martedì 31 maggio 2016

IL CAIRO - Egitto (Egypt)



IL CAIRO
DA PALUDE A ENORME METROPOLI

Il Cairo è la capitale dell'Egitto con 10 milioni di abitanti e oltre 15 milioni dell'area metropolitana e del governatorato omonimo, nonché la città africana più popolosa dopo la città nigeriana Lagos. La città è stata fondata sul Nilo.
Nonostante el-Qahira sia il nome ufficiale della città, il Cairo viene chiamato semplicemente con il nome Egitto, Miṣr, pronunciato Masr in dialetto locale.




Durante il lungo regno dei faraoni, la riva destra del Nilo a sud di Heliopolis era una grande palude in cui crescevano i papiri. Al di là, verso el-Moqattam, si estendeva il deserto di Keraha, dove, secondo una leggenda, si sfidarono a duello Seth e Horus. 
Durante l'occupazione persiana qui venne eretta una fortezza che i Greci soprannominarono "Babilonia d'Egitto" e che, in epoca romana, ospitò una legione; la fortezza fu espugnata nel 640 dagli Arabi, che invasero l'Egitto al comando di Amr ibn el-As. Nel luogo in cui aveva piantato la sua tenda, Amr fondò una moschea, intorno alla quale si sviluppò una nuova città che prese il nome di Misr el-Fostat, dall'arabo fostat, "lenda" .

È questo il cuore del quartiere copto del Cairo Vecchio, costruito intorno all'antica fortezza di Babilonia, di fronte alla punta meridionale dell'isola di Er-Roda, che conserva ancora, tra le sue strade tranquille, belle e suggestive chiese. Ampiamente ricostruita, la moschea di Amr confina a nord con gli scavi di Fostat, vicino ai quali si stanno moltiplicando nuovi e vivaci insediamenti.




In seguito alla conquista araba, Fostat divenne la capitale dell'Egitto e la vita della piccola capitale si svolse per più di due secoli intorno alla moschea di Amr. Nell'870, Ahmed ibn Tulun, che governava l'Egitto in nome del califfo abbaside di Baghdad, stabilì la propria residenza poco distante, a nord, sulla collina Yashkur. Egli concesse alcuni terreni circostanti ai propri ufficiali e ai propri favoriti e denominò il nuovo insediamento el-Qataiya, termine che significa "feudo". 
Contemporaneamente Ahmed ibn Tulun dichiarò la propria indipendenza da Baghdad e fondò la dinastia che da lui prenderà il nome. La moschea che il governatore fece erigere dominava il cuore di questa città quadrata, la cui area si estendeva per oltre mille piedi su ogni lato.
La moschea è l'unica testimonianza a noi pervenuta dello splendore di el-Qataiya, un tempo ricca di giardini, palazzi, belle case e impianti termali.




Nel 969 Gohar conquistò l'Egitto per conto dei Fatimidi, che si erano stabiliti in Tunisia, e decise di fondare una nuova capitale, sempre rivolta verso nord. La città, che inglobava el-Qataiya ed el-Askar, sobborgo di Misr el-Fostat, spostò il suo centro più a nord, intorno alla moschea El-Azhar, destinata a divenire il cuore della nuova capitale. Questa prese il nome di el-Qahira, termine che significa "la vittoriosa" ed è il femminile di al-Qaher, il pianeta Marte, il quale si trovava giusto in ascendente all'inizio dei lavori.


La Cittadella di Saladino 

I sultani e i califfi succedutisi nel tempo continuarono ad abbellire la città e ad arricchirla di palazzi e moschee. Alla fine del XII secolo, Saladino costruì la Cittadella - un castello fortificato -, sostituì i vecchi bastioni in mattoni con solide mura di pietra e fece proseguire l'espansione della città verso sud.




Nel corso del nostro secolo, Il Cairo è stato caratterizzato da una imponente urbanizzazione: il suo comprensorio ha incluso la riva sinistra del Nilo, mentre ha continuato anche a estendersi verso nord arrivando a ospitare, in una città che diviene sempre più caotica, oltre 15 milioni di abitanti. 
Cuore culturale, accanto alla centrale piazza et-Tahrir, è senza dubbio il favoloso Museo Egizio.





sabato 28 maggio 2016

L'ARRINGATORE ETRUSCO - The Orator Etruscan)



L'ARRINGATORE

Nel Cinquecento vengono alla luce due fra i più bei bronzi etruschi conosciuti: la Chimera di Arezzo, un grande ex voto dell'inizio del III secolo a.C. scoperto nel 1553, e la statua dell'Arringatore, ritrovata nel 1566 nei dintorni del Trasimeno e considerata spesso il prototipo dell'oratore antico.

