biconiche villanoviane, cippi e lapidi provenienti dal territorio circostante.
Il reperto più importante è il cosiddetto cippo di Perugia, con un'iscrizione di 46 righe incisa su entrambe le facce.
(Vedi anche Necropoli etrusche di Perugia)


CHIUSI

 Cinerario Gualandi
  
Nel Museo archeologico di Chiusi (via Porsenna) si trovano soprattutto antichità locali.
Importante la collezione di canopi, fra i quali il celebre cinerario Gualandi.
Molte le sculture arcaiche in travertino e pietra fetida, e numerosi i sarcofagi di alabastro, fra i quali quello di Lars Sentinate Larcna.
Una sezione del Museo è dedicata ai falsi ottocenteschi. 
Fra le tombe delle necropoli circostanti celebri sono la tomba dipinta della Scimmia - non più visitabile a causa di un crollo - e quella del Colle.
Rivolgendosi al museo si può visitare la tomba della Pellegrina.


POPULONIA

Acropoli di Populonia
   
Populonia (Piombino - Livorno) era l'unica, fra le grandi città etrusche, ad affacciarsi sul mare.
Si possono vedere alcuni tratti delle mura di cinta e un grande pozzo in blocchi di pietra detto di Santa Caterina. Nella piana che si stende fra la città antica e il Poggio delle Granate
(località Il Casone, San Cerbone e La Porcareccia) si trovano le necropoli del VII-VI secolo. 
A San Cerbone si segnalano la tomba dei Carri (del tipo a tamburo cilindrico), quella delle Pissidi cilindriche e la tomba delle Tazze attiche, dove sono state rinvenute alcune kylikes del V secolo.
Nell'adiacente necropoli del Casone si trovano alcune tombe ad alto tumulo: la tomba dei Colatoi, quella delle Porte chiuse e, non molto distante, la tomba del Bronzetto di offerente
Nella necropoli della Porcareccia troviamo la celebre tomba dei Flabelli, nel cui corredo, ricchissimo, spiccano i tre flabelli di bronzo che le hanno dato il nome.
In località Buca delle Fate si intravedono, tra la vegetazione, alcune tombe di età ellenistica.
Il Museo Gasparri di Populonia ospita materiali provenienti dalle varie necropoli. Notevoli i corredi delle Tombe delle arpie e delI'aryballos piriforme.
Reperti minori si trovano anche nell'isola d'Elba e in Corsica.


VETULONIA

Tumulo della Pietrera
   
La città sorgeva su un colle dalla forma irregolare, dove restano scarse tracce dell'antica cinta muraria. La necropoli ospita alcuni tumuli della metà del VII secolo, in particolare la cosiddetta tomba del Diavolino II (per la tomba del Diavolino I vedi il capitolo di FIRENZE)  e il tumulo della Pietrera, la più grande tomba vetuloniense, formata da due camere sovrapposte.
La maggior parte del materiale archeologico reperito durante gli scavi dell'800 è conservato nel Museo Archeologico di Firenze.
Il piccolo Museo civico archeologico Isidoro Falchi del paese, raccoglie antichità locali.


ROSELLE

   
È stata una delle città della dodecapoli etrusca. Sottomessa dai romani agli inizi del III secolo a.C., fu abbandonata definitivamente solo nel 1138. Proprio questa continuità abitativa ha impedito la conservazione di testimonianze significative della civiltà etrusca, restano tuttavia le mura ciclopiche, che si estendono per quasi tre chilometri. Gli scavi hanno riportato alla luce edifici e strutture di età romana.
I materiali rinvenuti nel corso delle campagne di scavo sono custoditi al Museo archeologico di Grosseto.


ORVIETO

Venere di Cannicella
  
Dell'abitato etrusco resta solo il tempio del Belvedere, che ha restituito pregevoli terrecotte architettoniche, si trova nei pressi del cosiddetto pozzo di San Patrizio, una grande e profonda cisterna romana.
Due sono le necropoli principali di Orvieto: quella del Crocifisso del Tufo, a nord, e la Cannicella, a sud.
La prima è formata da tombe a dado, poste l'una a fianco dell'altra lungo le vie sepolcrali che si intersecano ad angolo retto. Alla Cannicella prevalgono invece le tombe a camera.
Sul poggio dei Settecomuni ricordo la tomba Golini; i suoi affreschi, ora staccati, sono conservati nel Museo archeologico di Firenze.
Nel Museo Faina (Palazzo dei Papi) si trovano le terrecotte architettoniche del tempio del Belvedere, la cosiddetta Venere di Cannicella e vasi attici a figure rosse e nere.


