sabato 14 maggio 2016

LA SINDONE - Cattedrale di Torino (The Shroud)

Cattedrale di Torino
   
LA SINDONE 
Cattedrale di Torino

La Sindone, lunga m. 4,42 e larga m. 1,13, è un tessuto di lino a spina di pesce.
Secondo la tradizione la Sindone è il lenzuolo funerario nel quale Gesù fu avvolto dopo essere stato calato dalla croce. Il racconto dei Vangeli riferisce che Giuseppe d'Arimatea compose il corpo di Gesù nel sepolcro dopo averlo avvolto in una "sindone".
Durante I'ostensione del 1898, l'avvocato astigiano Secondo Pia fu autorizzato a fotografare la Sindone e visse un momento di intensa emozione, quando vide formarsi sul negativo fotografico la figura positiva (cioè come siamo abituati a vederla nella realtà) di un uomo con un volto evidente, impressionante, maestoso: le impronte sulla Sindone si comportano quindi come un'immagine in negativo naturale; fanno eccezione le macchie di sangue nonché le impronte delle ferite.


La Sindone fotografata da Giuseppe Enrie (1931). A sinistra l'immagine dorsale (capovolta), a destra quella frontale. Ai lati delle immagini si vedono le bruciature dell'incendio del 1532 e i relativi rattoppi (rimossi nel 2002)


Le tracce impresse sulla Sindone sono di quattro specie:

1) segni di carbonizzazione della tela: il lenzuolo, oltre a piccoli fori di incerta origine, presenta due linee scure parallele longitudinali, intersecate da 29 buchi, grossolanamente triangolari, causati da una goccia di metallo fuso dell'urna che conteneva il lenzuolo più volte ripiegato, durante l'incendio scoppiato nel 1532, nella Cappella di Chambéry dov'era custodito.

2) colature d'acqua: aloni lasciati dall'acqua usata per spegnere l'incendio del 1532 e in altre circostanze.

3) immagine in chiaroscuro di una figura umana: nella parte mediana longitudinale della tela è evidenziatala doppia impronta (frontale e dorsale) del cadavere di un uomo; l'immagine appare estremamente realistica per effetto dei toni diversi della colorazione bruno chiara (che varia in relazione al rilievo del corpo avvolto: è più intensa per le parti sporgenti della figura - fronte, naso, mento, petto, ecc. - e meno intensa, fino a scomparire, per le altre parti); la persona che ha lasciato questa impronta supera la statura di cm. 170.

4) macchie di sangue: su punti particolari (come: fronte, nuca, polso, piedi e costato destro) la forma e la tinta delle macchie sono diverse da quelle del resto del corpo: tendono al colore carminio e presentano contorni netti, cioè non sfumate come l'immagine del corpo; sembra che una sostanza si sia "decalcata" sulla tela lasciando una parte di sé sul tessuto. Sono in realtà resti di sangue.


Immagine al negativo


Gli studi e le ricerche scientifiche che da più di un secolo si interessano della Sindone hanno portato ai seguenti dati certi:

- non si tratta di un dipinto;

- non può essere un artefatto, perché riporta immagini di carattere negativo già molti secoli prima che fosse conosciuta la distinzione fra negativo e positivo;

- mentre l'impronta della figura umana si comporta come un'immagine negativa, le macchie di sangue sono riprodotte sulla Sindone come si vedono nella realtà, cioè in positivo, poiché il sangue ha colorato la tela per contatto diretto;

- l'impronta è stata impressa da un cadavere che tuttavia non ha lasciato tracce di putrefazione: il corpo è rimasto avvolto nel lenzuolo per il tempo necessario alla formazione dell'immagine, ma non fino a subire l'effetto della decomposizione del cadavere;

- la trafittura delle mani non risulta in corrispondenza del palmo (dove un falsario non avrebbe mancato di raffigurarla in ossequio alla tradizione iconografica) ma a quella del polso, unico posto idoneo per sostenere il peso del corpo stesso;