L'Arringatore alza il braccio destro per invitare la folla a far silenzio (silentium manu facere, dicevano i romani) per ascoltare il suo discorso.
L'iscrizione in etrusco incisa sulla parte inferiore della toga ("auleśi meteliś ve vesial clenśi cen flereś tece sanśl terine tuθineś χisvlicś"), ci dice che la statua - destinata forse a un santuario - raffigura Aule Meteli, un notabile di Perugia o di Cortona. 

Questo bronzo, a grandezza naturale (è alto 1,79) fu scoperto nel 1556 a Pila, presso Perugia, e risale alla fine del II secolo a.C.; dopo la concessione all'Etruria della cittadinanza
romana le iscrizioni ufficiali saranno redatte in latino.


sabato 14 maggio 2016

LA SINDONE - Cattedrale di Torino (The Shroud)

Cattedrale di Torino
   
LA SINDONE 
Cattedrale di Torino

La Sindone, lunga m. 4,42 e larga m. 1,13, è un tessuto di lino a spina di pesce.
Secondo la tradizione la Sindone è il lenzuolo funerario nel quale Gesù fu avvolto dopo essere stato calato dalla croce. Il racconto dei Vangeli riferisce che Giuseppe d'Arimatea compose il corpo di Gesù nel sepolcro dopo averlo avvolto in una "sindone".
Durante I'ostensione del 1898, l'avvocato astigiano Secondo Pia fu autorizzato a fotografare la Sindone e visse un momento di intensa emozione, quando vide formarsi sul negativo fotografico la figura positiva (cioè come siamo abituati a vederla nella realtà) di un uomo con un volto evidente, impressionante, maestoso: le impronte sulla Sindone si comportano quindi come un'immagine in negativo naturale; fanno eccezione le macchie di sangue nonché le impronte delle ferite.


La Sindone fotografata da Giuseppe Enrie (1931). A sinistra l'immagine dorsale (capovolta), a destra quella frontale. Ai lati delle immagini si vedono le bruciature dell'incendio del 1532 e i relativi rattoppi (rimossi nel 2002)


Le tracce impresse sulla Sindone sono di quattro specie:

1) segni di carbonizzazione della tela: il lenzuolo, oltre a piccoli fori di incerta origine, presenta due linee scure parallele longitudinali, intersecate da 29 buchi, grossolanamente triangolari, causati da una goccia di metallo fuso dell'urna che conteneva il lenzuolo più volte ripiegato, durante l'incendio scoppiato nel 1532, nella Cappella di Chambéry dov'era custodito.

2) colature d'acqua: aloni lasciati dall'acqua usata per spegnere l'incendio del 1532 e in altre circostanze.

3) immagine in chiaroscuro di una figura umana: nella parte mediana longitudinale della tela è evidenziatala doppia impronta (frontale e dorsale) del cadavere di un uomo; l'immagine appare estremamente realistica per effetto dei toni diversi della colorazione bruno chiara (che varia in relazione al rilievo del corpo avvolto: è più intensa per le parti sporgenti della figura - fronte, naso, mento, petto, ecc. - e meno intensa, fino a scomparire, per le altre parti); la persona che ha lasciato questa impronta supera la statura di cm. 170.

4) macchie di sangue: su punti particolari (come: fronte, nuca, polso, piedi e costato destro) la forma e la tinta delle macchie sono diverse da quelle del resto del corpo: tendono al colore carminio e presentano contorni netti, cioè non sfumate come l'immagine del corpo; sembra che una sostanza si sia "decalcata" sulla tela lasciando una parte di sé sul tessuto. Sono in realtà resti di sangue.