SOVANA

Tomba lldebranda
   
Dell'antica città si conservano solo le tombe monumentali, sparse tutt'intorno nella campagna, nei pressi deIl'abitato moderno. Sono per la maggior parte sepolcri scavati nel tufo, del tipo a camera, a cassone e a tempio. 
La più famosa è la Tomba lldebranda, così chiamata in omaggio al figlio più illustre della cittadina, Ildebrando da Sovana, papa Gregorio VII: si tratta di un'imponente costruzione a struttura templare di età ellenistica, della quale restano, in grossi frammenti, le colonne. 
Non molto distanti, seminascoste dalla vegetazione, sorgono le tombe del Tifone, del Sileno e la tomba Pola, tutte in cattivo stato di conservazione.
Una visita a Sovana non è completa se non si percorre qualche tratto delle cosiddette "vie cave", le suggestive stradine scavate nel tufo che collegavano la città con gli insediamenti minori.


SATURNIA

Una tomba della necropoli etrusca del Puntone - Pian della Palma 
  
I resti della città - tra i quali un'importante e ben conservata cinta muraria e una porta monumentale - sono di età romana. Di epoca etrusca si conoscono solo le necropoli, frequentate fin dall'età villanoviana, che hanno restituito solo modesti corredi. 
Alcune tombe a tumulo del VII secolo sorgono in località Pancotta, mentre sul Pian della Palma si vedono i resti di tumuli a camera bipartita costruiti con scaglie di pietra.


ACQUAROSSA-FERENTO

Resti della città etrusco-romana di Ferento
  
L'esplorazione del sito di Acquarossa, iniziata nel 1966 da una missione svedese, ha riportato alla luce l'impianto urbano della città, con resti di abitazioni databili fra la metà del VII secolo e la metà del VI.
Insieme a Marzabotto Acquarossa è uno dei pochi esempi di "città dei vivi" esistenti in Etruria. Durante gli scavi sono state rinvenute numerose e interessanti terrecotte architettoniche e votive.
Quasi di fronte ad Acquarossa si possono vedere i resti della città etrusco-romana di Ferento, sorta nel IV secolo a.C. dopo la distruzidne di Acquarossa e abbandonata solo nel 1172. L'area urbana era protetta da una cinta muraria, in parte ancora visibile. 
Le testimonianze romane sono piuttosto consistenti: oltre ai resti del decumano e, a tratti, di altre strade, possiamo vedere il teatro (di epoca augustea, ampiamente restaurato) e le terme (età dei Flavi).


TUSCANIA

 Grotta della Regina
    
Il sito su cui sorgeva l'artica Tuscania non è stato ancora identificato con esattezza: sono affiorati solo alcuni resti di età romana. Le necropoli, frequentate dall'età arcaica a quella tardo-ellenistica, si estendono per un raggio di due o tre chilometri.
La necropoli della Peschiera è la più importante: vi si può vedere un'eccezionale tomba rupestre a dado in forma di casa (I metà del VI secolo), unico esempio in Etruria. 
Nella necropoli della Madonna dell'Ulivo si può invece ammirare la cosiddetta Grotta della Regina, con una planimetria assai complessa formata da una serie di gallerie, paragonabile alle tombe della Cuccumella di Vulci.
Le tombe gentilizie di Tuscania hanno inoltre restituito un considerevole numero di sarcofagi (27 il sepolcro dei Vipiniana, addirittura 50 quello degli Statiane).
Il locale Museo civico archeologico (piazza Madonna del Riposo) conserva buona parte dei materiali rinvenuti nelle necropoli.