- le mani presentano solo quattro dita probabilmente perché il pollice si flette in conseguenza della trafittura del polso;

- il sangue (unitamente al siero) uscito dal costato è certamente sgorgato da una ferita prodotta dopo la morte del crocifisso e Gesù, come si legge nel Vangelo di Giovanni (19,33-34), era veramente morto quando fu colpito dalla lancia;

- le analisi ematologiche hanno dimostrato con certezza che sulla Sindone vi sono tracce di sangue umano;

- le moderne analisi all'elaboratore elettronico hanno evidenziato che le fotografie della Sindone, a differenza delle pitture e anche delle comuni fotografie, contengono in loro stesse l'informazione della terza dimensione, per cui è possibile ricavare dalle medesime le stupende immagini tridimensionali che hanno consentito di individuare particolari altrimenti non rilevabili;

- l'esame dei pollini identificati sul telo sindonico suggerisce l'ipotesi del passaggio della Sindone in zone palestinesi e medio-orientali.




SULLE TRACCE DELLA SINDONE

La documentazione certa sulle vicende storiche della Sindone di Torino comincia ad essere senza lacune solo a partire dalla metà del XIV secolo. Per il periodo precedente i risultati concordanti delle ricerche storiche, scientifiche iconografiche e archeologiche, permettono di proporre serie ipotesi su alcuni possibili movimenti di questo lenzuolo.

544 - A Edessa (oggi Urfa, Turchia) è conservata una straordinaria immagine "non fatta da mano d'uomo", i cui tratti sono sovrapponibili al volto sindonico.

944 - L'immagine di Edessa viene trasferita a Costantinopoli, dove iniziano ad esserci notizie della conservazione di una Sindone del Signore.

1204 - Il crociato Robert de Clari scrive che durante il sacco di Costantinopoli scomparve dalla città la Sindone su cui era visibile l'immagine del Signore.

1355 - Risulta in possesso di Goffredo di Charny, a Lirey (Francia).

1453 - Margherita di Charny cede la Sindone al duca Ludovico di Savoia che la custodisce in Chambéry.

1506 - Papa Giulio II concede il culto liturgico e pubblico della Santa Sindone, con Messa propria.

1532 (4 dicembre) - Scoppia un incendio nella cappella di Chambéry. La cassetta d'argento, che contiene la Sindone piegata ha un lato arroventato dall'elevata temperatura ed una goccia di metallo fuso attraversa i vari strati del sacro Telo.

1534 (15 aprile-2 maggio) - Le Suore Clarisse di Chambéry riparano le parti danneggiate, applicando sul sacro Lino i rappezzi a forma triangolare.

1578 - Emanuele Filiberto di Savoia trasferisce la Sindone a Torino.

1694 (1" giugno) - La Sindone è collocata nella sontuosa Cappella sovrastante il Duomo, costruita su disegno dell'Abate Guarino Guarini.

1898 (25-28 maggio) - È fotografata per la prima volta dall'avvocato Secondo Pia.

1931 - La Sindone viene fotografata da Giuseppe Enrie. Per evitare polemiche, tutte le operazioni vengono svolte in presenza di testimoni e certificate da un notaio. Le fotografie di Enrie confermano la scoperta del Pia e dimostrano che non vi era stata alcuna manipolazione.

1973 (23 novembre) - Prima ostensione televisiva.

1978 (26 agosto-8 ottobre) -  Ostensione pubblica per ricordare il quarto centenario del trasferimento della Sindone da Chambéry aTorino.

1983 - Con la morte di Umberto II di Savoia (18 marzo) la Sindone passa per volontà testamentaria in proprietà della Santa Sede.

1988 - Prelievo di campioni del telo sindonico per I'esame con il metodo del radiocarbonio. Le modalità dell'operazione di prelievo, il metodo di datazione e risultati fomiti dai tre istituti che hanno eseguito I'esame attendono di essere sottoposti a ulteriori verifiche.