Immagine al negativo


Gli studi e le ricerche scientifiche che da più di un secolo si interessano della Sindone hanno portato ai seguenti dati certi:

- non si tratta di un dipinto;

- non può essere un artefatto, perché riporta immagini di carattere negativo già molti secoli prima che fosse conosciuta la distinzione fra negativo e positivo;

- mentre l'impronta della figura umana si comporta come un'immagine negativa, le macchie di sangue sono riprodotte sulla Sindone come si vedono nella realtà, cioè in positivo, poiché il sangue ha colorato la tela per contatto diretto;

- l'impronta è stata impressa da un cadavere che tuttavia non ha lasciato tracce di putrefazione: il corpo è rimasto avvolto nel lenzuolo per il tempo necessario alla formazione dell'immagine, ma non fino a subire l'effetto della decomposizione del cadavere;

- la trafittura delle mani non risulta in corrispondenza del palmo (dove un falsario non avrebbe mancato di raffigurarla in ossequio alla tradizione iconografica) ma a quella del polso, unico posto idoneo per sostenere il peso del corpo stesso;

- le mani presentano solo quattro dita probabilmente perché il pollice si flette in conseguenza della trafittura del polso;

- il sangue (unitamente al siero) uscito dal costato è certamente sgorgato da una ferita prodotta dopo la morte del crocifisso e Gesù, come si legge nel Vangelo di Giovanni (19,33-34), era veramente morto quando fu colpito dalla lancia;

- le analisi ematologiche hanno dimostrato con certezza che sulla Sindone vi sono tracce di sangue umano;

- le moderne analisi all'elaboratore elettronico hanno evidenziato che le fotografie della Sindone, a differenza delle pitture e anche delle comuni fotografie, contengono in loro stesse l'informazione della terza dimensione, per cui è possibile ricavare dalle medesime le stupende immagini tridimensionali che hanno consentito di individuare particolari altrimenti non rilevabili;

- l'esame dei pollini identificati sul telo sindonico suggerisce l'ipotesi del passaggio della Sindone in zone palestinesi e medio-orientali.




SULLE TRACCE DELLA SINDONE

La documentazione certa sulle vicende storiche della Sindone di Torino comincia ad essere senza lacune solo a partire dalla metà del XIV secolo. Per il periodo precedente i risultati concordanti delle ricerche storiche, scientifiche iconografiche e archeologiche, permettono di proporre serie ipotesi su alcuni possibili movimenti di questo lenzuolo.

544 - A Edessa (oggi Urfa, Turchia) è conservata una straordinaria immagine "non fatta da mano d'uomo", i cui tratti sono sovrapponibili al volto sindonico.

944 - L'immagine di Edessa viene trasferita a Costantinopoli, dove iniziano ad esserci notizie della conservazione di una Sindone del Signore.

1204 - Il crociato Robert de Clari scrive che durante il sacco di Costantinopoli scomparve dalla città la Sindone su cui era visibile l'immagine del Signore.

1355 - Risulta in possesso di Goffredo di Charny, a Lirey (Francia).

1453 - Margherita di Charny cede la Sindone al duca Ludovico di Savoia che la custodisce in Chambéry.

1506 - Papa Giulio II concede il culto liturgico e pubblico della Santa Sindone, con Messa propria.

1532 (4 dicembre) - Scoppia un incendio nella cappella di Chambéry. La cassetta d'argento, che contiene la Sindone piegata ha un lato arroventato dall'elevata temperatura ed una goccia di metallo fuso attraversa i vari strati del sacro Telo.

1534 (15 aprile-2 maggio) - Le Suore Clarisse di Chambéry riparano le parti danneggiate, applicando sul sacro Lino i rappezzi a forma triangolare.

1578 - Emanuele Filiberto di Savoia trasferisce la Sindone a Torino.

1694 (1" giugno) - La Sindone è collocata nella sontuosa Cappella sovrastante il Duomo, costruita su disegno dell'Abate Guarino Guarini.

1898 (25-28 maggio) - È fotografata per la prima volta dall'avvocato Secondo Pia.

1931 - La Sindone viene fotografata da Giuseppe Enrie. Per evitare polemiche, tutte le operazioni vengono svolte in presenza di testimoni e certificate da un notaio. Le fotografie di Enrie confermano la scoperta del Pia e dimostrano che non vi era stata alcuna manipolazione.

1973 (23 novembre) - Prima ostensione televisiva.

1978 (26 agosto-8 ottobre) -  Ostensione pubblica per ricordare il quarto centenario del trasferimento della Sindone da Chambéry aTorino.

1983 - Con la morte di Umberto II di Savoia (18 marzo) la Sindone passa per volontà testamentaria in proprietà della Santa Sede.