VULCI

Affreschi della tomba François 
      
L'abitato di Vulci si estendeva su una superficie di circa 90 ettari, scavata finora solo in minima parte. Fra i resti venuti alla luce, per lo più di età romana, ci sono i resti di un tempio, i portici di una casa gentilizia e un sacello dedicato a Ercole.
Le necropoli si estendono per tutta la campagna circostante. È consentito visitare solo un certo numero di tombe e si può farlo solo se accompagnati da un custode. 
Celebre la tomba François (seconda metà del IV secolo a.C.), caratterizzata da una planimetria molto complessa (*). Gli affreschi che ne decoravano le pareti sono stati staccati e si trovano attualmente nella collezione Torlonia di Villa Albani, a Roma.
Non lontano, la tomba dei Tute e quella dei Tarna
Infine, sul pianoro di Ponte Rotto si può visitare il grande tumulo della Cuccumella.
I materiali provenienti dagli scavi dell'area urbana sono esposti nel piccolo museo collocato nel suggestivo castello della Badia, costruzione medievale con aggiunte cinquecentesche. Si tratta del Museo nazionale vulcente (Castello della Badia), che conserva anche numerosi vasi di fabbricazione locale e sculture in nenfro di animali (VII-VI secolo a.C.).


LE NECROPOLI RUPESTRI

Necropoli di Norchia
      
A ovest di Viterbo, su un pianoro tufaceo, si estende l'ampia zona delle necropoli rupestri. Si tratta di tombe a dado scavate nel tufo, di età prevalentemente ellenistica.
Le necropoli di Norchia (città etrusca nota a partire dall'VIII secolo con il nome di Orcla di cui oggi non rimane più nulla) sono di gran lunga Ie più importanti. Si trovano lungo Ie valli del fiume Biedano e dei suoi affluenti Acqualta e Pile. In alto, scavate sul costone della valle, sorgono le tombe delle famiglie più ricche, a dado con sottofacciata; in basso le sepolture a dado semplice. 
Tra le numerose tombe si ricordano, nella valle del Pile la tomba delle tre teste,la tomba Ciarlanti e la Tomba a camino; luogo la valle dell'Acqualta due grandi tombe a tempio del III secolo a.C., in cattivo stato di conservazione.
A pochi chilometri da Viterbo, una strada che costeggia per un tratto la superstrada per Tarquinia conduce alla necropoli di Castel d'Asso, lungo la valle del fiume Freddano. I suoi sepolcri non sono imponenti né numerosi come quelli di Norchia: notevoli, comunque, la tomba Orioli e la tomba Grande.
Sempre da Viterbo, prendendo la Cassia verso sud, poco oltre Vetralla una strada secondaria ci porta a Blera e a San Giuliano. A differenza delle altre città dell'area delle necropoli rupestri, Blera si sviluppò in età arcaica; le sue tombe furono dutilizzate in età ellenistica. 
La necropoli meglio conservata si trova in località Pian del Vescovo; tra le numerose tombe si segnalano la Grotta dipinta - con tracce di affreschi e colonna centrale - e il Tumulo della sfinge, così chiamato per la presenza, al suo interno, di una scultura in nenfro raffigurante una sfinge, conservata al Museo Civico di Viterbo.
A circa quattro chilometri a nord di Blera si trova la necropoli di Grotta Porcina, con i resti di un grande tumulo di tipo ceretano (cioè con tre camere in asse, sul tipo delle tombe di Cerveteri) del VI secolo a.C., un altare rupestre di forma cilindrica, molto danneggiato, e altre tombe a camera che testimoniano la presenza sul luogo di un piccolo centro in eta arcaica.
Pochi chilometri a sud, presso Barbarano Romano, sorgono le necropoli di San Giuliano, con tombe della stessa tipologia. 
La zona di San Giovenale, a sud-ovest di Blera, chiude il circuito delle necropoli rupestri.