1993 (24 febbraio) - La Sindone è temporaneamente trasferita dietro I'altare maggiore del Duomo di Torino per consentire i lavori di restauro della cappella guariniana.

1997 (11-12 aprile) - Pochi giorni prima dell'ultimazione dei lavori di restauro, la cappella guariniana viene devastata da uno spaventoso incendio. La Sindone è portata in salvo senza danni, dai Vigili del Fuoco di Torino.

1998 (18 aprile-14 giugno) - Ostensione pubblica per ricordare il primo centenario della prima fotografia della Sindone, scattata dall'avvocato Secondo Pia alla quale partecipa S.S. Giovanni Paolo II (24 maggio).

2000 (12 agosto-22 ottobre) - Per decisione di Sua Santità Giovanni Paolo II, avviene l'ostensione pubblica in occasione del Giubileo.

2002 (20 giugno-23 luglio) - Vengono eseguiti lavori di restauro conservativo con la sostituzione della fodera (telo d'Olanda) e I'asportazione dei rappezzi a forma triangolare (vedi foto).

2010 (10 10 aprile-23 maggio) - Papa Benedetto XVI concede una nuova ostensione a 10 anni dalla precedente, alla quale lui stesso partecipa il 2 maggio.

2013 (30 marzo) - A quarant'anni dalla prima esposizione televisiva ostensione in mondovisione dalla cattedrale di Torino vissuta come tappa nel cammino di "nuova evangelizzazione" dell'Amo della Fede 2012-2013 e arricchita da un video messaggio di papa Francesco.

2015 (19 aprile-24 giugno) - Ostensione della Sindone concessa da papa Francesco in occasione dei 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco. Il Papa è giunto a Torino in pellegrinaggio il 21 giugno.


Impronta frontale.....................................Impronta dorsale

1 - linee di carbonizzazione

2 - Aloni prodotti da acqua

3 - Ferita da chiodo al polso sinistro

4 - Ferita al costato destro

5 - Volto

6 - Colature di sangue sulla fronte

7 - Colature di sangue sulla nuca

8 - Segni dei colpi di flagello

9 - Buchi prodotti dall'incendio del 1532

10 - Pianta del piede destro


VEDI ANCHE . . .



1 commento:

Ravecca Massimo ha detto...

Il legame più sorprendente che collega la Sindone di Torino con le opere pittoriche di Leonardo da Vinci è nella somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento. Capolavoro conosciuto tramite riproduzioni e copie. Sebbene l’immagine della ferita al costato sembri sempre leggermente differente nelle varie riproduzioni fotografiche, un po’ come l’Autoritratto di Leonardo. Riprodotta includendo anche parte dello spazio alla sua destra e sinistra, mostra caratteristiche comuni con il guerriero centrale con il berretto rosso ripreso ad esempio dalla Tavola Doria che riproduce della Battaglia di Leonardo, la Lotta per lo stendardo. Naso pronunciato, bocca spalancata, il labbro superiore quasi attaccato al naso. Fa quasi più paura il volto contenuto nella ferita al costato della Sindone, che il guerriero con il copricapo rosso, come appare nelle varie copie della Battaglia.

Il legame non sarebbe solo di tipo figurativo, (la somiglianza dei due volti), ma anche di tipo funzionale. Giacché la ferita al costato a Gesù fu procurata da una lancia da parte di un soldato (Vangelo di Giovanni 10,34). Mentre nella Battaglia di Anghiari, la Lotta per lo stendardo verte attorno al possesso di una lancia. Inoltre mentre nel violento furore parossistico della Battaglia di Leonardo assistiamo al mutarsi degli uomini in cavalli e viceversa. La guerra rende l’uomo una bestia. La Sindone invece custodirebbe la trasfigurazione gloriosa di Gesù.

L’immagine della ferita al costato è la “prova” della presenza attuale della Battaglia di Anghiari, dietro gli affreschi del Vasari a Firenze, nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Cfr. ebook/kindle: La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci. Analisi iconografica comparata.