1988 - Prelievo di campioni del telo sindonico per I'esame con il metodo del radiocarbonio. Le modalità dell'operazione di prelievo, il metodo di datazione e risultati fomiti dai tre istituti che hanno eseguito I'esame attendono di essere sottoposti a ulteriori verifiche.

1993 (24 febbraio) - La Sindone è temporaneamente trasferita dietro I'altare maggiore del Duomo di Torino per consentire i lavori di restauro della cappella guariniana.

1997 (11-12 aprile) - Pochi giorni prima dell'ultimazione dei lavori di restauro, la cappella guariniana viene devastata da uno spaventoso incendio. La Sindone è portata in salvo senza danni, dai Vigili del Fuoco di Torino.

1998 (18 aprile-14 giugno) - Ostensione pubblica per ricordare il primo centenario della prima fotografia della Sindone, scattata dall'avvocato Secondo Pia alla quale partecipa S.S. Giovanni Paolo II (24 maggio).

2000 (12 agosto-22 ottobre) - Per decisione di Sua Santità Giovanni Paolo II, avviene l'ostensione pubblica in occasione del Giubileo.

2002 (20 giugno-23 luglio) - Vengono eseguiti lavori di restauro conservativo con la sostituzione della fodera (telo d'Olanda) e I'asportazione dei rappezzi a forma triangolare (vedi foto).

2010 (10 10 aprile-23 maggio) - Papa Benedetto XVI concede una nuova ostensione a 10 anni dalla precedente, alla quale lui stesso partecipa il 2 maggio.

2013 (30 marzo) - A quarant'anni dalla prima esposizione televisiva ostensione in mondovisione dalla cattedrale di Torino vissuta come tappa nel cammino di "nuova evangelizzazione" dell'Amo della Fede 2012-2013 e arricchita da un video messaggio di papa Francesco.

2015 (19 aprile-24 giugno) - Ostensione della Sindone concessa da papa Francesco in occasione dei 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco. Il Papa è giunto a Torino in pellegrinaggio il 21 giugno.


Impronta frontale.....................................Impronta dorsale

1 - linee di carbonizzazione

2 - Aloni prodotti da acqua

3 - Ferita da chiodo al polso sinistro

4 - Ferita al costato destro

5 - Volto

6 - Colature di sangue sulla fronte

7 - Colature di sangue sulla nuca

8 - Segni dei colpi di flagello

9 - Buchi prodotti dall'incendio del 1532

10 - Pianta del piede destro


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domenica 1 maggio 2016

LA CHIMERA DI AREZZO (Etruschi) The Chimera of Arezzo (Etruscan)


LA CHIMERA DI AREZZO


Dopo il lungo silenzio del Medioevo, nel Quattrocento i toscani riscoprono gli etruschi, complici i molti ritrovamenti effettuati in Toscana e nel Lazio. Un anonimo visitatore incide la data 1492 su una parete della tomba della Mula, vicino a Quinto Fiorentino (fine del VII secolo a.C.), oggi trasformata in cava. Nel Cinquecento vengono alla luce due fra i più bei bronzi etruschi conosciuti: la Chimera di Arezzo, un grande ex voto dell'inizio del III secolo a.C. scoperto nel 1553, e la statua dell'Arringatore, ritrovata nel 1566 nei dintorni del Trasimeno e considerata spesso il prototipo dell'oratore antico.




La Chimera ferita (secondo quarto del IV secolo a.C.) venne alla luce ad'Arezzo durante i lavori eseguiti nel Cinquecento. Fu restaurata poco dopo la sua scoperta da Benvenuto Cellini e ritoccata nel 1785 (con alcuni errori: il serpente, per esempio, non dovrebbe mordere il corno della capra, bensì minacciare l'avversario). 
Non si tratta di una scultura a sé stante ma del particolare di un gruppo che doveva raffigurare il mostro nella sua lotta mortale con Bellerofonte in groppa al destriero alato Pegaso. 
Sulla zampa anteriore destra è incisa una scritta etrusca (tinscvil,  "dedicato") che forse terminava sulla zampa sinistra - perduta e rifatta - col nome del donatore: si tratta infatti del dono votivo per un santuario sulla strada di Fiesole. 

Nel Cinquecento l'aretino Giorgio Vasari avanzò l'ipotesi che la parola tinscvil potesse indicare il nome dell'artista o una data.

La Chimera e l'Arringatore sono oggi al Museo Archeologico di Firenze.


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