TARQUINIA
Era una delle massime città etrusche: raggiunse l'apogeo della potenza e della ricchezza in età orientalizzante e arcaica. Dell'antico abitato restano alcuni tratti delle mura di cinta.
La visita della città inizia dal Museo nazionale (al quale, peraltro, bisogna rivolgersi se si vuole accedere alle tombe dipinte della necropoli di Monterozzi).
Fondato nel 1924, il Museo nazionale Etrusco ha sede nel quattrocentesco palazzo Vitelleschi. Qui si ammirano alcuni dei più celebri capolavori dei ceramisti attici insieme a ceramiche di produzione locale, e gli affreschi provenienti dalla necropoli di Morterozzi (in particolare dalle Tombe delle olimpiadi, del triclinio, delle bighe, del letto funebre, della scrofa nera e della nave). 
In una saletta adiacente le scale è collocato l'altorilievo con una coppia di cavalli alati, che un tempo decorava il frontone del tempio dell'Ara della Regina. 
Una curiosità: per molti anni abbiamo visto la loro immagine, rovesciata, sui francobolli per gli espressi.
La necropoli di Monterozzi contiene centinaia di tombe, dipinte e non, delle quali solo alcune sono visitabili.
Tra le più celebri si segnalano le Tombe del cacciatore, della caccia e della pesca, degli auguri, dei tori, del barone, della pantera e dei leopardi.
Attraverso un sentiero situato a ovest della città si raggiunge la zona dell'Ara della Regina: qui sorgono i resti di uno dei più grandi templi etruschi finora conosciuti.


CIVITA CASTELLANA

 Falerii Novi - La Porta del Sole
   
Se, all'uscita di Magliano Sabina dell'A1 si prende la SS3 Flaminia in direzione Roma, si giunge dopo circa 10 chilometri a Civita Castellana.
Dell'antica Falerii Veteres si conservano solo alcuni tratti di mura e vari cunicoli scavati nella roccia. (Falerii Novi)
I reperti delle campagne archeologiche condotte nel primo Novecento si trovano a Roma, nel Museo nazionale di Villa Giulia. Sono ancora visibili alcune tombe a pozzo, a fossa e a camera.
Nell'Antiquarium Nazionale (via del Forte 86) sono conservati i frutti degli scavi più recenti, fra cui numerosi vasi falisci e terrecotte architettoniche votive.


I MONTI DELLA TOLFA

I più importanti insediamenti di quest'area risalgono all'Età del bronzo: sul monte Ravello sono state trovati fondi di capanna e vasellame di epoca villanoviana. L'età etrusca ha invece lasciato vaste necropoli con tombe a camera in lastroni di pietra: costruite fra il VII e il V secolo, furono riutilizzate in età ellenistica.
Nel piccolo Antiquarium civico del paese di Allumiere (piazza della Repubblica) sono esposti materiali provenienti dagli scavi delle necropoli di monte Ravello e del Colle di Mezzo, oltre ad alcune terrecotte architettoniche.


CERVETERI 

Cerveteri - Tomba dei Letti Funebri
    
Dell'antico abitato resta ben poco, appena qualche tratto delle mura di cinta. La ricchezza archeologica di Cerveteri risiede invece nelle sue imponenti necropoli: della Banditaccia a nord, del Sorbo a ovest, dei monte Abetone a sud.
La necropoli della Banditaccia è di gran lunga la più importante e la più studiata; tra le Tombe più celebri segnaliamo quelle delle iscrizioni, dei sarcofagi, del triclinio, dei rilievi, dei capitelli.
Nella necropoli del Sorbo (usata solo in età arcaica) si trova la tomba Regolini-Galassi, una delle prime esplorate: il suo ricchissimo corredo è esposto a Roma, nel Museo Etrusco Gregoriano.
La necropoli del Monte Abetone non ha molti sepolcri visitabili; per il loro particolare rilievo nella storia della ricerca archeologica ricordo le due tombe Campana e la Torlonia.
Il Museo Nazionale (Castello), inaugurato nel 1967, è sistemato su due piani del Castello di Cerveteri. Accoglie i corredi di alcune tombe nonché varie lastre dipinte e terrecotte architettoniche provenienti dagli scavi delle necropoli.


VEIO

Ruderi etruschi di Veio
    
Era la città etrusca più vicina a Roma. La si raggiunge attraverso la via Cassia (SS2) seguendo la deviazione per Isola Farnese.
Della città antica restano alcuni tratti della cinta muraria e tracce delle porte. Sull'acropoli (piazza d'armi) si scorgono i resti di una piattaforma di tufo che potrebbe essere il basamento del tempio di Giunone. Al centro della collina continuano gli scavi, che finora hanno riportato alla luce un vasto settore dell'abitato.
A metà strada tra I'antica Veio e Isola Farnese si trovano i ruderi del santuario del Portonaccio, dove vennero alla luce numerose e importanti statue di terracotta, prima fra tutte l'Apollo detto "di Veio", opera del celebre coroplasta Vulca, oggi esposto a Roma nel Museo nazionale di Villa Giulia
Delle necropoli sono visitabili solo alcune tombe, fra le quali quella delle Anatre - la più antica tomba etrusca dipinta che conosciamo, risalente al secondo quarto del VII secolo - e la tomba Campana, scavata ala fine dell'Ottocento, con decorazioni dipinte il cui stile induce a collocarla alla fine del VII secolo. 
Interessante anche la necropoli villanoviana dei Quattro Fontanili; nei pressi, alcuni colonnati romani.


ROMA 

Apollo di Veio
     
Il Museo gregoriano etrusco (Città del Vaticano) fu istituito nel 1837 da Gregorio XfV per raccogliere i materiali provenienti dalle scoperte e dagli scavi neiterritori dell'Etruria meridionale.
Fra i numerosi e importanti reperti segnalo: una coppia di leoni funebri (Vulci); un sarcofago della Tomba dei sarcofagi (Cerveteri); il corredo della tomba Regolini-Galassi; la statua del guerriero detto Marte di Todi
La collezione Guglielmi è composta di vasi provenienti in prevalenza da Vulci, di oreficerie e
gioielli della stessa provenienza. Fra le terrecotte architettoniche e votive da Cerveteri spicca un acroterio angolare a forma di cavallo alato.
Da non perdere la visita al Museo nazionale di Villa Giulia (piazzale di Villa Giulia). 
Costituito nel 1889, è una tappa fondamentale per la conoscenza dell'arte etrusca.
Comprende materiali che vanno dal villanoviano fino all'età ellenistico-romana, prevalentemente da Pyrgi, Vulci, Bisenzio, Veio, Cerveteri e il Lazio in generale. 
Da Vulci provengono due sculture sepolcrali arcaiche di nenfro, un centauro e un giovane che cavalca un ippocampo. 
Da Pyrgi i reperti dello scavo del santuario: frammenti di statue fittili, antefisse, acroteri, ceramiche architettoniche. In una vetrina nella sala di Pyrgi, si trova la riproduzione galvanoplastica delle tre lamine d'oro, della fine del VI secolo (gli originali sono in cassaforte) con iscrizioni in etrusco e punico, documento basilare per lo studio della lingua etrusca. 
Dal santuario del Portonaccio di Veio possiamo ammirare una delle più famose statue etrusche in terracotta, il cosiddetto Apollo di Veio, opera di Vulca (fine del VI secolo) e una bellissima testa di  Hermes dello stesso periodo.
sempre da Veio, un'antefissa con teste di Gorgone e ceramiche architettoniche.
Da Cerveteri proviene il celebre gruppo degli Sposi (520 a.C): un uomo a torso nudo e una donna giacenti su una cassa che imita un letto di legno.
Il museo ha inoltre ereditato numerose collezioni private, tra le quali quelle Barberini e Castellani, quest'ultima celebre per le sue oreficerie, purtroppo non tutte esposte.


CAMPANIA

Museo archologico di Pontecagnano
    
Dal 1988 si scava nel comune di Pontecagnano, nel Salemitano, dove già negli anni Cinquanta del secolo scorso erano state trovate molte tombe con splendidi corredi funerari. Si è giunti quindi alla conclusione che questa località fu una base marittima e uno scalo per le navi etrusche provenienti dall'Etruria o per i commerci che interessavano il Tirreno (tracce etrusche sono state trovate a Lipari, nelle isole Eolie, e in Corsica).
Le testimonianze riapparse a Pontecagnano partono dall'età villanoviana (IX secolo a.C.), anche se il periodo di massimo splendore fu tra il VII e il IV secolo a.C.: si tratta di più di 200.000 pezzi, tra cui molti gioielli d'oro e d'argento, che sono in attesa di una degna sede museale.
Attualmente sono visibili nel locale Museo archeologico dell'Agro picentino.
Pontecagnano si trova sulla strada statale Salerno-Battipaglia.
Testimonianze significative della presenza etrusca nell'area campana sono ritrovabili in numerose città, come Capua, Nola, Nocera, Pompei.


VEDI ANCHE . . .




lunedì 4 aprile 2016

LE MOSCHEE DEL CAIRO (Mosques of Cairo) - Egitto (Egypt)

Moschea di Amr ibn al-As

LE MOSCHEE DEL CAIRO

I FIORI ALL'OCCHIELLO DELL'ISLAM

Città immensa, tentacolare, Il Cairo non sempre viene veramente apprezzata dai turisti. Eppure, unico esempio in tutto il mondo islamico, questa metropoli offre una varietà eccezionale di moschee bellissime, che rappresentano i diversi stili architettonici egiziani.

La più antica di tutte le moschee è quella di Amr ibn al-As, chiamata anche la moschea di Amr, è stata originariamente costruita nel 642 d.C. All'origine era un monumento a pianta rettangolare (60 per 36 metri), in mattoni crudi, e si rifaceva allo stile semplice e lineare delle moschee primitive. Quella che si può ammirare oggi, in realtà non ha più nulla di antico, essendo stata quasi completamente rifatta, tra il XV e il XVIII secolo, e ingrandita con sette navate costruite parallelamente alla qibla parete e definito da portici su colonne; l'ultima colonna di ogni fila è stato fissato alla parete da un architrave di legno intagliato, con un fregio tipo ritardo Ellenistica. Tali architravi, nonché resti di archi sporgenti possono essere visti lungo la parete sud della moschea.
La tomba di Abdullah, figlio di Amr ibn al-As, è stata incorporata nella moschea.


Moschea di lbn Tulun

La moschea meglio conservata è invece quella di lbn Tulun, costruita tra l'876 e l'879, che nella sua severità costituisce uno dei monumenti più solenni del mondo islamico. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare (143 per 119 metri), privo di facciata, con un'unica porta che si apre nel cammino di ronda. Quest'ultimo delimita un grande cortile centrale, sul quale si aprono quattro ivan (atrii) cui si accede attraverso una serie di portici. 
Tre di queste sale hanno due navate e quella rivolta a sud, la principale, ne aveva un tempo cinque, ridotte ora a quattro. 
Al centro del cortile, la fontana coperta, destinata alle abluzioni, è la sola aggiunta tardiva degna di nota, e risale alla fine del XIII secolo.


Moschea El-Azhar 
    
Fondata alla fine del X secolo, la ("la splendida") si è col tempo ingrandita fino a diventare un monumento di struttura complessa, un po' ibrido, ma pur sempre ricchissimo di suggestione, con cinque minareti, trecento colonne di marmo a sostegno delle navate degli ivan, cinque monumentali porte, un vasto cortile centrale circondato da portici, un cortile per le abluzioni e i "collegi", cioè i luoghi di studio. 
Destinata all'inizio a essere centro di diffusione della fede sciita, propria dei Fatimidi, e chiusa poi per un breve periodo di tempo, la moschea fu trasformata in una vera e propria università aperta a tutte le tendenze dell'islam, e a questa sua più ampia destinazione è rimasta fedele sino ai nostri giorni, adeguandosi alle necessità moderne con l'aggiunta di sempre nuove facoltà.


Moschea-madrasa del sultano Hassan

Ai piedi della Cittadella si eleva la moschea-madrasa del sultano Hassan. Costruita tra il 1356 e il 1362, è un edificio poderoso e massiccio in cui la ricerca del monumentale si unisce a un gusto raffinato dei particolari. Il portale, alto 26 metri, è servito da modello a molte moschee e il minareto, coi suoi 86,60 metridi allezza, è il più elevato del Cairo. 
Il mausoleo del sultano Hasan, costruito dietro l'ivan principale, è coperto da una cupola alta 55 metri.


 Moschea El-Muayyzad

Molto diversa dalle precedenti, la moschea El-Muayyzad, che risale al 1415, si distingue per la sua eleganza. Fornita di un solo ivan a tre navate, vi si accede attraverso un magnifico portale di marmo dai gradini che alternano il bianco al nero; in marmo è anche la sala di preghiera.

Punti fondamentali di riferimento della vita di ogni città egiziana, le moschee sono anche, nelle città più grandi, il fulcro di ciascun quartiere. Quelle qui citate scandiscono il ritmo delle giornate del Cairo, col richiamo dei muezzin che, quattro volte al giorno, invitano alla preghiera.


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